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San Donato in Poggio

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Associazione Viticoltori San Donato in Poggio

Il Chianti, chi non ha mai sentito questa parola?

Zona rinomata della Toscana, fatta di collina affascinanti, viste mozzafiato, e borghi bellissimi da visitare. Ma per chi ama, ed è un appassionato di vini, non può non far pensare a un simbolo: il Gallo Nero. Simbolo che ormai da secoli è collegato a questo territorio, addirittura da prima del 1400, e scelto inizialmente  come emblema della Lega Militare del Chianti.

Cantore di vecchie storie e leggende, e molto probabilmente fiero abitante di quelle colline ai tempi, proprio il gallo nel 1924 divenne lo stemma del più antico Consorzio vinicolo fondato in Italia, da un gruppo di 33 viticoltori, e ai tempi chiamato “Consorzio per la difesa del vino tipico del Chianti e della sua marca d’origine”. Oggi solo “Consorzio Vino Chianti Classico”, divenuta Docg autonoma, e che rappresenta 480 produttori, di cui 342 escono con la propria etichetta.

Il Chianti, terra civilizzata fin da prima degli Etruschi, e poi dai Romani, divenne dal Medioevo al Rinascimento un campo di battaglia e di contese tra le città di Firenze e Siena (Ghibellini, Guelfi… ricordate?) , per il predominio di questa zona dell’Italia centrale.

Fu anche così che presero vita villaggi fortificati e castelli, divenuti testimonianza diretta di quegli scontri feudali. È in quello stesso periodo che quelle zone furono rese adatte all’agricoltura, tra boschi e querceti, ma soprattutto alle colture della vite e dell’olivo, che negli anni acquistarono sempre più importanza economica, rendendo il Chianti famoso a livello internazionale.

Ma perché poi fu scelto proprio il gallo per proseguire la sua storia?

Leggenda narra che per mettere termine alle estenuanti battaglie, Firenze e Siena decisero di indire una gara tra due cavalieri. Questi dovevano partire dalle rispettive mura, al canto del gallo, e raggiungere per primi quelle dell’avversario. I senesi scelsero un gallo bianco mentre i fiorentini ne scelsero uno nero. 

Il gallo bianco fu nutrito abbondantemente, mentre al gallo nero, i fiorentini dettero poco da mangiare. Il giorno della gara, il gallo nero, per la fame, iniziò a cantare molto prima di quello bianco, questo permise al cavaliere fiorentino di partire con anticipo e di aggiudicarsi la vittoria su Siena.

Se rileggerete questa storia immaginando la voce del professor Alessandro Barbero, vi sembrerà di tornare indietro del tempo e vedere questi due galli correre per le strade toscane.

Oltre ad essere il primo Consorzio fondato nello stivale, questa regione è stata protagonista di un altro primato fondamentale per quanto riguarda la storia del vino. Nei primi anni del ‘700 il Granduca di Toscana Cosimo III fissò per primo i limiti della zona di produzione del vino Chianti, per proteggerlo e tutelarlo dalle frodi. Praticamente il primo disciplinare nel mondo. Geograficamente è una zona della Toscana delimitata a nord dai dintorni di Firenze, ad ovest dalle vallate della Pesa e dell’Elsa, a est dai monti del Chianti e a sud dalla città di Siena.

Si tratta di 70.000 ettari che comprendono per intero i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti e in parte quelli di Barberino Tavarnelle, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi e San Casciano in Val di Pesa.

Una regione altamente suggestiva, dove gli sguardi spaziano dalle viti, agli ulivi, alle file di cipressi che contornano le strade. E dove i suoi colori cambiano ad ogni stagione, dalle tonalità dei fiori primaverili, al rosso e giallo autunnali. Una meraviglia da ammirare in ogni momento.

Legate a questi borghi undici aree sono state individuate e delimitate per la zona di produzione del Chianti Classico, anche se al momento applicate solo alla tipologia Gran Selezione.

Sono le cosiddette UGA, acronimo che sta per Unità Geografiche Aggiuntive, e sono state selezionate per alcuni criteri specifici, quali la storicità, la fama e soprattutto la riconoscibilità enologica, e che consentono alle aziende di indicare in etichetta il nome del comune o villaggio di provenienza delle uve per rafforzare la comunicazione del binomio vino-territorio.

