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Due nuove etichette: Riserva Franco Morando e il Metodo Classico 140+1
C’è un filo che tiene insieme memoria e visione, tradizione e ricerca. Montalbera lo chiama semplicemente tempo. Ed è da qui che nascono le due nuove etichette, presentate in anteprima alla stampa e agli operatori della ristorazione, che saranno esposte e pronte all’assaggio per gli appassionati all’evento vinicolo italiano più atteso dell’anno, Vinitaly 2026: la Riserva Franco Morando e il Metodo Classico 140+1.
Due vini diversi, quasi opposti, ma costruiti sulla stessa idea: dare profondità al racconto del territorio
La Riserva Franco Morando è un omaggio familiare che diventa progetto enologico. Un Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG che guarda lontano, nato nei vigneti storici del Monferrato e lavorato con pazienza: basse rese, lunga macerazione, oltre due anni tra legno e bottiglia. Il risultato è un rosso che evolve, stratifica, si allunga nel tempo. Non solo identità, ma prospettiva.

Dall’altra parte, il 140+1 Altalanga Docg Pas Dosè è quasi un esercizio di precisione. Un Metodo Classico da Pinot Nero in purezza, senza dosaggio, che resta sui lieviti per oltre 140 mesi. Qui il tempo non è attesa, ma costruzione: ogni passaggio è calibrato per arrivare a un sorso essenziale, cremoso, profondamente pulito.

Abbinamento gastronomico “eravamo mancati tanto”
A fare da sfondo, un percorso gastronomico che è anche esperienza. Il menu – evocativamente intitolato “eravamo mancati tanto” – diventa racconto liquido: dalle bollicine ai grandi rossi, ogni abbinamento segue una logica precisa. Le carni – dal maiale iberico all’Angus, fino alla bistecca marezzata, lavorate dal “re” della bistecca frollata, Roberto Pintadu, patron del Bifrò a Torino, – non sono solo struttura, ma terreno di dialogo: il Ruchè lavora sulla profondità e sulla speziatura, accompagnando senza coprire, mentre le bollicine Metodo Classico alleggeriscono, puliscono, riportano equilibrio.

In questo quadro si inserisce anche una scelta meno visibile ma significativa: Montalbera ha deciso, in una fase complessa per il mercato e con i consumi sotto pressione, di aprirsi in modo equilibrato anche all’import. Non una fuga, ma un ampliamento dello sguardo. In un momento in cui i portafogli degli italiani sono sempre più selettivi, è un segnale di coraggio – e di visione.
In un momento in cui il vino cerca nuove strade per raccontarsi, Montalbera sceglie la più difficile: rallentare. E lasciare che sia il tempo a fare la differenza.







