“Cinque secondi” di Paolo Virzì

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Tempo di Lettura: 5 minuti

Dal film al racconto di una storia vera

“Cinque secondi”, film di Paolo Virzì, ricalca nella trama momenti della vita di Augusta Bargilli, produttrice di vino. Dopo avere visto il film cercheremo di narrare per sommi capi la trama, di esprimere le riflessioni che ne abbiamo tratto, oltre a presentare la produttrice con qualche suo commento, raccontando poi un suo vino. 

Il ventre e la terra che fermentano insieme

Le scene iniziali del film raffigurano una dimora che fu nobile, ora spoglia, silenziosa, nelle cui stalle attigue, trasformate in un loft, vive Adriano, in una sospensione che non è solo del tempo ma anche dell’anima. Dal suo atteggiamento emerge che lui si è rifugiato lì dopo un dramma che lo ha profondamente segnato, in un luogo dove il tempo non scorre ma ristagna, dove tutto attende un gesto, un suono, un respiro. 

Il suo isolamento è disturbato da Matilde, il cui nome significa “forte guerriera”. Arriva insieme a un gruppo di giovani, come un soffio d’aria nuova che irrompe in una casa dove tutto sembrava fermo. In quel contesto i giovani lavorano la vigna, abbandonata da quindici anni, nel gesto antico che la rinnova perché possa ancora tornare a produrre uva. Per questo Matilda e i suoi amici zappano, potano, perché si possa tornare a vendemmiare. 

Via via che scorrono le immagini e la trama si sviluppa, scopriamo che Matilda, tornata dove la proprietà della sua famiglia è stata messa all’asta, rimane incinta. La sua gravidanza e la vigna rappresentano due simboli dello stesso miracolo: il ventre e la terra che fermentano insieme, custodendo il mistero della creazione. 

Il senso celato della cura

Così intorno ad Adriano si muove un coro di giovani che lo osservano, ma anche lo accompagnano verso una possibile redenzione in cui la sua rinascita comincia quando inizia a prendersi cura di Matilda, della sua fragilità, della vita che lei porta dentro. È un prendersi cura che nasce dall’angoscia, da un senso di protezione profonda, quasi istintiva, che lentamente si trasforma in gesto d’amore. 

Nel progredire del film si scopre anche che la disattenzione tragica che Adriano ha avuto con la figlia paraplegica, mancata perché lui spaventato ha esitato per ‘cinque secondi’ a tentare di salvarla, ora si trasforma in un bisogno di vigilanza, di tenerezza per Matilda, giovane donna ribelle, che sfida la vita come chi ha conosciuto troppo presto il dolore, che fuma in gravidanza. 

Lui invece cerca in tutti i modi di proteggerla, di salvarla, di salvarsi insieme a lei. In quella premura Adriano si allontana da se stesso, dalla prigione della vergogna per non avere potuto impedire che la figlia mancasse, ritrovando così il senso del vivere. Quando poi al processo per la morte della figlia Adriano ammette alla sua ex moglie che il loro rapporto non è stato “uno schifo”, ma che l’ha amata davvero, quel gesto diventa per lui un atto di liberazione. 

Il nostro punto di vista

Dovendo esprimere il nostro punto di vista sul film “Cinque secondi” capiamo che il prendersi cura di Maltilda per il protagonista diventa un atto di riconciliazione con il tempo, con la colpa, con la vita stessa. 

Il personaggio femminile invece ricalca momenti della vita di Augusta Bargilli, dalla casa di famiglia, messa all’asta per il fallimento del padre, al suo ritorno alla terra, dall’essere diventata madre da sola al prendersi cura di una vigna abbandonata da tempo, al produrre vino come atto di rinascita. 

Questo film, aldilà delle metafore, esprime come il tornare alle proprie radici, l’essere viticoltori, permetta di riscattare il dolore, di trovare una nuova serenità. Troviamo che “Cinque secondi” racconti i una bella storia di amore per la natura, il vino e i sentimenti.

L’epilogo, tra film e vita vera

Questo film è un’anatomia di una caduta commenta Augusta ma anche la prova che dal dolore può nascere la bellezza, che ci si può ancora rialzare, che si può ancora sperare, amare, vivere.

“…Questa è anche la mia storia. A venticinque anni ero in attesa di mia figlia. Avevo scelto di portare avanti quella gravidanza da sola, di affrontare la maternità come un atto di libertà e di fede, e in quell’attesa, fragile e potente insieme, è iniziato il mio ritorno alla terra. Sono tornata a Collemezzano, dove sono nata, e in quel ritorno, nel silenzio delle campagne e delle vigne abbandonate, ho sentito che la terra poteva diventare il mio rifugio, la mia salvezza. Quindi fare vino, per me, è stato come riscrivere quella storia, trasformare il dolore in fermento, l’abbandono in cura, la colpa in attenzione. Il vino è diventato la chiave di una riconciliazione: da strumento di distruzione, com’era nella vita di mio padre, a strumento di armonia e di amore”.

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Augusta Bargilli

Attraverso il vino – prosegue Augusta – ho imparato che nulla si perde davvero: ogni vendemmia, ogni vite, ogni annata porta in sé la possibilità di un nuovo inizio. 

“…La terra mi ha insegnato la disciplina, la fatica, il silenzio. Per me fare vino è stato un atto di resurrezione, un modo per trasformare il peso della memoria in canto, per restituire senso alla parola ‘radici’. Perché la terra guarisce, se la si ascolta. E in questo perdono c’è la possibilità di un nuovo racconto, non più fatto di dolore, ma di armonia, di riconciliazione, di appartenenza”.

Augusta ha nel 2018 conosciuto Pierpaolo Sirch, colui che ha elevato, insieme con Marco Simonit, la tecnica di potatura della vite e creato un ‘metodo scientifico di potatura’ riconosciuto in tutto il mondo, diventato da allora suo compagno di vita e di lavoro. Si è poi trasferita, con sua figlia Aloisa, nella terra di Marco, il Friuli dei Colli Orientali, al confine con la Slovenia. 

Hanno scelto di produrre vino in questo territorio, con l’intento di valorizzare i suoi vitigni autoctoni come il Friulano, la Malvasia, la Ribolla gialla, il Picolit, il Refosco dal peduncolo rosso, che nella zona dei Colli Orientali trovano una delle loro espressioni più alte, e su due vitigni internazionali quali lo Chardonnay e il Merlot che in questa terra sono divenuti interpreti protagonisti. I suoi vini sono distribuiti da Pellegrini.

Il vino di Augusta Bargilli 

Friuli Colli Orientali Doc Cûr Blanc 2022

Viene ottenuto da Ribolla Gialla e Friulano, con un’età media degli impianti di 60 anni, su suoli con flysch di marne e arenarie di origine eocenica. Alla vendemmia con raccolta manuale, in cassetta, segue la vinificazione con pressatura soffice, una fermentazione a temperatura controllata in anfora e barrique per circa 15 giorni. Affina poi per 12 mesi sui lieviti. Dopo un colore giallo paglierino brillante con riflessi dorati, ha un naso intenso, con sentori di mela golden, miele, fiori ed erbe di campo, seguiti da note citrine, balsamiche. Al palato ha struttura, è sapido, fresco, armonico, elegante, di grande persistenza e eleganza, con un retrogusto finale dalla nota di mandorla.

Augusta Bargilli - Cur Blanc

 

 

 

credit photo @PellegriniSpA e @AugustaBargilli

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