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Il vino, il Timorasso e i prodotti agricoli Genius Loci dei Colli Tortonesi
I Colli Tortonesi esprimono in pieno il fascino del limes, del luogo diviso da un confine tracciato per via burocratica e politica ma dove si respira la cultura e la storia pregressa di un crocevia di antichi popoli. Questa regione a cavallo tra Piemonte, Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna è terra di confine, terra dotata di una predisposizione geologica e climatica ideali per la coltivazione di frutta e uva di grande qualità. Circa 1250 ettari che abbracciano 46 comuni posizionati nel sud-est del Piemonte ma culturalmente e geologicamente legati alle regioni limitrofe. Un territorio ricco di tipicità e specialità enogastronomiche, tra le quali spicca il vino, che nasce grazie alla presenza di molte varietà che qui hanno trovato un habitat ideale, a partire dalla Barbera e dal Timorasso, ma non solo.
Le peculiarità del territorio
I Colli Tortonesi presentano un paesaggio variegato, con saliscendi impervi e scoscesi dove si formò Fausto Coppi, il campionissimo del ciclismo mondiale. I vigneti dagli Appennini scivolano fino alla pianura toccando i confini di Liguria, Emilia e Lombardia. I Colli Tortonesi scendono lungo sei valli, Scrivia, Curone, Ossona, Grue, Borbera e Spinti, e hanno per lo più terreni argillosi, compatti, costituiti da antichi depositi marini del periodo “Tortoniano” in quanto appartengono alla stessa dorsale di marne azzurre di Sant’Agata Fossili che da Barolo arriva sino a qui. L’età geologica del terreno, il clima continentale caratterizzato da inverni freddi ed estati calde, le precipitazioni distribuite durante tutto il corso dell’anno e le forti escursioni termiche durante il periodo di maturazione dell’uva contribuiscono a conferire ai vini della Doc Colli Tortonesi un’originalità distintiva e un carattere che poi ritroviamo nel calice. Il territorio di produzione è suddiviso in proprietà contadine piccole e medie, che generano vini e arboricoltura da frutto di grande qualità.
La base ampelografica
Il vitigno più allevato sui Colli Tortonesi è la Barbera su una superficie di circa 600 ettari. A seguire troviamo il Timorasso, con 400 ettari, il Cortese con 100 ettari, il Dolcetto con 50 ettari e la Croatina con 34 ettari.
Il territorio però ospita anche altri vitigni minori, soprattutto alcune significative varietà autoctone piemontesi: Freisa, Favorita, Cenerina, Bonarda, Nibiò e Moscato. Una scelta certamente di nicchia, che valorizza la ricerca e la custodia della straordinaria varietà ampelografica indigena, per far emergere l’identità inconfondibile del Piemonte senza transitare dalla facile scorciatoia dei vitigni internazionali.
La rinascita passa dal Timorasso
Quando si parla dei Colli Tortonesi vinicoli, il pensiero corre subito al Timorasso, vitigno autoctono riscoperto negli ultimi decenni, che ha trainato l’intero comparto vinicolo tortonese. Si tratta di un vitigno autoctono a bacca bianca coltivato sin dal Medioevo: le prime notizie risalgono alla prima enciclopedia agraria redatta nel XIV secolo. Nel corso dei secoli conferma le proprie attitudini tanto da divenire il più importante vitigno bianco piemontese relativamente alla superficie e alle quantità prodotte. Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, in concomitanza al boom economico e allo spopolamento delle zone agricole, inizia il declino in termini di superficie coltivata, che si arresta solo negli anni ’90 quando l’impegno di un gruppo di giovani vignaioli tortonesi ne riscopre l’antica tradizione e intraprende la strada del rilancio. Il pioniere della riscoperta del Timorasso è senza alcun dubbio Walter Massa, che alla fine degli anni ‘80 getta le basi per il Rinascimento di questo grande vino bianco.

