animante barone pizzini

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Erbamat: uva complicata, esigente che necessita attenzioni

Un incontro quello avvenuto con l’azienda Barone Pizzini nella location milanese del ristorante Gong che vuole essere simbolo di svolta, alla conquista di un nuovo primato. 

L’azienda Barone Pizzini, che da oltre vent’anni lavora a regime biologico in Franciacorta, ha intrapreso dal 2008 un nuovo percorso di crescita e di investimento, divenendo “avanguardisti dell’Erbamat”. 

L’Erbamat è un vitigno autoctono franciacortino le cui prime tracce risalgono a cinque secoli fa. Nel tempo la sua coltivazione è andata persa per la sua oggettiva difficile gestione a livello agronomico. Attualmente dopo anni di sperimentazione, grazie al contributo di aziende come Barone Pizzini e del Consorzio, si può affermare di aver trovato la chiave di volta per la coltivazione di tale varietà. 

foglia di Pinot Nero, Erbamat e Chardonnay

Da un punto di vista ampelografico la varietà Erbamat si presenta con una vigoria dell’apparato vegeto produttivo incipiente (una superficie fogliare espansa data anche dalla grandezza delle foglie) e un grappolo grosso e compatto con acini dalla buccia sottile. Esige terreni sciolti, sottili, ben drenati e collinari dotati di una buona esposizione e ventilati. Inoltre la gestione dell’Erbamat a livello di cantina può risultare di difficile gestione in quanto matura 6/7 settimane dopo lo chardonnay ed è molto vulnerabile nei confronti del maltempo, essendo anche sensibile ai marciumi. 

Vista la suddetta descrizione diciamo che desistere dall’investire su questa varietà non è del tutto da biasimare, ma si sa che dalle sfide più ardue nascono i risultati migliori. Anche per questo l’opinione pubblica si divide tra chi pensa che rappresenti un’opportunità e chi invece rifugge l’idea. 

brescianini

Silvano Brescianini, Presidente Consorzio Franciacorta

“Neanche il pinot nero è facile da gestire ma tutti lo sanno e non è che si lamentino… però il risultato è tale che nessuno mette in discussione la potenzialità del vitigno.” Silvano Brescianini 

Oggi, grazie al lavoro compiuto dai centri di ricerca insieme alle Università, ai produttori (tra cui Barone Pizzini) e al Consorzio si conoscono 3 cardini fondamentali di questa varietà: le caratteristiche dell’uva, la distinzione (in via di definizione) di 3 cloni e i dettami per la gestione dell’impianto (epoca e andamento vendemmiale, suoli). Dettagli non di poco valore. Quello per cui bisognerà pazientare ancora è come l’Erbamat evolverà nel tempo e quindi le sue potenzialità da qui a cinque/dieci anni come base spumante. 

Dal 2017 il disciplinare prevedere nella denominazione Franciacorta una percentuale di Erbamat fino al 10%, tutto ciò che è antecedente a questa data è classificato come vino da tavola Vsq Metodo Classico. 

Le caratteristiche tecniche intrinseche a questa varietà sono molto interessanti e risultano particolarmente idonee alla spumantizzazione: carica polifenolica bassa, acidità elevate e produzione limitata di zuccheri. 

Erbamat campione di Vasca 2020, Tesi 2 e Animante

 

Erbamat campione di Vasca 2020

Lo scopo dell’assaggio dei vini proposti dall’azienda Barone Pizzini è stato raggiunto, la percezione del vitigno Erbamat nei vini degustati è netta. Con il campione in purezza di Erbamat si riesce ad avere una fotografia del vitigno da confrontare con gli assaggi successivi. 

Dal campione di vasca 2020 di Erbamat in purezza è lampante la sua verticale acidità verde, non spigolosa e per nulla con un finale amaricante. Il sorso è pulito e sapido, fa salivare ai lati alti della lingua. L’assaggio è stimolante. Cattura anche al naso per la sua verde freschezza, fine.

Tesi 2 (base 2014 sboccatura 2019)

40% erbamat, 30% pinot nero 30% chardonnay 

Tesi 2 fa parte del progetto sperimentale dell’azienda insieme a Tesi 1 e Tesi 3. Rispettivamente le prove di vinificazione in diverse percentuali di uvaggio di erbamat in annate differenti. 

Quello che sorprende di questo vino è il carattere persistente dell’Erbamat che ben si integra con gli altri due vitigni. Il naso è pulito ma di carattere – lieve percezione lattica – lo chardonnay e il pinot prevalgono. Al palato, fresco, morbido e con una bolla “grassa”, fonde in modo equilibrato il carattere delle tre varietà, senza lasciarsi intimorire. L’ingresso è profumato e delicato, il centro bocca è morbido e sul finale la chiusura è pulita e fresca. 

Animante (base 2018) 

77% chardonnay 17% pinot nero 3% pinot bianco 3% erbamat –  dall’annata ’17 alla sboccata non aggiungono né zuccheri né solfiti

Vino emblematico dell’azienda è al momento l’unico prodotto con una percentuale di Erbamat a rientrare nel disciplinare come “Franciacorta”. Il vino bandiera dell’azienda, di cui si producono 90 mila bottiglie, vuole essere anche il simbolo del sodalizio tra la storia franciacortina e il suo potenziale d’investimento. 

Un vino nel complesso elegante, suadente e accattivante. L’Erbamat lo si ritrova sopratutto in chiusura sia al naso che al gusto, entrambi molto eleganti, caratterizzati da una pulita verticalità. 

L’unione alla cucina del ristorante Gong di proprietà di Giulia Liu, guidata dallo chef Guglielmo Paolucci, ha saputo accompagnare armoniosamente i vini proposti. 

Di seguito una breve carrellata delle pietanza proposte:

Involtino di Gambero: involtino di gambero, edamame, sale di Maldon e salsa Tobanjan – Somen di Salmone: tagliatella cruda di salmone, scaglie sottili di mandorla, salsa la wasabi e ikura – Dim Sum Black Cod: ravioli ripiedi di black cod, crema alla bottarga di muggine, kizami wasabi e panko profumato alle erbe – Pancia di maialino croccante: pancia di maialino croccante laccata con salsa char siu, crema di subise, melone e petali di cavolo rosso marinato con aceto di riso – Dessert Noccio-Lingotto: al matcha con cuore di pralinato alla nocciola, glassa di cacao a specchio, finitura di cialda al cioccolato fondente e nocciole dorate.

Per finire da sinistra a destra: Guglielmo Paolucci, Silvano Brescianini e Giulia Liu.

 

credit photo copertine: www.baronepizzini.it