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Derthona Due.Zero, I Colli Tortonesi

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Tempo di Lettura: 10 minuti

I colli tortonesi, crocevia di popoli, saperi, gastronomia, agricoltura, vino di qualità e le Roi Timorasso 

I Colli Tortonesi sono terra di confine, offrono un panorama bellissimo, che alterna pendii ripidi, fitti boschi di querce e castagni, colline sinuose e pianura fertile. È una terra con situazione geologica e climatica ideale per la coltivazione di frutta e uva pregiate. Qui si incontrano quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Liguria; la città principale è Tortona (Derthona nell’antica Roma), geograficamente e amministrativamente in Piemonte, ma fortemente legata a Milano, alla Lombardia, alla Liguria e al pizzico di Emilia confinante per ragioni storiche, economiche e di comunicazione. Siamo quindi in un luogo di incontro, di secoli di storia condivisa, di donne e uomini dediti al lavoro, di castelli, di tanti dialetti e vini notevoli da scoprire.

Quarantasei comuni 

46 comuni posizionati nella porta sudorientale del Piemonte, circa 1250 ettari di territorio ricco di tipicità e specialità enogastronomiche, tra le quali spicca certamente il vino, che nasce grazie alla presenza di molte varietà che qui hanno trovato un habitat ideale per donare il meglio di sé, a partire dalla Barbera e dal Timorasso. 

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Comuni Denominazione

I vigneti dei Colli Tortonesi scivolano dagli Appennini fino alla pianura lungo sei valli, Scrivia, Curone, Ossona, Grue, Borbera e Spinti, e dimorano su terreni argillosi, compatti, costituiti da antichi depositi marini, terreni del periodo “Tortoniano”, il medesimo della dorsale che da Barolo arriva fino qui. Anche le marne azzurre di Sant’Agata Fossili, qui ben presenti, pongono in similitudine il suolo dei Colli Tortonesi con il comprensorio langarolo. 

Questa geologia dona ai vini caratteristiche importanti: struttura complessa, mineralità, sapidità che si ritrovano nel calice. Oltre al terreno e al suolo, anche il clima caratterizzato da inverni freddi ed estati calde, le precipitazioni distribuite durante tutto il corso dell’anno e le forti escursioni termiche durante il periodo di maturazione dell’uva contribuiscono a conferire ai vini della Doc Colli Tortonesi un’originalità distintiva e un carattere che poi ritroviamo nel calice.

Il vitigno più allevato è la Barbera su una superficie di circa 600 ettari. A seguire troviamo il Timorasso, con 400 ettari, il Cortese con 100 ettari, il Dolcetto con 50 ettari e la Croatina con 34 ettari. 

Il territorio ospita anche altri vitigni minori, soprattutto alcune varietà autoctone piemontesi, altrettanto significative: Freisa, Favorita, Cenerina, Bonarda piemontese, Nibiò e Moscato. Una scelta di nicchia, che premia la presenza di una varietà ampelografica indigena straordinaria, coltivata a discapito di vitigni internazionali più blasonati. Nella ricerca e nella custodia di queste produzioni, c’è la volontà di far emergere l’identità inconfondibile del terroir e di prendere le distanze da più facili scorciatoie.

I Colli Tortonesi 

I Colli Tortonesi sono uno scrigno di saperi e sapori che non si esauriscono nel vino: l’agricoltura a tutto tondo rappresenta la principale fonte di reddito della zona, come testimonia la presenza di svariati Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.) ben radicati nella cultura e nella tradizione di queste zone. Le Pesche di Volpedo, succoso frutto estivo che da oltre cent’anni gira il mondo; la Val Grue produce la Ciliegia di Garbagna, mentre la Fragola di Tortona rappresenta una pregiata e rara cultivar locale, presidio Slow Food e disponibile solo per una decina di giorni l’anno, tra la metà e la fine di giugno a seconda dalle annate. Menzione speciale meritano il Tartufo di San Sebastiano, alternativo rispetto al famoso cugino delle Langhe e altrettanto nobile e soprattutto buono, e i tartufi neri e bianchi delle Terre del Giarolo. 

La gastronomia locale è un tripudio di sapori locali come il Salame Nobile del Giarolo a grana grossa, di antica norcineria tradizionale e il Formaggio Montebore: tre piani di latte bovino e ovino, già sulla tavola degli Sforza nel XV secolo, prodotto rigorosamente secondo il disciplinare protetto dal Presidio di Slow Food. Non esistono grandi sapori senza antichi saperi, che nei Colli Tortonesi si tramandavano all’interno di proprietà contadine generalmente piccole, che generavano una grande qualità, arrivata fino ai giorni nostri tramite il canale di piccole aziende agricole e veri vignaioli. 

