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Cantina Cooperativa Alice Bel Colle 

(Da sx)Bruno Roffredo, Claudio Negrino_alicebelcolle_evidenza

Tempo di Lettura: 10 minuti

Radicata nelle tradizioni e alfiere dell’innovazione vinicola

I 100 soci sono custodi del territorio monferrino e delle tradizioni, maestri del miglior vino quotidiano e del futuro dei vitigni autoctoni.

Alcuni anni fa, nel corso di un evento, sentii Daniele Cernilli, forse il più influente wine expert italiano, affermare che i vini assomigliano al carattere di chi li produce e al paesaggio dove l’uva è coltivata. Nel corso delle degustazioni dei vini della Cantina Cooperativa Alice Bel Colle, dall’omonimo paese nell’Alto Monferrato Acquese, più volte i sorsi del vino mi hanno riportato al paesaggio della zona. 

La collina sulla cui cima sorge il paese si inerpica fino a 418 metri sul livello del mare, altezza che, nelle giornate limpide, nelle quali la brezza che arriva dal Mar Ligure rende cristallina l’aria, “permette allo sguardo di abbracciare a 360 gradi un panorama che spazia dall’Appennino Toscano fino alle Alpi lombarde”, come mi suggerisce il Presidente della Cantina Claudio Negrino. Ma se lo sguardo vira in basso, gode di un panorama altrettanto intenso: la collina è circondata a 360 gradi dai vigneti coltivati a Barbera, Moscato e Brachetto, con qualche filare di Dolcetto, Cortese e Chardonnay. Il tutto immerso in un habitat ancora naturale, integro, lontano dal colore patinato da rivista alla moda che, qualche volta, i paesaggi di Langhe, Roero e Monferrato negli ultimi tempi tendono ad assumere. 

I cento soci 

La Cantina Cooperativa Alice Bel Colle fu fondata nel 1955, figlia della decisione di non dover più sopportare le condizioni imposte dai commercianti vinicoli che a quei tempi spadroneggiavano nei vigneti piemontesi. I cento soci viticoltori, sin dal momento fondativo, si fanno vanto dell’opera di manutenzione, consolidamento e spinta verso il futuro della forte identità enologica dell’Alto Monferrato Acquese, con lo scopo di valorizzarne la conoscenza presso il pubblico e gli estimatori. 

Il parco vigneti di 350 ettari produce annualmente oltre 32 mila quintali di uva, dei quali solo il 25% viene imbottigliato direttamente, ed è composto da 200 ettari coltivati a Moscato bianco, 60 ettari a Brachetto, 50 ettari a Barbera e i restanti 40 ripartiti tra Dolcetto, Chardonnay, Cortese e altre uve.

I soci di questa realtà cooperativa si identificano come una “famiglia di viticoltori che vive e lavora insieme”: si sono assunti il ruolo di custodi dei valori, dell’identità e dell’economia del territorio grazie ad una perfetta visione comune. 

I cento soci, nel lavorare il territorio, inevitabilmente parcellizzato tra piccole proprietà, dimostrano di essere dei veri specialisti, che si prendono cura dei pochi ettari familiari, presidiando con costanza le terre e accudendo con ossessione maniacale le viti, che conoscono una per una, in quanto sono parte della famiglia. La scrupolosa cura si manifesta nella raccolta esclusiva a mano, l’unica in grado di selezionare i migliori grappoli, e nella defogliazione manuale, una lavorazione dispendiosa ma fondamentale per ottenere grandi vini. 

Questa grande “famiglia di viticoltori che vive e lavora insieme”, capitanata dal Presidente Claudio Negrino, coadiuvato dal Vicepresidente Bruno Roffredo, è consapevole di vivere in un luogo che produce sensazioni positive, ma possiamo spingerci fino ad affermare che Alice Bel Colle produce “meraviglie” forte della piazza comunale dove svetta una torre da cui ammirare il più suggestivo Belvedere del Monferrato, meta imperdibile per gli amanti della fotografia e dei panorami mozzafiato, e del vocato terroir. 

“Le terre bianche sono il segreto più autentico dei marcati profumi che tutti i vini Alice Bel Colle possono vantare come elemento di riconoscibilità e che ne rappresenta la filosofia produttiva” precisa il Presidente Claudio Negrino, che conclude: “anche l’abito dei nostri vini rappresenta un omaggio al legame con il territorio, sigillo dell’unione tra Cantina e borgo. Infatti, sono proprio le ormai celebri casette colorate che avvolgono Piazza Guecchione come in un dolce abbraccio ad essere protagoniste delle etichette delle nostre esclusive bottiglie”. 

