Barone Pizzini, raffinato e innovativo produttore di Franciacorta

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Tempo di Lettura: 8 minuti

L’affascinante sinfonia aromatica e gustativa della Riserva Bagnadore

Barone Pizzini è uno dei pilastri della Franciacorta, come dimostrano i risultati raggiunti nel corso degli anni, conseguiti attraverso la sapiente gestione dei suoi valori e punti di forza: la storia, l’attenzione alla biodiversità e all’innovazione e il forte legame identitario con il territorio.

Le radici storiche

La storia agricola di Barone Pizzini parte molto tempo fa e viaggia in parallelo con quella della nobile casata asburgica Pizzini Piomarta Von Thumberg, ma il simbiotico legame con la Franciacorta parte circa nel 1820, quando gli eredi Pizzini Piomarta Von Thumberg si trasferiscono a Timoline per occuparsi dell’azienda di famiglia.

A partire da questa data, vari discendenti si susseguono alla guida della cantina sino al Barone Giulio Pizzini (1916 – 1995) che ebbe un ruolo determinante nello sviluppo della Franciacorta vinicola, tanto importante che, nel 1967, Barone Pizzini è una delle undici aziende franciacortine che contribuiscono alla creazione della Doc. È sempre il Barone Giulio che nei primi anni ’90 coinvolge nella proprietà un piccolo gruppo di imprenditori appassionati al mondo enologico, gettando così le basi dell’attuale assetto aziendale, per successivamente affidargli la cantina nel 1993. La storia della casata Pizzini è ricca anche di aneddoti che sembrano esulare, ma solo in prima battuta, dalla gestione produttiva: nel corso di uno dei suoi viaggi per l’Europa, Wolfgang Amadeus Mozart fu ospite dei Pizzini Piomarta Von Thumberg e, forse per caso o forse no, a vegliare sulla barricaia e sulle altre botti al piano meno tre della cantina di Provaglio d’Iseo, troviamo un ritratto del genio di Salisburgo, immagine che mi è tornata alla mente nel momento degli assaggi dei sinfonici Metodo Classico dell’azienda. 

Agli inizi degli anni 2000, Barone Pizzini esce dai confini della Franciacorta per misurarsi con alcuni dei più vocati territori italiani, purché accomunati dagli stessi valori: ricerca dell’equilibrio uomo-natura, della vocazione della terra, della cultura e della tradizione del territorio. Fanno ora parte del Gruppo la tenuta Pievalta, prima azienda biodinamica delle Marche, con 43 ettari dedicati alla valorizzazione del Verdicchio, e Poderi di Ghiaccioforte, 46 ettari sulle colline di Scansano nel cuore della Maremma, rigorosamente condotti secondo i dettami della viticoltura biologica.

Biodiversità, innovazione e identità territoriale

Il vino è il prodotto agricolo che meglio identifica la differenza tra una parcella di terra e l’altra, non solo per una questione di composizione del terreno – sassi, argilla o sabbia – ma anche per gli esseri viventi, animali o vegetali, che abitano al suo interno. Un terreno è fertile se ospita e genera vita sotto tutte le forme possibili: visibili o microscopiche che siano, hanno tutte un ruolo fondamentale per generare un equilibrio naturale. In un ambiente in armonia la vite trova le migliori condizioni per esprimersi e generare un’uva, e poi quindi un vino, di eccellente qualità. L’insieme di tutti questi esseri viventi nel vigneto si definisce biodiversità. Ed è esattamente quest’ultima il nostro più grande alleato: tanto più numerose sono le specie che abitano un terreno e tanto più sarà difficile per antagonisti, aggressori e parassiti riuscire a trovare una loro collocazione”. 

Queste parole di Silvano Brescianini, CEO di Barone Pizzini, spiegano il valore che l’azienda assegna alla biodiversità e all’equilibrio del rapporto uomo – natura. L’abbraccio del biologico è stato un percorso che per Barone Pizzini non fu solo produttivo ma culturale, fatto di innovazione, ricerca e sperimentazione, che ancora oggi guida la filosofia e la gestione produttiva: il biologico come mezzo, la qualità come fine.

