I salotti del vino con Alice Romiti

salotti Alice Romiti_evidenza_

Tempo di Lettura: 6 minuti

Non una semplice degustazione, ma un nuovo modo di raccontare il vino

È questo lo spirito di Wine Tasting PR, il progetto ideato da Alice Romiti, che ha unito comunicazione, giornalismo e passione per l’enologia per dare vita a un format unico nel suo genere. L’idea nasce da una lunga esperienza in cui Alice Romiti affianca le aziende vinicole nello sviluppo della loro immagine e nei rapporti con la stampa italiana e internazionale. 

In Italia abbiamo un patrimonio paesaggistico, artistico e culturale straordinario. Collaborare con le aziende vinicole significa per me entrare in contatto con questa bellezza. È un mondo enoico che racconta la nostra cultura della condivisione e del mangiar bene, valori profondamente radicati nella nostra identità. 

Il “salotto del vino” ruota attorno a un tema narrativo: storie delle cantine e approfondimenti tecnici. Il risultato è un’esperienza leggera e profonda, per coinvolgere un pubblico che spazia da appassionati e giornalisti fino a operatori del settore. Vi proponiamo alcune cantine che nel panorama nazionale sono meno note ma sempre di grande qualità e che Alice ha trovato per noi. Il tema è i Vini da collezione, normalmente sotto le tremila unità, che sono come “uno stacco stilistico, un modo per il vignaiolo di esprimere la propria idea di vino”. 

Vini da collezione 

Le Pignole

Con l’azienda Le Pignole, raccontiamo uno spaccato dei Colli Berici, ed è chiamata così perché hanno trovato lì del Pignoletto. Tra i Berici e gli Euganei si trovano terreni caratterizzati da natura vulcanica e calcarea. Lo Spumante proposto è il Don Mario Brut, da uve Garganega e chiamato così per il nome del parroco di Brendola che era un grande esperto di vini. Il suo percorso prevede 4 mesi in cisterna e 80 giorni di rifermentazione. Nulla da eccepire per questo metodo Charmat molto delicato e fresco, da abbinare al Crostino di burrata di Andria, cipolle rosse, alici del Cantabrico e colatura di alici che ci propone lo chef del ristorante romano Secondo Tradizione. 

Alice Romiti_galleria_crostino

Capellini

Ci spostiamo in Liguria, a Volastra nelle Cinque Terre, con l’azienda Capellini. Saprete certamente che qui si pratica la viticoltura eroica. Capellini ha vigneti a circa 330/400 metri slm, da sette generazioni. Si può ammirare il sistema monobinario che permette la salita a chi raccoglie le uve. Unico sistema, dopo la spalla, per affrontare i pendii assai ardui di questi vigneti. L’imbottigliamento è prassi dal 2000 e gli ettari sono appena 2, suddivisi in 200 microparcelle. Il Cinque Terre Dop, bottiglia n. 5392 di 8.400, annata 2024 è 80% Bosco, 10% Albarola e 10% Vermentino. Gradi 13%. Al naso è ottimo, verticale, immediato. I sentori richiamano il frutto bianco poco maturo, la macchia mediterranea. In bocca offre una grande acidità, un bel carattere deciso e intenso. 

Solara

Solara, Colli Berici Doc, Garganega 2022, Le Pignole. L’80% fermenta in inox e il restante in barrique francese, per venti giorni, poi l’affinamento avviene in acciaio. Qui regnano mandorla e fiori bianchi ed è un vino prodotto solo in certe annate. Ottimo l’abbinamento con la Crema di ceci, crostone di polenta e baccalà mantecato, con chips di pelle di baccalà e pomodorino confit. Rosmarino, aglio e ginepro. Tutto in equilibrio tra morbidezze e vena croccante. 

Alice Romiti_salotti_Crema di ceci

La Sabbiona

A raccontare la storia dell’azienda La Sabbiona, di Romagna, direttamente il produttore, Mauro Altini. “Esistiamo dal 1970, con i primi 7 ettari, adesso abbiamo 32 ettari con 18 di vigneto. Un territorio collinare che gode di una torre del 1400. Da sempre sono un cultore dei vitigni autoctoni e come agrotecnico ho voluto valorizzare il vino, peraltro già ottimo, che prima era venduto sfuso. Le prime bottiglie sono del 1998”.

Alba della Torre

Alba della Torre, Romagna Albana Docg, 2022 (annata fuori commercio, in vendita da pochissimo e ricordiamo che la Albana è prima Docg del 1987 di uva bianca), un vino molto profumato dal fiore di campo al frutto fragrante, con una certa intensità al sorso. Il nome ricorda i colori del sole in quelle terre pianeggianti, dove i raggi bagnano le viti e tutto diventa rosso. L’Albana è conosciuta da sempre in versione dolce, la secca si sta facendo strada. Abbiniamo i Maltagliati di farina di castagne, ragù di agnello cotto per almeno due ore. Una morbidezza invitante che si sposa bene con la consistenza della pasta. 

