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Amarone Opera Prima 2025

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  Tempo di Lettura: 5 minuti

100 anni di Storia del Consorzio Vini Valpolicella

Si è concluso da pochi giorni Amarone Opera Prima 2025, uno degli eventi più attesi del panorama vitivinicolo italiano. Un’edizione dal valore speciale, non solo per il prestigio della manifestazione, ma anche perché ha celebrato i 100 anni del Consorzio Vini Valpolicella, fondato nel 1924 come prima associazione di produttori della Provincia di Verona.

L’evento Amarone Opera Prima, svoltosi a Verona tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio, ha registrato numeri da record. Ben 78 aziende della denominazione hanno partecipato ai banchetti di degustazione, mentre nel solo 2024 il Consorzio ha accolto 51 nuove adesioni. A impreziosire il “Centenario” sono stati anche oltre 400 operatori del settore, 1500 winelover e 106 giornalisti provenienti da 26 paesi – dal Giappone all’Argentina, dalla Cina alla Polonia – giunti per degustare in anteprima l’attesissima annata vintage 2020 del Re dei Rossi veneti. 

Il racconto di un’annata, la 2020, che era stata segnata da un clima mite e asciutto, con un alternarsi di diversi eventi atmosferici e che aveva messo a dura prova i viticoltori per ottenere l’obiettivo che si erano preposti, e che si riflette in maniera chiara in etichette di Amarone altrettanto variegate.

Numeri e prospettive future

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Per quanto riguarda i numeri dell’ultimo anno, per le aziende e il Consorzio, devono sicuramente essere motivo di riflessioni per il futuro, per capire che direzione abbracciare.

Come analizzato dall’Osservatorio Uiv (Unione italiana vini) per il Re della Valpolicella il 2024 chiude a -2% sul 2023, anche se con un recupero del 9% nel secondo semestre. Un dato significativo, considerate anche le difficoltà che stanno vivendo quasi tutte le principali denominazioni rosse, ma ancora troppo lieve per uscire dalla complessità del periodo. 

Durante l’evento è certamente emersa la conferma del prestigio e l’importanza della denominazione e al contempo il bisogno di rafforzare ancora di più il suo posizionamento internazionale, ma ha anche evidenziato la necessità di una considerazione più profonda su quale debba essere la sua vera identità nel futuro.

La domanda che ci si pone è se continuare a puntare su un’immagine globale e uniforme o riscoprire la ricchezza e la diversità delle sue vallate per distinguersi in un mercato sempre più affollato, questione sollevata da ben più di qualche addetto ai lavori. Necessità di rafforzare il posizionamento internazionale dell’Amarone, proponendo anche un’identità intimamente legata al brand Verona, ma con l’obiettivo di pensare sempre che il vero punto di forza debba ancora risiedere nelle differenze pedoclimatiche delle singole vallate della Valpolicella, che da patrimonio unico corre il rischio di essere sopraffatto da un approccio generalista e commerciale. 

Fine Dining e Longevità per il Re dei Vini 

Tra le iniziative principali di questa edizione di Amarone Opera Prima anche due interessanti masterclass dedicate alla stampa specializzata nazionale e internazionale, e condotte da due noti esperti del territorio.

JC Viens, wine expert di vino italiano, ha presentato “Icon of Fine Dining in the World’s 50 Best Restaurants”, dedicata all’abbinamento Amarone e cibi raffinati. 7 etichette per 7 ristoranti, tra i migliori 50 al mondo secondo la classifica annuale stilata dal mensile britannico Restaurant, dove gli Amaroni che si trovano nelle loro liste di vini, con le proprie caratteristiche e unicità, riescono ad abbinarsi alla perfezione ad uno dei piatti proposti nei menù.

Diverse declinazioni a dimostrare come l’Amarone debba essere considerato un “fine wine” adeguato ad accostarsi al “fine dining”, confermando la sua duttilità enogastronomica e il suo potenziale di abbinamento.

  • Mountain, London (Uk) – Aragosta in salsa.
    Meroni, Amarone della Valpolicella Classico Velluto 2011
  • Sézanne, Tokjo (Giappone) – Anatra in salsa di senape
    Ca’ la Bionda, Amarone della Valpolicella Classico Ravazzol 2012
  • Le Calandre, Padova (Italia) – Fassona e tartufo nero
    Monte dall’Ora, Amarone della Valpolicella Classico Stropa 2013
  • Cenci, Kyoto (Giappone) – Piccione arrostito, riduzione di aglio nero e riso marrone
    Zýmē, Amarone della Valpolicella Classico 2013
  • Single Thread, Sonoma (Usa) – Manzo wagyu, verdure di stagione e salsa al vino rosso
    Buglioni, Amarone della Valpolicella Classico Il Lussurioso 2016
  • Fat Duck, Bray (Uk) – Parfait di fegato di pollo in gelatina al mandarino
    Tezza, Amarone della Valpolicella Brolo delle Giare Riserva 2016
  • Eleven Madison Avenue, New York (Usa) – Polpette di bieta in riduzione di bieta e vino rosso
    Quintarelli, Amarone della Valpolicella Classico 2017

