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Butussi e il loro Pinot Grigio Ramato Madonna d’Aiuto
Vi vogliamo raccontare la storia di una famiglia friulana da diverse generazioni legata al mondo agricolo, passata, all’inizio degli anni ’70, a quello viticolo, ha via via con autentica passione e dedizione, ottenuto notorietà in Italia e nel mondo. Ha, al tempo stesso, raggiunto il traguardo delle 50 vendemmie nel 2022. Nel frattempo la nuova generazione ha creato, circa 10 anni fa, diversi cru di fascino. Siamo rimasti decisamente colpiti tra i diversi vini degustati in occasione di una visita da loro a Corno di Rosazzo, dal loro cru Madonna d’Aiuto un Pinot Grigio Ramato, proposto in tre annate, che vi raccontiamo di seguito. Prima un’introduzione sulla storia di questa famiglia del vino friulana, sulla loro passione che li ha portati a innovarsi in vigna con la conversione al biologico e ad aggiornare la cantina dotandosi di tutti gli strumenti che gli consentono produzioni di qualità.
Butussi dal 1910
Le radici di questa famiglia sono fortemente legate al mondo agricolo del Friuli sin dal 1910 e dalle prime generazioni, dapprima con un’agricoltura mista per poi specializzarsi negli anni alla viticoltura e alla produzione di vino grazie alla dedizione e alla passione delle generazioni che si sono susseguite con Domenico, Giobatta e Valentino. Un primo passaggio significativo avviene nel 1969 quando Angelo prende le redini, arrivando nel 1973 a produrre le prime bottiglie a etichetta Butussi, seguito nel 1988 dall’acquisisce della particella del Santuario di Madonna D’aiuto, sulla quale due anni dopo venne realizzata la nuova sede.
Ci piace sottolineare che Angelo ha dedicato l’azienda agricola, sita a Corno di Rosazzo, al padre Valentino. Negli anni ‘90, è iniziato l’ultimo passaggio generazionale con l’ingresso in azienda dei figli Filippo, Tobia e Matia, che attraverso un’attenta interpretazione della vocazione territoriale, severe decisioni viticole e attente scelte enologiche hanno segnato le tappe che hanno contraddistinto questo marchio nell’ultimo ventennio.
Ma non solo nel 2001 la famiglia acquisisce e restaura una villa del XVII° secolo, nella vallata del Tuori sul fiume Judrio che all’apertura è stata battezzata Villa Butussi, rivolta all’ospitalità della clientela aziendale, degli enoturisti, negli ultimi tempi implementata di alcune confortevoli suite ai piani superiori. Ma non solo nel 2002 inizia una profonda riorganizzazione dei vigneti con l’abbandono di diserbi, concimi e fitosanitari di sintesi chimica, percorso che porterà l’intera produzione viticola aziendale alla certificazione biologica.
Nel percorso di conversione l’accentuarsi dell’equilibro dei vigneti con l’ambiente circostante ha consentito a Filippo, Tobia e Matia di individuare quelle particelle uniche per carattere e vocazione, dalle quali con le vendemmie 2013-2014 sono nati i primi cru (pečâl in lingua Friulana) e per i quali è stata recuperata la prima etichetta aziendale del 1973 che successivamente ha vestito tutte le bottiglie delle selezioni.

“Da diversi anni – ci racconta Tobia che segue la vigna – la nostra azienda ha ripreso la pratica del recupero delle antiche selezioni massali. dove viti tutte diverse geneticamente tra di loro, nel tempo si sono lentamente adattate alle caratteristiche del nostro territorio e del nostro clima, dando delle uve da cui ottenere vini dall’espressione unica”.
Proseguendo poi “Si entrava in vigna per la selezione prima della vendemmia, al momento della piena maturazione delle uve e si controllavano tutti gli aspetti più importanti, dalla vigoria vegetativa alla salute della pianta, dalla qualità dei singoli grappoli al colore della buccia, dalla maturità dei vinaccioli all’acidità, dalla dolcezza all’aromaticità della polpa. Le viti migliori venivano selezionate, poi durante la quiescenza invernale i tralci di potatura venivano prelevati e successivamente utilizzati per dare origine alle nuove viti che si sarebbero trasformate in una nuova vigna o a sostituire le fallanze”.
