Tempo di Lettura: 8 minuti
Vallarom, dove l’uomo si integra con la natura
Quando si pensa all’Italia e al vino, i primi luoghi che vengono in mente sono il Piemonte, la Toscana, la Sicilia. La realtà poi è completamente diversa. Tutte le regioni italiane godono di fortunate condizioni terrene, climatiche, storiche, che permettono al nostro bel Paese di avere posti meravigliosi dal punto di vista enologico.
Che si arrivi in macchina o in treno la prima immagine del Trentino che vedi dal finestrino, sono le immense distese di viti, e di boschi, che corrono parallele le strade.
Molti non lo sanno ma il Trentino è una regione che vanta antiche tradizioni in fatto di viticoltura, a partire dall’epoca preromana, etrusca più precisamente. E addirittura, in età successiva, ai tempi di Augusto, i suoi vini divennero veramente famosi. Nel Medioevo, per la sua posizione geografica, idealmente collocata tra la Penisola italica e le popolazioni del nord, ebbe i migliori cultori della vite nei monaci e i più efficaci promoter dei vini nei mercanti.
Vi è anche tutta un’abbondante letteratura, che documenta fin da quell’epoca la rigorosa disciplina alla quale erano sottoposti la viticoltura locale e il commercio vitivinicolo. Nel ‘600, Michelangelo Mariani, autore dell’opera letteraria “Historia del Concilio di Trento”, dedica un intero capitolo ai suoi vini, le cui caratteristiche fondamentali, sono così descritte: “quella di farli senza studio, tali quali nascono e senza adulterarli, e ….”andando fuori del Trentino di acquistare nuova forma e bontà”.
Successivamente la tradizione vinicola, anziché affievolirsi, si radicalizzò ancora più profondamente, intrecciandosi intimamente con le stesse vicende storiche che accompagnano fino ai nostri giorni il processo di sviluppo del “Trentino viticolo”.
La storia di Vallarom
La viticoltura trentina ebbe il suo momento di massima estensione territoriale durante la sua permanenza nell’Impero austroungarico, quindi fino al 1918, quando l’Austria valorizzava appieno le potenzialità del terroir. In seguito, con l’annessione al Regno d’Italia, la superficie vitata si ridimensionò di molto attestandosi attorno ai 10mila ettari, che ancora oggi sono presenti sul territorio.
E proprio all’inizio del Trentino, al confine con il Veneto, ad Avio, in Vallagarina, cominciò la storia di Vallarom. Più precisamente nel 1963, quando Ezio Scienza, insieme a sua moglie Giuseppina, decidono di comprare un’abitazione e del terreno, e di iniziare a viverci e coltivare.
Per essere più precisi dovremmo dire che acquistarono un maso (dal latino mansus, ossia magione), termine tipico nella regione e che sta ad indicare un’abitazione circondata da coltivazioni.
Vallarom, al riguardo, ne è il tipico esempio, con la sua abitazione, immersa nel verde, e circondata da vigneti, boschi, piante da frutto, orti e alveari.
Ezio e Giuseppina poco alla volta lo restaurano e piantano le prime barbatelle. Con il trascorrere degli anni anche i figli Renato, neurochirurgo ma appassionato di vino e di campagna, Attilio, che diventerà un docente universitario e famoso agronomo di livello internazionale, ed i nipoti si dedicano alla nascente azienda agricola, con passione e sacrificio, fino a produrre il vino che avevano in mente.
Tutto questo grazie anche alle condizioni estremamente favorevoli che possiamo trovare nella regione del più a nord della penisola italica. E Vallarom non fa eccezione, con i suoi terreni di origine calcarea e morenica, e con condizioni climatiche caratterizzate da un regime continentale asciutto, temperature moderate e un’alta escursione termica. Insomma un contesto pedoclimatico ideale.
La terza generazione degli Scienza
Oggi siamo arrivati alla terza generazione degli Scienza, e a condurre l’azienda dal 1998 c’è Filippo, subentrato ai nonni, insieme alla moglie Barbara e al figlio Riccardo.

Dopo anni di studio e di esperienza vitivinicola in Borgogna, Toscana, Germania, Stati Uniti, e ovviamente nel maso di famiglia, Filippo ha sentito la necessità di adottare un tipo di viticoltura rispettosa dell’ambiente. Per questo, a partire dal 1999, ha abolito l’uso di pesticidi chimici e ha cominciato a servirsi di solo rame e zolfo, con lo scopo di produrre vini che siano “figli dell’ambiente, del territorio, delle mani e delle stagioni”.
La sua filosofia produttiva si basa essenzialmente sul concetto di equilibrio tra l’uomo, con le sue produzioni, e la natura che segue il suo corso. L’idea è quello di integrare sempre di più l’attività umana al corso della natura: “tutto deve integrarsi: io per primo” dice Filippo parlando del suo lavoro. Tutto questo ha portato a certificare Bio e Vegan i suoi 7 ettari che circondano l’azienda.

