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Una cena gourmet con Albachiara tartufi e Marchesi di Barolo
Il Ristorante Acanto dell’Hotel Principe di Savoia a Milano ha fatto da palcoscenico a una cena gourmet dedicata al pregiato tartufo bianco d’Alba, in collaborazione con il brand Albachiara Tartufi – giovane azienda dedita alla ricerca, selezione e distribuzione dei migliori tartufi delle Langhe e del Roero – e con la storica cantina Marchesi di Barolo, di cui erano presenti Anna e la figlia Valentina. Esordiamo con una breve presentazione del Ristorante e del suo chef Matteo Gabrielli, seguiti da quello dei due partner dell’evento Albachiara tartufi e Marchesi di Barolo, prima di passare al racconto del food pairing.
Acanto
Il Ristorante Acanto, ospitato all’interno dello storico Hotel Principe di Savoia, parte del gruppo Dorchester Collection, è un’istituzione cittadina che da quasi vent’anni accoglie tra i suoi raffinati arredi ospiti provenienti da tutto il mondo: non solo i milanesi, che qui si sentono accolti come a casa, grazie agli eccezionali standard di attenzione verso il cliente, ma anche un pubblico internazionale e cosmopolita.
Albachiara
Albachiara nasce nel cuore delle Langhe e unisce know-how consolidato e pratiche innovative per offrire tartufi bianchi di qualità superiore. L’azienda presidia l’intera filiera: i suoi tartufi Chiaro di Alba® vengono raccolti da trifolau esperti nell’area di Alba, quindi puliti, confezionati e spediti internazionalmente in meno di 48 ore, garantendo freschezza, integrità e tracciabilità in ogni fase.
Marchesi di Barolo
Le antiche cantine di Marchesi di Barolo, acquistate nel 1929 dalla famiglia Abbona, oggi guidata da Anna ed Ernesto Abbona, con i figli Valentina e Davide, prosegue con impegno e passione l’attività che i Marchesi Falletti avevano iniziato agli albori dell’Ottocento, fedeli interpreti delle diversità dei luoghi, dei vigneti e dei vitigni. Le cantine dove oggi affinano i vini di Marchesi di Barolo sono le stesse dove nacque il vino Barolo, per intuizione della Marchesa Giulia Falletti Colbert. Da sempre attenta e rispettosa della preziosa eredità ricevuta, la famiglia Abbona continua con rispetto e dedizione nel cammino della produzione vitivinicola d’eccellenza, rimanendo fedele alle tradizioni, ma orientando sempre lo sguardo verso l’innovazione e la sostenibilità.

La masterclass e il pairing
La serata ha inizio con una masterclass condotta da un esperto trifolau che ha guidato gli ospiti alla scoperta dei segreti della caccia al tartufo. Tra curiosità e aneddoti, è stato possibile immergersi in una tradizione secolare e conoscere la storia di questo prezioso frutto della terra, diventato emblema indiscusso dell’alta gastronomia italiana.
A seguire, Matteo Gabrielli, Head Chef di Acanto, ci ha deliziato con cinque portate per celebrare il tartufo bianco Chiaro d’Alba Albachiara Tartufi, esaltandone l’aroma attraverso ingredienti stagionali e abbinamenti con una selezione di vini Marchesi di Barolo, in un crescendo di profumi e sapori.
Nebbiolo d’Alba Doc Roccheri 2022 e Tartare di fassona
Al primo piatto è stato abbinato un Nebbiolo d’Alba Doc Roccheri 2022. Matura in legno per circa un anno in piccole botti di rovere di Slavonia da 30 ettolitri che ne completano l’evoluzione, affinandone l’armonia. Dopo un colore rosso rubino, ha al naso le note dolci della confettura di frutti di bosco, di viola selvatica. Al palato ha struttura, tannini morbidi, freschezza a equilibrare, è intenso, equilibato, persistente con sentori speziati di cannella e noce moscata.
È risultato in armonia con la “Tartare di fassona, ricotta di seirass, chips di quinoa e bottarga di tuorlo”, dove il tartufo bianco esalta la morbidezza e la rotondità del piatto.

