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Debutto ambizioso a Mâcon, tra scoperte, prospettive e margini di miglioramento
Il 14 Novembre 2025 segna l’esordio del Concours des Grands Vins du Monde, una nuova competizione internazionale che ha scelto il cuore della Borgogna per la sua prima edizione. Un debutto che ha messo in luce potenzialità evidenti, nuove prospettiva ma anche margini di miglioramento accettabili dentro una primissima edizione. Va comunque rilevato che il Comitato Direttivo sia lo stesso del ben noto Concorso des Grand Vins de France nato nel 1994 a Macon, su iniziativa dell’Union de Producteurs de Vins de France, al fine di valorizzare il patrimonio vitivinicolo francese. Nel tempo, la stessa manifestazione ha saputo costruirsi un’immagine di rigore, professionalità e affidabilità, dove i premiati sono aziende davvero credibili e di qualità. Da qui la decisione dello stesso Comitato di allargare i confini ai Vins du Monde.
La Giuria
Elemento centrale di pregio, la composizione della giuria internazionale, di cui ero membro italiano, insieme ad altri 84 colleghi, che ha garantito multidimensionalità e multiculturalità nel riflettere gusti e predilezioni di sapori delle varie culture, restando così più fedele al trend dei mercati internazionali. Al mio tavolo di giuria n. 2, la composizione era eterogenea con una rappresentanza francese, svizzera e italiana (io ed un collega toscano). Un mix di giurati che ha garantito imparzialità, allargamento e costruzione di schede differenziate durante le tre ore di degustazione.

Il mio panel
Il panel verteva principalmente sui rossi francesi e su alcuni campioni elvetici, includendo denominazioni di rilievo come l’AOP Médoc, l’AOP Corbières, l’AOP Boutenac, l’AOP Côtes de Bordeaux, l’AOP Fronsac, l’AOP Côtes de Bourg, affiancate alle svizzere AOC Lavaux e AOC La Côte.
Per molti giudici, i vini svizzeri hanno rappresentato una vera scoperta: territori poco battuti nel panorama internazionale, capaci però di offrire interpretazioni degne di approfondimento. Come Le Parrain Chardonne Grand Cru Lavaux AOC Bio Suisse, Famille Ducret Mont Pelegrin. Nel Canton Vaud, sul lago di Ginevra (Patrimonio dell’Unesco dal 2007) su splendidi terrazzamenti, il Lavaux ci offre un Sauvignon blanc di gran classe con tocco minerale, fresco con note di pompelmo giallo e dalla struttura agile ma importante.
Gli Chardonnay nipponici
Allo stesso modo, nei banchi d’assaggio, che ho degustato fuori Concorso, messi a disposizione durante il pranzo in un ricco e curato buffet delle specialità francesi, hanno fatto parlare di sé alcuni Chardonnay giapponesi, testimonianza di un concorso che vuole guardare oltre le rotte tradizionali. Gli Chardonnay giapponesi hanno espresso freschezza e delicatezza più che potenza aromatica, con gradazioni alcoliche moderate introno agli 11/12 gradi. Hanno spiccato in mineralità, con note rocciose pulite e saline tipiche degli Chardonnay d’altitudine come quelli di Nagano, Hokkaidoe Yamanashi. Trasversale la nota di foglia di te’ verde e di erbe aromatiche e floreali delicate, con il legno integrato e non invasivo peculiare dello stile nipponico di queste zone.

Il Concours specchio del nuovo mercato enologico mondiale
L’ampliamento del Concorso ai vini dal Mondo, ormai diffuso e favorito a livello internazionale, porta alla tendenza del settore enologico a globalizzare gusti e mercati dove pur incontrandosi stili, culture e produzioni differenti, si possono intercettare linee di tendenza comuni: freschezza e alcolicità più moderate per i bianchi ed eleganza e struttura più snella, con trama tannica più agile, per i rossi.
Criticità e spunti di miglioramento
Nonostante le aperture interessanti sopracitate, la competizione porta addosso i segni di un progetto ancora acerbo. Come osservato da più giurati, questa prima prova «numero zero» pone le basi di un progetto ambizioso, ma evidenzia la necessità di una crescita strutturale:
- solo 18 campioni da degustare in tre ore, provenienti, nel mio panel, da appena due Paesi (Francia e Svizzera)
- una scheda di valutazione troppo generica, più vicina a un approccio amatoriale che a un protocollo professionale; comprendente sezioni generiche come vista, naso, bocca, armonia di cui tratteggiare il risultato a crocette, in base ad una scala di qualità forse troppo semplicistica e riduttiva.
- l’assenza di una comunicazione/traduzione inglese che pur comparendo sulla scheda scritta, non era presente nella presentazione ufficiale, nella masterclass, limite evidente per un concorso che ambisce a un respiro internazionale.
Punti di forza del Concours
Eppure, proprio questa fase di costruzione è anche uno degli elementi più ammalianti e valorizzati dai partecipanti. Io stessa ho apprezzato far parte di una start-up del mondo concorsuale in un polo importante come quello francese della Borgogna a Macon. Questo ha significato per me, poter incidere, contribuire a un modello che – se ascolterà i suoi giudici – potrà diventare solido e credibile. È il sentiment condiviso anche con altri colleghi italiani ma non solo, che auspica un percorso distinto e non una copia della più nota manifestazione di aprile Il Concours de Grand Vins de France alla sua ormai 70esima edizione nel 2025.
Un concorso questo des Grand Vins du Monde, contemporaneo, innovativo e che sarà sempre più professionale. Non sono mancati momenti di valore: diversi calici disponibili al buffet, un confronto ricco di spunti tra colleghi, l’ospitalità attenta di Charles Lambole e di Simona Geri, italiana in Commissione, con cui il dialogo è proseguito a pranzo e ha permesso di chiarire visioni e aspettative.
La masterclass di Porto di Quinta do Tedo

Da segnalare anche la masterclass di pregio dedicata al Porto di Quinta do Tedo, nella Douro Valley denominata Cima Corgo. La tenuta sorge su terrazze ripide dette “socalcos” in riva a due corsi d’acqua: il Douro e il Tedo River. La degustazione classificata in “A” corrisponde ad un Grand Cru.
Suoli scistosi di una single-quinta, ossia una tenuta le cui uve provengono esclusivamente dai propri 14 ettari di vigneti biologici terrazzati. Molto apprezzata la verticale dal Porto Rosè giovane, al Fine Tawny di 7/8 anni al Finest reserve 5/6 anni, al Late bottled vintage 2020, al Tawny 10 anos, al Colheita 2006, sino ad una splendida Vintage del 2003. Uno straordinario fuori concorso serale e da me celebrato come uno dei momenti più qualitativi e riusciti della giornata.
In Conclusione
Il concorso è giovanissimo, anzi neonato, inesperto, imperfetto. Ma con un palpabile margine di crescita quantitativo e qualitativo. Ora va lasciato maturare e va accompagnato come il buon vino nelle mani esperte del Comitè des Salons ed Concours de Macon di Charles Lamboley, (Presidente per il Concorso) e Bernard Rey (Presidente del Comitato) perché possa davvero diventare ciò che promette, facendo tesoro di questa prima esperienza.
credit photo copertina: Robin Peytoureau






