Tempo di Lettura: 5 minuti
La nota pepata distingue questo “piccolo rosso” delle Langhe. La storia del Pelaverga Piccolo, i suoli di Verduno e i risultati di diciotto assaggi alla cieca raccontano l’identità della denominazione
Diciotto campioni assaggiati alla cieca, un profilo aromatico che alterna frutti rossi, fiori e pepe, e un confronto con la 2024 sul rapporto tra alcol e struttura. La degustazione del Verduno Pelaverga Doc 2025 mette in luce interpretazioni diverse di un rosso che trova nella speziatura uno dei suoi tratti più riconoscibili.
Identità del vitigno, il Pelaverga Piccolo
Nelle Langhe del Nebbiolo, il Verduno Pelaverga Doc rappresenta un’interpretazione originale del territorio. La denominazione interessa il comune di Verduno e parte dei territori di Roddi e La Morra, raggiungendo quote prossime ai 500 metri. Gli studi molecolari hanno inoltre chiarito l’identità del Pelaverga Piccolo, distinguendolo dal Pelaverga Grosso, coltivato nel Saluzzese. Si tratta di un vitigno autoctono con caratteristiche proprie, tra cui il germogliamento tardivo e un ciclo vegetativo che porta generalmente la vendemmia alla seconda metà di settembre. A livello di vinificazione il Verduno Pelaverga Doc prevede almeno l’85% di Pelaverga Piccolo, una resa massima di 90 quintali per ettaro e la commercializzazione a partire da marzo successivo alla vendemmia.
Pelaverga Piccolo ha conquistato un’identità propria grazie al lavoro di pochi produttori. Negli anni Cinquanta e Sessanta, la Comm. G.B. Burlotto ne manteneva viva la vinificazione in purezza, con una produzione inferiore alle mille bottiglie annue. Nel 1972, il Castello di Verduno avviò nuovi impianti dedicati al vitigno, seguito da altre aziende. Il riconoscimento della Doc nel 1995 e la nascita dell’Associazione VerdunoèUno, costituita formalmente nel 2000, hanno consolidato questo percorso di recupero e valorizzazione. Oggi l’associazione riunisce diciannove produttori, impegnati a preservare e promuovere il Verduno Pelaverga Doc.

Gli interpreti
L’Associazione VerdunoèUno riunisce diciannove realtà storiche ed emergenti che contribuiscono alla valorizzazione del Verduno Pelaverga Doc:
Arnaldo Rivera; Bel Colle; Cadia; Cantina Terre del Barolo; Cantina Massara Gian Carlo Burlotto; Cascina Massara Burlotto; Castello di Verduno; Comm. G.B. Burlotto; Fratelli Alessandria; Gian Luca Colombo (Segni di Langa); I Brè; Morra Diego; Poderi Luigi Einaudi; Poderi Roset; Ramello Gianni; Reverdito Michele; San Biagio; Scarpa; Sordo Giovanni.

Il territorio di Verduno: suoli, clima e caratteristiche del vino
Il territorio di Verduno presenta due versanti con caratteristiche geologiche differenti, che contribuiscono alla varietà delle condizioni di coltivazione.
- Il quadrante orientale (Marne di Sant’Agata Fossili): caratterizzato da formazioni tortoniane, presenta suoli calcarei ricchi di limo e argilla, generalmente chiari, poco profondi e con una limitata disponibilità idrica. Il paesaggio richiama per alcuni aspetti quello delle aree del Barolo.
- Il versante occidentale (Vena del Gesso e Cassano Spinola): risalente al Messiniano, presenta affioramenti di solfato di calcio, poco comuni nelle Langhe. I suoli sono generalmente più profondi e capaci di trattenere l’umidità, con caratteristiche di fertilità differenti rispetto al versante orientale.
Anche la vicinanza del fiume Tanaro influisce sul microclima. La conformazione della collina favorisce le brezze serali e le escursioni termiche, mentre la ventilazione contribuisce ad asciugare la vegetazione. In presenza di föhn, il vento caldo e secco, questo effetto può essere ancora più evidente. Suoli diversi, condizioni climatiche e gestione del vigneto concorrono così a definire il profilo del Verduno Pelaverga, un rosso delle Langhe che trova nella nota pepata il suo segno distintivo.
Rotundone: perché il Verduno Pelaverga ha note pepate
La nota di pepe è il tratto più riconoscibile del Verduno Pelaverga. La sua origine è legata al rotundone, una molecola aromatica presente in diverse varietà vegetali e responsabile delle caratteristiche note pepate. La soglia di percezione olfattiva è molto bassa, intorno ai 16 nanogrammi per litro; nei campioni della Doc, i valori indicati oscillano generalmente tra 40 e 70 ng/l, con picchi vicini a 120 ng/l.

La presenza del rotundone varia in base alle condizioni climatiche e alla gestione del vigneto: temperatura, il caldo eccessivo può limitarne la formazione, soprattutto quando gli acini superano i 25 °C durante la maturazione; maturazione, il composto si accumula soprattutto nella buccia dell’acino, in particolare tra il 45° e il 55° giorno dopo l’invaiatura, quando gli acini iniziano a cambiare colore; gestione della vigna, ombreggiamento adeguato, controllo della vegetazione e disponibilità idrica possono favorirne la concentrazione, influenzando l’intensità della nota pepata.
Annata 2025: produzione e andamento climatico
Il 2025 segna una crescita per il Verduno Pelaverga Doc, i vigneti rivendicati raggiungono 38 ettari, la massa vinificata supera i 2.000 ettolitri e il potenziale produttivo arriva a 274.345 bottiglie, con una resa media di circa 54 hl/ha.
La stagione ha alternato piogge abbondanti e temperature elevate, con condizioni favorevoli nella fase finale della maturazione.
- L’avvio primaverile: aprile ha registrato oltre 220 mm di pioggia, contribuendo a ricostituire le riserve idriche del terreno in vista dell’estate.
- L’estate anticipata: giugno è stato particolarmente caldo, con temperature medie superiori di 3,4 °C rispetto ai valori di riferimento. Lo sviluppo delle viti ha anticipato di circa due settimane le consuete fasi vegetative. Luglio e agosto sono rimasti caldi, ma senza ondate di calore prolungate, alternando le temperature elevate a precipitazioni regolari.
- Il raccolto: settembre asciutto e soleggiato, con notti fresche, ha favorito la raccolta di uve sane e omogenee, anticipata rispetto alle tempistiche storiche.
Degustazione Verduno Pelaverga 2025

I campioni di Verduno Pelaverga Doc 2025 assaggiati alla cieca restituiscono un quadro variegato, nel quale i richiami floreali e i frutti rossi, dalla fragolina di bosco alla marasca, si intrecciano con la tipica impronta speziata del vitigno. A cambiare da un campione all’altro sono soprattutto il peso del tannino, la percezione dell’alcol e il modo in cui questi elementi si inseriscono nel sorso. Le differenze non riguardano soltanto l’intensità, alcuni vini puntano sulla snellezza e sulla freschezza, altri mostrano una trama più fitta e una maggiore presenza al palato. A fare la differenza è la capacità di mantenere leggibili le diverse componenti, senza che il calore alcolico o il tannino prendano il sopravvento.
Il confronto con l’annata precedente
Nel confronto con la 2024, uno degli aspetti più interessanti della 2025 è proprio il diverso rapporto tra alcol e struttura: nella maggior parte dei campioni, la componente alcolica risulta meno evidente e meglio inserita nell’insieme. Il frutto conserva vivacità e sostanza, mentre la nota pepata cambia intensità e si accompagna, in proporzioni diverse, ai profumi floreali e fruttati.







