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Il Merlot interpretato da Vistorta, tenuta nella campagna friulana
Il Merlot è protagonista di una straordinaria verticale dal 1997 al 2018, di questa storica realtà friulana, tenutasi all’Enoluogo di Civiltà del Bere. Dopo un racconto della storia di come si è arrivati ad avere viti di questo nobile vitigno alloctono, tra cui alcune più che centenarie, raccontiamo il loro passaggio al biologico, seguito da recensioni delle degustazioni di 4 vini decisamente interessanti dove per ognuno di essi segnaliamo il processo di vinificazione che si è fatto nei decenni sempre più sartoriale
Qualche accenno storico…
In un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, costituito da un piccolo borgo nella campagna friulana a Sacile nei pressi di Pordenone, ai confini con il Veneto, troviamo Vistorta. Nel 1872 Guido Brandolini, seguendo la sua passione agricola da vita alla tenuta. Pochi decenni dopo la fillossera decima gran parte dei vigneti, portando alla decisione successiva di puntare per la ripartenza su alcune varietà internazionali e in particolar modo sul Merlot. Da allora molto è cambiato, ma il Merlot è ancora qui a raccontare la storia, presente, passato e futuro dell’azienda.
Passano i decenni e arriviamo a Brando Brandolini d’Adda che, con la moglie Cristiana, tra anni ’50 e ’60, decidono di riportare la villa agli antichi splendori con l’intervento dello scenografo Renzo Mongiardino sulla villa e del famoso architetto paesaggista Russell Page per il giardino all’inglese. In questo contesto colui che ha dato una visione alla parte vitivinicola dell’azienda è Brandino figlio di Brando, che dopo una laurea in agraria all’Università Texas A&M, inizia a fare esperienza a Bordeaux lavorando a Château Greysac.
Da qui nasce il sogno di creare un grande vino rosso base Merlot dato la naturale vocazionalità dei terreni argillosi calcarei di Vistorta, perfetti alla coltivazione dei vitigni a bacca rossa, oltre alla similarità pedoclimatica con il Pommerol, confermando in questo modo la scelta presa dal suo antenato Guido a fine dell’800.
…e di viticoltura
Tornato nel borgo friulano nel 1979, Brandino riprende le redini dell’azienda piantando nuove vigne di merlot a fianco alle viti più vecchie. Con spirito nuovo inizia a vinificare nella cantina della barchessa di Cordignano, con la collaborazione di Georges Pauli, grande enologo di Domaine Cordier, e dall’allora giovanissimo Alec Ongaro.
I 220 ettari della tenuta si trovano in zona piana a ridosso della pedemontana friulana. Il vigneto copre una superficie di circa 40 ettari, contornato da boschetti e siepi che contribuiscono a mantenere la biodiversità e a mitigare le temperature estive creando corridoi di aria fresca. In questo contesto le vigne del Merlot Vistorta, site su una superficie di 15,5 ettari, hanno un’età media di 25 anni, con alcuni filari risalenti al 1918 nel vigneto Ridiel. I terreni in generale sono ricchi d’acqua e drenanti, con le falde di limo che regalano al vitigno alloctono un carattere unico.
Nei decenni sono state individuate sedici parcelle dedicate, dove ognuna è una realtà distinta, con diverse età d’impianto e sistemi di allevamento dal cordone speronato e guyot, con una densità media di 4600 viti a ettaro, il sylvoz per gli impianti storici.
All’inizio in vinificazione si assemblavano le uve di Merlot con un 10% di altri vitigni internazionali, come raccontato nel 1997, ma col passare del tempo, raggiungendo la maturità delle piante in vigneto, si decise di passare alla vinificazione del Merlot in purezza. A partire dal 2008 l’azienda agricola è interamente a conduzione biologica.
Gli assaggi che seguono confermano che il Merlot Vistorta, prodotto dal 1989, è il vino che interpreta i luoghi del cuore della famiglia Brandolini. Tutto parte dall’acino che richiede uve mature, rese bassissime in vendemmia, preceduta dalla degustazione degli acini di tutti i filari, a una grande qualità diffusa in vigna. Ogni scelta poi fatta in cantina è frutto di uno studio meticoloso.

La degustazione dei quattro Merlot
Friuli Grave Merlot Doc 1997
90% Merlot, 10% tra Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Shiraz
Fermentazione alcolica di 8 giorni, una macerazione di 16 giorni, dopo la malolattica in barriques, è restato per 12 mesi di maturazione. È stato imbottigliato senza filtrazione nel mese di aprile 1999. Allora il consulente enologo era George Pauli, proveniente dal Domaine Cordier.
Nel calice il vino è granato dall’unghia appena aranciata, pieno di luce. Il naso è ancora espressivo, con aromi di frutti rossi, di sottobosco, seguiti da spezie, note di cacao, poi di erbe officinali che virano sul balsamico. Al palato ha tannini ben presenti, setosi, equilibrati da freschezza, un sorso di eleganza, ancora pronto, di ottima lunghezza dal retrogusto di spezie e balsamicità.
