Cantina Cordero di Montezemolo, tra storia e degustazione

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Cordero di Montezemolo: radici, tradizione, simboli e grandi vini

Non trovo migliore presentazione della Cantina Cordero di Montezemolo delle parole di Alberto Cordero di Montezemolo, che insieme alla sorella Elena rappresenta la diciannovesima generazione della famiglia.

“La nostra cantina rappresenta molto più di un luogo di produzione vinicola: è l’espressione viva di una tradizione familiare che si tramanda con orgoglio da generazioni. La famiglia Cordero di Montezemolo ha sempre sentito la responsabilità e l’onore di custodire un patrimonio culturale e territoriale unico, fatto di passione, rispetto per la terra e profondo legame con il paesaggio delle Langhe”.

Prosegue Alberto Cordero di Montezemolo:

“Ogni bottiglia nasce da un’attenta e sapiente lavorazione, che non si limita a seguire le mode o le tendenze del momento, ma che cerca invece di valorizzare l’identità autentica del nostro territorio, interpretandola in modo personale e sincero. Siamo consapevoli che il nostro ruolo vada ben oltre la produzione del vino: siamo parte attiva di una comunità che crede nella valorizzazione del territorio, nella sostenibilità ambientale e nel mantenimento di tradizioni che raccontano la storia di queste colline”.

Le radici 

Quelle della Cantina Cordero di Montezemolo affondano nel 1340, quando Pietrino Falletti, a seguito di un prestito alla città di Alba, ricevette in dono vasti terreni collinari, che la famiglia custodì per secoli. Nel 1800, alcuni rami della famiglia permutarono le proprietà collinari con altre in pianura, ma conservarono gelosamente il colle del Monfalletto, a La Morra, pregiato fondo a vocazione viticola, riservandolo alla loro mensa e a quella degli abitanti locali.

Le prime vinificazioni per il commercio avvennero tra il 1830 e il 1840, grazie a Giacinto Massimiliano Falletti di La Morra e Roddello e poi alla vedova del figlio Costanzo, Eulalia Dalla Chiesa di Cervignasco, che ampliò i vigneti e le cantine, diffondendo il vino anche oltre i territori sabaudi. La figlia Luisa Falletti portò avanti l’opera fino alla sua scomparsa, nel 1941, anno che segna il termine della dinastia dei Falletti. Le proprietà passarono al nipote Paolo Cordero di Montezemolo, unico erede, che sin da giovanissimo coadiuvava la nonna nella gestione del fondo. Con i Cordero di Montezemolo la tradizione vinicola si consolida, si rinnova e si proietta nel futuro. La famiglia, originaria di Mondovì, nel cuneese, ha lasciato un segno profondo nella storia piemontese. Militari, diplomatici, editori: Baldassare, nel 1472, fu tra i primi a introdurre la stampa nel Ducato di Savoia, i Cordero di Montezemolo hanno sempre creduto nelle tradizioni, da aggiornare costantemente, e proseguono oggi, sotto la guida di Alberto e Elena, a gestire la terra e la viticoltura seguendo il percorso tracciato. 

La filosofia produttiva

Nel 1979 Giovanni Cordero di Montezemolo, il padre di Alberto e Elena,  compie una scelta in controtendenza rispetto alle logiche produttive del tempo: sposta il centro dell’operatività nella Tenuta Monfalletto, dove costruisce la nuova cantina, ben integrata nel bel paesaggio, dal centro di La Morra. La decisione avrà ricadute importanti. In primo luogo permette un lavoro agronomico più preciso e coerente sui 28 ettari compatti e continui di vigneto che circondano la tenuta, riducendo gli spostamenti e facilitando interventi tempestivi. Gli altri 27 ettari della proprietà sono suddivisi in cinque località di pregio: Alba, frazione San Rocco Seno d’Elvio, Castiglione Falletto, nello storico cru Villero, 2 ettari acquistati nel 1965 da Paolo Cordero di Montezemolo, primo intervento innovativo, Guarene, Cherasco e Rodello. Tutti i vigneti di proprietà hanno conformazione ampia e continua, situazione di marcata differenza dal mosaico frammentato che contraddistingue gran parte del territorio delle Langhe, situazione che rafforzerà l’efficacia della conduzione biologica, scelta con grande consapevolezza.

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L’approccio nel vigneto sceglie di intervenire solo se serve, esclude la chimica di sintesi per preservare la vitalità dell’ambiente, i suoli vengono arricchiti con sovesci mirati, fertilizzazioni organiche e compostaggio con letame bovino ed equino. Tra i filari oltre 100 casette per gli uccelli utili a contenere gli insetti dannosi oltre alla diffusione di ormoni per ostacolare la riproduzione di questi ultimi. Le lavorazioni sono quasi interamente manuali e condotte da dipendenti diretti che garantiscono non solo continuità di interventi ma anche qualità dell’esecuzione per la profonda conoscenza del vigneto.

