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Alto Monferrato, il vino si fa infrastruttura: varato il piano 2026-2028. Dalla demografia al marketing: ecco come rinasce l’economia del territorio
Il 3 marzo 2026 resterà una data spartiacque per le colline dell’Alto Monferrato. Presso il Teatro Ariston di Acqui Terme, si è tenuto il convegno “Il futuro del Monferrato nasce dal vino – Economia, società, paesaggio”, moderato dal giornalista Raffaele Ricciardi, e aperto con i saluti istituzionali della città e della Regione.
Un confronto che ha sancito una svolta politica ed economica fondamentale: l’unione d’intenti tra i tre principali Consorzi di tutela del territorio, andando oltre gli obiettivi della singola denominazione per adottarne una condivisa. Non si è trattato di un semplice incontro celebrativo, ma della presentazione di una roadmap industriale per il rilancio negli anni a venire di un intero ecosistema.
Il patto dei tre Consorzi: «Insieme per vincere la sfida dei mercati»
L’unione tra il Consorzio Tutela Vini d’Acqui, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e il Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg rappresenta una massa critica da 150 milioni di bottiglie.
I tre Presidenti, Paolo Ricagno, Vitaliano Maccario e Stefano Ricagno, hanno espresso una visione comune: proteggere la marginalità della filiera, mettendola nuovamente al centro del sistema vitivinicolo, affrontare il ricambio generazionale e le instabilità geopolitiche mondiali con una voce sola.
Come sottolineato dallo stesso Maccario:
Il Piemonte enologico è un mosaico dove ogni tassello, dalla grande cooperativa al piccolo vigneron, è fondamentale per la tenuta del sistema.

Il dibattito è stato accompagnato dai contributi accademici dell’Università Bocconi. Il Rettore Francesco Billari ha lanciato un monito demografico: il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione nelle province di Alessandria e Asti impongono nuove strategie per la tutela del capitale umano e del ricambio generazionale in vigna. Il vino, in questo senso, deve tornare a essere un settore attrattivo per i giovani, non solo come produttori ma come custodi del paesaggio.
Sul fronte del turismo, la Professoressa Magda Antonioli ha evidenziato il “gap” comunicativo tra il Monferrato e le vicine Langhe. Nonostante il riconoscimento UNESCO dal 2014, il Monferrato deve ancora costruire un brand esperienziale forte. La sfida è intercettare la domanda internazionale consapevole e la Gen Z, proponendo un modello di lusso accessibile e autentico, legato alla comunità locale.
Non solo agricoltura, ma coesione sociale e attrattività turistica
Il cuore tecnico dell’incontro è stata l’illustrazione del piano triennale curato da Andrea Pirola, CEO di WHITEmc e advisor marketing e strategico del progetto, con una strategia articolata in tre fasi. La Ricostruzione, con il consolidamento dell’identità territoriale e protezione del prezzo medio.
L’Espansione, ossia l’intercettazione dei nuovi trend di consumo e del salutismo, e la mixology, per rendere le denominazioni monferrine protagoniste nei contesti informali. In ultimo il Consolidamento, per una fase di export aggressiva supportata da un mix di canali moderni (ambassador, social) e i media classici, come la tv.
Il Modello “Colline e Oltre”. Interessante la case history portata da Matteo Casagrande Paladino, Direttore Generale di Colline e Oltre S.p.A., che ha mostrato come la finanza possa coordinarsi con le istituzioni per generare interventi concreti nel settore alberghiero e ristorativo, offrendo al Monferrato un modello già testato con successo in Oltrepò Pavese.
Il convegno di Acqui Terme ha chiarito che il vino non è solo un prodotto agricolo, ma la spina dorsale della società monferrina. La “Sanità” economica del territorio passa dalla capacità di fare sistema, di innovare i linguaggi e di proteggere la terra. Se il Monferrato saprà essere, come auspicato da Paolo Ricagno, “ambasciatore orgoglioso di sé stesso”, la sfida dei mercati globali potrà essere vinta non più come singoli attori, ma come un’unica, grande regione del vino.