Alice Romiti_Maltagliati

Diamo ancora uno sguardo a Capellini

Con Minestron D’Ua, Vino Rosso. 50% Sangiovese, Pollera Nera, Tettavacca, Vermentino Nero, Canaiolo, Merlot per il resto. Molte varietà minori e autoctone, con fermentazione in acciaio. Annata 2024. Vino molto beverino, freschissimo, da assaggiare sicuramente a temperatura bassa. Poco complesso e fine, dalle sensazioni decisamente fruttate. Se ne producono appena 3000 bottiglie. 

Riprendiamo La Sabbiona

Ci concentriamo su Aica, Romagna Sangiovese Doc, Oriolo Riserva, 2022. Il nome merita un racconto, perché riguarda una ragazza del 920/25, di circa 25 anni che si prese la briga di difendere i terreni di famiglia battendosi contro il potere della chiesa. Il vino stesso racconta una sfida, nato perché ha mosso dei sentimenti. La resa è appena 20 quintali/ettaro, l’affinamento avviene in cemento per 26 mesi, e si sente molto il frutto di rovo, avvolgente, maturo, cremoso. Un vino completo ed equilibrato, dalla piacevolezza infinita. 

La Sabbiona ci propone ancora una sua interpretazione, stavolta di Syrah, Delirio Ravenna Igt 2021, da uve che nascono su un terreno molto difficile, siccitoso (tende a crepare) e ricco di argilla. Vinificato in acciaio e affinato in cemento. Si produce dal 2005.

“Il Syrah è stato immediato amore – racconta Mauro Altini – per le sue note speziate che lo diversificano dal frutto del Sangiovese. Mi piace la sua complessità, il suo colore, mi entusiasma vederlo nel bicchiere”.

Quando soffre il vitigno fa la differenza, ha una grande vigoria e quando lo metti alle strette (come al sud della Francia o nel sud dell’Australia) porta a casa un bel risultato. In cantina però al tempo della prima vinificazione è accaduto qualcosa che ha dirottato la storia di questo vino su ben altre strade. Quel giorno Mauro aveva chiesto al fratello più piccolo di undici anni di aiutarlo. “Arrivò la domenica mattina in condizioni “traballanti”, direttamente dalla discoteca. Nelle operazioni di rimontaggio mio fratello si sbagliò e disse che non c’era più vino, anche se il serbatoio all’inizio era pieno. Era impossibile, pensai, il livello nei rimontaggi non cambia. Venne fuori che aveva mescolato la partita di Syrah con una vicina di Sangiovese. La prima rabbia fu dura a placarsi e per questo pensai di chiamarlo Delirio.

Un errore ben riuscito che ha portato a un ottimo prodotto. “Decisi di metter da parte due barrique per l’enologo e dopo otto mesi mi dice ciò (intercalare locale ndr.), guarda che ha il suo perché!”. Alla fine, fu imbottigliato. Per anni è rimasto in blend col Sangiovese e solo col tempo Mauro ha portato il Syrah in purezza, eliminando la barrique. Si sentono pepe nero, frutta scura, tocco affumicato. 

Accanto la Guancia scottata con vino di marinatura, fondo di carne di manzo, pomodoro e cioccolato fondente. Patate cotte con curcuma e aglio. Un tono di colore di lampone. 

Alice Romiti_Guancia scottata

Il percorso degustativo termina con due belle sorprese

Due bottiglie alla cieca, un Tai Rosso, Creorosso, Colli Berici Doc, 2015, 12,5%. Il Tocai o Tai Rosso è un parente della Grenache, detto Pinot Nero del Veneto, qui fa solo acciaio e si esprime con una nota verde, foglia di pomodoro, che ricorda il Cabernet Franc. Il tannino è ancora vellutato, e la sua longevità ci sorprende perché al gusto rimane piacevole e molto fresco. 

Il secondo assaggio, sempre alla cieca, è Rifugio, Centesimino 2015, Romagna Doc, La Sabbiona, 14,5%. I produttori a farlo sono nove, e Mauro è uno di questi. “Le uve si trovano accanto ai rifugi della Seconda guerra mondiale e quando ero piccolo mi dicevano sempre di non andarci. All’inizio facevo questo vino in barrique strausate, per me erano come un rifugio, poi cemento. Dopo ho utilizzato l’acciaio, una versione che a me piace molto”. Vino strutturato, fine, speziato, molto fresco all’assaggio, nonostante l’età. Ne produce 1500 bottiglie. 

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vini in degustazione

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