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I vini di Poderi Luigi Einaudi: classici, moderni e intramontabili
“Una old start up di 125 anni”, sono queste le parole che Matteo Sardagna Einaudi usa per definire Poderi Luigi Einaudi e che sintetizzano al meglio sia il ruolo centrale che questa storica azienda ha sempre interpretato nel panorama vinicolo delle Langhe, del Piemonte e dell’Italia, sia il costante aggiornamento al mutare dei tempi che è stato portato avanti, sotto la sua stretta supervisione, per una rappresentazione più completa del territorio delle Langhe e dei suo vitigni storici.
Un’eredità storica di oltre 125 anni non può che essere il punto di partenza di qualsiasi filosofia produttiva, ma rappresenta un onere di testimonianza, a partire dal nome, quello del primo Presidente della Repubblica Italiana eletto, fra i più importanti economisti e pensatori mondiali del ‘900 e, in campo vinicolo, colui che portò al Quirinale l’attenzione al vino di qualità. In una simile situazione la via più semplice potrebbe essere la costante riproposizione dei fattori che hanno costantemente determinato i buoni risultati aziendali, invece il DNA di Poderi Luigi Einaudi si è sempre alimentato del desiderio di evoluzione, dell’attitudine al cambiamento, della capacità di rinnovarsi e della visione dinamica, caratteristiche che negli ultimi anni hanno trovato un nuovo fondamentale slancio.
L’azienda fu fondata nel 1897 da Luigi Einaudi che prende la decisione di avviarla quando si trasferì a Dogliani da Carrù, siamo nel cuneese, ed entrò in contatto con il vitigno dolcetto che, da grande uomo economico, vide come investimento per ripagare i sacrifici della famiglia che vendette dei terreni per farlo studiare: la terra per la terra. Luigi Einaudi impostò la gestione aziendale secondo i principi della mezzadria, che con il mutare dei tempi sono stati modificati in veri contratti di assunzione del personale che gestisce le cascine: il DNA di adattamento ha consentito di arrivare a possedere tredici cascine e di proseguire nell’agricoltura promiscua che si occupa non solo di vino ma di una filiera più ampia, fino ad arrivare alla produzione delle nocciole in forma indiretta.

Arriviamo ai tempi attuali, ove Matteo Sardagna Einaudi è stato protagonista di un’importante fase di crescita e trasformazione che ha arricchito il parco vigneti con alcuni tra i più importanti cru di Barolo e Barbaresco, che grazie ad importanti investimenti è passato da 47,18 ettari del 2010 agli attuali 56,08 di cui 13,96 dedicati al Barolo. Quattro ettari a Monforte divisi tra Bussia, Gabutti e Dardi, 2,2 ettari nel vigneto Cannubi e 4,8 a Terno, siamo a Barolo, 1,5 ettari a Verduno nel cru Monvigliero, 0,4 ettari a Castiglione folletto cru Villero, 0,5 a Novello cru Ravera, tre ettari a Neive nella denominazione del Barbaresco, che danno origina anche al Langhe Nebbiolo. L’ampliamento dell’anima barolista non ha fatto dimenticare la tradizione del Dolcetto a cui sono dedicati gran parte dei 29 ettari coltivati a Dogliani, patria del Dolcetto forse più celebre. Poderi Einaudi porta avanti con fierezza il più tipico e nobile vino quotidiano piemontese, che, per motivi difficili da comprendere, incontra da qualche tempo il decrescente favore del pubblico, che se assaggiasse i dolcetti di Einaudi modificherebbe la sua opinione, come gli assaggi che di seguito saranno riportati, hanno confermato.
Poderi Luigi Einaudi, sotto la guida di Matteo Sardagna coadiuvato dal “maestro di vite” Znovimir Jurkovic, prima responsabile di cantina e da ottobre 2025 nuovo Amministratore Delegato, ha profondamente ridisegnato l’identità enologica nel solco di una “rivoluzione antica” che coniuga qualità, sostenibilità e identità territoriale. Il percorso di rinnovamento iniziato nel 2016 e fortemente voluto da Matteo ha riscoperto materiali, quali il cemento, che è stato aggiunto al legno e all’acciaio, per esaltare la tipicità, i profumi e concentrare la struttura. La batteria del cemento prevede vasche grezze e vetrificate, con le prime specializzate nella gestione della massa dell’uva e le seconde usate dopo il passaggio in legno, per i vini affinati in questo materiale, per stabilizzare definitivamente il vino prima di essere portato in bottiglia i mesi necessari prima dell’ingresso sul mercato.