Un file rouge, quello che unisce il territorio e l’azienda, la cui produzione complessiva di oltre 100.000 bottiglie l’anno, valorizza alcuni dei vitigni emblema di questo angolo di Monferrato, ma sin dal primo incontro, Claudio Negrino mi precisò che a oltre mezzo secolo dalla sua fondazione, la Cantina Alice Bel Colle decise di proiettarsi nel futuro per occupare una fetta più ampia del mercato vinicolo piemontese; la cooperativa ha subito innestato le marce alte della ricerca e sviluppo, con investimenti costanti nell’innovazione tecnologica e, nei primi tempi sotto la guida di Beppe Caviola, uno dei migliori enologi piemontesi, ha introdotto nella gamma dei vini prodotti parecchie novità che fanno riferimento a vitigni che il pubblico conosce sotto altre vesti: piedi ben saldi nelle tradizioni e testa che guarda al futuro.

Claudio Negrino e Bruno Roffredo amano puntualizzare che il vitigno più importante per Alice Bel Colle sia il Moscato, quello che ha dato spunto all’innovazione più profonda.

Asti Spumante Metodo Classico “Cuvée Tresessanta”

L’uva Moscato che origina l’Asti Spumante dolce Metodo Classico “Cuvée Tresessanta” viene raccolta manualmente verso la fine del mese di agosto da un piccolo vigneto con esposizione ad est. Le uve arrivano in cantina dove avviene una prima fermentazione alcolica in vasche a temperatura controllata sino a quando la gradazione arriva intorno a 5,5% in volume, dopodiché avviene la presa di spuma e il vino, in presenza dei lieviti, viene imbottigliato in Champagnotte dal peso di circa 1 Kg, tappate con tappo a corona. Da questo momento parte l’operazione più difficile in quanto la fermentazione dovrà avvenire solo per 1.5% volumi (circa 24 g/l). 

Come evitare che i lieviti, che si trovano in ambiente ricco di zuccheri, continuino il processo di fermentazione oltre l’obiettivo dell’1,5%, con conseguente aumento della pressione all’interno della bottiglia arrivando a procurarne lo scoppio? 

La soluzione è di mettere le bottiglie con largo anticipo e prima che i lieviti abbiano consumato tutti i 24 g/l in un locale alla temperatura di 0°c, situazione che arresta la fermentazione. L’operazione sembra semplice, invece fermare la fermentazione al momento giusto è di grande difficoltà. Le bottiglie rimangono in questo locale a 0°c per 15 mesi e dopo tale periodo i lieviti sono praticamente inattivi. La scelta di Alice Bel Colle è di far rimanere le bottiglie sui lieviti per 18 mesi dopodiché vengono degorgiate e tappate con il tappo a fungo. 

Il vino così ottenuto rimane naturalmente dolce e può essere affinato anche per oltre dieci anni, e in questo periodo si assiste ad una speciale evoluzione del prodotto che nei primi anni sviluppa sentori agrumati che ricordano pompelmo e scorze di arance, mentre con il passare degli anni i sentori evolvono verso note floreali che ricordano la salvia, fiori di camomilla e infine, dopo il traguardo dei dieci anni, le note aromatiche virano verso i profumi balsamici come eucalipto e menta.  

L’Asti Metodo Classico Dolce è un ritorno alle origini, prima che Martinotti inventasse l’omonimo metodo di rifermentazione in autoclave. A dimostrazione della longevità del prodotto, nel 2020 degustai la vendemmia 2012 con sboccatura 2015, con ottime note, al naso e al palato, di canditi di agrumi, frutta secca ed erbe aromatiche. La “Cuvée Tresessanta” degustata nel corso dell’ultima visita si è presentata con un magnifico naso che alternava soffi dolciastri, di camomilla e tisana, ad altri più pungenti di balsamicità di menta e cedro.

Asti Metodo Classico Cuvèe tresessanta_testo_alicebelcolle
Asti Metodo Classico Cuvèe Tresessanta

Si tratta di un Asti Spumante da abbinare a dolci più strutturati di quelli che, di solito, accompagnano il Moscato. Suggerisco di sperimentare la “Cuvée Tresessanta” anche con abbinamenti salati, quali antipasti e primi piatti che presentano componenti di tendenza dolce e sapida.