Friuli Grave Merlot Doc 2003
100% Merlot
Come fatto dal 2000 in poi, in cantina l’uva è stata totalmente pigiadiraspata, la fermentazione alcolica è durata 8 giorni, la macerazione 18-20 giorni. La fermentazione malolattica a seguito è stata indotta naturalmente a temperatura controllata, di cui il 30% del vino l’ha fatta in barriques nuove. La massa matura per 12 mesi in barriques di rovere francese, di cui il 35% nuove, il 35% di un anno, il 30% di 2 anni. L’assemblaggio finale delle partite di fermentazione è stato fatto nel mese di giugno 2004, poi vi è stato l’assemblaggio in vasca nel mese di dicembre 2004, l’imbottigliamento senza filtrazione nella primavera del 2005. Qui i consulenti enologici sono stati George Pauli, Samuel Tinon, con come responsabile della produzione Alec Ongaro.
Dopo un colore granato, con unghia aranciata, ha al naso sentori di frutta scura matura, poi rabarbaro, china, spezie dolci, una sensazione di vermouth con le sue erbe. All’assaggio è elegante, ha tannini estremamente morbidi, è ancora fresco, lungo ed emozionale al palato.
Friuli Grave Merlot Doc 2009
100% Merlot
In cantina vede grappoli totalmente pigiadiraspati, di cui un 40% dell’uva raccolta ha fatto criomacerazione. Dopo la fermentazione alcolica per 7-8 giorni, una macerazione post-fermentativa per 20 giorni, seguita dalla malolattica, indotta naturalmente a temperatura controllata. Per 12 mesi matura in barriques di rovere francese a grana fine di cui 40% nuove, 40% di un anno, 20% di 2 anni. L’assemblaggio finale delle partite è avvenuto nel mese di febbraio 2010, seguito da un assemblaggio in vasca di cemento nel giugno 2011, l’imbottigliamento senza filtrazione alla fine primavera 2012. Qui i consulenti enologici George Pauli e Samuel Tinon, con responsabile della produzione Alec Ongaro.
Rosso granato nel calice, ha un naso complesso tra sentori fruttati di piccoli frutti scuri, seguiti una sensazione di sottobosco, di note tostate, poi di erbe che sconfinano nel balsamico, mentolato. In bocca ha struttura, tannini presenti di grande setosità, equilibrati da freschezza, con un sorso di grande eleganza, decisa persistenza, un retrogusto tra piccoli frutti neri maturi e balsamicità.
Venezia Giulia Rosso Igt biologico 2018
100% Merlot
Uva totalmente pigiadiraspata. La vinificazione è suddivisa tra tradizionale e microvinificazioni, poi assemblate successivamente. La tradizionale vede per ogni singolo vigneto fermentazione alcolica spontanea in vasche di cemento per 8-10 giorni, con rimontaggi all’aria e delestages giornalieri. Una macerazione post-fermentativa per 15 giorni, malolattica a seguito, indotta naturalmente a temperatura controllata in vasca di cemento. Matura poi per 18 mesi in barriques di rovere francese a grana fine di cui: 40% nuove, 40% di primo e 20% di secondo passaggio. Un assemblaggio delle diverse partite di fermentazione tradizionale a maggio 2020. La microvinificazione avviene tra fermentazione alcolica spontanea, in barrique a cielo aperto, con follature manuali, dopo una macerazione di circa venti giorni, le barriques vengono svinate a coppie e continuano il loro percorso di affinamento in singola barrique con tutte le proprie presse e lì rimangono senza travaso fino all’assemblaggio finale.
Fermentazione alcolica spontanea in ceramica con follature manuali, dove la macerazione con vinaccia si protrae per circa 150 giorni, seguiti da svinatura, torchiatura e ritorno in ceramica per un periodo totale di 365 giorni. Segue travaso in piccole botti di rovere francese e affinamento per un altro anno. L’assemblaggio finale è avvenuto nel giugno 2020 con l’80% di vinificazione tradizionale, il 20% di microvinificazioni.
Dopo un ulteriore permanenza in vasca di cemento, con nessuna chiarifica, nessuna filtrazione, è stato imbottigliato a giugno 2021. Un processo quello delle microvinificazioni, delle macerazioni, fatte dal 2012, per favorire i lieviti indigeni presenti sulle uve. Qui il responsabile della produzione è Alec Ongaro.
Dopo un colore granato profondo, ha un naso sfaccettato a partire dalla frutta piccola tra cui mora, ribes, mirtillo, poi da spezie dolci, sfumature tostate, poi da rabarbaro, china, liquirizia, seguiti da note tra il balsamico e il mentolato. Al palato ha struttura, tannini setosi, equilibrati da freschezza, una decisa eleganza, persistente, con un retrogusto giocato sulle note di piccoli frutti scuri, tocchi balsamici, in un finale di grande piacevolezza.

credit photo: Vistorta