Le fermentazioni dei vini rossi è condotta a 32 gradi con costanti rimontaggi e con l’aiuto di lieviti selezionati. Nel caso del Barolo la svinatura avviene dopo tre settimane, una settimana prima il nebbiolo e dopo una sola settimana per il dolcetto. La massa uva è affinata ancora fino a fine anno di vendemmia per poi essere trasferita in legno o in altro materiale. Tutti in vini affinano in bottiglia prima di essere messi sul mercato. In riferimento al Barolo, dopo l’affinamento in legno il prodotto torna in cemento, per la stabilizzazione, e infine va a riposare in bottiglia.
L’ambizioso obiettivo è di vinificare in vasche specifiche ogni singola parcella e ogni cru, obiettivo non completamente percorribile causa la mancanza di spazio per le vasche di cemento che ancora servirebbero, a testimoniare la chiara filosofia aziendale di fare vini che rappresentino l’identità del vigneto e dello specifico terroir di provenienza, anche nel caso delle vigne più giovani e del Langhe Nebbiolo e del Dolcetto, proponendo al mercato vini identitari, che possano essere bevuti subito grazie alla loro piacevolezza e facilità di beva e che possano anche essere attesi perché gli anni che trascorreranno li renderanno più interessanti nella forma di vini affinati.
Poderi Luigi Einaudi crede tantissimo nella ricerca e sviluppo: a Cascina Tecc, la sede principale, hanno messo a dimora ciò che chiamano “Arcipelago” dove allevano i diversi cloni dei vitigni aziendali, e non solo, e dove raccolgono i dati climatici forniti dalla stazione meteorologica. I risultati sono analizzati per comprendere come i cloni reagiscono al cambiamento climatico, leva principale su cui agire per indirizzare le scelte produttive future.
Il dolcetto Poderi Luigi Einaudi
Dogliani Docg 2024
100% dolcetto. Le uve provengono dalle vigne più giovani che si trovano intorno alla proprietà Tecc. Solo acciaio, niente cemento. Rubino brillante. Il fruttato di ribes e susine spicca subito al naso, poi l’olfatto si arricchisce della violetta e dei fiori rossi freschi. Assaggio di medio corpo, fresco, saporito, immediato, gioviale, tipico finale leggermente ammandorlato. Ottimo vino quotidiano, nobile nella sua quotidianità. Trova la sua massima espressione con il cibo.

Dogliani Docg Superiore Madonna delle Grazie Vigna Tecc 2022
100% dolcetto. Le uve provengono da tre particelle delle vigne più vecchie che si trovano intorno alla proprietà, esposte a sud sud-est su suoli di calcare e arenaria. Rispetto al fratello minore si ricerca una maggiore concentrazione. Una settimana di fermentazione, poi affina 12 mesi in vasche di acciaio e botti grandi di legno. Rubino con qualche riflesso porpora. I profumi sono freschi, ricchi, con intense note fruttate di ciliegia, susina, sottobosco e foglie secche. Qualche soffio balsamico. Anche al palato il gusto è intenso, pieno, gradevolmente tannico, sapido e con un finale che si allunga sulle note fruttate. Corpo maggiore rispetto al Dogliani classico. Buono e varietale.