In cantina l’azienda pratica una sostenibilità concreta: l’intero processo di vinificazione è orientato al minimo impatto ambientale: ridotto consumo energetico, recupero delle acque, utilizzo responsabile delle risorse e attenzione continua alla salubrità degli ambienti di lavoro. L’intervento umano è sempre calibrato, misurato, volto a proteggere ciò che la natura ha già fatto bene. L’affinamento non segue schemi rigidi ma viene modulato in base alla natura dell’annata, come ogni altra scelta enologica. L’approccio utilizza il cemento naturale, l’acciaio e il legno. 

Non esiste una percentuale predefinita di affinamento in legno. Non lavoriamo per formule o tendenze, ma per rispetto della materia e dell’identità di ogni singola cuvée –  spiega Alberto Cordero di MontezemoloC’è una componente quasi sartoriale nel nostro modo di fare vino: ogni decisione, dalla scelta del contenitore all’affinamento, nasce dall’ascolto del vino stesso. Non rincorriamo mode, non cerchiamo omologazione: vogliamo che ogni etichetta sia fedele al luogo, all’annata e alla nostra visione. L’obiettivo non è stupire, ma durare.

Il Barolo, in particolare, viene tenuto in legno per il minimo indispensabile: 18-22 mesi al massimo. L’imbottigliamento avviene per grandi lotti omogenei, garantendo la coerenza sensoriale del vino. L’affinamento in bottiglia è prolungato, 18-20 mesi, per permettere al vino di esprimere complessità e maturità.

L’attitudine all’innovazione e alla ricerca portò Paolo Cordero di Montezemolo, negli anni ’70, nel cuore della collina Monfalletto, a dare vita ad una vigna sperimentale di Nebbiolo, gestita in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino. Cinque filari all’interno di un appezzamento più ampio, dove furono impiantati oltre 70 cloni diversi di Nebbiolo, selezionati in tutto il Piemonte. Il progetto fu ambizioso: ogni clone veniva osservato, vinificato in micro-lotti, confrontato. Dopo anni di studio e paziente osservazione, furono identificati due cloni particolarmente promettenti, che divennero negli anni successivi la base genetica per il reimpianto di molte vigne in Langa e non solo. 

I simboli

Sulla sommità del colle Monfalletto, svetta maestoso un cedro del Libano, molto famoso in Langa e molto fotografato. Fu piantato nel 1856 da Costanzo Falletti di Rodello e dalla moglie Eulalia Dalla Chiesa in occasione delle loro nozze. Quel grande albero svetta sul paesaggio quale custode della tenuta, emblema della sua storia e della sua identità.

La famiglia Cordero di Montezemolo gli riserva una cura attenta e costante: un team di agronomi e specialisti monitora regolarmente lo stato di salute dell’albero, intervenendo con trattamenti mirati, consolidamenti strutturali e potature specialistiche, per garantirne la stabilità e la sopravvivenza. Tutelare il Cedro significa, per la famiglia, tutelare la propria identità. 

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Il Barolo Riserva Gorette è un vino iconico, realizzato solo nei millesimi migliori. Ogni bottiglia, rigorosamente in formato magnum, numerata a mano, è pensata per chi sceglie di riscoprire un rapporto diretto, autentico, tra produttore e appassionato. Il Gorette rinnova la tradizione delle selezioni private nate negli anni ’50, quando il vino più prezioso era custodito per pochi e raccontava l’anima più intima di una famiglia e del suo vigneto. È il produttore a decidere se un’annata è degna di diventare Gorette. Solo quando la vendemmia da una micro selezione di filari sotto il Cedro del Libano colpisce per profondità e armonia si avvia il lungo percorso di affinamento. Prima il legno, per due anni, poi il riposo silenzioso in bottiglia, per almeno sei. Il Gorette è venduto solo in cantina: dal 1998, il progetto è cresciuto in silenzio, fino a diventare un piccolo culto tra gli appassionati: una comunità silenziosa, fatta di legami più che di numeri.

La degustazione

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Degustazione in ordine di descrizione

Langhe Arneis 2024

Nasce da una selezione di parcelle tra La Morra, Alba, Guarene e Castagnito: un mosaico di luoghi a cavallo tra il Roero, caratterizzato da suoli più sabbiosi e microclima caldo, e i suoli e il clima della zona del Barolo, che conferisce equilibrio, complessità e freschezza.

Vinificato esclusivamente in acciaio, fermenta lentamente a basse temperature, per poi riposare sulle fecce fini fino alla fine dell’inverno. Paglierino denso e brillante. Naso di fiori di camomilla, salvia, pesca di vigna, frutta tropicale e gesso. Sorso appagante, fine, piacevole, sui ritorni della pesca e della frutta tropicale. Chiusura lunga, fresca e sapida. Per stare in buona compagnia.

Dolcetto d’Alba 2024

È stato il primo vino prodotto nella Tenuta Monfalletto, in pieno rispetto della tradizione piemontese che identifica il dolcetto come il vino quotidiano, che ha sempre accompagnato i pranzi e le cene, anche in casa Montezemolo. Le vigne si trovano a La Morra e ad Alba. Vino semplice, immediato, molto piacevole, trabocca di fiori e frutta al naso e al palato. Sorso diretto, spensierato, scorrevole, che invita alla convivialità. A fine pasto la bottiglia è finita senza dubbio alcuno.

