Stefano Amadeo, Diversity Ark

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Tempo di Lettura: 5 minuti

Agronomo e fondatore di Diversity Ark

Stefano dopo essere stato agronomo per 11 anni della nota cantina Jermann in Friuli Venezia Giulia, fra le sue prime esperienze post laurea, ha fondato nel 2022 Diversity Ark. Essendo un Marchio di Certificazione innovativo e agile, si è dotato, sin dalla fondazione, di un disciplinare

Amadeo ha coinvolto, sin dal debutto del progetto, l’agronomo Stefano Zaninotti, come lui ampiamente impegnato in ambito agricolo e con anni di studi alle spalle, oltre a Luigi Vignaduzzo, altro socio e Amministratore Unico. I punti su cui si sono focalizzati, da allora, gli sforzi dei due agronomi riguardano più parti del processo legato all’ottenimento della certificazione, da quella più burocratica e gestionale, a una parte più pragmatica, legata all’intervento negli appezzamenti dei vigneti, tutto questo unito al costante supporto e formazione dell’agricoltore. 

Lo abbiamo conosciuto, a novembre del 2024, insieme ai soci e a collaboratori tra le vigne di quattro realtà, in zone differenti, del Friuli Venezia Giulia a spiegarci i tre step che portano alla certificazione, illustrati poi sotto. 

Diversity Ark_3 SOCI - Stefano Zaninotti (a sinistra) -Stefano Amadeo (al centro) - Luigi Vignaduzzo (a destra)
Stefano Zaninotti (a sinistra) – Stefano Amadeo (al centro) – Luigi Vignaduzzo (a destra)

Microplastiche in vigneto, la svolta del disciplinare

Prima vogliamo segnalare una particolare nota di merito di questo disciplinare, un unicum nel panorama nazionale, ovvero l’attenzione che viene data alle microplastiche presenti in campo, come quelle dei laccetti per legare i tralci della vite nella sua crescita durante il periodo vegetativo. L’obiettivo è una riduzione di questo materiale nel lavoro quotidiano, con la raccolta dei residui plastici già presenti e l’utilizzo alternativo di materiali biodegradabili o riciclabili. 

Come funziona la certificazione: i tre pilastri

Dal campionamento del suolo alla formazione degli agricoltori sono queste le attività di Diversity Ark. Un processo che mette in atto un percorso virtuoso fatto, in primis, da una serie di controlli svolti su tre macroaree: il suolo, gli insetti e la vegetazione. I risultati di queste indagini permettono di comprendere al meglio i loro stati in un determinato territorio, individuando contestualmente il livello degli equilibri tra di essi. Le tre analisi concorrono, infine, a una valutazione generale della vitalità e potenzialità dell’agro-ecosistema, in modo da migliorare la gestione agronomica, incentrandola sulla naturalità ed eccellenza delle produzioni.

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  • Il campionamento del suolo e l’analisi biologica e chimico-fisica del suolo

Primo step-chiave della certificazione. Così si individua la composizione del terreno, la quantità, la vitalità e l’efficienza dei microrganismi presenti, determinanti per capire lo stato di salute del suolo e della sua capacità produttiva. I risultati, corredati da commenti dei professionisti abilitati da Diversity Ark, vengono quindi consegnati all’azienda permettendole di prendere le iniziative agronomiche più opportune per migliorare o mantenere la fertilità del suolo.

  • L’analisi insetti e antropoidi

Altro step mirato alla determinazione della varietà e quantità di insetti, degli impollinatori e della loro capacità di impollinazione, per comprendere lo stato di salute degli “abitanti” delle coltivazioni certificate. Questa fase è particolarmente importante perché permette di comprendere la biodiversità (esistente e potenziale) e il complesso di interazioni presenti fra flora e fauna e il bilancio naturale di questo ambiente.

  • L’analisi delle biodiversità floristiche dell’appezzamento

Indaga invece il modo in cui le varietà floristiche entrano in relazione con il terreno, la ricchezza e i benefici apportati. In particolare, viene calcolato il numero di specie presenti considerando che la presenza di numerose piante differenti tende a limitare lo sviluppo delle piante infestanti più aggressive, che la presenza nel cotico erboso del vigneto di una composizione floristica equilibrata, cioè caratterizzata da un elevato numero di specie, consente un più agevole controllo delle malerbe stesse.

