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Fonzone e il suo nuovo Legare Taurasi Riserva
Legare, con il suo primo millesimo 2019, nuovo Taurasi Docg Riserva di Fonzone, vuole valorizzare l’Aglianico, vitigno simbolo della Campania e dell’Irpinia in particolare, reinterpretandolo in chiave contemporanea. Nel raccontarvi come questo è stato possibile all’Enoluogo di Civiltà del Bere, vi conduciamo per mano alla scoperta dei loro vini dall’Irpinia Rosato Doc a Mattoda’, Aglianico in purezza dei Campi Taurasini, dal precedente Taurasi Riserva Scorzagalline al nuovo Legare, raccontandovi le nostre sensazioni al loro assaggio. Avevamo la presenza dell’enologo Luca D’Attoma, che dal 2019 segue quest’interessante realtà, a introdurceli oltre a Silvia Campagnuolo Fonzone in rappresentanza della famiglia.
La degustazione di Cantina Fonzone
Fonzone, cantina fondata nel 2005, si trova nelle campagne di Paternopoli, uno dei diciassette comuni della Docg Taurasi, in provincia di Avellino, nel cuore dell’Irpinia. Su un colle situato nella sottozona Campi Taurasini, sorge un’ampia cantina moderna, circondata da vigneti la cui altitudine varia dai 360 ai 430 metri d’altitudine. Una realtà che oltre a valorizzare le uve autoctone del territorio campano, tra cui l’Aglianico, con un approccio sostenibile, punta a vini sartoriali, piuttosto che a grandi numeri.
Fonsé e Mattoda’
La degustazione è debuttata con Fonsé, Irpinia Rosato Doc 2023, le cui uve provengono dai vigneti di Aglianico situati nelle zone più fresche del colle di Paternopoli. Vengono vendemmiate in anticipo rispetto a quelle destinate per la produzione del Taurasi, per garantire freschezza ed eleganza al vino. I grappoli, raccolti a mano vengono velocemente trasportati nella vicina cantina e sottoposti a una pressatura soffice.
Il mosto decantato viene avviato alla fermentazione a temperatura controllata, garantendo un processo preciso e delicato. Una parte del mosto viene fermentata in acciaio, dove sosta sui lieviti fini per almeno 6 mesi, un’altra massa vinifica in barrique di diversi passaggi. Questo periodo di affinamento sui lieviti contribuisce a sviluppare la complessità aromatica e la sua profondità.
Dopo un colore rosa salmone tenue, al naso presenta profumi floreali, poi di frutta a bacca rossa, seguite da note leggermente agrumate, accompagnate da leggeri sentori di frutta esotica. Al palato è di grande sapidità, poi è fresco, con un leggero tannino rilasciato dal vitigno, persistente con un retrogusto giocato su agrumi e florealità.

Mattoda’, Irpinia Doc Campi Taurasini 2020, le cui uve provengono invece dai 2 versanti della collina ben ventilata, posta ad un’altitudine che varia dai 360 ai 430 metri, su terreni argillosi, circoscritta dai torrenti Fredane ed Ifalco. Le uve, ottenute da bassissime rese, sono raccolte a mano, in piena maturazione e vinificate nel rispetto rigoroso delle caratteristiche varietali.
Dopo essere state portate nella zona di vinificazione, parte del mosto fa fermentazione e affinamento per 24 mesi in anfora di cocciopesto con macerazione di circa 30 giorni. Un’altra parte del mosto fa fermentazione e macerazione per circa 30 giorni in acciaio. Dopo la svinatura in primavera, la massa viene divisa per l’affinamento in tre parti, la prima viene messa in botte grande da 25 hl, la seconda in barile da 500 l, la terza in barrique di secondo e terzo passaggio per 24 mesi. In seguito le masse vengono assemblate in serbatoi di acciaio, per poi concludere l’affinamento in bottiglia 6/12 mesi.
Dopo un rosso rubino brillante, è caratterizzato al naso da mirtillo selvatico accompagnato dal profumo della sua foglia, spezie, poi percepiamo una nota che ci riconduce alla liquirizia e all’inchiostro, con un finale mentolato. All’assaggio ha struttura ed eleganza al tempo stesso, tannini bel integrati e setosi, freschezza, armonia, persistenza con nel retrogusto note di pepe verde, eucalipto, balsamicità.