Langhe Nebbiolo 2024

Alberto Cordero di Montezemolo precisa che il nebbiolo deve essere varietale, identitario, piena espressione del territorio. Questo nebbiolo è un invito a scoprire l’eleganza e la complessità di questo nobile vitigno in una versione più giovane, disinvolta ma identificativa delle sue caratteristiche.

Le uve provengono da vigneti di Alba, Cherasco e da una selezione di piante giovani situate nei cru destinati al Barolo. Le fermentazioni più brevi, le basse temperature, le macerazioni contenute, l’impiego di acini interi per il 20% della massa e l’affinamento solo in acciaio e cemento regalano un nebbiolo dalla personalità nitida e luminosa: rubino brillante, note di lampone e ciliegia croccanti, rosa, viola, pepe bianco. Al palato la progressione gustativa è lineare, slanciata, equilibrata dall’ottima sinergia tra la struttura snella e il tannino fine e ben distribuito. Un nebbiolo nobile e quotidiano. 

Barolo Monfalletto 2021

Nasce dall’unione di tutti gli appezzamenti aziendali situati a La Morra, ad eccezione di alcune selezioni destinate al cru Gattera e alla Riserva Gorette. Ogni porzione del vigneto viene raccolta separatamente, seguendo i tempi della natura e delle singole esposizioni; ogni lotto viene vinificato e affinato autonomamente, per poi trovare un’unità stilistica solo al momento dell’assemblaggio finale. Macerazione e fermentazione in acciaio e cemento per circa 15 giorni; affinamento in legno per circa 19-22 mesi a seconda della particella di provenienza. Un anno in bottiglia prima della commercializzazione.

Splendida tonalità rosso granato. Profilo olfattivo preciso di lampone, mora, ciliegia, foglie di tabacco biondo, cacao, contornati dalla violetta e rosa fresca. Al palato si presenta avvolgente, di struttura ampia ma non invadente, con tannini delicati che sostengono il sorso e guidano la persistenza. Il risultato è un Barolo equilibrato, avvolgente, già ottimo nella sua giovinezza, ma capace di accompagnare il passare del tempo. Gran compagno del cibo.

Barolo Gattera 2021 

Nasce da viti che hanno più di cinquant’anni e che si trovano in alcune delle zone più vocate dell’omonimo cru di La Morra, sul colle Monfalletto. La collina Gattera è  complessa, articolata, e la famiglia l’ha suddivisa in otto sezioni distinte per epoca d’impianto, esposizione, suolo e microclima. Solo due di queste sezioni, dove le piante più anziane offrono frutti intensi e fini, vengono scelte per dare vita a questo Barolo profondo, fine e concentrato. Fermentazione e macerazione per circa 15 giorni in acciaio. Affinamento in legno, rovere francese e di Slavonia, per 18-20 mesi. Ulteriori 18-20 mesi di riposo in bottiglia.

Rosso granato. Bouquet olfattivo di ciliegia, lampone, mora, sigaro, liquirizia, caffè, cacao, caramella Leone di viola. Sorso di corpo, elegante, con tanta materia, dalla progressione gustativa costante. Tannini fini ed eleganti che allungano il morbido finale. Vino di armonia e carattere. 

Barolo Enrico VI® 2021

È l’unico Barolo che nasce lontano dal Monfalletto, nel cru Villero di Castiglione Falletto, in una delle menzioni geografiche più prestigiose della denominazione, su un versante esposto a sud-ovest a circa 300 metri d’altitudine.

Il suo nome è un omaggio doppio: a un figlio, il sesto, Enrico, e a un vigneto acquistato nel 1965 da Paolo Cordero di Montezemolo, che decise di legare per sempre due eventi memorabili in un’unica etichetta. Processo produttivo analogo al Barolo Gattera. Siamo di fronte ad un Barolo austero, profondo, di colore granato fitto, molto luminoso. Il profilo olfattivo è molto complesso e deciso: mora e fragola mature, tabacco scuro, bacche di ginepro, resina di pino, viola, terra bagnata, soffi mentolati ed erbe officinali. Il sorso è di volume, pieno, strutturato, complesso, con un’imponente progressione gustativa, che si appoggia alla trama tannica fine e sontuosa. Finale lunghissimo. Un campione.

Barolo Enrico VI 1987

Uno splendido esempio di come si può portare bene l’età senza perdere l’identità. L’Enrico VI 1987 si trova ancora nella piena e aggraziata tarda maturità: colore mattonato ma molto vivo, profilo olfattivo dei tanti tabacchi presenti in una camera umidificata per i sigari da collezione, fiori secchi lasciati da tempo a impreziosire gli ambienti di casa, gommosa di liquirizia, mora e visciole sotto spirito, pain d’epices alsaziano. Anche il sorso è vivo, scorrevole, i muscoli sono ancora presenti come i morbidi e lievi tannini. Da degustare per rendersi conto quanti anni possono reggere i grandi vini.

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Barolo Enrico VI 1987

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