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Tutto sta cambiando, eppure nulla cambia
Camminare tra i corridoi del Merano Wine Festival è un viaggio tra eccellenze e confronti, un luogo dove molte domande trovano una risposta semplice: basta ascoltare il consumatore. Per gli addetti ai lavori è semplicemente “il Merano”, una delle manifestazioni più affascinanti dell’anno. L’idea di Helmuth Köcher, il patron della fiera, si è consolidata nel tempo, trasformandosi in un appuntamento imprescindibile per tecnici del settore, produttori e appassionati.
Le prime impressioni
I nomi in esposizione rimangono relativamente costanti, ma il periodo rende il festival il momento perfetto per scoprire nuove annate o anteprime interessanti. Gli assaggi del mattino sono meticolosi e, camminando tra i produttori, emerge un dato chiaro: se qualche anno fa i vini del Sud Italia rappresentavano una novità oggi, regioni come Sicilia, Campania, Abruzzo, Puglia e Marche hanno conquistato una posizione di rilievo, diventando uno dei cuori pulsanti del festival. Al contrario, regioni storicamente dominanti come Toscana e Piemonte sembrano meno presenti, con un’offerta che incuriosisce poco.
Tra i momenti più coinvolgenti della giornata c’è stata la masterclass “Bolla contro Bolla”, un confronto sulle bollicine di qualità italiane: Trento Doc, Franciacorta, Oltrepò Pavese e Alta Langa. Presenti in sala Marcello Lunelli (Ferrari) ed Emanuele Rabotti (Monterossa), che hanno dato vita a un dibattito serrato. Da un lato, Rabotti ha difeso l’identità del marchio Franciacorta con una comunicazione forte e un pizzico di campanilismo; dall’altro, Lunelli ha sottolineato l’importanza di un approccio unificato per affrontare i mercati esteri, strategia che la sua azienda già adotta. Alta Langa, pur senza un rappresentante ufficiale, ha dimostrato la propria forza, mentre l’Oltrepò Pavese, sebbene più stabile rispetto al passato, necessita ancora di un cambio di passo. Nonostante tutto, le bollicine italiane rimangono una delle poche categorie di vino in crescita.

Consumi generali
Il calo generale dei consumi, però, è evidente. Basta uno sguardo al celebre Wunderbar, punto fisso per ostriche e champagne durante le serate del Merano: le bottiglie consumate sono visibilmente meno. Il consumatore è sempre più esigente e selettivo, ma soprattuto il settore sembra sordo a alcune esigenze ormai sempre più chiare.
Alcune regioni, però, hanno saputo interpretare questo cambiamento. La Campania, ad esempio, brilla per i suoi bianchi – Falanghina, Fiano e Greco di Tufo – che rappresentano oggi una categoria di alto livello, frutto di anni di ricerca e valorizzazione del terroir. Sul fronte dei rossi, l’Aglianico, altresì nella sua espressione Taurasi, sta evolvendo verso vini più freschi e dinamici. Questo vitigno va così ad esprimere, diversamente ad alcune interpretazioni a mio parere superate, un’estrema eleganza.
È stato il caso di assaggi come i vini di Villa Matilde Avallone o il Taurasi Riserva dell’azienda Fonzone che ha presentato la sua annata 2019 proprio a Merano attraverso il racconto dell’enologo Luca D’Attoma, punto di riferimento per la sua stilistica schietta e sempre tendente al miglioramento continuo e all’esaltazione della “razza” dei suoi vini.

La figura del Merano Wine Festival
Un elemento che rende unico il Merano è la sua capacità di bilanciare tra austerità e modernità. Produttori come Michele Satta, Domenico Clerico, Kettmeier e Kellerei Bozen continuano a proporre vini che uniscono qualità, creatività e rispetto per il territorio, occupando ogni anno gli stessi spazi, ma con prodotti che riescono sempre a stupire. È la dimostrazione che innovare non significa perdere le proprie radici ma crescere sempre dall’apice.
Il messaggio che il Merano mi ha comunicato quest’anno è stato: il contrasto tra staticità e dinamismo è il filo conduttore del festival. La paura legata alle sfide del mercato e la retorica sulla territorialità e tradizione, ormai estremizzata, si scontrano con una costante richiesta di cambiamento da parte del consumatore che non risponde più ad alcuni storytelling altisonanti che hanno superato la sostanza del prodotto per ricercarne di nuovi e accattivanti. Solo chi saprà ascoltare e innovare sarà in grado di cogliere le opportunità future. Il Merano Wine Festival stesso, attraverso continui cambiamenti, è stato capace di essere costante nel tempo e questo lo rende un appuntamento fondamentale per avere una fotografia, sempre interessante, del mondo del vino.








