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Maso Martis e Barone Pizzini a confronto

masomartis barone pizzini_evidenza_credits ph Alice Russolo

Tempo di Lettura: 7 minuti

Trentodoc verso Franciacorta ovvero un confronto tra due loro Metodo Classico

Vogliamo fare un confronto tra i Metodo Classico di Maso Martis, interprete d’eccellenza del Trentodoc, e quelli di Barone Pizzini, fra i pionieri della viticoltura Bio nella lombarda Franciacorta. Li abbiamo incontrati entrambi all’edizione 2025 di Summa e abbiamo nell’occasione degustato i loro prodotti. Premettiamo che entrambe le realtà sono più che note per la qualità dei loro spumanti indipendentemente dalle loro denominazioni. Noi per professione e per esperienza valutiamo, recensiamo diversi tipi di Metodo Classico di differenti provenienze, cercando di essere imparziali. Sono poi i consumatori che prediligono i Trentodoc rispetto ai Franciacorta Docg o viceversa. Dopo un’introduzione di entrambe le realtà, in cui evidenziamo alcune loro peculiarità che ne sottolineano l’eccellenza, le scelte sostenibili, presentiamo due etichette per ciascuna realtà. 

Maso Martis

Maso Martis nasce dalla storia d’amore tra Antonio Stelzer e Roberta Giuriali. Il padre di Antonio che dopo aver acquistato sulla collina est di Trento, a Martignano, 12 ettari di terreno, affida ad Antonio nel 1990 l’azienda agricola dopo che suo figlio ne aveva costruito il vigneto. Nel 1993, anno che segna anche la nascita della Doc Trento, la coppia sceglie di produrre Metodo Classico. 

Roberta commenta: 

“Il Metodo Classico è il vino che amiamo, che per noi meglio rappresenta il terroir del Trentino, il vino che abbiamo scelto per passione, complici la giovinezza e l’entusiasmo con il quale siamo partiti. Oggi la produzione di Metodo Classico è per noi parte integrante della nostra quotidianità, che ha abbracciato negli anni una selezione e gestione particolare del vigneto, tutto di nostra proprietà”. Proseguendo poi «Viviamo nella casa situata nel cuore dei nostri vigneti e per noi quindi, il passaggio alla viticoltura biologica è stato la naturale conseguenza del nostro modo di vivere che mira alla qualità della vita”.

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Alessandra e Maddalena insieme a Roberta Giuriali e Antonio Stelzer, Maso Martis

Per poi concludere

“Per noi è importante che ogni bottiglia rispecchi l’annata nella quale è stata prodotta e che l’attenzione con la quale curiamo la salubrità della vigna, sia la stessa che poniamo nella tutela del nostro ambiente di vita quotidiano. L’attenzione al dettaglio è frutto di un prezioso lavoro di gruppo, dove la presenza di Daniele Tomasi con Daniel Fedrizzi in vigna e di Matteo Ferrari ed Edoardo Tamanini in cantina, sono parte integrante del nostro appassionante progetto. La nostra firma è pertanto una concreta realtà che sigla ogni singola bottiglia Maso Martis. In pochi anni tutti gli spumanti Metodo Classico della cantina hanno ottenuto i massimi riconoscimenti delle più importanti guide di settore”. Il primo ottobre 2021 ha segnato per Maso Martis un passo fondamentale. “Abbiamo costituito una società semplice agricola con a capo le nostre figlie Alessandra e Maddalena – raccontano Antonio e Roberta Stelzer –. Un passaggio necessario e di grande soddisfazione visto il loro impegno in azienda da ormai diversi anni”.

I vigneti, tuttora su 12 ettari, si trovano ad accorpamento unico attorno al maso, a 450 metri di altitudine, e sono coltivate le seguenti varietà: Chardonnay, Pinot nero e Meunier, con impianti in parte a pergola di 40 anni d’età, a spalliera più giovani.

Barone Pizzini

Barone Pizzini, cantina di Provaglio d’Iseo, dopo essere stata fra le 11 aziende che contribuiscono nel 1967 alla creazione della Doc Franciacorta, ha celebrato nel 2022 il primo quarto di secolo di Viti&Cultura Bio. Ha raggiunto così un importante traguardo che sintetizza un lungo cammino intrapreso nel 1997 con la messa in discussione del modello convenzionale e poi, concretamente l’anno successivo, con le prime vigne in biologico.