Nei primi anni ’90 esce ufficialmente la prima bottiglia di Timorasso e insieme ad essa anche un bel fermento intorno al tema: il risultato è ottimo tanto da incoraggiare altri due produttori tortonesi, Andrea Mutti e Paolo Poggio, a seguire le orme di Walter. Il successo è tale che nel 2000 entrano in campo altri produttori tortonesi che si uniscono ai tre pionieri. In questo periodo si comincia ad associare al nome Timorasso l’antico appellativo della città di Tortona, Derthona, per indicare il territorio, il vino e il vitigno che sta diventando il simbolo della rinascita dei Colli Tortonesi.
Nel 2011 viene inserita nel disciplinare la sottozona “Terre di Libarna” per valorizzare l’estremo confine dei Colli Tortonesi, la Val Borbera, dove i vigneti sono coltivati in altezza, tra i 400 e i 600 metri di altitudine. Il Timorasso qui presenta caratteristiche diverse, ma sempre ottime, che si ritrovano nel calice anche in una versione inedita spumante: i terreni sono marne bianche e sassose, il clima è più rigido, le uve hanno un ph più basso, con acidità più marcata e la vendemmia ritarda di circa due settimane rispetto al resto della Denominazione.
Il Timorasso smentisce il falso pensiero che i vini bianchi debbano essere sempre bevuti giovani perché non reggono il trascorrere del tempo. Il vitigno, il terreno e lo stile di vinificazione permettono di lasciare senza paura le bottiglie in cantina, e adeguatamente conservate, assaggiarle anche dopo dieci anni. Se il Timorasso in gioventù risulta corposo e piacevole, dopo cinque anni di affinamento in bottiglia emergono le caratteristiche più interessanti, note di grande interesse e ricercatezza, che parlano di equilibrio, potenza, finezza ed intensità. L’invecchiamento accentua la nota aromatica, le sensazioni di minerale e di idrocarburo, tipiche di questo vitigno. Il Timorasso, grazie alla sua longevità e capacità di evolvere e migliorare con il passare degli anni, può quindi essere considerato un vino “da collezione”.
Le tipologie della Doc Colli Tortonesi

La Doc Colli Tortonesi nasce nel 1973 e prevede la produzione di vini rossi, nel caso della Barbera anche Superiore e Riserva, vini rosati e vini bianchi, nel caso del Timorasso anche Riserva e per il Cortese anche Riserva e Spumante. Il disciplinare prevede le sottozone Colli Tortonesi Monleale e Colli Tortonesi Terre di Libarna, quest’ultima focalizzata sul Timorasso. La Barbera Superiore prevede invecchiamento minimo di 13 mesi, di cui 6 mesi in legno, mentre il Timorasso Riserva 10 mesi di affinamento dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve.
Il Progetto Sottozona Derthona
A gennaio del 2020 è stata ufficialmente presentata la sottozona Derthona, che in questo momento sta concludendo il suo iter per poter essere inclusa all’interno del disciplinare. Il nome “Derthona”, appellativo della città di Tortona ai tempi degli antichi romani, ha come obiettivo quello di unificare il territorio, il vino e il vitigno Timorasso. La strada intrapresa con forza dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi è di promuovere e salvaguardare i vini del territorio identificandoli non più con l’omonimo vitigno, ma con il territorio di provenienza. Sono molte le novità che saranno presenti nella nuova sottozona, a partire dall’aver introdotto un’altitudine minima differente per la coltivazione del Timorasso all’interno dei vigneti dei Comuni presenti nel disciplinare. Saranno tre le tipologie presenti in commercio: Piccolo Derthona, Derthona e Derthona Riserva.
Colli Tortonesi: uno scrigno di sapori
Il territorio dei Colli Tortonesi ha nell’agricoltura la sua principale fonte di reddito, come conferma la presenza di svariati Prodotti Agroalimentari Tradizionali (P.A.T.) ben radicati nella cultura e nella tradizione di queste zone. Le famose e succose Pesche di Volpedo, che da oltre cent’anni girano il mondo a deliziare i palati; la Ciliegia di Garbagna della Val Grue, varietà particolarmente polposa; la Fragola di Tortona, pregiata e rara cultivar locale, presidio Slow Food.
