Chianti Classico Gallo Nero_copertina

Chianti Classico piramide degustativa

Chianti Classico Gallo Nero_evidenza

Tempo di Lettura: 4 minuti

Il Gallo Nero nelle sue tre tipologie presenta la piramide del Chianti Classico

L’interessante masterclass, riportata nel titolo di questo approfondimento, svoltasi all’ultima edizione di Best Wine Star, ha rappresentato l’opportunità di focalizzarci sulle tre tipologie Annata, Riserva, Gran Selezione, e al tempo stesso farci sorprendere per l’evoluzione dei sette vini proposti in degustazione, tutti ovviamente Docg. Ad affiancare Adua Villa, nota anche come “globetrottergourmet”, Stefania Vinciguerra, caporedattore di Doctor Wine, oltre a Gerardo Giorgi, marketing manager del Consorzio Vino Chianti Classico.

Un viaggio nei decenni

Il primo calice è stato quello di Riecine con il suo Chianti Classico 2022. Sita a Gaiole in Chianti ottiene questo vino da solo Sangiovese, da vigneti certificati biologici. Fondato nel 1971, ora ha 22 ettari, con, come consulente enologico, Carlo Ferrini. La maturazione è avvenuta per 11 mesi in tonneaux di rovere francese e per altri 3 di affinamento in bottiglia. Dal punto di vista olfattivo è sfaccettato nei profumi di frutta rossa, spezie, agrumi e fiori, con un palato di buona persistenza e corrispondente nel gusto ai sentori percepiti al naso.

Seguiva L’Erta di Radda Chianti Classico 2019, dove nel 2006 ha avuto inizio la storia di questa cantina creata da Diego Finocchi nel comune indicato nel suo nome. Il vino ottenuto da Sangiovese 90% e Canaiolo 10%, con vigneti a 430 metri d’altitudine, ha boschi vicini alle vigne. Vinificato in maniera tradizionale, durante la fermentazione alcolica che avviene senza l’uso di lieviti selezionati, si effettuano rimontaggi e follature. La svinatura viene decisa previo assaggio, poi la malolattica avviene parte in legno, parte in acciaio. Quindi matura per 12 mesi in botti di rovere tra i 2000 e 3000 litri. Il suo naso ci propone frutta rossa anche piccola, note floreali con violetta, oltre a spezie. Al palato è rotondo, fresco, elegante, con note finali di frutta matura e spezie.

Il calice successivo proponeva di Querceto di Castellina Chianti Classico Gran Selezione 6 2016. Cantina a conduzione familiare, sita tra i comuni di Castellina e Radda in Chianti, fa maturare il vino per 18 mesi in tonneaux da 500 litri, poi per altri 12 affina in bottiglia. Il naso davvero intenso propone note di fiori di cappero, fichi maturi, ciliegie marasche, seguiti da erbe come nepitella, origano. Al palato i tannini sono morbidi, c’è freschezza a equilibrare, con un finale lungo.

I Marchesi Mazzei ci hanno ammaliato con il Castello di Fonterufoli Chianti Classico Gran Selezione 2015, peraltro in versione magnum, ottenuto da 92% Sangiovese, 8% tra Malvasia Nera e Colorino. Nella loro tenuta sita a Castellina in Chianti, producono questo vino la cui maturazione avviene per 20 mesi in fusti di rovere francese da 225 e 500 litri, di cui il 60% nuovi. Il suo naso complesso è tra spezie e arancia rossa, frutta rossa matura e note floreali di viola. Al palato ha struttura, tannini setosi, freschezza, eleganza e una grande persistenza. Un vino ancora in ottima forma, dall’assaggio emozionale.

Chianti Classico Gallo Nero_testo
Chianti Classico, degustazione

Abbiamo poi proseguito con Villa Cerna e il suo Chianti Classico Riserva del 2007. Sita anch’essa a Castellina in Chianti, di proprietà della famiglia Cecchi, prodotto da Sangiovese, con una percentuale di Colorino, matura per 14 mesi tra barriques e tonneaux, poi per altri 12 in bottiglia. Al naso ha profumi floreali, frutta rossa, spezie, con un tocco floreale, una chiusura balsamica. Al palato ha tannini setosi, una freschezza presente, un’armonia risultato dell’equilibrio tra acidità, alcol e tannini, con un finale decisamente lungo, balsamico, sorprendente per un vino di 18 anni. 

Proseguendo è stata la volta di Castello di Monsanto Chianti Classico Riserva Il Poggio 2006. Ottenuto da 90% Sangiovese, 10% tra Canaiolo e Colorino, frutto della scelta di Fabrizio Bianchi sin dal 1968, di eliminare l’utilizzo delle uve a bacca bianca. Maturato in botti di rovere francese da 500 litri, in parte nuove, in parte di secondo passaggio, per 18/20 mesi, poi per 2 anni in bottiglia. Esordisce al naso con una sinfonia di frutta matura, l’agrume dell’arancia rossa, spezie per poi virare sul floreale, con una delicata di menta. Al palato ha un ingresso setoso, tannini vellutati, freschezza, armonia, è ancora persistente dai toni finali di frutta surmatura, arancia e un tocco mentolato. 

A chiudere è stata la volta di Il Molino di Grace Chianti Classico Riserva Il Margone 2001. Visto la più che rispettabile età è stato necessario scaraffarlo in decanter. Sita tra Panzano e Greve in Chianti, ha le vigne di Sangiovese impiantate con esposizione a Sud, tra 350 e 420 metri d’altitudine. La maturazione è stata di 18 mesi tra barriques e tonneaux. Dopo un naso dalle note terziarie di cuoio, sigaro e tabacco, si inseriscono note di piccoli frutti surmaturi, floreali di fiori secchi, di spezie. Al palato ha tannini polverosi, ancora un po’ di freschezza, un’ottima lunghezza, con un tocco sapido finale. Una degna conclusione di una verticale da ricordare!

Si è così concluso il nostro viaggio nel bicchiere, dove il tempo trascorso ha esaltato i vini via via citati nel nostro articolo, espressioni di diverse zone del Chianti Classico, nelle sue tre tipologie, a cui appone fieramente il suo marchio del Gallo Nero.

 

 

credits photo @ConsorzioVinoChiantiClassico

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