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Alle porte di Torino, lo chef Fabrizio Lamberti reinventa la cucina tradizionale
A pochi passi dall’antico Mercato del Bestiame di Moncalieri, in una via defilata ma viva di passaggi quotidiani, si trova Vin Bistrot: un ristorante che oggi è diventato punto di riferimento per chi cerca una cucina piemontese contemporanea, radicata nel territorio ma capace di dialogare con il presente. Dietro questo progetto c’è la storia personale e professionale di Fabrizio Lamberti.
Torinese doc, cuoco per vocazione prima ancora che per mestiere, cresciuto tra i profumi della cucina di casa e le mani nella farina accanto alle nonne, soprattutto quella materna, pugliese, con cui da bambino preparava orecchiette “a tal punto che la farina finiva pure nelle orecchie”, come ama raccontare.
La storia di Fabrizio, tra ritorni, territorio e memoria
La sua cucina non è mai stata una scelta casuale. Dopo l’istituto alberghiero, appena maggiorenne apre una sua gastronomia in corso Vercelli a Torino, dimostrando fin da subito un’attitudine naturale per il lavoro artigianale, la materia prima e il rapporto diretto con il pubblico. Poi la vita, come spesso accade, devia il percorso, portando Fabrizio nel mondo commerciale, e lavorando come responsabile vendite per aziende del settore alimentare. Ma la cucina non lo abbandona mai davvero. Rimane uno spazio intimo, personale, coltivato la sera, nei momenti liberi, come una passione che continua a fermentare.
È proprio questa lunga incubazione a rendere naturale, quasi inevitabile, il ritorno ai fornelli. Circa dieci anni fa nasce così Vin Bistrot, inizialmente come locale, in perfetto stile sabaudo, dedicato ad aperitivi, merende sinoire e buone bottiglie, per poi diventare un ristorante a tutti gli effetti. Il nome resta lo stesso, volutamente evocativo, con quel richiamo francese che strizza l’occhio alla modernità ma resta profondamente piemontese nello spirito.

L’ambiente riflette bene questa doppia anima: accogliente, contemporaneo ma mai freddo, costruito su materiali caldi e su una sala che invita alla convivialità. In cucina, la cifra stilistica di Lamberti è chiara, con una cucina piemontese di sostanza, che guarda alla tradizione delle campagne ma la interpreta con leggerezza, precisione tecnica e una sensibilità moderna, senza mai cadere nella tentazione della moda fine a sé stessa. Il risultato è una cucina identitaria ma dinamica, dove i piatti raccontano storie più che stupire per artificio.
La cucina identitaria di Vin Bistrot
Esempio emblematico sono i caponet, che al Vin Bistrot diventano verza e salsiccia “come da tradizione”, arricchiti dal lardo di Moncalieri e dal ginepro, avvolti in una crosta di sfoglia al burro e serviti con fonduta di zafferano e Castelmagno. Un piatto nato povero, per recuperare gli avanzi, che si trasforma in antipasto raffinato senza perdere la propria anima contadina. È questa capacità di muoversi tra memoria e contemporaneità a rendere riconoscibile la cucina di Fabrizio.
Negli ultimi anni il legame con Moncalieri è sempre più forte, ed è diventato un vero e proprio omaggio. Il tortino con la Tripa ‘d Muncalé, crema di fagioli e chutney di peperoni, la Carbonara rivisitata con il lardo di Moncalieri al posto del guanciale, o i tortelli di farina di fagioli, ripieni di trippa alla savoiarda. Ad accompagnare i piatti una cantina interamente piemontese, con circa cento etichette dall’Alto Piemonte alle Langhe, dal Roero al Monferrato, consigliati in sala da Linda, maître e sommelier Ais.
Il vino così diventa una parte integrante dell’esperienza gastronomica, in un racconto in cui le etichette dialogano con la cucina. Un progetto che si è intrecciato anche con eventi come il Gusto Festival, e che ha portato Vin Bistrot a diventare non solo un ristorante, ma un luogo di valorizzazione della filiera locale, delle eccellenze artigianali e delle identità produttive del territorio.
Oltre a Vin Bistrot
Attorno al progetto ruota anche una dimensione familiare. La moglie Alessandra guida infatti a Soglio d’Asti il ristorante “Chicco di Caffè”, locanda di cucina piemontese classica, mentre il figlio Francesco si divide tra la scuola alberghiera e la sala, segnando idealmente una continuità generazionale. Ma Vin Bistrot resta il centro della visione di Fabrizio: un luogo dove l’esperienza personale diventa racconto collettivo, dove il passato non è nostalgia ma materiale vivo, da reinterpretare.
In un panorama gastronomico spesso polarizzato tra tradizione immobile e creatività esasperata, Vin Bistrot si colloca in una zona più sottile e interessante: quella della cucina identitaria che evolve, senza rinnegare le proprie radici.

È forse questa la vera cifra di Fabrizio Lamberti: aver trasformato un ritorno ai fornelli in un progetto maturo, coerente, profondamente territoriale, capace di parlare tanto ai moncalieresi quanto ai viaggiatori del gusto. Un bistrot nel nome, un ristorante nell’anima, una cucina che racconta una storia prima ancora di servire un piatto.
credit photo evidenza: @vinbistrot – testo: @alfonsomollo