Questa coraggiosa avventura iniziò a metà anni ‘90 quando il contesto culturale era molto diverso rispetto ad oggi, anni in cui la sensibilità ambientale non era assolutamente mainstream: l’uso “spensierato” di sistemici e diserbanti si stava diffondendo notevolmente, l’attenzione dei consumatori era orientata verso altri parametri e un termine come “sostenibilità” non era consono al linguaggio e al pensiero comune. Silvano Brescianini racconta che Barone Pizzini era guardata quasi con diffidenza perché nessuno pensava che si potesse ottenere uva sana e di qualità senza usare i sistemici e i diserbanti, ma la proprietà e il management tirarono avanti senza curarsene ponendo la cultura viticola per nulla invasiva e i progetti per la tutela e la valorizzazione della biodiversità al centro della filosofia produttiva.

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Silvano Brescianini, CEO Barone Pizzini

L’abbraccio convinto ai principi di sostenibilità e biodiversità 

Il percorso concretamente iniziò nel 1997 con la messa in discussione del modello convenzionale, proseguì nel 1998 con le prove in biologico con una prima vigna, per giungere al 2001 con la certificazione bio di tutti i vigneti e ottenne il primo risultato concreto nel 2004, con la presentazione sul mercato del primo Franciacorta bio, favorevolmente accolto dalla critica e dai consumatori. Per apprendere sempre di più e migliorare nel continuo l’approccio verso la biodiversità, Barone Pizzini aderisce a importanti progetti di studio: Biopass (Biodiversità, Paesaggio, Ambiente, Suolo, Società), progetto italiano per la salvaguardia e l’incremento della biodiversità in viticoltura, a cura dello Studio Agronomico Sata, del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano e della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige; nel 2001 Barone Pizzini ha iniziato a misurare l’impronta carbonica con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra. Il calcolo è svolto attraverso lo schema dell’International Wine Carbon Protocol (IWCP) e poi elaborato con il sistema Ita.Ca (Italian Wine Carbon Calculator): in conseguenza, l’azienda ottenne la certificazione ISO 14064.

Barone Pizzini è tra le prime aziende vitivinicole green ad essersi iscritte al nuovo CO2 RESA – Registro Emissioni Settore Agroalimentare, nato per la valorizzazione dei crediti di carbonio sul mercato volontario del settore agroalimentare. Nel 2007 Barone Pizzini ha inaugurato la nuova sede produttiva costruita secondo i criteri della bio edilizia. Ogni scelta architettonica, sia funzionale che di materiali utilizzati, garantisce un basso impatto ambientale e un limitato consumo energetico: i pannelli fotovoltaici, il sistema naturale di condizionamento con il naturale ricambio dell’aria, l’impiego di pietra e legno, la fitodepurazione delle acque, sono tutte scelte che fanno di Barone Pizzini una cantina bio pensata e costruita come un albero: la chioma a vista d’uomo e interrate le radici che vanno in profondità. La sede di Provaglio d’Iseo ha una terrazza di osservazione che si affaccia sulla zona dedicata alla produzione che mostra, in piena trasparenza, ai visitatori tutte le fasi della lavorazione artigianale, mentre a 12 metri sottoterra, al livello delle radici, molti vini affinano in barrique e le bottiglie di Franciacorta riposano, a seconda della tipologia, da minimo due anni sino a 120 mesi. 

Tra i riconoscimenti

L’abbraccio convinto dei principi della sostenibilità e della biodiversità hanno portato notevoli risultati: nel 2012, al prestigioso concorso International Wine Challenge a Londra la giuria internazionale consacrò il Barone Pizzini Franciacorta Docg Rosè 2008 miglior vino bio al mondo. “Un riscontro inatteso, ma così importante che ci proiettò improvvisamente ancor di più sotto i riflettori permettendoci di chiudere l’equazione secondo la quale il vino bio poteva raggiungere vette qualitative assolute” racconta Silvano Brescianini. 