Tra le vigne sono state lasciate aree non coltivate, popolate da vegetazione selvatica, con muri di sasso a secco, habitat ideale per numerosi animali, creando così antagonisti naturali, e garantendo la biodiversità tra flora e fauna. La vendemmia viene fatta sempre a mano, raccogliendo l’uva in piccole cassette, che vengono portate immediatamente in cantina.La stessa cantina, prediligendo sistemi alternativi ed soprattutto ecologici, è provvista di pannelli solari e di una caldaia a legna a basso consumo, che permette di riscaldare i vari ambienti di lavoro e l’abitazione.
Tutto è stato studiato per inquinare il meno possibile: dall’uso di soli concimi organici alla scelta della carta riciclata usata per le etichette e del vetro più sottile per le bottiglie. E ovviamente anche gli stessi fornitori sono stati scelti seguendo la stessa filosofia.
I vini diventano una conseguenza di tutto ciò, e rispecchiano i criteri di semplicità, sostenibilità e creatività che animano il lavoro di Filippo, Barbara e Riccardo. Le loro brillanti intuizioni, la ricerca della qualità e la scelta di non sottostare passivamente alle regole dettate dai disciplinari di produzioni hanno permesso la nascita di vini integri, sani, eleganti, veri e di carattere.
25 vendemmie
Per festeggiare i 25 anni dell’attività, il 23 maggio Filippo, Barbara e Riccardo hanno organizzato un evento ad hoc per degustare le annate storiche dei vini diventati simbolo di Vallarom.
“25 Vendemmie Vallarom – I Vini della seconda generazione”, questo il titolo dell’evento, è stata l’occasione per conoscere meglio Filippo, la sua terra, e la sua filosofia di lavoro.

Dopo aver passeggiato tra i vigneti, e aver ascoltato i suoi racconti, siamo stati accolti nella bellissima sala degustazione, dove, ahimè, abbiamo dovuto sacrificarci dedicandoci a una magnifica verticale dei loro vini iconici. Per descrivere tutte le bottiglie passate in rassegna (28, NdR), si dovrebbe scrivere un articolo a parte, quindi ci limiteremo ad elencare i vini e le annate che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare.
Spumante Metodo Classico “Vò Millesimato, Brut, Dosaggio Zero”
Chardonnay 100%; annate in degustazione: 2024, 2017, 2012, 2011
L’uva viene vendemmiata a mano e subisce una soffice pressatura, per poi fare una vinificazione in bianco in acciaio a temperatura controllata e per un 20% fermentazione in barriques. Dopo 30 mesi di affinamento sui suoi lieviti viene degorgiato senza dosaggio.
Di colore giallo paglierino intenso, con un perlage fine e persistente, al naso offre profumi di crema pasticciera e note intense di miele, mela verde e crosta di pane. Al palato un gusto fresco, sapido, persistente e un sapore intenso, complesso e con un finale piacevolmente minerale, che ci ricorda la vicinanza con il Lago di Garda.
Spumante Metodo Classico “72 Millesimato”
Chardonnay 100%; annata in degustazione: 2015
Fermentato con lieviti indigeni in acciaio a temperatura controllata (18°C) e con un 20% in barriques. Rimane in acciaio inox per 8 mesi con batonage settimanale, e 20% in barriques. E, come dice il nome, una rifermentazione in bottiglia e permanenza sui lieviti per settantadue mesi, per poi terminare con una sboccatura a dosaggio 0. Non si può non aggiungere che il 72 è il numero magico di questo vino: oltre chiaramente i mesi in bottiglia, richiama l’anno di nascita di Filippo e l’anno in cui i suoi nonni hanno ristrutturato la casa e iniziato a vinificare.
E’ un vino di corpo, con un fine perlage, e un colore giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso si percepiscono aromi di crosta di pane, brioche e crema pasticcera, poi mela matura, scorza d’arancia e limone. In bocca è secco, sapido, e di buona struttura e persistenza.
Spumante Metodo Classico “120 Millesimato”
Chardonnay 100%; annata in degustazione: 2012
Si presenta nel bicchiere con un colore giallo dorato brillante, e con un perlage ben evidente. Al naso aromi deliziosamente distinti e complessi di brioche, pesca, mela verde e limone, completati da ginestra. All’assaggio, ha consistenza tremendamente leggera, cremosa e croccante, e un finale con un bel riverbero, accompagnato anche da note minerali provenienti dai terreni dominati dal calcare.
Chardonnay Vallarom 2021
Chardonnay 100%
Uve vendemmiate a mano, e dopo una leggera pressatura il mosto ottenuto viene travasato nelle barriques per la successiva fermentazione e affinamento che dura undici mesi, e ulteriori sei in bottiglia. Colore giallo paglierino brillante, con note di fiori bianchi e mela verde, mentre in bocca è elegante, fresco, sapido, minerale e di buona persistenza.