“Nel 1997 il contesto culturale era molto diverso: la sensibilità dei consumatori era orientata verso altri parametri e un termine come ‘sostenibilità’ non era di proprietà del linguaggio comune né tanto meno nell’immaginario collettivo. È vero che c’era un movimento con grande credibilità, Slow Food, che cercava di rompere gli schemi, tuttavia la strada era in salita poiché eravamo autentici avanguardisti” commenta Silvano Brescianini, CEO della Barone Pizzini, che abbiamo incontrato personalmente a Summa. Prosegue “Si era guardati con sospetto e soprattutto diffidenza perché nessuno scommetteva che si potesse fare uva sana e di qualità senza usare i sistemici e diserbanti. In questo senso è stato fondamentale l’incontro con Pierluigi Donna, agronomo e studioso della vita nei campi, che ci ha guidati sin dal primo giorno con pazienza e tanta condivisione nel lavoro che sviluppiamo ancora oggi”.

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Silvano Brescianini, Barone Pizzini

Continuando poi

“L’obiettivo di trovare nuovi elementi per valorizzare il territorio, ci ha portato alla riscoperta dell’autoctono Erbamat, le cui prime testimonianze risalgono al 1564 e dopo essere scomparso per quasi 500 anni, negli anni ’90 il Centro vitivinicolo provinciale di Brescia ha intrapreso lo studio di alcune varietà autoctone, selezionando tra vecchie vigne a pergola, e di fatto salvando dall’estinzione, ben 18 varietà (tra cui l’Erbamat) tutt’oggi allevate. Nel 1997 sono iniziati ad arrivare i primi riscontri tecnici, ma la ricerca è proseguita arricchendosi di dettagli preziosi e sfociando poi addirittura nella pubblicazione scientifica dello studio condotto dagli agronomi Pierluigi Villa, Ottorino Milesi e Attilio Scienza, nel quale le 18 varietà salvate dall’estinzione sono state descritte sia con le informazioni ampelografiche che con le note enologiche. Il manuale ci ha permesso di sperimentare questo tutt’altro che docile vitigno, ma dalle grandi potenzialità soprattutto per la sua capacità di adattamento al global warming, problema che iniziava già a preoccuparci, poiché alcune annate particolarmente calde, in cui eravamo stati costretti a un forte anticipo della vendemmia, avevano fatto scattare un campanello d’allarme.” 

Concludendo

“Nel 2008, sempre in sinergia con Pierluigi Donna, abbiamo dato vita al Progetto Erbamat con la coltivazione sperimentale di circa un ettaro di vigneto, declassato dai registri della Docg per permettere la coltivazione di un vitigno ancora non riconosciuto ufficialmente. Da queste sperimentazioni sono nati i tre vini VSQ, lungamente affinati sui lieviti, chiamati Tesi 1, Tesi 2 e Tesi 3, ognuno con al proprio interno una differente percentuale di Erbamat unitamente a Chardonnay e Pinot nero. Queste 3 Tesi hanno fatto emergere le caratteristiche tipiche dell’Erbamat: spiccata acidità, notevole sapidità, basso contenuto zuccherino e maturazione tardiva, tutti importanti elementi che lo rendono un vitigno in grado di dare ai franciacorta una grande freschezza”. 

Il Consorzio di Tutela ha chiesto al Ministero la modifica del Disciplinare Franciacorta, ottenendo poi la possibilità di inserire l’Erbamat nelle composizioni con una percentuale non superiore al 10%.  “Nel 2021, Animante, vino di Barone Pizzini – conclude Brescianini – è quindi stato il primo in assoluto Franciacorta con Erbamat a presentarsi sul mercato”.

Da Barone Pizzini i vigneti, la cui età media è di 20 anni, si estendono su 60 ettari nei comuni di Provaglio, Passirano, Corte Franca e Capriolo divisi in 30 parcelle ad un’altitudine tra i 200 e i 350 m s.l.m, coltivati principalmente a Chardonnay, Pinot Nero, Erbamat, Pinot Bianco per la produzione dei Franciacorta.