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Il documento che guida le aziende

Questi tre punti sintetizzati in un documento, redatto al termine del percorso valutativo, che permette di esporre i risultati ottenuti, di valutare l’idoneità o meno a ottenere la certificazione. Hanno anche lo scopo di orientare l’azienda a impostare le attività in maniera più consapevole e virtuosa, allargando lo sguardo oltre il concetto stretto di produzione agricola.

Un altro punto del progetto Diversity Ark è l’attenzione alla formazione degli agricoltori. È per questo che tra i requisiti che le aziende devono garantire per accedere alla certificazione vi è anche la partecipazione ad almeno due eventi formativi, realizzati da esperti dedicati e pensati per approfondire argomenti agro-ecologici.

Nel corso degli anni dall’inizio della loro attività sono aumentate le adesioni. I nomi delle cantine che seguono attestano la validità del loro processo dalla fondazione a ora con un incremento in alcune regioni. In Friuli Venezia Giulia si trovano Gradis’Ciutta, Meroi, Tenuta Luisa, Tenuta Stella, in Veneto Inama, con anche una decina di realtà in zona Montebello Vicentino tra cui Corte Capitelli, in Lombardia e più precisamente in Franciacorta ha aderito Uberti, in Piemonte Le Piane a Boca, in Toscana Vecchie Terre di Montefili, Argiano a Montalcino, La Torre alle Tolfe, oltre a Poggiarello 1313 e Tenuta Fratini. In Croazia Vinarjia Kozlovic 

Una delle più grandi sfide per la nostra azienda è rendere consapevole chi lavora in campo che la qualità si può ottenere e mantenere, sul lungo periodo, solo con interventi consapevoli e controllati. Lo sfruttamento del terreno, delle piante e delle sue risorse per un ottimo produttivo è una visione miope, che porta risultati solo nel breve periodo.ci dichiara Stefano AmadeoCiò che vorremmo trasformare nelle aziende che si affidano a noi per certificarsi, è il pensiero alla base del loro operato, facendo loro capire che ogni azione in campo ha una conseguenza che non può essere presa con leggerezza. Noi siamo al loro fianco per prendere consapevolezza di come agire per conservare e migliorare gli equilibri agro-ecologici.

Diversity Ark si amplia in Diversitybio

Abbiamo incontrato nuovamente Amadeo per capire da lui la scelta, fatta con i due soci, di evolvere la loro certificazione, di farlo diventare parte di un progetto più ampio. Così è nato DiversityBio. Lì sono state riunite competenze agronomiche, naturalistiche e scientifiche, con l’obiettivo di promuovere al tempo stesso un modello agricolo rigenerativo, misurabile e fondato su basi scientifiche solide, in cui accanto al percorso di certificazione, vengono proposti servizi strutturati che includono studi agro-ecologici, progettazione di infrastrutture verdi, percorsi di rendicontazione di sostenibilità, consulenze dedicate alla gestione responsabile del suolo e delle risorse naturali.

Quali sono gli effetti della certificazione Diversity Ark?

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Come accennavamo in apertura d’articolo l’avere camminato tra i filari dei vigneti di quattro cantine del Friuli Venezia Giulia già certificate, osservando, supportati dal botanico della squadra Cristiano Francescon la vegetazione, invece osservando i suoli con l’entomologa Giulia Zanettin scoprire quali insetti vi si celano, ci aveva convinto dello stato di benessere di quelle vigne e della validità di questa certificazione. Dopo essere stati in campagna passavamo a degustare le gamme produttive delle quattro cantine.

Facendo una riflessione a riguardo, supportata da uno sguardo agli appunti presi sui nostri taccuini, possiamo ora affermare che abbiamo trovato in generale equilibrio nelle differenti etichette. Siamo poi arrivati alla conclusione che la vitalità dei suoli, l’equilibrio generale del vigneto, oltre ad avere implementato il varietale dei diversi vitigni impiegati, ha conferito ai vini ottenuti un’ottima espressività, esaltata dalla bravura dei produttori in cantina.

 

 

 

credits photo @DiversityArk

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