Chardonnay Riserva “Filippo Scienza”
Chardonnay 100%; annate in degustazione: 2020, 2013, 2008,2005,2001
Vendemmia a mano e dopo una leggera pressatura il mosto ottenuto viene travasato nelle barriques per la successiva fermentazione ad opera dei lieviti indigeni. Prosegue il suo affinamento in barriques per altri 14 mesi.
Giallo paglierino brillante, presenta note di fiori bianchi, mela, pasticceria, vaniglia e leggera speziatura.In bocca risulta essere elegante, intenso, fresco, sapido, minerale e molto persistente. Da notare che questo vino, certificato biologico, e fatto come una volta con metodi artigianali, viene prodotto solo nelle annate migliori da un singolo vigneto.
Pinot Nero Vallarom 2022
Pinot Nero 100%
Uva vendemmiata a mano da vigneti di quasi 60 anni, e con soffice diraspatura. Fermentazione in vasche di acciaio senza controllo della temperatura. Affinamento per 12/14 mesi in barriques di secondo e terzo passaggio, e successivi 6 in bottiglia.
Colore rosso granata luminoso, come da varietale, al naso profumi di frutti di bosco rossi, amarene, ciliegia sotto spirito, con sentori di erbe aromatiche ben mixate a note speziate. Vino di medio corpo e struttura, con tannini morbidi, e un finale balsamico.
Pinot Nero Selezione “Filippo Scienza”
Pinot Nero 100%; annate in degustazione: 2020, 2008, 2006, 2003,1999
Uva provenienti dal solo vigneto Masi, allevati a spalliera con potatura a Guyot, vendemmiate a mano e diraspatura sofficemente. Fermentazione in vasche di acciaio senza controllo della temperatura. Affinamento per 16 mesi in barriques di secondo e terzo passaggio, e successivi ulteriori 12 in bottiglia.
Rosso rubino brillante con leggere sfumature granate. All’olfatto è fine ed elegante, con note di frutti rossi, sottobosco, legno e leggera speziatura. In bocca è di media struttura, elegante e con una vivace freschezza, che gli dona un ottimo equilibrio finale. Come per lo Chardonnay Riserva viene prodotto solo in annate particolarmente vocate.
Lambrusco “Foglia frastagliata – Vigneto storico – Enantio”
Annate in degustazione: 2023, 2015, 2014, 2012, 2008
Lambrusco Foglia Frastagliata franco di piede. Verosimilmente è un vitigno storico del territorio, citato fin dal I secolo d.C. dallo storico romano Plinio, e ora considerato autoctono della bassa valle dell’Adige, e forse la cultivar a bacca nera più importante della bassa Vallagarina.
Da terreni calcareo-dolomitici e sabbia quarzifera, la vinificazione viene fatta in rosso e la fermentazione in anfora TAVA a contatto con le bucce per 16/18 giorni. In barriques di terzo passaggio per 6 mesi ed altri 6 in bottiglia.
Di colore rosso rubino molto intenso con riflessi violacei, al naso ha un profumo di piccoli frutti, vegetale e note spezziate. In bocca colpisce il gusto intenso e sapido.
Rosso “Fuflus”
Cabernet Sauvignon, Syrah, Merlot e Cabernet Franc; annate in degustazione: 2019, 2016, 2015, 2014
Già il nome, onomatopeico, ci rimanda a immagini oniriche del fluttuare dell’Adige e ci ricorda Fufluns, divinità etrusca del vino. Le uve vengono raccolte da viti piantate nel 2000, vinificate in rosso, e che poi rimangono a contatto con le bucce per 15/18 giorni. Affinato in barriques per circa 18 mesi, e ulteriori 18 in bottiglia.
Rosso rubino intenso e luminoso. Al naso profumo di frutta matura con note spezziate di pepe verde, ben amalgamate con i sentori di mora, prugna, peperone, caffè e cioccolata. In bocca corposo, con tannini ben integrati nella trama.
Vallagarina Rosso Igt “Campi Sarni” 2008
Cabernet sauvignon 50%, Merlot 30%, Cabernet franc 20%
Si può considerare un po’ come l’antenato del Fuflus, le cui uve provengono da piante di almeno venticinque anni, sottoposte a fermentazione a contatto con le bucce per 15/18 giorni, e poi invecchiate in barrique.
Rosso rubino. Al naso presenta note di speziate di pepe nero, frutti maturi, prugna in confettura, tabacco e cioccolato. Il sorso è intenso e avvolgente, caratterizzato da una fitta trama tannica che sostiene un corpo ricco e morbido.
Una degustazione a dir poco intensa, resa ancora più piacevole dai racconti di Filippo, e la compagnia di Barbara (che tra l’altro ci ha deliziato con una meravigliosa cena) e Riccardo. Degustare, mangiare e sentirsi in famiglia. Il riassunto migliore dell’evento in casa Vallarom.
Alfonso Mollo
















