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Tenuta Santi Giacomo e Filippo, tradizione marchigiana

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Tempo di Lettura: 7 minuti

Tenuta Santi Giacomo e Filippo, da aneddoti storici alla costruzione del Wine Resort 

Quante volte vi è capitato nei momenti di stress, di difficoltà, di periodi di lavoro impegnativi, di dire “vorrei tanto andare su un’isola deserta, con un libro e non pensare a nulla”? Ecco, nelle prossime righe parleremo di un posto che molto si avvicina a questa descrizione.

Stiamo parlando della Riserva Naturale “La Badia”, la Tenuta Santi Giacomo e Filippo.Quattrocentottanta ettari di oasi naturale, situata nel cuore del Montefeltro, territorio che attraversa Marche, Toscana ed Emilia Romagna, e simbolo storico del Rinascimento.

A 10 km da Urbino, e a circa 20 dalla costa marchigiana, è immersa tra le colline, dove trovano il loro habitat naturale vigneti, laghetti e boschi. Un progetto nato dal recupero e dal restauro di una antico borgo rurale, tipico delle terre marchigiane, risalente al XV-XVI secolo. 

Antiche case coloniche, destinate all’abbandono, riportate in vita, in un totale rispetto del territorio circostante, e con una visione olistica dedicata totalmente al benessere dei proprio ospiti.

Oggi la Tenuta si compone di Urbino Resort, l’antico borgo del ‘700, che accoglie oltre trenta camere e suite distribuite in sei edifici, il ristorante Urbino dei Laghi, circondato da querce secolari e dai tre laghi da cui prende il nome, la scuola di equitazione Urbino Horses e l’Azienda agricola e vitivinicola.

“La Madonna del Giro”

In ultimo anche una piccola abbazia, caso ben raro in una struttura privata, e che ha una storia molto interessante alle spalle. Agli inizi degli anni ’90 questa piccola chiesa viene dichiarata pericolante, e quindi inutilizzabile. E la questione diventa delicata. 

Si, perché, da tradizione, l’anno terzo di ogni decennio, avrebbe dovuto ospitare la “Madonna del Giro”, un antico rito nato negli inizi del 1400. 

Una processione annuale che porta in giro un dipinto della Vergine, attribuito all’urbinate Antonio Viviani, da una parrocchia all’altra nella congregazione della Valle del Foglia.

L’anno 1993 è proprio l’anno dell’abbazia dedicata ai santi Giacomo e Filippo che però, proprio perché pericolante, non avrebbe potuto accogliere il quadro, interrompendo il Giro, e diventando una piccola tragedia per tutti i parrocchiani.

Antonio Bruscoli, primo ideatore di questo progetto, dopo aver provato a ristrutturare la chiesa senza riuscirci, attraverso la curia locale arriva in Vaticano e si fa vendere le mura di questa chiesa.

La Madonna arriva alla Tenuta, e pur non riuscendo a rispettare il corretto ordine del Giro, viene ospitata nuovamente. In seguito viene ristrutturata, così anche la canonica, e da qui parte l’idea di questo borgo contadino che rimane abitato fino al 1999.

La visione di ripristino delle antiche strutture è ben rappresentata anche dall’antico fienile del borgo originario, convertito oggi in uno spazio su due piani dedicati al wellness e al relax, e in totale armonia con la natura grazie a una vista a 360° sulle colline.

All’interno della Riserva poi si possono ancora ritrovare diversi siti di Ca’ Lanciamolino, Ca’ Lombaia, Ca’ Rosello, i ruderi delle vecchie torri, testimoni di tempi antichi.

Nell’Archivio di Stato di Urbino rimangono anche alcuni atti notarili, che dimostrano come una parte di questa Tenuta fosse appartenuta alla nonna paterna di Raffaello Sanzio, Isabecta De Lominis, madre di Giovanni Santi. Lo stesso pittore fu solito frequentare la Tenuta, insieme ad altri personaggi importanti, come il Duca di Montefeltro, che aveva la sua proprietà adibita a casino di caccia.

La Tenuta 

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Marianna Bruscoli

È in questo scenario che, ormai da tre generazioni, la famiglia Bruscoli ha deciso di dedicare il proprio impegno e fatica per iniziare e portare avanti un progetto che coniuga cultura, storia, natura e bellezza.

Recupero di vecchie strutture in bio-edilizia e che, ispirato sempre al rispetto del territorio, ha visto l’esclusivo impiego di materiali locali naturali e sistemi eco-compatibili che rispettano l’ambiente, offrendo al contempo il massimo comfort. Il risultato è tutto quello descritto nelle righe precedenti, e tutto dedicato al comfort e al benessere dei loro visitatori.

Ma Tenuta Santi Giacomo e Filippo non è solo questo. Ci racconta Marianna Bruscoli, terza generazione della famiglia, com’è nata l’idea di questo complesso:

“Dalla metà degli anni 80 fino a qualche anno fa, nonno Antonio ebbe la possibilità di acquisire pezzo dopo pezzo questo unicum di terra, con il risultato attuale: 360 ettari centrali, il cuore della struttura, più altri 120 in due appezzamenti, sempre qui vicino ma in altri due comuni. Quindi nel complesso sono circa 480 ettari, lavorati con colture estensive di cereali, leguminose, frutta e verdura. Regime biologico certificato dal 1997, in conversione dal ’95. E a tal proposito pochi sanno che la Provincia di Pesaro e Urbino è una delle più estese a livello europeo per numero di ettari a coltivazione biologica. Infatti queste sono le terre che hanno dato i natali a quello che si può definire il padre della agricoltura biologica in Italia, Gino Girolomoni, morto nel 2012.”