Nel 2013 il Franciacorta Docg Naturae 2008 è il primo prodotto bio di Franciacorta ad ottenere i 3 bicchieri Gambero Rosso. Gli ottimi risultati proseguono incessanti fini ad arrivare all’annata 2024 quando il Franciacorta Docg Rosè Edizione 2020 risulta il primo sparkling in classifica nella Top 100 Cellar Selection di Wine Enthusiast e James Suckling assegna al Bagnadore Riserva 2016 97 punti, al Bagnadore Riserva Rosè 2011 98 punti, al Naturae Edizione 2020 95 punti, al Golf 1927 94 punti, all’Animante LA 95 punti e, infine, all’Animante XI Tiratura 96 punti.

Metodo Classico Animante e l’Erbamat

Citare il Metodo Classico Animante significa approcciare di nuovo l’avanguardismo innovativo di Barone Pizzini, in questo caso focalizzato sull’attenzione al territorio e ai suoi prodotti autoctoni ed identitari, che condussero la cantina di Provaglio d’Iseo verso la nuova, entusiasmante e complessa sfida dell’autoctono Erbamat, antico vitigno bresciano, tutt’altro che docile, di quadro acidico molto stabile, basso contenuto zuccherino, con la peculiarità di essere tardivo, favorendo quindi complessità, aspetti aromatici e degustativi di grande interesse ma soprattutto un ottimo adattamento al global warming. Nel 2021 Barone Pizzini immette sul mercato Animante, il primo Franciacorta con Erbamat, che conquista, lo stesso anno, i Tre Bicchieri Gambero Rosso.

La Riserva Bagnadore

Il Bagnadore ambisce ad essere uno dei vini più rappresentativi della filosofia aziendale “Barone Pizzini”, un prodotto nato da una visione precisa e da una ricerca della qualità che non accetta compromessi. Questa storica Riserva è prodotta solo nelle migliori annate e in quantitativi di circa 13/15mila bottiglie. Deriva dall’assemblaggio delle migliori uve Chardonnay (60%) e Pinot Nero (40%) di un unico vigneto, il Roccolo, con piante di quasi trent’anni che godono dei benefici della collocazione nei pressi di un bosco che mitiga il clima, garantisce un’ottima escursione termica e favorisce la biodiversità. Il Roccolo è situato a 250 slm, ha un’estensione che sfiora i quattro ettari, i suoli sono depositi morenici di età intermedia sepolti da depositi colluviali sabbiosi fini e anche profondi con substrato ciottoloso ricco di scheletro drenante. La densità d’impianto è di circa 6200 piante per ettaro e il Pinot Nero del Roccolo è frutto della selezione di cloni tedeschi, che danno acini e grappoli più grossi di quelli francesi, assicurando una maggiore acidità. Le uve sono vendemmiate separatamente, pressate e vinificate otto mesi in barrique di primo e secondo passaggio e una piccola parte in vasche inox, dove maturano prima di essere assemblate. L’affinamento in bottiglia sui lieviti dura 72 mesi. Dosaggio zero con meno di 1 g/lt di zuccheri.

Questa Riserva è dedicata a Pierjacomo e Piermatteo Ghitti – detti i “Bagnadore”, dal nome del torrente che scorre accanto alla nostra dimora quattrocentesca a Marone, sul lago d’Iseo – e al loro legame profondo con il territorio, la storia e l’innovazione sostenibile” spiega Silvano Brescianini.

Il Bagnadore Riserva 2016, ultima annata in commercio, ha proseguito i successi dei vintage precedenti conquistando il plauso delle più prestigiose guide enologiche nazionali e internazionali, come i 3 Bicchieri dal Gambero Rosso, 4 viti dall’Ais, Vino Slow da Slow Wine, 5 Grappoli da Bibenda, 98/100 punti da Wine Enthusiast, oltre al 97/100 da James Suckling.