Barolo Docg Tradizione 2020 e Ravioli di patate e castagne
Seguiva il Barolo Docg Tradizione 2020. L’affinamento in legno dura circa due anni. Durante il primo anno il vino matura in piccole botti di rovere di Slavonia da 30 e 60 ettolitri, mentre, il secondo anno prosegue l’affinamento in grandi botti tradizionali di rovere di Slavonia in cui si esaltano le caratteristiche di finezza ed eleganza. Segue un periodo di almeno 1 anno in bottiglia. Al naso risulta ampio ed etereo, con note floreali di rosa selvatica e un sentore fruttato di fragolina di bosco. Al palato è pieno e avvolgente, con un tannino morbido e di ancora piacevole acidità.
Gli è stata abbinata una portata dal carattere autunnale i “Ravioli di patate e castagne, animelle di vitello e polvere di tea Darjeeling”, arricchiti da note intense di tartufo. Il Barolo Tradizione con la sua struttura e complessità ha amplificato le sfumature del piatto.

Barolo Docg Sarmassa 2020 e Tagliata di filetto di manzo al burro
Il Barolo Docg Sarmassa 2020, ottenuto da vigneti posti su una collina in Barolo esposta a sud-est, caratterizzato da terreni Tortoniani, ha una maturazione in cui durante il primo anno il vino matura in piccoli fusti di rovere francese, con l’obiettivo di fissare il colore ed aumentare il potenziale di invecchiamento. In quel periodo la percentuale di legni nuovi è perfettamente equilibrata per mantenere inalterate le caratteristiche identitarie di questo Cru. Il secondo anno invece matura in grandi botti di rovere di Slavonia in cui si esaltano le caratteristiche di finezza ed eleganza. A completare resta per almeno 1 anno in bottiglia. Al naso è pervadente, con un ampio ventaglio di spezie, tra cui spicca la liquirizia in perfetta armonia con note di confettura di frutti rossi, poi emergono richiami alla bacca di vaniglia e al tabacco dolce da pipa. Al palato ha una notevole struttura, una grande intensità, con tannini setosi, freschezza a equilibrare, è potente ed elegante allo stesso tempo, con un’ottima persistenza.
Qui il food pairing è stato con la “Tagliata di filetto di manzo al burro alle erbe, millefoglie di patate, composta cognà e fondo bruno alle nocciole”, un omaggio alla tradizione piemontese, impreziosita dal profumo inconfondibile del tartufo.

Un “Sorbetto alla mela verde, finocchio e polvere di menta” ha fatto da stacco.
Barolo Chinato e Cremoso al cioccolato fondente
Il Barolo Chinato, è prodotto da vino Barolo che abbia già terminato il periodo minimo di invecchiamento. L’aromatizzazione viene effettuata mediante infusione a freddo in soluzione idroalcolica di corteccia di china calissaia, genziana radice, semi di cardamomo, arancio amaro, rabarbaro e di altre spezie minori come le bacche di vaniglia. Al vino viene aggiunta l’infusione aromatica, zucchero e alcool per portarlo alla gradazione di 16,5% e al contenuto zuccherino del 18%. Al naso ha le note tipiche del Barolo, rosa, violetta e ciliegia sotto spirito, si fondono con le balsamiche note di spezie orientali con cui è prodotto. Al palato è caldo, pieno, dolce ed aromatico. La persistenza del gusto lascia la nota gradevolmente amara della genziana. Qui lo chef ha accostato il “Cremoso al cioccolato fondente Araguani 72%, topinambur e zabaione” , completato dal tocco aromatico del tartufo, in un finale sorprendente.

credit photo @Albachiara tartufi,Dorchester Collection,Marchesi di Barolo