Oggi la Tenuta ha 14 ettari vitati, dislocati tra gli 80 e i 200 metri s.l.m., con la scelta di coltivare la bacca bianca lungo il fiume Foglia, e in cima la collina la bacca rossa, tranne il Sangiovese, nella versione Grosso Toscano, storicamente piantato nella parte inferiore. Inoltre ci sono 500 piante per la produzione di olio extravergine di oliva, 20 arnie per miele di acacia e millefiori, e alberi da frutto per diverse tipologie di confetture.

“L’Officina Vinaria”

La cantina dell’azienda agricola, nata ufficialmente nel 2016, definita come “un’officina vinaria”, è stata creata con l’obiettivo di gestire integralmente tutta l’attività vitivinicola all’interno del borgo, eccetto l’imbottigliamento. Tutta la produzione è integrata, anche la rifermentazione per la produzione di spumanti con Metodo Martinotti, grazie alle tre autoclavi di proprietà. 

Incrocio Bruni 54

Ad oggi sono otto le etichette in commercio, con un occhio di riguardo ai vitigni autoctoni della zona. Partendo dalle due etichette SelezioneBellantonio, dedicate a nonno Antonio, da Incrocio Bruni 54 in purezza.

Incrocio di Verdicchio e Sauvignon Blanc, creato dal Dottor Bruno Bruni, ampelografo chiamato nei primi anni ’30 del Novecento a risistemare il catasto vitivinicolo marchigiano, e che diede vita a varie tipologie di incroci.

Proprio il numero 54, nel 1936, sarà quello definitivo, e la sua prima vendemmia vedrà la luce nel 1942. Riscoperto negli anni ‘80, oggi sono 20 le cantine che da sud a nord della Marche lo coltivano con un’estensione di soli 30 ettari, senza però una Doc dedicata. Vinificato in due versioni, una solo acciaio e una che, dopo aver fatto 18 mesi in acciaio a temperatura controllata, fa un ulteriore passaggio in anfora di cocciopesto cementizio.

Tra vitigni autoctoni e non 

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Fogliola Bianco e Rosso

Altre due etichette da vitigni autoctoni sono il “Fogliola Bianco” e il “Fogliola Rosso”.

Vini di pronta beva, che rappresentano la storia di questo territorio, un Biancame o Bianchello del Metauro in purezza per il Bianco, un blend di più uve rosse, con una predominanza di Sangiovese, per l’etichetta del Rosso. Anche per loro il nome rivela una storia interessante.

Deriva da una pietra miliare, ritrovata all’interno della Tenuta, su cui vi è inciso “Divis della Fogliola 1806”. Questo perché la toponomastica del comune d’Urbino al tempo stabiliva che la via miliare lungo il fiume Foglia si chiamasse Fogliola, e da qui la scelta di appellarli con lo stesso termine.

Vi è poi il “Fortercole”, anche questo con una dedica speciale, a nonno Ercole. Selezione, Sangiovese in purezza, che matura in botti di quercia, complesso ma con un ottimo equilibrio tra struttura e beva.

Il Ca’ Rosello è il rosato che produce Santi Giacomo & Filippo. Di impronta provenzale, Syrah in purezza, uno dei pochi vitigni internazionali che si è deciso di coltivare. Così Marianna ci racconta un’altra bella storia legata alle sue bottiglie.

“Il nostro enologo decide di fare una prova di vinificazione, perché il mercato ci richiedeva il rosato fermo. Partiamo con il Syrah in purezza fin da subito, che mi viene descritto come un vino caratterizzato da un bel ‘carosello’ di profumi. Una delle nostre torri si chiama Ca’ Rosello… la scelta del nome è automatica. E ovviamente l’etichetta diventa un giro di giostra che ruota attorno alla bottiglia come un carosello” 

Le ultime due etichette sono quelle dedicate alle bollicine, entrambe vinificate con Metodo Charmat: Isabecta Brut e Isabecta Rosato.

Il primo da un Verdicchio in purezza, mentre il rosato è un Syrah 100%. Ma forse che anche su queste non ci sia un racconto interessante? Avendo già dedicato due bottiglie ai nonni, e con le nonne entrambe vive all’epoca, Marianna pensa che di dover trovare un’altra “nonna famosa”.  

Ricordate Isabecta de Lominis, la nonna di Raffaello Sanzio, quale miglior scelta di una persona che secoli prima aveva ricevuto in dote una parte di questa Tenuta? Isabecta, lo Scudo ducale e i disegni che Raffaello Sanzio minuziosamente descriveva nei colli delle sue dame, ed ecco l’etichetta.

Wine Resort e turismo 

Questa è Tenuta Santi Giacomo e Filippo. Un Wine Resort che ospita ogni anno quasi 12.000 persone, la maggior parte straniere, anche grazie all’influenza del turismo della vicina Emilia-Romagna, e che offre ai suoi ospiti un’accoglienza di altissimo livello. Dove i turisti possono passare intere giornate senza neanche uscire dai suoi confini, tra un tuffo in piscina, wine tour, degustazioni, giri in cantina e in agribus, bici, cavalcate nella natura.

La zona, dal punto di vista vitivinicolo, non è tra le più fortunate a livello mediatico, e non solo. Anche Marianna e i suoi collaboratori lo sanno bene, e anche per questo hanno deciso fin da subito di uscire come Igt sulle bottiglie, abbandonando la Doc dei Colli Pesaresi, e affidandosi solo al loro impegno per farsi conoscere al di fuori del loro territorio.

Ma i loro sforzi, uniti alla bellezza mozzafiato di questa location, non fanno dubitare che il futuro sarà più che roseo per quest’azienda.

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Urbino dei Laghi Ristorante

 

 

Alfonso Mollo

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