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Una nuova identità tra vitigni friulani e stile contemporaneo
La storia di questa cena è un viaggio che ha ripercorso, tappa dopo tappa, un lungo percorso compiuto dalla cantina per trovare qualcosa che c’era già, ma darle un’identità. Il racconto parte da una grande famiglia, rappresentata da una grande persona: Annalisa Zorzetting. Friulana, orgogliosa e vibrante.
Potremmo dire che questa linea ha seguito un processo adolescenziale, durante il quale ha espresso forza, passione e grandi qualità, ma anche imperfezioni ed errori. Come un adolescente in crescita, quando è riuscita a fare dell’imperfezione non un punto di debolezza da nascondere, ma una caratteristica da esaltare, ha trovato la propria identità, consapevole di ciò che era e del posto che le spetta.
Myò e Tenaci: evoluzione di una linea tra autenticità e brand
I vini della linea Myò e la nuova espressione della linea Tenaci si sono quindi ritrovati nella famiglia aziendale delle altre etichette, tornando a portare il nome del brand in etichetta.
Annalisa ci ricorda, prima di tutto, che nei vini vuole farci sentire lo stampo territoriale, il suo fortissimo legame con quel Friuli che racconta come “suo”. Un territorio, in fondo, diventa nostro quando lo viviamo e l’attività vitivinicola, quando è svolta con passione ed emozione, è vivere il territorio.
Il racconto della cantina parla infatti di qualcosa di personale, qualcosa di “mio”, che è proprio il significato della forma dialettale Myò. Questa dimensione lascia poi spazio a un ricordo importante per tutte le persone che lavorano all’interno dell’azienda: un gruppo coeso di venti persone che, anche se la nuova linea ha seguito una ristrutturazione recente, da anni vivono valori oggi recuperate e modificati solo nella forma ma cristallini e intatti nella sostanza.

Degustazione e abbinamenti
La linea comprende i principali vitigni autoctoni e internazionali del territorio: Friulano, Malvasia, Sauvignon, Schioppettino, Pignolo e Picolit. Ci vengono serviti in accompagnamento a pietanze di pesce perfettamente abbinate. I gusti dei piatti sono esaltati dal rapporto bilanciato tra acidità e mineralità, fil rouge di tutta la linea, incorniciata da un’eleganza al naso anch’essa presente in tutti i vini.
Tra i bianchi si distingue il Pinot Bianco che, grazie a un’acidità bilanciata e fresca in ingresso, sostiene la bocca ed esalta il gusto del pesce; il finale pulisce la bocca, eliminando le grassezze. Il vino risulta così elegante e fine ma allo stesso tempo tutt’altro che esile, capace di presenziare in bocca senza invadenza.
Lo Schioppettino regala un naso moderno e pop, con una bocca vivace resa importante dal tannino. Questa versione dona versatilità e freschezza al vino e lo rende gradevole in diverse situazioni, tra cui l’abbinamento con una pasta al sugo di pesce: è infatti il carboidrato della pasta a sostenere la struttura del rosso, rendendo l’abbinamento particolarmente riuscito. Nota importante: questa interpretazione del vitigno è sì pop e moderna, ma al contempo più fedele di quanto si pensi all’originale. È infatti il brand manager della cantina a spiegarci come la tendenza a vinificare lo Schioppettino in maniera intensa e corposa sia in realtà degli ultimi vent’anni e si discosti dalla sua versione più popolare.

La cantina come luogo da vivere
Ed è forse proprio questa storia a rappresentare meglio il processo creativo che ha portato a una nuova identità: il recupero di autenticità e verità, della cantina, della famiglia, della visione di Annalisa; del suo Friuli che, pescando dal passato, ha trovato un’espressione dinamica e moderna della linea.
Non possiamo che dire grazie per questo viaggio e per questo messaggio, certi che, per una linea ormai diventata adulta, questo sia solo l’inizio. Difatti la lungimiranza dimostrata, e raccontata attraverso i vini, si traduce anche in un importante lavoro di integrazione e ristrutturazione della cantina, alla quale sono state aggiunte aree dedicate all’ospitalità. Uno spazio che oggi non è più solo produttivo, ma diventa un luogo da vivere e da visitare, profondamente legato al territorio in cui affondano le radici dei vini.

O meglio, come direbbe Annalisa, non semplicemente vino. Ma “il mio vino”. O meglio Myò.