La degustazione della Riserva Bagnadore 

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Riversa Bagnadore degustate in magnum

Bagnadore 2017 

Si tratta di un’anteprima, perché il vintage, con sboccatura che ha avuto luogo tra fine gennaio e febbraio 2025, sarà immesso sul mercato a settembre 2025. Paglierino luminoso. Perlage ipnotico, con numerose finissime bollicine in costante creazione e ascesa. Profilo olfattivo subito fruttato, di mela golden, di agrumi e di limone di Amalfi, il pinot nero regala il mirtillo, poi giunge il floreale di camomilla e il fieno, tutto sullo sfondo della crosta di pane. La tensione acida introduce il sorso, appagante, teso e minerale, in elegante combinazione con la cremosa vivacità carbonica. Molto persistente.

Bagnadore 2016

Paglierino luminoso. Anche questo vintage evidenzia catenelle di bollicine ipnotiche, eleganti e continue: alcuni minuti dopo che il Bagnadore 2016 è stato versato nel calice, le bollicine si formano e ascendono alla superficie senza alcun cedimento. Bouquet olfattivo sontuoso: inizialmente tostato, poi giungono il melone giallo, la mela golden, la pesca, il cedro, i mirtilli, poi la camomilla e il fieno. Il floreale e il fruttato lavorano sullo sfondo di erbe aromatiche, anice stellato e  gesso. Immancabili e molto fini la crosta del pane e il biscotto. Entra sul palato deciso, condotto dall’acidità, in elegante sinergia con la sapidità, per successivamente allargarsi e presentarsi morbido al palato grazie alla cremosità della carbonica. Finale lunghissimo con richiami di mirtillo e cedro. 

Bagnadore 2014

Sono trascorsi dieci anni ma il colore dorato non cede: ancora brillante e vivo, come il perlage, fine e incessante. Il profilo olfattivo è ampio, il naso attende l’evoluzione ma si trova di fronte ad un tessuto aromatico che dimostra qualche anno in meno: fiori secchi di biancospino e sambuco mescolati alle bustine di melissa, poi percepisce il fruttato in composta: mirtillo e frutta tropicale che si accompagnano alla scorza candita di cedro, alla marmellata di susine gialle, alla pasta di mandorla. Sorso ampio, pieno, cremoso, che lascia intriganti velature sul palato, sorretto dal consueto gioco sinergico tra la freschezza e la sapidità iodata che introducono al persistente finale di marmellata d’arancia, quella inglese non troppo dolce.

Bagnadore 2009

Dopo tre annate che arrivano indietro di dieci anni abbiamo compreso che il Bagnadore invecchia bene, ma l’annata 2009, giovanile e in grande forma, ci stupisce una volta in più. Colore dorato, ancora numerose e finissime le bollicine. Ventaglio olfattivo di alto lignaggio: ancora qualche traccia floreale di biancospino secco, marmellata di pesca nettarina e ananas in composta, sacchetto di lavanda, rosmarino secco, anice stellato e soffi mentolati, sentori di nocciola e di panificazione di pan brioche. Il sorso è ancora fresco e slanciato, in ottimo equilibrio tra la sapidità, l’acidità e la struggente cremosità che armonizza tutte le componenti gustative. Finale molto persistente sulle note mentolate e iodate. 

Bagnadore 2008

Dorato brillante, perlage sempre ipnotico per le numerose bollicine. Approccio olfattivo elegante e suggestivo, con evidenti tracce ancora giovanili in un palcoscenico dominato dall’evoluzione: caramelle gommose di susina gialla, mela annurca e mandarino, riconoscimenti di fiori secchi di acacia e biancospino, crema pasticcera al limone, pasta choux, biscotti, tegole valdostane. Sorso molto ampio, orizzontale, cremoso, con la più che piacevole carbonica che stuzzica il palato, che percepisce il notevole equilibrio grazie alla spiccata sinergia tra la freschezza, la sapidità, ancora ben presenti, e la morbidezza. Molto persistente il finale con richiami agrumati. Si finisce in bellezza.

 

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