Piemonte Doc Moscato Secco “Collezione 360° Filarej”

Anche il Piemonte DOC Moscato secco “Collezione 360° Filarej” si posiziona nel solco dell’innovazione. L’uva Moscato è raccolta a mano nella prima decade di settembre, arriva in cantina per essere subito pigiata e pressata ed il mosto che si ottiene deve, nel più breve tempo possibile, essere portato alla temperatura di 0° C dove rimarrà per 4/5 giorni in stabulazione a freddo, operazione che permette al mosto di rimanere in contatto con le proprie fecce per favorire l’estrazione di precursori aromatici, molto importanti in queste tipologie di vino. 

Al termine di questa fase il mosto viene illimpidito mediante chiarifica statica ed in seguito avviato alla fermentazione alcolica, condotta utilizzando un ceppo di lieviti selezionati che siano in grado di estrarre ed esaltare le note terpeniche tipiche di questo vitigno. 

La fermentazione è condotta a bassa temperatura, circa 17°c, per mantenere gli aromi che si liberano durante la fermentazione alcolica. Uno dei problemi che si possono incontrare durante la vinificazione di vini aromatici come il Moscato nella versione secca è quello di ottenere note amare, ma la soluzione si trova nel mantenimento di un buon apporto azotato dei lieviti che gli permette di condurre una fermentazione senza stress e soprattutto con una buona regolarità, evitando così sgradevoli note amare. 

Al termine della fermentazione alcolica il vino viene mantenuto sulle fecce fini sino all’imbottigliamento; nel corso di questa fase il vino viene mantenuto quotidianamente in agitazione in modo da favorire la cessione di aromi e polisaccaridi dalla parete del lievito. 

Il “Collezione 360 Filarej” che si ottiene è un vino aromatico secco molto piacevole.

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Filarej Moscato Secco

Il Filarej 2022 presenta note aromatiche che ricordano fiori bianchi come glicine, biancospino, fiori di acacia, la frutta quale pesca, pera. In bocca si presenta secco, piacevole con una buona mineralità che dona ampiezza e rotondità, il finale ripresenta la pesca e la pera. 

Il Filarej 2020 ha sviluppato ottime note terpeniche quali la salvia e il timo che si innestano sulla pesca sciroppata e la pera grattugiata. Il sorso resta piacevole, minerale, ampio e rotondo con un bel finale di frutta tropicale. Il Filarej deve essere tendenzialmente bevuto giovane per poter assaporare le fresche note floreali di questo vitigno e la mineralità del sorso, ma anche dopo 3/4 anni si presenta accattivante e intrigante con le piacevoli note terpeniche e il sorso più ampio.

Moscato d’Asti Docg “Paiè”

I vini da vitigno Moscato di Alice Bel Colle proseguono con il Moscato d’Asti Strevi “Paiè”, da uve raccolte tra fine agosto e la prima decade di settembre – il cambiamento climatico sta modificando le abitudini di tutti i produttori – e subito pigiate e pressate al loro arrivo in cantina. 

Il mosto ottenuto viene illimpidito, filtrato e portato a 0°C, per essere conservato in particolari vasche a temperatura controllata nel corso dell’anno. La conservazione del prodotto sotto forma di mosto consente di avere un prodotto “fresco” da utilizzare per la presa di spuma in qualsiasi momento dell’anno. Il 10% del mosto è ottenuto da uve surmature raccolte abbondantemente oltre le date di vendemmia della barbera, mese di ottobre: questa scelta produttiva conferisce al vino un residuo zuccherino più elevato nonché un’acidità spiccata ottenendo un prodotto particolare, equilibrato ed armonico.

La presa di spuma ad hoc avviene nelle autoclavi che consentono di regolare la temperatura di fermentazione e di trattenere la CO² che si libera e di ottenere un prodotto naturalmente frizzante. Si usano lieviti selezionati in grado di esaltare le note naturali del moscato e la temperatura è mantenuta a 17°C. Non appena il mosto raggiunge i 5,5% di alcool, la temperatura viene portata bruscamente a 0°C per fermare l’azione dei lieviti e il mosto viene lasciato qualche settimana sui lieviti di fermentazione per assicurare longevità negli anni. 

