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Lettera 22 e Programma 101, le macchine che hanno fatto la storia
Adriano Olivetti, figlio di Camillo, fondatore della omonima azienda di Ivrea, fu un innovatore ante litteram, creatore di un modello industriale futuristico, in un perfetto legame tra lavoro e persone. Tra il 1930 e il 1960 riuscì a creare un vero e proprio borgo nella cittadina eporediese, diventato Sito UNESCO nel 2018, e che ancora oggi rappresenta un modello urbanistico e sociale senza precedenti, in un ideale convivenza di fabbrica, dirigenti e operai, con le rispettive famiglie. Tra le sue innovazioni tecnologiche che più hanno influito nella storia, due hanno festeggiato un importante anniversario poco tempo fa.
La Olivetti Lettera 22, nata nel 1950, trasformò radicalmente il modo di scrivere, e divenne un simbolo del design italiano, tanto da esser celebrata dal MoMA di New York e collezionata in tutto il mondo. Nel 1965 fu poi la volta della Olivetti Programma 101, riconosciuta come il primo computer da scrivania della storia, e scelta dalla NASA per supportare le missioni Apollo.
Per festeggiare il loro anniversario, Paolo Pitti, “apprendista pasticcere” di Montaldo Dora, come ama definirsi lui stesso, ha creato due dolci per l’occasione, anche per ribadire il suo rapporto con Ivrea e la sua storica azienda.
L’ispirazione dolciaria: Panettone Programma 101 e Panettone Lettera 22
Il Panettone Programma 101, ispirato proprio alla struttura della macchina, con una memoria interna e altre esterne, è un dolce all’albicocca semi candita, abbinato a “memorie” gastronomiche: marmellata di arancia e rosmarino, pralinato alla mandorla e vaniglia e un pralinato alla nocciola. Il Panettone Lettera 22 invece è legato alla classica versione del dolce omonimo, “uvetta e canditi”, puntando esclusivamente sulla qualità. Rinnovamento, tradizione e semplicità, per un tributo all’azienda che ha trasformato un intero territorio.

Sostenibilità, creatività e tradizione, Parola a Paolo Pitti
«Io sono di Ivrea, cresciuto in questa zona, mia madre era una dipendente Olivetti e mio padre lavorava in proprio. Ho studiato all’alberghiero, e nei fine settimana lavoravo come cuoco per guadagnare qualcosa. Poi mi sono appassionato all’arte pasticcera ed è iniziato tutto. La pasticceria è nata nel 2000, piccolissima, perché ho dovuto partire da niente, prendendo in gestione un laboratorio. Negli anni poi siamo cresciuti e adesso siamo diventati una realtà solida sul territorio».
C’è stato un maestro o un momento decisivo nella tua storia professionale?
«Mi piace definirmi un autodidatta. All’Alberghiero ho incominciato a fare qualche biscotto, anche se non conoscevo l’arte della pasticceria, ma solo quello delle cucine. Poi sono andato a lavorare da Morandin, Maestro Pasticciere di San Vincent, e da lui ho imparato molti trucchi del mestiere. Da lì sono partito e poi sono andato avanti per la mia strada, costruendo il mio percorso sulle mie passioni di imprenditore, artigiano, e ovviamente pasticciere».
Qual è la filosofia che guida il tuo laboratorio?
«La sostenibilità. Non parlo solo di un pannello solare sul tetto, ma del territorio in cui vivo. Molti colleghi lavorano con materie prime che arrivano da fuori, ritenendole le più buone, quando invece se guardassimo sul pianerottolo di casa ci renderemmo conto che la nostra terra può darci ottimi prodotti. Il 60% delle materie prime che utilizziamo arriva dalla nostra zona, a cominciare da quelle di nostra produzione. I miei genitori avevano ereditato dei campi dove avevano vissuto i miei avi, e che erano quasi diventati un fastidio.
L’idea che venissero sprecati in quel modo non mi piaceva, allora li abbiamo recuperati e abbiamo cominciato a coltivare il grano per produrre le farine che mi servivano. La stessa cosa con l’orto….l’ho chiamato “Hortum coltivazione ribelle”, perché coltiviamo prodotti non proprio usuali, come la lavanda, da cui poi creiamo gli oli essenziali da utilizzare anche come profumazione….coltiviamo anche il luppolo, che poi diamo al birrificio Rabèl di Ivrea che lo trasforma in birra. E produciamo il miele. Tutti prodotti che utilizzo in pasticceria. Chiaramente collaboro con un contadino…a cui chiedo sempre di fare tutti gli esperimenti che gli vengono in mente. Si creano delle bellissime connessioni».
Cosa ti ha ispirato della storia di Olivetti?
«Più che del suo spirito, mi ha sempre colpito la capacità di fare prodotti di altissima qualità, funzionali, innovativi e unici al mondo. E tutto valorizzando il territorio e le persone che ci vivevano. Che non sono mai state viste come numeri, ma come risorse, accolte in una comunità insieme alle loro famiglie. Quando ho visitato Google nella Silicon Valley, mi sono detto “Questo noi ce l’avevamo già 70 anni fa” – Adriano è stato un precursore senza precedenti».
Qual è stata la sfida nel creare un prodotto che unisse la tradizione dolciaria a quella dell’Olivetti?
«L’aspetto semplice è stato la presentazione del prodotto, perché già Olivetti lavorava benissimo sul marketing e sulla grafica. La sfida è stata cosa metterci dentro per creare un connubio. Ma in realtà il nostro DNA era in qualche modo simile. Olivetti lavorava sul territorio, io lavoro sul territorio. Una buona base di partenza. Il burro, la farina, le uova, tutto profuma di Canavese. Poi con tutte le loro grafiche è diventato anche bello da vedere».

Descrivi il Panettone Programma 101 con tre parole
«Condivisione, gioco e futuro. Immagina di mangiarlo a casa con amici. Lo tagli a fette e poi giochi con i vari abbinamenti. Pura condivisione».
Che vino ci abbineresti?
«Io non sono un grande esperto di vini, però in famiglia avevamo la vigna, e ricordo mio nonno che sceglieva ogni chicco di uva. E da sempre con la tradizione del Passito di Erbaluce. Nel Canavese abbiamo dei viticoltori bravissimi, che negli ultimi anni hanno fatto un notevole upgrade di qualità. Quindi non posso che scegliere questo vino».
Il prossimo progetto?
«Cammino per strada e vediamo che cosa salta fuori. Ho già in mente un’idea legata alla Olivetti e un suo prodotto iconico di design industriale. La Valentine, una macchina da scrivere bellissima, portatile, in una scatola rossa. Sicuramente nascerà qualcosa se questo progetto andrà a buon fine, continuando questa felice collaborazione».