La Doc Colli Tortonesi nasce nel 1973 e prevede tre tipologie di vino: il Rosso, dove domina il vitigno Barbera, anche Riserva e Superiore, cui si aggiungono il Dolcetto, la Croatina – anche Riserva – e la Freisa; le versioni in Rosato; e infine il Bianco, bacino arricchito dal Cortese – anche Riserva e Spumante – dalla Favorita, dal Moscato ma soprattutto dal Roi Timorasso.

A queste tipologie vanno aggiunte le sottozone Colli Tortonesi Monleale, minimo 85% Barbera (max 15% altre varietà a bacca rossa consentite in Piemonte). Maturazione di 20 mesi di cui 6 in legno dal 1° novembre dell’anno di vendemmia, e Colli Tortonesi Terre di Libarna, destinata al Timorasso (min 95% Timorasso) fermo o spumante (min. 60% Timorasso). Nel caso della Barbera Superiore il disciplinare prescrive 13 mesi di affinamento, di cui 6 mesi in legno dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve, mentre per il Timorasso Riserva 10 mesi di affinamento dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve.

Le Roi Timorasso

Non che fosse proprio scomparso, ma ci andammo vicini. Il Timorasso è un vitigno autoctono a bacca bianca coltivato lungo il fiume Scrivia e i suoi affluenti, ma è nelle valli Curone, Grue, Ossona e Borbera che ha origine e prospera, grazie alla prolungata esposizione al sole e alle caratteristiche del terreno argilloso e compatto. 

Se ne hanno notizie già dalla prima enciclopedia agraria redatta nel XIV secolo; qualche studioso ritiene fosse presente nel territorio sin dal XII secolo con il nome di Grignolato; altri raccontano che il Timorasso fosse molto apprezzato da Leonardo da Vinci che per il matrimonio di Isabella di Aragona, omaggiò gli sposi con un antico formaggio della zona, il Montebore, accompagnato da un vino bianco, il Timuràs, conosciuto per la sua capacità di esaltare i sapori di quel formaggio.

È certo che nel corso dei secoli il Timorasso conferma le proprie attitudini tanto da divenire il più importante vitigno bianco piemontese per superficie e quantità prodotte. 

In epoca prefillossera era presente anche in provincia di Genova, prodotto in abbondanza in quanto vitigno a duplice attitudine, buono sia per la tavola sia per produrre vino. Con l’arrivo della filossera, dell’esodo rurale e, nel secondo dopoguerra, in concomitanza del boom economico e dello spopolamento delle aree più difficili delle zone agricole, inizia un declino in termini di superficie coltivata che prosegue fino al quasi abbandono: alla fine degli anni ’80 erano rimasti meno di tre acri. 

Walter Massa è di diritto il pioniere della rinascita del Timorasso. Alla fine degli anni ‘80 getta le basi per il Rinascimento di questo grande vino bianco. Nei primi anni ’90 esce ufficialmente la prima bottiglia di Timorasso e insieme ad essa anche un bel fermento: il risultato è importante tanto che altri due produttori tortonesi, Andrea Mutti e Paolo Poggio decidono di seguire le orme di Walter. Il successo è esponenziale e nel 2000 entrano in campo altri produttori tortonesi che si uniscono ai tre pionieri. In questo periodo si comincia ad associare al nome Timorasso l’antico appellativo della città di Tortona, Derthona, per indicare il territorio, il vino e il vitigno che sta trainando la rinascita dei Colli Tortonesi. Nel 2023 i vigneti di Timorasso hanno raggiunto i 400 ettari.

Sottozona “Terre di Libarna”

Nel 2011 viene inserita nel disciplinare del Timorasso la Sottozona “Terre di Libarna” per valorizzare l’estremo confine dei Colli Tortonesi, la Val Borbera, dove i vigneti sono coltivati in altezza, tra i 400 e i 600 metri di altitudine. Il vitigno qui acquista caratteristiche diverse e interessanti che si ritrovano nel calice anche nella sua versione spumantizzata: i terreni sono marne bianche e sassose, il clima è più rigido, le uve hanno un ph più basso, con acidità più marcata e la vendemmia ritarda di circa due settimane rispetto al resto della denominazione.  

Caratteri agronomici e affinamento 

Quando parliamo di Timorasso ci riferiamo ad un bianco che ha poco da invidiare alla Borgogna cara ai wine expert, o ai decantati Riesling di oltralpe, che devi lasciare in cantina per anni per gustarlo al suo massimo splendore. Ma il Timorasso ti strega, ti affascina con la voglia di ritrovarne il sapore una volta che l’hai provato, quindi, ogni volta che scendi in cantina la mano è tentata di prelevare una bottiglia perché, rispetto a certi grandi parenti d’oltralpe e ai bianchi nazionali di alto livello, il Timorasso è ottimo anche in età giovanile.

