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La dodicesima edizione di Appius
In occasione del 34° Merano WineFestival, Cantina San Michele Appiano ha presentato la dodicesima edizione di Appius, la Cuvée simbolo della sua eccellenza enologica, esordita con il 2010. Creata sin dalla prima annata con la selezione delle migliori uve di Chardonnay, Pinot Grigio, Pinot Bianco e Sauvignon, trova nel calice della 2021 la freschezza delle montagne dell’Alto Adige. Dopo una sorta di confronto con l’assaggio di 6 annate precedenti, assaggiate in una masterclass, chiuderemo con le nostre impressioni e la riflessione che l’espressività della nuova annata sia anche frutto del riscaldamento climatico.
Dopo la premessa che il nome Appius deriva dalla radice storica romana del nome Appiano – scelto sin dal 2010 con l’obiettivo di creare di anno in anno un vino capace di rispecchiare il millesimo e di esprimere i valori della Cantina San Michele Appiano – rispecchia anche il desiderio di interpretare ogni vendemmia attraverso la selezione delle migliori uve in fase di raccolta e di assemblaggio, per ottenere un vino dallo stile inconfondibile, frutto di un lavoro di selezione meticolosa che fonde struttura, finezza aromatica e tensione gustativa. In poche parole potremmo fare a considerazione che, sin dalla 2010, sia un vino che parla di equilibrio e profondità, di luce e di tempo.

Il primo calice è stato quello della 2010 con Chardonnay (65%), Sauvignon (15%), Pinot Grigio (10%), Pinot Bianco (10%). Dopo un naso non troppo espressivo, comunque giocato sulla frutta anche tropicale, vaniglia. Il palato complice l’evoluzione in bottiglia, era fresco, glicerico, sapido, lunghissimo e piacevolmente evoluto. Il successivo della 2011, da solo Sauvignon, Chardonnay e Pinot grigio, ognuno per un terzo a causa di una grandinata sul Pinot bianco, era più espressivo al naso con zafferano, note terziarie come incenso, oltre a frutta anche tropicale, vaniglia, erbe tra cui la menta. Al palato l’evoluzione era meno presente, per essere poi fresco, glicerico, sapido, lungo con un finale mentolato.
Il 2015 da Chardonnay (55%), Pinot Grigio (20%), Pinot Bianco (15%), Sauvignon (10%), aveva al naso la frutta tropicale, seguita da quella polpa bianca come mela, pera, melone, albicocca e pesca. Lievi toni agrumati. Al palato era equilibrato tra freschezza, rotondità, sapido, decisamente lungo, con un finale balsamico di menta, resine alpine. La 2016 da Chardonnay (58%), Pinot Grigio (20%), Pinot Bianco (12%), Sauvignon (8%) risultava al naso più evoluto, aveva prima note agrumate, di pompelmo, di frutti di polpa bianca ed esotici più maturi, un tocco erbaceo, poi nocciola, vaniglia e a chiudere un tocco affumicato. Il palato di grande eleganza ed equilibrio, era fresco, rotondo, sapido, con una lunga persistenza, un retrogusto giocato soprattutto su nocciola, vaniglia, con a chiudere un tocco balsamico.
La 2019 da Chardonnay (60%), Pinot Grigio (15%), Pinot Bianco (13%), Sauvignon (12%), esordiva al naso con la frutta tropicale di ananas, mango, papaya, ottenuti dallo Chardonnay, mentre il Pinot Grigio e il Pinot Bianco conferiscono note di frutti come la mela cotogna e la pera Williams, tutti maturi, seguiti da spezie dolci e un tocco delicato balsamico. Al palato era intenso, fresco, rotondo, sapido, in un equilibrio perfetto, di grande lunghezza, con un finale anche qui con nocciole, balsamico. La 2020 da Chardonnay (60%), Pinot Grigio (20%), Pinot Bianco (10%), Sauvignon (10%), aveva nettamente sentori di kiwi e ananas, ma soprattutto frutta gialla come pesche e susine, tocchi erbacei, seguiti da tocchi di nocciole, chiodi di garofano e un accenno di zenzero. Al palato aveva una grande freschezza, sapidità, una estrema piacevolezza, persistenza aromatica con a chiudere note di erbe alpine, ortica e zenzero.

L’attuale 2021
Frutto di un maggiore lavoro in vigna per le condizioni meteo instabili, qualche grandinata, è caratterizzata dalla predominanza di Chardonnay (73%), Pinot Grigio (12%), Pinot Bianco (10%) e Sauvignon (5%). Quell’estate, segnata da frequenti precipitazioni, ha messo a dura prova i viticoltori, per poi avere i mesi di settembre e ottobre, asciutti, soleggiati e con forti escursioni termiche, ideali per la ricca maturazione aromatica delle uve. L’attuale enologo Jacob Gasser l’ha definita “Un’annata un pò timida ed energetica al tempo stesso”.
Il naso esordiva con note di uva spina e ribes bianco, poi si intrecciano a erbe alpine quali arnica, menta, ginepro, con un profilo olfattivo quindi montano e boschivo, al quale si aggiungono note floreali di acacia e biancospino. Al palato era decisamente fresco, glicerico, sapido, fattori tutti perfettamente integrati, aveva una beva elegante e agile, di bella persistenza, con a chiudere una vena ammandorlata, seguita da note agrumate di scorza di limone, poi di nocciola e di burro d’arachidi, quest’ultimi dovuti alla maggioranza di Chardonnay.
La nostra considerazione
Accennata nel sommario, è che la 2021 sia frutto del cambiamento climatico oltre che di condizioni meteo instabili, di un maggior lavoro in vigna e dell’esperienza in cantina nel gestire gli assemblaggi in fase finale. La precedente 2020 le assomigliava per i toni verdi e speziati, con anche qualche assonanza con la 2015. Le altre dalla 2010 alla 2011, dal 2016 al 2019 avevano dei tratti in comune, sia al naso che al palato. Tutte comunque si confermano dei grandi vini, dalla speciale eleganza, armonia, tenuta nel tempo, assolutamente tutte da collezionare!
L’obiettivo di creare di anno in anno un vino capace di rispecchiare il millesimo e di esprimere i valori di Cantina San Michele Appiano, motivo per cui il design dell’etichetta viene per ogni edizione reinterpretato da LifeCircus, ci pare assolutamente raggiunto nelle annate degustate alla masterclass.
Ha poi fatto seguito una cena, firmata da Zur Rose, in cui al nuovo Appius 2021 è stato abbinato un “Consommé di sedano rapa, animelle, orzo perlato, tartufo nero, uovo marinato”, perfetto a nostro avviso per enfatizzarne la sua già speciale piacevolezza.

credit photo @CantinaSanMicheleAppiano







