Pievalta e il Verdicchio

Pievalta_evidenza

Tempo di Lettura: 7 minuti

Verdicchio Castelli di Jesi Riserva San Paolo, outstanding actor nel cast del romanzo di Pievalta  

Non mi piacciono le classifiche sul miglior vitigno autoctono italiano, sia rosso sia bianco, però se fossi costretto a partecipare a questo gioco, nel caso dei bianchi, il Verdicchio, insieme al Fiano, parteciperebbe di diritto alla gara per i primi tre posti, a mio modesto parere. Ho quindi trovato molto affascinante la storia della piccola azienda vinicola Pievalta, che potrebbe ispirare un romanzo o un film sulle seconde possibilità o sul desiderio di cambiare vita, azienda agricola nata grazie alla visione di Silvano Brescianini, tra i più importanti produttori di Franciacorta, che ha voluto misurarsi con questa grande uva autoctona bianca italiana. Forse Silvano Brescianini l’aveva sempre saputo che sulle dolci colline marchigiane dalle meravigliose tinte pastello fosse possibile produrre un vino davvero ottimo; forse galeotto fu il paesaggio, che a Pievalta è importante perché ne suggerì il nome e fornì l’immagine, rappresentata dall’iconica figura stilizzata in tutte le etichette, della pieve che dalla cima del poggetto svetta sovrastando la cantina, paesaggio talmente bello che mi raccontano che qualche visitatore, ammaliato dalla bellezza del luogo, scomoda le rime dell’Infinito di Giacomo Leopardi.

Il legame di Brescianini con le colline dei Castelli di Jesi è profondo, avvolgente:

Dico spesso a mia moglie che un giorno potremmo anche andarci a vivere” racconta, aggiungendo: “C’è un patrimonio inespresso pazzesco che diverrà sicuramente mainstream: i Castelli esistono per davvero e questa terra magica fa nascere un’uva che può dare un vino armonioso, elegante, potente e senza dubbio affascinante. C’è cultura di cibo e dell’accoglienza. Abbiamo sempre creduto nel potenziale di questo vitigno, tra gli autoctoni più importanti d’Italia e l’abbiamo fatto continuando ad investire nelle eccellenze di Cupramontana e Montecarotto. Vent’anni dopo dico che abbiamo fatto bene a puntare sul Verdicchio e su queste colline, ma ammetto che non è stato facile.

È il  2002 quando Barone Pizzini punta sul Verdicchio dei Castelli di Jesi e acquista i primi 24 ettari a Maiolati Spontini. Ad Alessandro Fenino, enologo con alle spalle alcune vendemmie in Franciacorta, viene adata la direzione del progetto, aancato dall’agronomo Pierluigi Donna. Fenino inizia subito la la conduzione biologica. Il progetto si amplia nel 2003 con altri 5,5 ettari di vigna sul Monte Follonica a San Paolo di Jesi.

Gli inizi di Pievalta furono segnati dalla necessità di invertire la situazione agronomica del vigneto:

I vigneti soffrivano molto, diventavano gialli, avevano un suolo duro come il cemento. Dovevamo cambiare tutto anche stravolgendo la cultura del si è sempre fatto così, ma anche noi dovevamo imparare e capire un territorio diverso, un’uva autoctona che in pianta e in cantina si comportava in un modo diverso rispetto ad altre tipologie. Abbiamo sperimentato e avuto pazienza permettendo alle piante di riabituarsi ad andare da sole. Poi ovviamente pian piano lo stile dei nostri vini è cambiato, diventando, vendemmia dopo vendemmia, più legati al vigneto, che ad oggi ha per la maggior parte una trentina d’anni, più veri, più autentici. Ad un certo punto sembrava anche diverso da quello degli altri, ma proprio perché era il Verdicchio più autentico – ricorda ancora Brescianini.

