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A Pasqua non vince il prezzo, ma l’esperienza: gli italiani scelgono gusto e qualità, anche tra gli scaffali del supermercato
A Pasqua, più che il marchio, conta quello che c’è dentro. E soprattutto come si sente al primo morso. Lo conferma l’ultima indagine di Altroconsumo, che fotografa un cambiamento interessante nelle abitudini degli italiani: anche nei prodotti più tradizionali, la scelta si sposta dalla marca alla qualità percepita.
Non il prezzo, non il nome
Nel test di assaggio su 12 colombe classiche, realizzato tra Milano e Vico Equense con oltre 200 consumatori, a fare davvero la differenza sono elementi concreti: gusto, morbidezza, qualità dei canditi. Non il prezzo, non il nome. A conquistare il titolo di “Scelto dai consumatori” sono Giovanni Cova & C. e Tre Marie, premiati proprio per l’equilibrio complessivo del prodotto.
Ma è sul fronte prezzi che emerge un’altra fotografia, forse ancora più interessante. La Pasqua 2026 si muove “a due velocità”: se le colombe restano sostanzialmente stabili (+1%), le uova di cioccolato registrano rincari fino al 19%. Un aumento che non dipende solo dalle materie prime, ma anche da formato e sorprese.
I consumatori di adattano
Eppure, nonostante il contesto, i consumatori non rinunciano. Si adattano. Diventano più selettivi, più attenti. Uno su tre prevede di spendere di più rispetto allo scorso anno, ma con un criterio diverso: cercare il miglior rapporto qualità-prezzo, quello reale, non percepito.
In fondo, anche qui si ritrova un tratto tipicamente italiano: la capacità di scegliere con consapevolezza, senza rinunciare al piacere. Perché la tradizione resta, ma evolve. Anche a partire da una colomba.