Menzione speciale merita il Tartufo di San Sebastiano, meno conosciuto del cugino delle Langhe ma altrettanto nobile e buono, come meritano attenzione i tartufi neri e bianchi delle Terre del Giarolo. Dalle medesime zone proviene il Salame Nobile del Giarolo a grana grossa, di antica norcineria tradizionale. Concludiamo questa veloce rassegna con il Formaggio Montebore: tre piani di latte bovino e ovino, già sulla tavola degli Sforza nel XV secolo, prodotto rigorosamente secondo il disciplinare protetto dal Presidio di Slow Food.
Le nuove annate del Timorasso
Nel corso della manifestazione Derthona 2.0, tre giorni al museo Orsi di Tortona dedicati ai vini dei Colli Tortonesi, si è svolta l’anteprima di presentazione delle nuove annate dei vini da vitigno Timorasso. La degustazione ha coinvolto l’annata 2024 del Piccolo Derthona, l’annata 2023 del Derthona Timorasso e il 2022 per le Riserve.
Il Piccolo Derthona
La 2024 si è rivelata un’annata particolarmente impegnativa poiché le giornate di calore intenso, oltre i 35°, sono state minori rispetto agli anni precedenti, pur se molto potenti. Dall’altro lato, le giornate di temperature al di sotto dello zero sono tornate ad essere in numero cospicuo, ben trentacinque. Allo scenario appena descritto si aggiunge una piovosità al di sopra della media, più che doppia rispetto al 2022 con ben 87 giorni di precipitazioni.
Il Piccolo Derthona punta ad un pubblico che cerca un prodotto meno potente, più immediato e fresco: non a caso il titolo alcolometrico minimo si attesta sugli 11%, l’estratto non riduttore minimo ha un minimo di 15 g/l e l’immissione sul mercato è consentita a marzo del primo anno dopo la vendemmia. Eppure l’impronta del Timorasso si presenta subito: il bouquet olfattivo è floreale – fiori bianchi – e fruttato – frutta tropicale e pesca – però è la chiara impronta minerale di gesso e quella delle erbe aromatiche quali la salvia a stuzzicare ancora di più il naso. Al palato tornano le impressioni di erbe aromatiche ma soprattutto l’impronta minerale e i cenni di idrocarburo che, se lasciato invecchiare, anche un Piccolo Derthona saprà presentare.
Tutti i sei campioni presentati all’assaggio sono meritevoli di attenzione e di essere degustati, il gusto squisitamente personale mi fa propendere per il Piccolo Derthona 2024 Terre di Sarizzola, con il suo bouquet olfattivo tipico di salvia e altre erbe officinali, sfondo agrumato e minerale che si coniuga alle sensazioni di fiori bianchi e di mango. Il sorso è diritto e verticale, minerale, per in seguito allargarsi sulle note fruttate già percepite al naso. Lungo sulla gustosa sapidità.
Il Derthona Timorasso
L’annata 2023 sui Colli Tortonesi si è presentata asciutta e con alte temperature stagionali ma ha beneficiato anche di una buona piovosità. I dati parlano di 24 giorni con temperature oltre i 35 °, 750 mm di piovosità annuale, di cui 524 nel periodo vegetativo. In definitiva, un’annata valida ma molto impegnativa. Il Derthona Timorasso deve avere un grado alcolometrico minimo di 12,5°, l’estratto non riduttore minimo di 17 g/l e può essere messo in commercio dal mese di settembre del primo anno dopo la vendemmia.
I vini Derthona Timorasso degustati sono strutturati, di buon corpo, con spiccate note minerali, fruttate, floreali e le tipiche note vegetali di erbe aromatiche, nonché la tendenza ben percepibile a sviluppare futuri profumi terziari e idrocarburici. La buona acidità e la decisa alcolicità fanno presagire ottime potenzialità d’invecchiamento. Confesso di essere un fan del Timorasso, quindi i vini degustati mi sono piaciuti tutti: una mini selezione, di criterio del tutto personale, potrebbe essere la seguente.
