Josko copertina_anfore

Josko Gravner 

Josko_evidenza_Maurizio Frullani

Tempo di Lettura: 3 minuti

Un personaggio in cerca d’autore, Josko Gravner 

Da quando cominci ad appassionarti al vino, alle sue storie, alle sue favole, senti parlare centinaia di volte di un personaggio quasi mitico, che sembra quasi arrivare da un episodio omerico o far parte di uno dei sei personaggi in cerca di autore di impronta pirandelliana.

Josko Gravner

Josko Gravner
Jos…

La curiosità aumenta come aumenta la passione per il vino. Poi inizi a cercare, leggere, sul perché questo nome fosse citato così spesso.

Josko e le anfore 

Anzi, Francesco e le anfore, perché il suo nome in italiano in realtà sarebbe quello, ma impossibile da usare per le leggi di tempi ormai lontani. Già solo leggere “anfore” accanto a “vinificazione” faceva effetto, e soprattutto per un neofita appassionato del vino suonava quasi come uno scherzo, una battuta. O come qualcosa di romantico, di ancestrale, qualcosa che risale a tempi immemori.

E Josko com’era arrivato a questa decisione rivoluzionaria, almeno in Italia?

Lo racconta lui, grazie a due viaggi che fatti a metà degli anni ’80, in California e in Georgia. Il primo gli fa capire cosa non avrebbe mai più voluto per i suoi vini. Il secondo… beh, il secondo è l’inizio della storia. Il Caucaso, più precisamente la zona di Kakheti, la regione dove è nata la vite, e dove da 5000 anni si fa il vino sempre nello stesso modo. Con le anfore di terracotta interrate.

Josko decide che sarebbe stato così anche per lui. Decide che da quel momento in poi avrebbe rispettato l’equilibrio tra la terra, la natura, l’osmosi naturale tra la stessa terra e l’uva. Non avrebbe più fatto nulla per modificare ciò che la natura e la vite creavano da sole. Non avrebbe aggiunto o tolto nulla. Avrebbe solo aspettato che tutto si compisse.

Quando arrivi nella sua azienda, nel Collio goriziano, al confine con la Slovenia, ti accorgi di come tutto ha seguito la natura e la storia.

Una zona dove solo pochi decenni fa c’erano macerie e segni di battaglie di razza e confini. Adesso è tutto uno sterminato susseguirsi di colline dove crescono le uve. I suoi vigneti sono lo specchio dell’equilibrio tra uomo e natura: terra, alberi, laghi, uccelli, insetti, e l’uomo che lavora rispettando tutto questo.

Mateja, una delle due figlie di Josko, ti accompagna a vedere tutto questo, a volte con evidente orgoglio filiale, raccontando aneddoti e storie della sua famiglia. 

E, sorridendo, racconta anche della testardaggine del padre, quando nel passato molte volte si è sentito andare contro le sue idee, mantenendo sempre la via. Poi dalla vigna si passa alla cantina. Dallo spiazzo antistante vedi la Slovenia, che ora è solo terra di confine.

E finalmente eccola, finalmente puoi vedere queste famigerate anfore. Scendi le scale e sei nella stanza, vedi i colli di terracotta che spuntano dal pavimento. Qui riposa tutto, qui si aspetta. Non si fa nulla, si mette solo il tempo, l’attesa, il silenzio.

Se chiudi gli occhi quasi rivedi gli uomini del Caucaso di 5000 anni fa, che facevano esattamente le stesse cose, e sembra che non sia passato neanche un giorno. E magari ti torna in mente una pubblicità di tanti anni fa di un whisky in cui gli chiedevano “Sei pronto per me?”, e lui rispondeva “No, non basta”.

Immagini la stessa scena tra Josko, seduto sulla sedia al centro della stanza, e quelle anfore, e sorridi.

Mateja ti accompagna poi ad assaggiare e degustare i vini, il risultato della natura e della pazienza… ma dei vini non c’è bisogno di parlarne, la storia è già stata fatta.

 

credits foto Maurizio Frullani, Alvise Barsanti 

Alfonso Mollo 

 

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