Le prime 10 UGA sono: Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Lamole, Montefioralle, Panzano, Radda, San Casciano, Vagliagli. L’undicesima è quella di cui parleremo nello specifico nel seguito di questo articolo: San Donato in Poggio.

San Donato in Poggio

L’Associazione dei Viticoltori di San Donato in Poggio, la cui attuale Presidente è Natascia Rossini di Podere la Cappella, nasce nel 2018 dalla volontà e dalla passione di un gruppo di produttori desiderosi di valorizzare l’identità di questo territorio e diffonderne la conoscenza.

Storicamente, l’importanza del paese da cui prende il nome l’associazione era legata alla presenza di una strada alternativa a quella romana (e già presente in epoca etrusca) che collegava Firenze a Siena e che sembra peraltro essere all’origine della nascita del borgo stesso.

Il suo territorio si trova compreso tra i confini del comune fiorentino di Barberino Tavarnelle, che rappresenta il versante più occidentale, e Poggibonsi, che fa parte della provincia di Siena. 

Per quanto riguarda le sue caratteristiche orogenetiche, si ha la presenza di vari tipi di terreni: calcari marnosi compatti, alternati a volte a sabbie e arenarie stratificate. Argille blu, che impediscono la perdita di acqua negli strati profondi fornendo una disponibilità naturale molto utile in stagioni siccitose ed evitando così un eccesso di stress idrico. E talvolta lo stesso strato argilloso affiora in vene superficiali che danno origine a sorgenti alimentate tutto l’anno.

Parlando del clima, rispetto ad altre zone delle UGA, gli inverni sono più miti e le estati più fresche e ventilate, così che in primavera le vigne germogliano abitualmente con un leggero anticipo, mentre le maturazioni tendono a essere più lente e le raccolte tardive.

Queste particolari caratteristiche regalano vini di grande finezza ed eleganza, con tannini più morbidi e un’acidità equilibrata.

Presentazione delle 18 aziende

Il 27 maggio, presso Enoluogo di Civiltà del Bere a Milano, si è tenuto un evento dedicato nello specifico al Chianti Classico dell’Associazione San Donato in Poggio, con la presenza di tutte le sue 18 aziende, poste all’interno di questo incredibile territorio, ricco di tradizioni, cultura e natura incontaminata. Un evento che ha dimostrato ancora di più il loro impegno nel valorizzare e divulgare l’identità di questa area.

Tornando all’evento, la giornata è stata divisa in due parti. Durante il mattino una Masterclass, con una verticale di 18 Chianti Classico (dal 2015 al 2022) guidata da Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, con Nicolas Caramelli di Fattoria La Ripa.

Mentre nel pomeriggio un walk around tasting ha permesso di assaggiare, con una degustazione itinerante, oltre 50 Chianti Classico (annata, Riserva e Gran Selezione oltre ad altri vini delle singole aziende), presentati direttamente dai produttori. 

È stato una meravigliosa esperienza e un’ottima occasione di studio, per degustare insieme ai produttori i vari stili utilizzati nelle vinificazioni, e sentire quelle differenze a volte quasi impercettibili ma che rendono unica ogni bottiglia di vino di ogni singola azienda. Concludo con una frase scritta sul sito dell’Associazione, e che racchiude bene il loro coinvolgimento passato, presente e futuro in questo progetto. 

 

“Il desiderio di crescita comune è chiaro e siamo felici di aver intrapreso insieme questo percorso. Anche perché siamo incredibilmente uniti e in sintonia di pensiero, nell’intento di creare autentico valore”. 

 

 

I viticoltori dell’Associazione

  • Fattoria Montecchio
  • Quercia al Poggio
  • Poggio al Sole
  • Isole e Olena
  • Casa Sola
  • Castello Di Monsanto
  • Podere La Cappella
  • Marchesi Antinori Badia a Passignano
  • Castello della Paneretta
  • Le Filigare
  • Casa Emma
  • Fattoria la Ripa
  • Torcilacqua
  • Il Poggiolino
  • Fattoria Ormanni
  • Le Masse
  • Fattoria Cerbaia
  • Cinciano

Alfonso Mollo

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