“Mangiare bene per vivere meglio”: le scelte quotidiane

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A Torino un incontro promosso dal Rotary Club Torino Next per riflettere sulle scelte alimentari che possono cambiare il nostro futuro

“Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”. Un’espressione che oggi assume un significato ancora più ampio rispetto al passato. Il cibo non è soltanto nutrimento o tradizione culinaria: è un elemento che racconta la nostra cultura, il rapporto con il territorio, il modo in cui ci prendiamo cura della nostra salute e l’attenzione che riserviamo all’ambiente.

Proprio da questa consapevolezza è nato il convegno “Cultura alimentare consapevole: scienza, territorio, persone”, organizzato dal Rotary Club Torino Next in collaborazione con l’Associazione Casa Maternità Prima Luce, ospitato presso l’Istituto Professionale G. Colombatto di Torino. L’iniziativa ha riunito esperti provenienti da ambiti diversi, agricoltura, ricerca scientifica, medicina e filiere produttive, con l’obiettivo di analizzare il rapporto tra ciò che mangiamo e le conseguenze che le nostre scelte hanno sulla salute e sulla società.

Come ha spiegato Elisa Lombardo, presidente del Rotary Club Torino Next, l’incontro è nato con l’intento di“offrire strumenti utili per comprendere meglio i fattori che orientano le nostre scelte alimentari e per sviluppare un rapporto più consapevole con il cibo”. Ad aprire la riflessione è stato Roberto Moncalvo, presidente di Epaca Coldiretti ed ex presidente nazionale di Coldiretti, che ha proposto un’analisi sull’evoluzione dell’agricoltura e del sistema alimentare.

Il suo intervento ha evidenziato come le scelte produttive non siano mai isolate, ma parte di un sistema complesso in cui economia, politiche agricole e domanda dei consumatori si influenzano reciprocamente. In altre parole, ciò che troviamo sugli scaffali dei supermercati o nei mercati locali è il risultato di decisioni prese lungo tutta la filiera, dalla produzione agricola alla distribuzione.

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Il valore della filiera per un’alimentazione più consapevole

Moncalvo ha inoltre sostenuto il modello della “filiera agricola tutta italiana”, basato su tracciabilità, qualità dei prodotti e legame con il territorio, elementi che rafforzano il rapporto di fiducia tra produttori e consumatori. In questa prospettiva l’agricoltura assume anche un ruolo sociale e ambientale: oltre a produrre cibo, contribuisce alla salvaguardia del paesaggio, alla gestione del territorio e alla sicurezza alimentare, temi sempre più legati al diritto alla salute dei cittadini.

In questo contesto il consumatore assume un ruolo sempre più centrale, perché ogni acquisto rappresenta una scelta che può sostenere modelli agricoli più sostenibili e legati al territorio.

Il tema della qualità e della tracciabilità è stato approfondito da Carlo Alberto Raucci, Agri Schemes Coordinator di SGS ICS Italia, che ha illustrato il ruolo delle certificazioni agroalimentari.

Questi strumenti, sempre più diffusi nel settore alimentare, rappresentano una garanzia per i consumatori ma anche un modo per valorizzare le aziende che adottano pratiche produttive sostenibili. Le certificazioni permettono infatti di monitorare i processi lungo tutta la filiera, favorendo maggiore trasparenza e responsabilità nella produzione.

Un aspetto meno visibile ma fondamentale del sistema alimentare riguarda i controlli scientifici sugli alimenti. Di questo tema ha parlato Paola Brizio, responsabile della struttura di Merceologia Alimentare dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Attraverso analisi chimiche e valutazioni del rischio, i laboratori degli istituti zooprofilattici contribuiscono a garantire che i prodotti immessi sul mercato rispettino gli standard di sicurezza e non rappresentino un rischio per la salute umana, animale o per l’ambiente. In questo quadro la chimica degli alimenti diventa uno strumento fondamentale per prevenire contaminazioni, monitorare l’uso degli additivi e rafforzare la fiducia dei consumatori nella qualità dei prodotti agroalimentari.

Un lavoro spesso poco conosciuto dal grande pubblico, ma decisivo per garantire standard elevati di sicurezza alimentare. Dalle sue parole è emerso un quadro che richiede attenzione e consapevolezza. La sicurezza del cibo non può essere data per scontata, ma è il risultato di controlli costanti e di scelte responsabili lungo tutta la filiera produttiva.

Le conseguenze delle cattive abitudini alimentari

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Il rapporto tra alimentazione e salute è stato approfondito da Anna Ruocco, presidente dell’associazione Prima Luce di Torino e docente universitaria di epigenetica. Il suo intervento si è concentrato sui primi mille giorni di vita, un periodo che va dal concepimento ai primi anni dell’infanzia e che rappresenta una fase fondamentale per lo sviluppo dell’organismo. In questo arco di tempo alimentazione e ambiente possono influenzare in modo significativo la salute futura di una persona.

Un approccio più clinico è stato invece proposto da Salvatore Oleandri, direttore della Struttura Complessa di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’ASL di Torino. Attraverso dati e analisi scientifiche ha illustrato il legame tra cattive abitudini alimentari e diffusione di patologie metaboliche come obesità e diabete. Numeri che confermano quanto l’alimentazione rappresenti uno dei fattori determinanti per la salute pubblica.

A concludere l’incontro è stato l’intervento di Aurelia Mondino, biotecnologa e coordinatrice scientifica alla Città della Salute e della Scienza di Torino, che ha approfondito il rapporto tra alimentazione, stili di vita e prevenzione. Il messaggio emerso è semplice ma importante: la salute non dipende da un singolo alimento o da una dieta momentanea, ma da un equilibrio complessivo che riguarda le scelte quotidiane.

Le scelte di ogni giorno: cibo, stili di vita e prevenzione

In fondo la domanda che rimane dopo incontri come questo è molto semplice: quanto peso hanno le decisioni che prendiamo ogni giorno quando facciamo la spesa o ci sediamo a tavola?

Preferire cibi freschi e poco processati, scegliere prodotti locali e di stagione, aumentare il consumo di alimenti vegetali, leggere con attenzione le etichette e le informazioni sul packaging. Sono gesti apparentemente piccoli, ma capaci di produrre effetti concreti sulla salute individuale, sull’ambiente e anche sull’economia domestica. Perché il modo in cui mangiamo non racconta solo chi siamo oggi, ma anche il futuro che stiamo costruendo.

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