Il nebbiolo e il Barolo di Poderi Luigi Einaudi
Langhe Doc Nebbiolo 2024
100% nebbiolo. Uve dalle vigne più giovani di Neive, mentre le più vecchie sono destinate al Barbaresco. Suolo costituito di marne che regalano concentrazione, eleganza e finezza. Vino elegante e preciso, delineato in ciascuna delle sue componenti organolettiche. Bottiglia già pronta per essere gustata ma che può essere attesa per altri cinque anni almeno. Fermenta in acciaio, poi affina per 12 mesi in botti di legno, infine alcuni mesi in bottiglia. Rosso rubino con unghia granata. Bouquet olfattivo netto ed elegante di lampone e mirtillo, che si coniugano allo sfondo speziato. Leggermente ematico. Poi giungono alcune note balsamiche. Sorso di medio corpo, piacevole, equilibrato, dinamico e scorrevole. Tannini fitti e setosi. Finale fruttato molto piacevole.

Barolo Docg Ludo 2021
100% nebbiolo. Uve che provengono dai filari più giovani di quattro cru, Gabutti e Bussia a Monforte d’Alba, Terlo a Barolo e Monvigliero a Verduno. Fermentazione in cemento e affinamento di 30 mesi in legno grande. Granato fitto e luminoso. Bouquet olfattivo preciso e diretto di fragoline di bosco, tartufo e sottobosco, sentori vegetali, mentolati su uno sfondo speziato e lievemente minerale di grafite. Al palato si presenta snello, molto piacevole, abile nell’alternare un gustoso e morbido tannino alla dinamica freschezza. Grande bevibilità. Un sorso tira l’altro.

Barolo Docg Bussia 2021
100% nebbiolo. Fermentazione in cemento e affinamento in legno grande per 24 mesi. Rubino brillante. Il profilo olfattivo si caratterizza per il sussurro iniziale che prelude ai toni più alti successivi, e per la dinamicità che prima fa percepire sensazioni di violetta in caramellina Leone, poi cenni di rosa fresca, amarena macerata, leggeri soffi mentolati. Il sorso è invece subito deciso, imperioso, reso elegante dal cesellato tannino che lavora sinergico con la freschezza, alimenta la struttura e allunga il finale che ripropone la frutta rossa. Barolo di grande razza.

Barolo Docg Cannubi 2021
100% nebbiolo. Fermenta in acciaio e cemento. Macerazione di circa 25 giorni, poi affina in legno per 18 mesi. Infine lunga sosta in bottiglia. Rosso granato. Profilo olfattivo di bacche rosse, intense note speziate di pepe nero, chiodi di garofano, sul finale il naso percepisce il goudron e il sottobosco. Infine esplode la parte floreale rossa. Al palato si presenta robusto, avvolgente, elegante, i tannini ben integrati guidano il sorso e assicurano la persistenza finale. Sinergia tra eleganza e struttura ai massimi livelli.
Barolo Docg Cannubi 2013
100% nebbiolo. È molto interessante degustare questo Barolo prodotto prima del nuovo processo produttivo senza l’apporto delle vasche di cemento. La bottiglia era stata aperta tre giorni prima, ma il vino non mi sembra stanco, anzi. Rosso granato con qualche nota aranciata. Ammalianti i profumi balsamici e di rosa canina, che invitano a scoprire la ciliegia, la prugna e le evoluzioni di tabacco, liquirizia e cacao. Si percepisce ancora il floreale di viola ma in caramella gommosa. Sorso appagante, fine, armonico, sostenuto dai tannini morbidi e dalla struttura. Vino maestoso. Un vino con una capacità d’invecchiamento ben al di sopra della media. Mi domando dove potrà arrivare il Cannubi prodotto con il nuovo processo aziendale e mi rispondo: “molto lontano”.

I vini di Poderi Luigi Einaudi raccontano i terroir in profondità, senza artifici, valorizzando la personalità di ogni cru e la sua naturale eleganza. Poderi Luigi Einaudi è oggi riconosciuta tra i più autorevoli produttori di Barolo, con vini capaci di coniugare profondità, eleganza e una straordinaria longevità. L’anima barolista convive con la produzione che esalta le caratteristiche delle proprie terre e che valorizza i vitigni autoctoni con tecniche moderne e scelte sostenibili. Il pensiero non può che andare al dolcetto, vitigno tradizionale piemontese che, per motivi spesso difficili da comprendere, non è più facile vendere. Però i Dogliani di Matteo Sardagna Einaudi viaggiano in una categoria superiore e i risultati sono ampiamente positivi.