Dal punto di vista fenolico, Il Timorasso è una varietà medio-precoce sia per quanto riguarda il germogliamento (prime due decadi di aprile) che per quanto riguarda la maturazione (fine settembre). Fioritura di media epoca. Predilige i terreni argillosi chiari, buone esposizioni e ottima ventilazione, oculati diradamenti. Il Timorasso è in genere è abbastanza tollerante verso la peronospora, mediamente sensibile all’oidio mentre mostra bassa resistenza alla Botrytis e ai marciumi del grappolo, soprattutto nelle annate piovose, su grappoli compatti. Il Timorasso è solo parzialmente sensibile alla Flavescenza dorata, importante caratteristica vista la vocazione «bio» di molti viticoltori dei Colli Tortonesi.

Degustazione e abbinamento

Il vino nel calice si presenta di colore giallo paglierino più o meno intenso che con l’evoluzione vira sul dorato, profumi complessi che nei primi anni di affinamento in bottiglia ricordano i fiori di acacia e biancospino, pera, mela, agrumi, le note di miele si avvertono leggermente così come quelle minerali, ma è dopo un po’ di affinamento che si evidenziano le potenzialità con un’evoluzione in note di frutta matura, miele d’acacia molto percettibile, così come molto nitide e distinte emergono le note minerali e di idrocarburi, che sono le caratteristiche di questo vitigno. In bocca il sapore è asciutto, caldo e morbido, la notevole struttura sostiene l’alcolicità, e la decisa acidità rimane ad assicurare freschezza a questo vino anche dopo molti anni.

Il Timorasso offre una vasta gamma di abbinamenti e a seconda dello stadio evolutivo può essere sia un valido aperitivo, sia un ottimo compagno di antipasti e salumi poco stagionati. È ottimo con molti primi piatti, con carni bianche soprattutto se tra gli ingredienti sono presenti erbe aromatiche, con il pesce cotto in vari modi, con formaggi caprini freschi e naturalmente il Montebore, formaggio storico della zona. Da giovane servitelo ad una temperatura di 10-12°, mentre per bottiglie con qualche anno d’invecchiamento a 12-14°.

Timorasso in anteprima

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Tasting Derthona 2.0

Gli scorsi 6 e 7 aprile si è svolta a Tortona la quarta edizione di Derthona Due.Zero, evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi allo scopo di promuovere e presentare l’ultima annata del vino bianco piemontese a base Timorasso.

La degustazione ufficiale si è svolta alla cieca e ha coinvolto 55 campioni, 32 dell’annata 2022, asciutta ed estrema, caratterizzata da alte temperature stagionali e conseguente vendemmia precoce, e 23 dell’annata 2021, meno asciutta per le discrete precipitazioni stagionali, importanti escursioni termiche da fine agosto, periodo vendemmiale intermedio.

Le mie personali scelte dell’annata 2022 sono le seguenti.

Annata 2022

Pomodolce Az. Agr. di Davico Alessandro

Paglierino intenso, quasi dorato, più carico della media dei campioni 2022. Naso intrigante che propone le componenti aromatiche che ci si attende dal Timorasso: gli agrumi, il miele, la frutta tropicale, la frutta secca e gli idrocarburi. Sorso fresco, sapido, di grande piacevolezza. Finale che si allunga sull’agrume. 

Terre di Sarizzola

Paglierino carico, gli idrocarburi arrivano subito al naso, poi si percepiscono l’erba tagliata, la scorza d’agrume, la mela grattugiata e la pera e i fiori di biancospino. Il sorso è ampio, bilanciato tra la sapidità e l’acidità. Il finale del palato si allunga richiamando gli idrocarburi.

Cas al Mat Soc. Semplice Agricola

Paglierino carico alla vista; naso pulito di pietra focaia, frutta tropicale e agrumi. Arriva al palato con finezza e verticalità, il sorso e il finale sono sapidi e agrumati. Buono.  

Cantina di Tortona 

Paglierino brillante; bouquet di gomma, pietra focaia, agrumi, fiori bianchi ed erba falciata. Il sorso è intrigante, sapido, persistente e piacevole. 

La Spinetta Soc. Agr.

Un Timorasso diverso da quasi tutti, perché oltre alla mineralità e alla nota idrocarburica, il naso percepisce una bella nota dolce di fragolina di bosco e di lampone, nonché un pizzico di balsamico. Le note di fragolina e di lampone si ritrovano anche al palato, cui giunge un sorso fine, sapido e lungo. Non si tratta di un Timorasso classico, sempre che esista, ma a me poco importa perché è molto affascinante.