Derthona Montino 2023 La Colombera
Giallo paglierino brillante. Bouquet olfattivo agrumato e di fiori gialli al primo impatto. Poi arrivano sensazioni fruttate di pesca e susina gialla ed erbacee di salvia. Il tutto su un bellissimo sfondo di pietra focaia e roccia assolata. Al palato il sorso è ampio, strutturato, la sapidità va in sinergia con il gusto del minerale. Finale persistente.
Derthona Lacrima del Bricco 2023 Vigneti Boveri Giacomo (campione di vasca)
Paglierino luminoso. Il naso è subito colpito dall’elegante pietra focaia, poi arrivano gli agrumi, le erbe aromatiche e il floreale. Il palato è piacevolmente impegnato dalla struttura sorretta dall’alcolicità e intrigato dal sottile gioco tra mineralità e sapidità. Finale persistente che richiama le erbe aromatiche.
Derthona Thymos 2023 Az. Agr. Alvio Pestarino
Il classico Timorasso ottimo giovane e che promette un ottimo futuro: paglierino luminoso, bouquet olfattivo di scorza di agrumi, con tante erbe fresche – salvia e lavanda – e frutta gialla fresca. I sentori minerali sono solo accennati. Il sorso si presenta al palato lineare, alcolico, abbastanza sapido e con una vena serpeggiante di mineralità. Il primo sorso chiama subito il secondo.
Derthona 2023 Vigneti Massa
Paglierino denso e luminoso. Naso di profumi intensi e concentrati: pesca gialla, mango, frutto della passione, scorze di cedro, qualche sensazione di gomma e una bella pietra focaia. Al palato si presenta ampio, strutturato; il sorso è scorrevole grazie alla sapidità e alla freschezza presente. Ottima bevibilità.

Le Riserve
L’annata 2022 è stata molto asciutta, solo 501 mm di pioggia di cui 251 nel corso della stagione vegetativa, e con alte temperature stagionali, 28 giorni con temperature oltre i 35° e ben 45 giorni che hanno raggiunto temperature sotto zero. In questo contesto la vendemmia è stata precoce perché i 13° alcol che il disciplinare prevede per le Riserve sono stati raggiunti presto. Le Riserve devono anche avere un estratto non riduttore minimo di 17 g/l e possono essere immesse sul mercato al mese di marzo del terzo anno dalla vendemmia.
Le Riserve di Timorasso del 2022 hanno evidenziato un ovvio bouquet olfattivo più evoluto, ricco di frutta in composta, di fiori che virano verso il secco, di evidenti precursori dell’idrocarburo, di minerale roccioso e caldo, spesso note di speziatura e talvolta di tostatura. L’annata calda ha anche presentato delle venature aromatiche dolciastre simil pasticceria; in ogni caso il naso è sempre stato elegante. Anche il sorso si è sempre presentato elegante, più o meno strutturato, di buon corpo, sempre sapido, minerale e persistente.Di seguito alcune personali scelte.
Derthona Archetipo 2022 Ezio Poggio Winery
Paglierino carico e luminoso. Eleganti sensazioni aromatiche di erbe officinali e di frutta gialla lavorata avvolte nell’idrocarburo e nella pietra focaia. L’ingresso sul palato è ampio, il buon corpo del vino regala un sorso elegante, sapido e persistente.
Derthona Picasso 2022 Claudio Mariotto
Luminoso paglierino carico tendente al dorato. Il naso è subito catturato dalle sensazioni balsamiche mentolate, che accompagnano la pietra focaia, la gomma, lo zenzero, le spezie dolci e la frutta gialla in composta. Il sorso è gustoso, fine, elegante, ampio e persistente, sorretto dalla sapidità e dal finale speziato.
Derthona Zerba Antica 2022 Cantine Volpi
Paglierino carico e luminoso. Le sensazioni al naso sono ancora fresche: scorze di agrumi, mela verde, erba falciata. Poi giungono le note minerali di roccia spaccata e lievi sbuffi idrocarburici. Entra dritto sul palato trainato dalla mineralità e dalla sapidità, per poi allargarsi all’intero cavo orale ammorbidito dall’alcol. Persistente sui ritorni agrumati.
credits photo: @consorziocollitortonesi