La seconda masterclass si è focalizzata sulle capacità di invecchiamento dell’Amarone. Andrea Lonardi, Master of Wine, e vicepresidente del Consorzio dei Vini Valpolicella, ha condotto i presenti in un viaggio a ritroso nella storia delle sue annate, fino alla sua prima uscite del 1950. Un percorso che ha raccontato i cambiamenti di stili e di risposte al mercato nel corso degli anni, nelle sfide che ha affrontato per venire incontro alle richieste dei consumatori di tutto il mondo.

Cambi produttivi, di assemblaggi, di tecnologie, di materiali, di tipi di appassimento, e con stili diversi per ogni azienda, che sono diventati i loro marchi di fabbrica. Ma anche il racconto di una complessità e di una longevità negli anni, che l’hanno portato a divenire famoso in tutto il mondo, come hanno narrato le 9 etichette portate in degustazione.

  • Cesari, Amarone della Valpolicella Classico Bosan Riserva 2010
  • Marion, Amarone della Valpolicella 2007
  • Bussola, Amarone della Valpolicella Classico Vigneto Alto 2000
  • Mazzi, Amarone della Valpolicella Classico Punta di Villa 1997
  • Cecilia Beretta (Pasqua Vigneti e Cantine), Amarone della Valpolicella Classico Terre di Cariano 1985
  • Santa Sofia, Recioto della Valpolicella Amarone Classico Superiore 1983
  • Bertani, Recioto della Valpolicella Amarone Classico Superiore 1975
  • Montresor, Recioto della Valpolicella Amarone 1969
  • Bolla, Recioto Amarone Riserva del Nonno 1950

La seconda giornata di Amarone Opera Prima si è rivolta soprattutto al racconto del territorio, con gli interventi del presidente del Consorzio Marchesini e di Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del vino di Unione italiana vini, moderati da Andrea Andreoli, direttore di Telenuovo, durante l’incontro “Valpolicella: 100 anni tra passato e futuro della denominazione”, per poi aprirsi al pubblico degli Amarone lovers che hanno potuto degustare la nuova annata ai banchetti con i produttori.

 Il successo di questa edizione, la più partecipata di sempre, conferma la centralità della Valpolicella nel panorama vitivinicolo internazionale e, al contempo il ruolo Consorzio costantemente impegnato nella gestione, promozione e tutela dei vini del territorio. In uno scenario complesso e ricco di sfide come quello attuale, la crescita delle aziende nel Consorzio e all’evento è un segnale di un nuovo capitolo per la Valpolicella che guarda coesa al futuro.

Così ha concluso il presidente Christian Marchesini, al termine di quella che è stata la 21esima edizione di Amarone Opera Prima, nel centenario del Consorzio. Un compleanno non comune, a rappresentare 100 anni di gusto, di difficoltà e di successi, di giri intorno al mondo, e che dovrà lavorare ancora con più entusiasmo e lavoro, tra cambi di strategie e nuovi approcci, per accogliere e rispondere nel migliore dei modi alle evoluzioni del mercato, e per rappresentare al meglio l’Italia del vino. 

Il nostro punto di vista sull’annata 2020

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Amarone OperaPrima, degustazione alla cieca

Abbiamo riscontrato un filo conduttore tra i produttori: la volontà di snellire la struttura dell’Amarone, privilegiando finezza e verticalità. Un’evoluzione già in atto da tempo, ma che oggi si manifesta con ancora maggiore chiarezza.

La versione più glicerica e opulenta dell’Amarone non è scomparsa – alcuni produttori continuano a seguire questo stile – ma sta progressivamente lasciando spazio a un’espressione più raffinata e in linea con le nuove tendenze di mercato e le preferenze dei consumatori. Si assiste a un ritorno verso uno stile che richiama i grandi Amaroni del passato, caratterizzati da maggiore freschezza e leggerezza di beva. 

L’annata 2020 ha offerto esiti interessanti, con alcune interpretazioni di grande finezza e altre meno convincenti, soprattutto nei casi in cui l’uso del legno non risultava perfettamente integrato. È bene ricordare, però, che molti dei vini degustati sono ancora molto giovani – alcuni campioni erano addirittura prelevati direttamente dalla vasca – e il tempo saprà rivelarne il potenziale.

Ecco le aziende che più ci hanno sorpreso con le loro interpretazioni dell’annata 2020: Allegrini, Farina, Guaite di Noemi, MonteZovo, Terre di Leone, Secondo Marco, Costa Arente, Santa Sofia, Ca’ dei Frati, Marion, Boscaini, Pasqua Vigneti e Cantine, Corte Saibante, Falezze

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