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Dagli inizi con i primi SP68 ai suoi vini di contrada
Incontriamo Arianna Occhipinti durante l’ultima edizione di Summa 2024, tenutasi, come di consuetudine, a Magrè in Alto Adige. Questo rappresenta per noi non il primo, da quando abbiamo iniziato a degustare i suoi vini, ma quello in cui possiamo realizzare un ritratto dedicato a lei. Siamo davvero felici di potere raccontare come, dal suo progetto iniziale con annesso un ettaro di vigna, sia arrivata ai suoi primi 20 anni di amore per la biodiversità e rispetto del territorio, ai suoi vini di contrada
“La nostra partecipazione a Summa rappresenta un’opportunità importante per condividere l’energia che investiamo quotidianamente nella produzione di ciascun vino”. – esordisce Arianna – “Attraverso di loro vogliamo trasmettere il rispetto per la biodiversità e per il territorio che caratterizza la nostra filosofia produttiva da vent’anni. Il vino non è solo un prodotto, ma un’espressione autentica del nostro amore per la terra e per la viticoltura“.
La storia di Arianna e il racconto dei suoi primi 20 anni da produttrice
Arianna, nata a Marsala e cresciuta a Vittoria, eredita la passione per il vino dallo zio Giusto, fondatore dell’azienda agricola COS, e dal padre architetto, che le ha trasmesso l’amore per la campagna e l’attitudine progettuale. Il suo primo incontro con il vino avviene a 17 anni, accompagnando lo zio al Vinitaly e rimanendone affascinata. Dopo gli studi in Viticoltura ed Enologia a Milano, matura l’idea che l’unico vino possibile è quello naturale: un vino ‘umano’, espressione pura del territorio di provenienza, e la cui identità e originalità va preservata il più possibile.
Nel 2004 torna in Sicilia e avvia la sua azienda a partire da un ettaro di terreno coltivato a Nero d’Avola e Frappato accanto al palmento di Fossa di Lupo, un luogo magico “dove la terra la sera si colora di rosso ed è pettinata dal vento che arriva dagli Iblei”, cui segue negli anni il recupero di piccole vigne in diverse contrade: Bombolieri, Pettineo, Bastonaca, Santa Teresa, Serra d’Elia e Santa Margherita.
La superficie vitata totale conta oggi 40 ettari di vigneto. Peraltro il suo primo ettaro di vigna, situato in contrada Fossa di Lupo, è sito di fronte a una vecchia e abbandonata casa di campagna di proprietà familiare lungo la strada provinciale 68 (da cui il nome SP 68 per i suoi primi vini Bianco e Rosso), la più antica strada del vino mai attestata che nell’antichità collegava Gela a Kamarina e oggi percorre le strade del Cerasuolo di Vittoria, da Caltagirone verso Catania.
Nel 2003, in una lettera al critico Luigi Veronelli, Arianna rende omaggio alla terra e prende posizione contro la “falsa enologia appesantita da un evidente piede industriale”, facendosi conoscere nel panorama enologico nazionale. Nel 2012 un articolo di Eric Asimov sul New York Times la lancia come figura di spicco del vino naturale a livello globale. Nel 2013 esce il libro “Natural Woman. La mia Sicilia, il mio vino, la mia passione”, edito da Fandango, in cui Arianna racconta la sua storia e la sua visione del vino. Nello stesso anno Arianna costruisce l’azienda vinicola con vasche di cemento ma l’investimento più grande, effettuato dopo 10 anni, è arrivato dal ricavato degli anni di lavoro precedenti.
Nel 2016 dalla coltivazione delle parcelle attorno all’azienda agricola Arianna inizia a sviluppare l’idea di un vino di contrada: dalla consapevolezza che da ogni singolo appezzamento di terra possano nascere vini profondamente diversi e originali, nasce l’idea di “assecondare ogni vigna nell’espressione di ogni singolo vino” producendo dei Cru estremamente caratterizzati: Frappato a Vittoria e Grillo a Chiaramonte Gulfi.