Pievalta_Da dx - Silvano Brescianini (CEO) + Alessandro Fenino (enologo)
Alessandro Fenino (enologo) – Silvano Brescianini (CEO)

Pievalta non poteva che ereditare la cultura della sostenibilità e del biologico da Barone Pizzini, pioniera da 25 anni in Franciacorta di queste pratiche agronomiche: la biodinamicità è diventata il marchio di fabbrica aziendale, la leva strategica e produttiva per assegnare il massimo tratto di riconoscibilità dei vini. “La biodinamica punta alla salute del suolo e della pianta. Le radici entrano in connessione con la parte minerale del terreno e la riportano nel grappolo” racconta Alessandro Fenino, che prosegue, “Produciamo 150mila bottiglie: siamo piccoli, ma il biodinamico ci ha aiutato a posizionare il vino, proprio perché non eravamo della zona”. Nel 2005 la conduzione biodinamica interessa tutte le vigne di Pievalta.

Il percorso è stato complicato, ma i risultati raggiunti lusinghieri, ne citiamo qualcuno: con la vendemmia 2009 arriva l’Oscar Qualità/Prezzo Gambero Rosso per la Riserva San Paolo, con la 2010 il primo 3 Bicchieri del Gambero Rosso al vino fatto con le uve del solo vigneto di San Paolo sul lato nord-est, che guarda quindi verso il mare Adriatico, del Monte Follonica dove il terreno è arenaria anche se con non trascurabile presenza calcarea. Il vino arriva dall’omonimo comune dove sono situati 5,3 ettari di vigna a 350 slm dai quali nascono solo tredicimila bottiglie ogni anno. Arriva anche il riconoscimento di Bianco dell’Anno al Castelli di Jesi Verdicchio San Paolo ’19, oltre alla conquista della critica internazionale per la straordinaria capacità evolutiva dei millesimi sin dal 2004, la sua prima vendemmia. 

Il progetto prevede anche tanta sperimentazione che porta, dal 2018, ad abbracciare cemento e legni grandi per le vinificazioni e le successive maturazioni. È questa l’autentica chiusura del cerchio alla ricerca della qualità, del rigore stilistico e della sobria eleganza che, in congiunzione con le potenzialità evolutive, fanno diventare il San Paolo un classico in chiave moderna: come quei romanzi che si rileggono continuamente, non stancandosene mai, cogliendone sfumature sempre diverse che sembrava non esistessero prima.

Pievalta_vinificazione_testo

La proprietà è di 43 ettari, di cui 34 vitati e gli altri dedicati al frutteto, cereali e seminativo in pieno accordo con i principi della biodiveristà. La produzione della Cantina è di circa 150.000 bottiglie l’anno. In riferimento al Verdicchio, oltre al già citato “San Paolo” Verdicchio dei Castelli di Jesi Riserva Docg Classico, è d’obbligo ricordare: “Dominè” Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore, un vino vibrante, minerale, quasi gessoso, con rimandi agrumati, un’ottima persistenza e che nasce da una singola vigna del 1965, il cui millesimo 2019 è stato premiato con i 3 Bicchieri in Vini d’Italia del Gambero Rosso; il “Tre Ripe” Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, fresco, agrumato e con un buon finale sapido, il cui nome nasce dall’unione di uve provenienti proprio da tre versanti diversi; e infine il Perlugo Zero VSQ un Metodo Classico da uve Verdicchio con profumi di erbe aromatiche, elicriso e mandorla.

Il San Paolo Verdicchio Castelli di Jesi Riserva Docg Classico

Prima delle note di degustazione di ciascun millesimo assaggiato, qualche parola sulla caratteristica gustativa che più impressiona della Riserva San Paolo di Pievalta: la cesellata progressione gustativa. Il corredo sinergico di acidità e sapidità, che un famoso produttore piemontese etichetta come “freschezza composta”, lavora con ampia dinamicità e si congiunge con la tipica mineralità. Ciò rende elegante il sorso che arriva sul palato dritto, poi si allarga con piacevolezza, infine ti occupa, sempre con grande piacevolezza, il palato e, quando il sorso termina, lascia la bocca pulita e in attesa del prossimo sorso. Infine, la “freschezza composta”rende il San Paolo Castelli di Jesi molto longevo. Un grande vino.