Riprendendo il racconto della storia di questa famiglia nel 2019 è stato avviato un percorso di ammodernamento della filiera produttiva finalizzata a migliorare l’integrità globale in ogni fase, dalla lavorazione delle uve fino all’affinamento, attraverso attrezzature all’avanguardia e impianti di controllo termico su tutte le fasi. Ma non solo, sono stati recuperati alcuni processi tradizionali per le vinificazioni, come l’utilizzo delle botti tipiche del Friuli da 700 litri in rovere di Slavonia, delle botti in cemento naturale, oltre all’utilizzo del torchio tradizionale per la lavorazione di rossi e dei macerati da Pinot Grigio per esempio.
Le selezioni
Come accennavamo nel sommario in occasione di una nostra visita a Corno di Rosazzo abbiamo degustato diverse selezioni: da Genesis Sauvignon a White Angel ottenuto da Chardonnay, Ribolla Gialla e Sauvignon, a Madonna d’Aiuto da Pinot Grigio in una versione Ramata, per poi passare da Godje da Refosco dal Peduncolo Rosso a Santuari da Cabernet Sauvignon. Le diverse annate degustate hanno confermato l’alto livello di qualità e la longevità di ogni selezione.
La selezione Madonna d’Aiuto di Pinot Grigio proviene dal terreno collinare omonimo a lato della cantina, esposto a Sud-ovest, composto da marne in profondità e pietre calcaree superficiali. Durante il periodo estivo le correnti discendenti dalle alpi si incanalano in questo fondo, creando delle escursioni termiche che superano i venti gradi tra il giorno e la notte. L’uva, raccolta a mano, viene diraspata e lasciata macerare con le bucce, fino alla spontanea partenza fermentativa indigena.
Durante la fermentazione si eseguono follature manuali giornalmente, fino alla sua conclusione naturale. La spremitura è con torchio tradizionale, modificato per lavorare a bassa pressione. Dopo una decantazione statica di 24 ore, viene mandato ancora torbido all’interno di botti di rovere tradizionali friulane da 700 litri per 8-10 mesi di maturazione. Dopo l’imbottigliamento affina in bottiglia per altri 12.
La verticale
Madonna d’Aiuto Pinot Grigio Ramato Friuli Colli Orientali Doc 2018
Dopo un colore tra l’aranciato e il ramato intenso, brillante, ha al naso profumi di fiori d’arancia e gelsomino, seguiti da mela e pera, poi di piccoli frutti rossi, con a chiudere una sensazione di zafferano visto la maggiore permanenza in bottiglia. Al sorso ha struttura, poi è sapido, fresco, con una sensazione glicerica al palato, è elegante, con una lunghissima persistenza, dal retrogusto di piccoli frutti rossi.
Madonna d’Aiuto Pinot Grigio Ramato Friuli Colli Orientali Doc 2019
Qui il colore aranciato si fa più intenso del precedente, per poi virare sul ramato, è brillante, ha un naso giocato su piccoli frutti rossi, poi tra fiori d’arancia e sensazioni agrumate, con a chiudere un tocco minerale. All’assaggio è intenso, sapido, fresco, qui è morbido, emozionale, decisamente lungo, con una chiusura agrumata.
Madonna d’Aiuto Pinot Grigio Ramato Friuli Colli Orientali Doc 2020
Esordisce con una tonalità ramata meno carica più simile al colore buccia di cipolla, comunque brillante. Il naso ha note di agrumi in primo piano, poi un tocco floreale di gelsomino, seguito da mela, pera, da frutta rossa piccola a chiudere. Al palato è ora più pronto di qualche mese fa quando si percepiva la sua giovinezza, è sapido, fresco, di buona lunghezza con un retrogusto dal finale leggermente agrumato.

credit photo @Fabrice Gallina, Butussi