Massa F.lli Az. Agr. 

Paglierino carico. Il naso dei Timorasso di Massa non possono che essere “classici”. Pietra focaia, idrocarburo da riesling, erbe officinali, pesca bianca matura, fiori bianchi e scorze di agrumi a fare da sfondo. Un leggerissimo sentore di mirtillo.
Il sorso è equilibrato, goloso per la minuscola nota di dolcezza del mirtillo che torna, equilibrato tra la sapidità e la freschezza. Lunghissimo.

Tenuta Garetto s.s. 

Giallo paglierino brillante. Naso di pietra focaia, gomma, erbe officinali. L’ingresso sul palato è diretto, trainato dalla freschezza seguita dalla piacevole sapidità. In seguito, si aggiunge la mineralità in maniera piacevole, creando un sorso ben equilibrato.

Cascina I Carpini

Paglierino carico e brillante. Al naso note di speziatura, pietra focaia, fiori bianchi ed erbe aromatiche. Il sorso è all’inizio lineare e diretto per accarezzare il palato in un secondo tempo.

La Colombera

Giallo paglierino ipnotico. Naso di grande eleganza: pesca gialla, note tropicali, miele, fiori bianchi ed erba appena tagliata, cui si aggiunge la gomma ad un secondo ingresso del naso nel calice.
L’assaggio al palato dimostra l’elegante coerenza con l’aromaticità: il sorso è equilibrato, fine, minerale e fresco.

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Masterclass Derthona 2.0

Le mie personali scelte dell’annata 2021 sono le seguenti.

Annata 2021

Alvio Pestarino Az. Agr.

L’annata in degustazione è il 2021 ma questo Derthona è uno dei più giovani, sin dal colore paglierino meno carico di tanti campioni del 2022. Naso agrumato, erbe aromatiche, frutta gialla, sbuffi di idrocarburo e di mineralità. Vino di struttura, ben alimentato dalla freschezza e dalla sapidità. Finale sull’agrume. Vino molto piacevole.

Pomodolce Az. Agr. Di Davico Alessandro

Il naso del 2021 evidenzia idrocarburi più presenti, poi giungono la pesca gialla e la mela golden, il miele e i fiori bianchi. L’anno in più non incide sulla freschezza che lo rende un vino di piacevolissima ed elegante beva. Finale molto lungo sulle note della scorza di limone. 

Cantine Volpi

Naso e bocca didascalici. Profumi di pesca, timo, limone e mango. La nota di idrocarburi è appena percettibile. Al palato si mostra molto equilibrato, fresco, preciso e molto lungo sull’agrume e sulla pesca.

Poggio Az. Vinicola di Poggio Ezio e C.

Composta di mela e pera cotte, salvia, naso reso caldo dalle note di speziatura dolce. Il bouquet si integra con lo sfondo di idrocarburi. Le note fruttate caratterizzano anche le sensazioni al palato. Il sorso è aggraziato, fresco, sapido; il finale evidenzia una piacevole balsamicità. 

Tenuta Garetto s.s. 

La nota idrocarburica al naso è piacevole, potente ma non invadente, e consente di percepire la frutta gialla e le erbe aromatiche. Al palato si rivela fresco, goloso e lungo sulla scorza d’agrume

Canevaro Luca Az. Agr.

Un altro vino che mi ha riportato al concetto di Timorasso “classico”, sempre che esista. Paglierino carico e brillante. Bouquet di pietra focaia, frutta tropicale, pesca gialla, salvia, fiori bianchi ed erba tagliata. Sorso fine, equilibrato, fresco, sapido e minerale. 

Vigneti Repetto Az. Agr. Di Gian Paolo Repetto

Naso di spezie dolci, pietra focaia e gomma, mela e pera grattugiate. Sorso sapido, fresco e fine. La mineralità e le note fruttate allungano il sorso al palato. 

Vigneti Boveri Giacomo

Naso elegante e ampio di bergamotto, composta di pesca bianca, leggere note di tostatura, di affumicato, pepe bianco e zenzero fresco. Il sorso accarezza il palato grazie alla morbidezza in ottima congiunzione con la sapidità. Il finale dona sensazioni piccanti e pungenti di zenzero e morbide di mango.

La Colombera

Il bel naso parte con una potente nota di idrocarburi, che al roteare del calice, lascia passare intriganti profumi di cedro, mela fresca, pesca e cenni di bosso.
Il sorso al palato si presenta elegante, preciso, equilibrato, alimentato dalla sinergia tra la mineralità e la sapidità. Molto lungo sugli agrumi e sulla pesca.

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