Tempo di Lettura: 4 minuti
Solaria Jonica 1959 un unicum che sfida il tempo e incanta il Merano Wine Festival in un sorso di eternità
Durante la 34esima edizione del 2025, il Merano Wine Festival ha proposto molteplici stimoli tra cui produttori di vini biologici, biodinamici, naturali, PIWI, orange, in anfora, underwater e, per la prima volta, etichette no-low, oltre ai Consorzi presenti, lo sguardo ai vini internazionali, l’app per acquistare i vini in degustazione, la gastronomia d’eccellenza. Ho catalizzato la mia attenzione su una masterclass singolare e unica, poiché a suo modo, si discosta da tutta l’innovazione e gli sguardi alle prospettive future, con uno sguardo ad un passato unico, pregevole e direi miracoloso.
La storia della Solaria Jonica
La Solaria Jonica 1959 è uno di quei vini che entrano nella storia non per caso, ma per una combinazione irripetibile di intuizioni geniali di un uomo, condizioni climatiche straordinarie e ostinazione produttiva. Le ultime 950 bottiglie, imbottigliate solo nel 2025 dopo oltre sei decenni di riposo, testimoniano la vitalità sorprendente di un Primitivo capace di attraversare indenne un’epoca intera.
Tutto nasce nel Salento, nel 1959, annata già allora considerata eccezionale. Antonio Ferrari, classe 1913, piccolo produttore di Galliate (NO) e commerciante di vino, individua nella vigna di Primitivo, del barone Bardoscia, affacciata sullo Ionio, il potenziale per un vino fuori scala, in un’annata definita da molti esperti del settore, come la migliore del secolo. Decide infatti di tardare la raccolta fino alla surmaturazione perfetta, vegliando personalmente il vigneto dalla sua auto d’epoca “Millecento” beige, per scongiurare la pioggia annunciata dai meteorologi. Fortunatamente nessun infausto diluvio avvenne e la vendemmia iniziò alle prime luci dell’alba nei primi giorni dell’autunno. Le uve, erano talmente appassite da richiedere la gualcitura, ovvero la pigiatura a piedi nudi di tutti gli aiutanti del luogo. Le stesse uve affrontano poi un lungo viaggio di due giorni con il mitico camion 682 della OM-Fiat che attraversò la vecchia statale 16, poiché ancora non vi era l’intero collegamento autostradale, per ben due giorni, fino alla cantina piemontese di Ferrari a Galliate.
La sosta del vino
Lì il vino riposa per decenni, prima in fusti di ciliegio, poi in vasche di cemento. Ferrari, consapevole del valore della sua intuizione, rinvia l’imbottigliamento per oltre quarant’anni, quasi come un mantra di anno in anno ripeteva “non è tempo”. Solo nei primi anni Duemila, in occasione di un evento familiare importante come il matrimonio della figlia minore, decide di “far nascere” il vino, che viene battezzato Solaria Jonica. La sua potenza e la sua integrità sorprendono fin da subito, trovando riconoscimento anche in contesti d’eccellenza come la carta del Louis XV di Alain Ducasse. Purtroppo Antonio scomparì poco dopo, e nel 2002 restarono la figlia GianAngela e il marito, totalmente inesperti, ad occuparsi di questo e altri tre vini compresa la versione del 1949 che nella masterclass del Merano Wine Festival abbiamo avuto il privilegio di degustare anche con Helmut Kocher. Forse il vino più agè che abbia mai degustato e seppure con qualche acciacco del tempo, ha confermato il suo valore storico ed enologico.
La particolarità è che la bottiglia del 1959, come testimoniano i molti documenti che lo riguardano, era già stata selezionata e premiata nel 2004 dal Merano International Wine Festival come high quality e final wine testing di Solaria Jonica 1959. (foto allegata) Incredibili i corsi e ricorsi storici di questo grande prodotto.

Dopo la prematura scomparsa di GianAngela e del marito Sauro nel 2015/2016, che ne avevano curato la riuscita diffusione, la Solaria sembra destinata all’oblio, interrompendo così la commercializzazione di questo vino. Finché una vasca creduta vuota e celata da un cartello inveritiero che indicava “vuota”, viene ritrovata per caso dal terzo figlio Umberto (oggi 80 enne) nella cantina ferma da oltre 20 anni. Da lì, un’ultima serie di bottiglie torna disponibile sul mercato nel 2025, con caratteristiche sensoriali che sfidano ragione, logica e tempo in soli 950 esemplari appena imbottigliati.
La degustazione unica
Alla degustazione la Solaria Jonica 1959 si presenta densa, impenetrabile, quasi “caffè liquido”, con la tipica velatura dei grandi vini ossidativi. Al naso esplode un ventaglio di cacao, liquirizia, amaretto e frutta secca, in continua evoluzione nel calice. Il sorso è dolce ma saldo, con una vena ematica e una sorprendente acidità che ne sostiene la struttura. La persistenza è impressionante: i sentori tostati rimangono sulle labbra diversi minuti dopo la degustazione. L’abbinamento naturale è con un fondente di alta qualità almeno al 75%, dove la concentrazione del vino trova il suo contraltare ideale nella complessità delle tostature, della frutta secca, delle spezie e della balsamicità prolungata che si fondono perfettamente con il vino.
Solaria Jonica 1959 resta così: un fenomeno enologico irripetibile, nato da un atto di fede e creatività produttiva, capace ancora oggi di emozionare con una vitalità che ha quasi del miracoloso. Anche questo è trionfo della natura, del tempo e delle persone che in essi hanno creduto ciecamente.