Pievalta - San Paolo Riserva

San Paolo 2022

Paglierino brillante. Profilo olfattivo elegante di bucce di cedro e bergamotto, fiori di camomilla, ginestra, mela annurca, zenzero, salvia fresca, lieve idrocarburo. Anche il sorso è elegante, arriva sul palato dritto, senza tentennamenti, poi inizia la cesellata progressione gustativa prima descritta, che allunga il finale che ripropone l’agrume e il floreale. 

San Paolo 2021

Annata calda e siccitosa, le piante andarono in stress idrico che quasi bloccò il ciclo vegetativo. La maturazione poi ripartì, Alessandro Fenino arriva a parlare quasi di vendemmia tardiva. Paglierino quasi dorato. Fiori di camomilla, ginestra, composta di agrume, salvia fresca. Poi arriva l’idrocarburo. La quasi vendemmia tardiva propone leggere sensazioni di burro e miele. Il sorso è elegante, minerale, caldo, morbido e propone l’ impeccabile sommatoria sinergica tra acidità e sapidità, che si integra con il minerale e allunga il finale sulle note di mandorla tostata.

San Paolo 2019

Annata dal clima equilibrato. Il calice mostra un vino che sfiora la doratura. Ampio il bouquet olfattivo: anice, finocchietto, biancospino, timo, composta di agrumi, fiori di sambuco  e zenzero. Alcune lievissime note speziate che richiamano il pain d’epices alsaziano. Sorso cremoso, equilibrato, con la progressione gustativa che lascia la bocca fresca e sapida. Finale persistente sulla mandorla tostata e le erbe aromatiche.

San Paolo 2016 da Jeroboam

Degustato in abbinamento al pollo in potacchio, piatto tipico della gastronomia di Jesi, con patate arrosto ed erbe strascinate, preparato dalla “Cheffa” Maria Vittoria Griffoni.

Giallo dorato brillante. Dopo nove anni il naso caleidoscopio presenta ampie tracce di freschezza: anice stellato, tè Earl Grey, finocchietto secco, nespole macerate, pietra focaia, grafite, pepe bianco, foglie di tabacco, zenzero zuccherato, ginestra. Al palato si presenta goloso grazie al sostegno della freschezza e della sapidità che bilanciano egregiamente il calore del sorso e l’ampia struttura. La dinamicità del sorso aumenta la percezione della solita progressione gustativa. Scontato il lungo finale. Vino esaltante. 

San Paolo 2015

Giallo dorato luminoso. A dimostrazione della potenziale longevità della Riserva San Paolo, il 2015 si presenta più fresco del 2019. Profuma di biancospino, sambuco e gelsomino, seguono le scorze di cedro, le erbe aromatiche secche, il sacchetto di lavanda e delicate note di mandorla. Ma gli anni hanno anche regalato il tabacco biondo, lo zenzero zuccherato e la radice fresca di liquirizia. Sorso sempre avvolgente, dinamico e cesellato nelle percezioni gustative, fresco, sapido e minerale. Lungo finale sulla mandorla tostata.

San Paolo 2012

Gli anni passano ma il colore resta dorato e luminoso, senza cedimenti. Il profilo olfattivo parla di evoluzione e gioventù che convivono: crosta di pane, composta di cedro, mela grattugiata, semi di finocchietto, bustina di camomilla, pietra focaia, anice stellato, fiori di sambuco, sbuffi balsamici di menta e radice di liquirizia. Il sorso è elegante, di struttura; il corpo dialoga con la sempre presente freschezza alimentata dall’acidità e dalla sapidità. Lungo finale che ripropone le composte di frutta.

San Paolo 2009

Dopo 16 anni chi si attende un vino stanco deve ricredersi. L’oro è brillante, il vivido profilo olfattivo presenta il tartufo, le foglie secche, il fieno secco, garbati sbuffi minerali e idrocarburici, composta di agrumi e delicati pout pourri floreali. Il sorso è ancora molto fresco, quasi erbaceo, sorretto dalla solita freschezza, nonché morbido: lascia un velo glicemico sul palato. Il finale è molto lungo sulla frutta in composta e sull’erbaceo.

Pievalta_chiesa

Il Verdicchio Castelli di Jesi Classico Riserva Docg San Paolo di Pievalta conferma che è difficile trovare un vitigno bianco autoctono italiano che tenga il passo del Verdicchio. 

 

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