Cosa succede quando il mondo del vino incontra quello monastico?

Abbazia franciacorta_evidenza

Tempo di Lettura: 4 minuti

Cosa succede quando il mondo del vino incontra quello monastico, accademico e culturale in un luogo ricco di storia e spiritualità come il Convento della Santissima Annunciata di Franciacorta? 

Sabato 4 ottobre 2025 abbiamo avuto la fortuna di scoprirlo, grazie al convegno “La cultura del vino e l’identità dei territori”, promosso da Vini d’Abbazia e dalla Fondazione Vittorio e Mariella Moretti. Un appuntamento che non è stato solo un incontro, ma una vera e propria esperienza di ascolto e condivisione, immersi nella natura, nel sapere e nella bellezza.

La giornata si inseriva all’interno del programma Come in famiglia”, una rassegna di eventi aperti al pubblico organizzata dalla Fondazione: laboratori, cammini nel verde, letture, incontri e momenti di riflessione, tutti pensati per riscoprire la dimensione della comunità, della spiritualità e del contatto con la natura. Il tutto in un contesto di rara suggestione, dove ogni pietra e ogni vite raccontano una storia di accoglienza e cultura.

Un luogo, una famiglia, una visione

Relatori convegno Vini d'Abbazia 4 ottobre 2025
Relatori convegno Vini d’Abbazia 4 ottobre 2025

Ad aprire la giornata sono stati Valentina Moretti, consigliere delegata della Fondazione, e Vittorio Moretti, presidente. Parole sentite, personali, che hanno messo subito al centro il senso profondo di questa iniziativa.

Valentina ha accolto così il pubblico:
Questo è un luogo meraviglioso, profondamente legato alla nostra famiglia. Aprirlo alla comunità significa stimolare la condivisione, come si fa in famiglia: ascoltarsi, stare insieme, prendersi tempo. La natura ci insegna proprio questo, e ci ricorda i valori che ci uniscono e danno senso alla vita.
A lei ha fatto eco il padre, Vittorio Moretti:
Il Convento rappresenta per me un ideale di armonia tra vita e lavoro. Con la nostra Fondazione ce ne prendiamo cura per restituirlo come centro di cultura, accoglienza e riflessione. Le abbazie non sono solo testimonianze del passato, ma luoghi carichi di futuro.

Il sostegno delle istituzioni

Anche il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha voluto far sentire la vicinanza del Governo attraverso un messaggio video, nel quale ha sottolineato il valore culturale e agricolo delle abbazie:
 
Ringrazio frati e monaci che, con Vini d’Abbazia, custodiscono tradizioni che parlano di cultura e conoscenza. Le abbazie sono da secoli esempi di qualità, cura del territorio e creazione di valore. Vogliamo continuare a sostenere chi, come loro, preserva e valorizza il patrimonio culturale ed enogastronomico italiano.

Racconti di vita, vite e vino

Da lì ha preso il via un dialogo appassionato e profondo tra enologi, monaci, studiosi e produttori. Storie di luoghi dove la spiritualità si intreccia con la terra, e dove il vino non è solo un prodotto, ma una forma di espressione identitaria. Renzo Cotarella, Amministratore Delegato di Marchesi Antinori, ha raccontato l’esperienza di Badia a Passignano:
 Nel 1983, all’interno della Badia, fu ritrovata una vite millenaria. Da lì abbiamo iniziato un percorso in cui arte, storia, innovazione e viticoltura convivono. L’Osteria di Passignano, in dialogo con i monaci, propone un’esperienza che valorizza la bellezza e il rispetto della storia.
WaldbothDirettore Marketing dell’Abbazia di Novacella (Bolzano), fondata nel 1142, ha ricordato quanto la vocazione monastica sia legata alla responsabilità verso le generazioni future:
La nostra longevità? Il fatto stesso di essere un’abbazia. La sostenibilità fa parte del nostro DNA: ogni scelta è fatta pensando a ciò che trasmetteremo alla prossima generazione.
Manfred Bernard, enologo e direttore della Cantina Convento Muri-Gries, ha affrontato il tema della viticoltura come garanzia di continuità per la vita monastica:
La tradizione ci parla di stabilità. Oggi, anche per noi, è necessario ripensare il futuro. La viticoltura può essere una risposta concreta, come bene culturale, identitario ed economico.
Don Stefano Visintin, dell’Abbazia di Praglia, ha offerto una riflessione intensa sul significato spirituale del vino:
Nel passato, il vino era alimento, elemento liturgico e medicamento. Era un modo per sostenere la vita. Oggi, può diventare uno strumento per trasmettere valori come il rispetto per la natura, per il lavoro e per il consumatore.
Don Andrea Santus, dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, ha parlato del legame tra produzione e liturgia:
Il vino ha per noi un significato profondo. È il frutto della nostra terra, del nostro lavoro e della nostra preghiera. Usarlo nella celebrazione della Messa è qualcosa di intensamente simbolico.
Fratel Michele Badino, del Monastero di Bose, ha portato un’esperienza concreta e toccante:
 Abbiamo recuperato un vitigno storico abbandonato da oltre cinquant’anni. Lo coltiviamo in modo biologico, rispettando l’ambiente. Ogni anno la vite ci dona uva, che diventa vino. Ed è un dono che crea comunione e fraternità.
Abbazia Franciacorta_Padre Antonio Bran, Don Andrea Santus, Padre Luigi Cavagna e Padre Stefano Visintin
Padre Antonio Bran, Don Andrea Santus, Padre Luigi Cavagna e Padre Stefano Visintin

Il sapere come radice e orizzonte

A completare il dialogo, sono intervenuti anche Attilio Scienza, Professore ordinario di Viticoltura all’Università di Milano, e Padre Luigi Cavagna, del Convento francescano di Rodengo Saiano e Rettore dell’Accademia Symposium, a sottolineare l’importanza della formazione, della trasmissione del sapere e del radicamento culturale della viticoltura. A moderare l’incontro, il giornalista Rai Rocco Tolfa, che ha saputo dare ritmo e profondità a un confronto tanto ricco quanto sfaccettato.

Degustazioni tra sacro e sapore

Nel corso della giornata, grazie alla collaborazione con AIS Lombardia, è stato possibile degustare i vini delle abbazie presenti: un vero e proprio percorso enologico tra territori, identità e tradizioni monastiche. Ogni assaggio ha raccontato un pezzo di storia, di lavoro e di fede.

In un momento in cui si parla tanto di sostenibilità, identità e ritorno alle radici, questo convegno ci ha ricordato che il vino può essere molto più di un prodotto da bere: può essere un simbolo, un’eredità viva, un ponte tra spiritualità e territorio. Un vino che non è solo buono, ma che ha qualcosa da raccontare. E che merita di essere ascoltato.

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