 

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Moscato d’Asti Strevi “Paiè”

 

Il Moscato d’Asti Strevi “Paiè” è un vino decisamente più dolce della gran parte dei Moscati presenti sul mercato in quanto ha un residuo zuccherino elevato ma con una spiccata acidità: in degustazione il Paiè 2022 con sentori di mughetto, fiori d’acacia, miele e salvia ancora sulla pianta e il sorso piacevole, ma è sorprendente il Paié 2018 che aggiunge sentori di fiori di sambuco, salvia sia fresca sia essiccata e che fa ritrovare la salvia anche al palato, allungando il finale sulla balsamicità e sul minerale.

Moscato d’Asti Docg “Le Casette di Alice”

Il catalogo dei vini da Moscato di Alice Bel Colle si completa con il Moscato d’Asti “Le Casette di Alice”, da uve raccolte e lavorate in analogia al “Paiè” ma senza quote surmaturate. Anche la fermentazione alcolica e la presa di spuma in autoclave sono condotte in analogia al “Paié” pur in assenza di sosta post fermentativa. In definitiva un Moscato d’Asti classico, giallo paglierino e con spuma fresca e vivace e bollicine persistenti. Naso di salvia fresca e miele, nonché accattivanti soffi di erba aromatica e muschio. Sorso molto piacevole, in equilibrio tra la dolcezza e la freschezza dell’acidità, mai stucchevole. Da sorseggiare anche solo per appagarsi.

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Le Casette di Alice, Moscato d’Asti

Brachetto Acqui Docg “MonteRidolfo”

Alice Bel Colle presenta anche degli interessanti Brachetto Acqui Docg, sia in versione secca con il “MonteRidolfo”, nato dalle uve dei migliori filari di una specifica collina sia in versione dolce con Le “Casette di Alice”. 

Il “MonteRidolfo” Acqui Secco guarda decisamente al futuro: Brachetto fermo e secco, che mantiene la parte aromatica che lo fa apprezzare ai suoi estimatori nella versione dolce, e che al contempo propone profumi floreali, geranio e rose, e di frutti rossi che siamo soliti trovare in vini rossi di maggior titolo alcolometrico e struttura. Vino molto interessante, ottimo con la cucina estiva ed esotica. Anche come aperitivo con un tagliere di insaccati e formaggi freschi.

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Bracchetto d’Acqui, MonteRidolfo

Dolcetto D’Acqui Doc “Coste di Muiran”

È impossibile, poi, non citare il Dolcetto “Coste di Muiran”, selezione che, insieme all’etichetta classica, propone il caratteristico vitigno, a lungo tra i più importanti dell’intero Piemonte, che trova nell’acquese un contesto ideale per manifestare le sue caratteristiche più emblematiche. 

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Dolcetto d’Asti, “Coste di Muiran”

Barbera d’Asti Superiore Docg “Alix” e Barbera d’Asti Docg “Al Caso”

Last but not least, la Barbera d’Asti Superiore a cui sono dedicate cura, attenzione e tanto amore che nell’etichetta “Alix” si manifestano con eleganza e longevità tanto che le vendemmie ultradecennali sanno entusiasmare i palati più raffinati, mentre il vino quotidiano conquista i buongustai con la versione “Al Casò” (solo acciaio). 

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Alix Barbera d’Asti Superiore

E’ infine doveroso sottolineare che la cantina Alice Bel Colle ha aderito al progetto Alta Langa con una versione Pas Dosè Riserva dal nome “Cuvée Tresessanta” (100% Chardonnay) nella quale si ritrovano la complessità e l’equilibrio di un bouquet floreale, comune denominatore di tutti i vini. 

I vini della Cantina Alice Bel Colle sono vini territoriali, nell’interpretazione più simile al genius loci, poiché richiamano l’interpretazione più autentica che il territorio dell’Acquese può dare di questi vitigni. Vini strutturati, di ottima beva, che tengono alta la bandiera e l’onore del vino quotidiano, che non significa, se il vignaiolo è bravo, come lo sono i soci di Alice Bel Colle, vino banale. Al contempo, Alice Bel Colle offre vini particolari, che trovano origine nella reinterpretazione delle tradizioni più autentiche, che dimostrano che i soci sanno curare il territorio e sanno indirizzarlo verso nuovi orizzonti.

 

Paolo Manna

 

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