Prima di passare al vino successivo precisiamo che le anfore di cocciopesto (non è terracotta) garantiscono il mantenimento della temperatura durante tutte le fasi della vinificazione, la microssigenazione, oltre a non comunicare scariche elettriche.
Scorzagalline e Legare
Ora presentiamo Scorzagalline, Taurasi Docg Riserva 2019, le cui uve provengono dalle uve della sezione più alta del vigneto di Aglianico, situato sulla sommità di una collina nella Contrada Scorzagalline del comune di Paternopoli. Le viti beneficiano di un’ottima esposizione a sud-ovest su terreni franco-argillosi, a un’altitudine di 430 metri. I grappoli, raccolti a mano e sistemati in cassette, con una resa di solo 50 quintali a ettaro vengono trasportati in cantina, dove sono meticolosamente diraspati. La fermentazione e la macerazione si svolgono in acciaio per un periodo di 15-20 giorni. Successivamente, dopo i primi travasi e l’avvio della fermentazione malolattica, il vino ottenuto fa un affinamento di 4 anni di cui 24 mesi in barrique e barili da 500l di primo e secondo passaggio e infine 12 mesi bottiglia.
Nel calice dopo un rosso rubino di bella profondità, al naso si presenta di grande complessità e finezza, con intense note di frutta a bacca nera e fiori secchi, alle quali si accompagnano sentori terziari quali tabacco, cuoio, liquirizia, inchiostro, per poi essere balsamico. Al palato si presenta intenso, strutturato, con tannini presenti e morbidi, freschezza a equilibrare, persistente, con un retrogusto balsamico e fruttato.

Prima di presentare Legare evidenziamo il fil rouge che unisce invece il nuovo Taurasi Riserva a Mattoda’, sopra recensito, il cui nome suggerisce già la relazione (Mattoda’ – Legare). Se Mattoda’, infatti, aveva scardinato l’idea tradizionale di Aglianico, interpretando in maniera originale un vitigno tradizionalmente austero, Legare amplifica ancora di più questa visione dei Fonzone rivelandosi un Taurasi Riserva espressivo, ricco di sfumature ed estremamente piacevole.
“Legare racconta la nostra visione di un Aglianico contemporaneo – spiega Silvia Campagnuolo Fonzone – capace di innovare senza tradire la sua natura. Il nostro nuovo Taurasi nasce da un percorso, iniziato nel 2019 con l’enologo consulente Luca D’Attoma affiancato dal nostro enologo residente Francesco Moriano, che prima ha portato al debutto di Mattoda’, e poi ha visto in Legare un’evoluzione naturale del progetto. Una Riserva il cui 100% della massa macera in anfore di cocciopesto per circa un mese e che matura 5 anni, di cui 1 in cocciopesto, 3 in botte grande e 1 in bottiglia”.
Legare, Taurasi Docg Riserva 2019, impiega le uve di Aglianico dal punto più alto del colle di Paternopoli, su un terreno franco-argilloso. Una rigorosa potatura verde, seguita da un’ulteriore selezione dopo l’invaiatura, permette di lasciare pochi grappoli sulla pianta, garantendo una maturazione perfetta. I grappoli, raccolti a mano, vengono rapidamente trasportati nella vicina cantina, dove sono accuratamente selezionati a mano e diraspati.
La fermentazione e la macerazione si svolgono in acciaio e anfore di cocciopesto per un periodo di circa 30 giorni. Successivamente, dopo i primi travasi e l’avvio della fermentazione malolattica, il vino ottenuto prosegue la maturazione di 5 anni di cui 12 mesi in anfora di cocciopesto e 36 mesi in botte grande da 30 hl. Completa l’affinamento in bottiglia per 12 mesi.
Dopo un colore rosso rubino leggermente più intenso dello Scorzagalline, arricchito da riflessi granato, ha un naso complesso degno di un Taurasi Riserva dai profumi di ciliegia visciola matura, accompagnati da sentori speziati di pepe nero in grani, delicate sfumature di china, liquirizia, foglie di tabacco essiccate, per chiudere poi con un tocco mentolato. Al palato è potente ed equilibrato, dai tannini maturi e non astringenti, equilibrati da freschezza, con una lunga persistenza e un retrogusto speziato e balsamico.

Prima di lasciarci sottolineiamo come le tre versioni rosse di Aglianico sono anche legate dalle tre versioni di colore delle etichette disegnate da Caterina de Renzis Sonnino, così come quella poetica di Fonsé.
credit photo @Dario Adamo, Fonzone