La filosofia produttiva
Nella messa a punto della sua filosofia produttiva Arianna si ispira profondamente all’idea di ‘armonia del vino’ e dei principi della biodinamica che percepiscono territorio, vignaiolo e agricoltura come parte di un unico movimento che si esprime all’unisono, legando questo concetto alle sue origini contadine e all’identità agricola della Sicilia “dove è la Natura a guidare i processi umani e dove si sviluppano naturalmente le migliori condizioni per fare agricoltura”.
Per Arianna, dunque, il vino non può essere altro che autentico: nel racconto del territorio da cui proviene, delle stagioni che ha vissuto, della personalità di chi lo produce. E se l’abolizione totale di additivi chimici in vigna come in cantina contraddistingue la metodologia produttiva Occhipinti, è l’interpretazione congiunta di quattro elementi che gli conferisce la sua personalità: i suoli, i vitigni, l’annata di produzione e l’essenza più intima del vignaiolo.
Produrre vino implica nei confronti della natura la responsabilità di essere rispettosi, perché ogni gesto influisce sulla natura stessa e sul prodotto che si coltiva, e nei confronti di chi lo beve la responsabilità di offrire un prodotto sano.
“Non amo etichettare i miei vini secondo dei metodi. Lavoriamo in biodinamica in campagna e accompagniamo naturalmente i vini nel loro divenire in cantina. Sono vini nati dall’amore costante di chi li ha fatti, nati dal rispetto del terreno e della vigna. Il mio è un vino rispettoso delle proprie unicità e di chi lo berrà perché è un vino sano, sincero, che non fa male”.
Sostenibilità e varietà coltivate
Arianna si basa quindi su pratiche agricole biologiche, biodinamiche e naturali in genere, metodi di vinificazione naturale sia nei vigneti che in cantina, percependo territorio, vignaiolo e agricoltura come un unico movimento. Con profondo rispetto verso territorio e natura e ammirazione verso il patrimonio ampelografico italiano, si coltivano solo vitigni autoctoni della zona: il Frappato, il Nero d’Avola, il Grillo, l’Albanello e lo Zibibbo per un totale di 10 etichette, con particolare attenzione ai vini di contrada, che esprimono le caratteristiche dei singoli territori.
FL Fossa di Lupo Terre Siciliane Igt 2021
Da Frappato di Vittoria, ottenuto da suoli con uno strato di sabbia con sfumature dal rosso al castano, con presenza di ciottoli calcarei in superficie, poi da un altro duro di calcare roccioso oltre i 40 cm. Il vigneto di circa 2 ettari è sito nell’omonima contrada, è impiantato ad alberello, con una densità di ceppi per ettaro di 6.000, ha 40 anni, con una produzione media per di 30 ettolitri per ettaro. Per la vinificazione dopo la pigio/diraspatura, la macerazione sulle bucce, la fermentazione spontanea in tini di cemento da 85 ettolitri per 25 giorni con rimontaggi e follature giornaliere. Svinatura e affinamento negli stessi contenitori per 6 mesi e per in botte di rovere austriaco per 12 mesi. Al momento dell’imbottigliamento non viene effettuata alcuna filtrazione o chiarifica. Il contenuto di solforosa è sui 35 mg/L. Per quest’annata la produzione si assesta attorno alle 2700 bottiglie prodotte.
Il naso intenso propone note di frutti di bosco, prugna, ciliegia, seguiti da melograno, da sensazioni vegetali, poi ha tocchi speziati, con qualche accenno ferroso, di cuoio a chiudere. Al palato è un rosso dall’alcolicità contenuta, dai tannini setosi, equilibrati da una freschezza importante, essendo poi armonico, persistente, con un retrogusto succoso di frutta piccola, di straordinaria espressività.

Giovanna Moldenhauer
credit photo @ariannaocchipinti