La degustazione

Maso Martis, Trentodoc Blanc de Blancs Brut 

Dalla vinificazione di sole uve chardonnay, si ottiene questo Metodo Classico. Dopo una vendemmia a mano in piccole casse, segue immediatamente una pressatura soffice delle uve intere di chardonnay. Dopo la fermentazione avviene la separazione dai lieviti e la preparazione della cuvée. Conservato in serbatoi d’acciaio, viene imbottigliato la primavera successiva con l’aggiunta di lieviti selezionati. Dopo una permanenza sui lieviti per un periodo variabile tra i 15 e i 18 mesi, viene eseguito il remuage e quindi la sboccatura con successivo confezionamento. 

Nel calice ha un colore giallo paglierino scarico, dalle bollicine finissime e persistenti. Al naso ha profumi intensi fruttati, con un leggero sentore di di crosta di pane e lievito. Al palato è fresco, minerale, delicato, dal finale lungo ed equilibrato.

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Maso Martis, Trentodoc Blanc de Blancs Brut

Maso Martis, Trentodoc Rosé Extra Brut Millesimato 2021 

Dalla vinificazione di sole uve pinot nero si ottiene questo Metodo Classico. Dopo una vendemmia a mano in piccole casse con selezione dei grappoli, le uve vengono pigiate e il mosto resta a contatto con le bucce in pressa per favorire l’estrazione del colore e dei precursori aromatici più nobili del pinot nero. Avviene poi la fermentazione e una lunga permanenza del vino base sui lieviti. Conservato in serbatoi d’acciaio, viene imbottigliato la primavera successiva con l’aggiunta di lieviti selezionati. Dopo una maturazione con un periodo di 24, 30 mesi, viene eseguito il remuage e quindi la sboccatura con l’aggiunta della liqueur d’expedition ed il successivo confezionamento. 

Nel calice ha un colore rosa delicato, un perlage fine e persistente. Al naso ha profumi di piccoli frutti di bosco, tra cui ribes, lamponi e fragoline, poi delicati richiami di mandorla dolce, poi ha un tocco floreale e di crosta di pane a chiudere. Al palato ha corpo ed eleganza al tempo stesso, poi è vellutato, cremoso, fresco, sapido, persistente con un finale di piccoli frutti di bosco.

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Maso Martis, Trentodoc Rosé Extra Brut Millesimato 2021

Barone Pizzini, Animante Franciacorta Docg Dosaggio Zero XII Tiratura 

Ottenuto da chardonnay 70%, pinot nero 13%, pinot bianco 10%, erbamat 7%, le cui uve provengono da vigneti nei comuni di Provaglio d’Iseo, Passirano, Corte Franca, Capriolo, Cologne. In cantina dopo una pressatura soffice, una fermentazione in acciaio termo-condizionato vi sosta per 8 mesi. La seconda fermentazione avviene in bottiglia, con un affinamento sui lieviti di circa 30 mesi prima della sboccatura. 

Dopo un colore giallo paglierino, con un perlage fine e persistente, ha un naso con note floreali, poi agrumi, frutta a polpa bianca come mela verde e pesca, segue miele d’acacia e crosta di pane. Al palato è intenso e complesso, sapido, poi fresco, persistente e armonioso.

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Barone Pizzini, Animante Franciacorta Docg Dosaggio Zero XII Tiratura

Barone Pizzini, Rosé Franciacorta Docg Extra Brut 2020 

Ottenuto da solo pinot nero, da vigneti su suoli fluvioglaciali e morenici, generalmente profondo con substrato ghiaioso e ciottoloso drenante. In cantina dopo la pressatura soffice, la macerazione a freddo degli acini interi, fermenta in acciaio a temperatura controllata, prima di maturare per 10 mesi in acciaio per il 50% e in barrique di secondo passaggio per la restante parte. Affina sui lieviti per 31 mesi prima della sboccatura dove ha un residuo zuccherino di 4,3 g/L. 

Il colore rosa delicato e brillante, con perlage fine e persistente, ha al naso note di sottobosco come ribes, cassis, lampone, oltre a sentori di amarene, poi ha una scia agrumata, poi un tocco di lievito. Al palato ha freschezza e sapidità, armonia, eleganza e una buona persistenza.

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Barone Pizzini, Rosé Franciacorta Docg Extra Brut 2020

 

credits photo @Alice Russolo

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