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Dalla Bottarga ai Mostaccioli 

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Tempo di Lettura: 3 minuti

Successo per Cantine Aperte alla Contini 1898

Sapori, tradizione e gusti: Cantina Contini 1898, in occasione di “Cantine Aperte 2025” nel mese di maggio, ha accolto centinaia di visitatori tra visite guidate, degustazioni e musica dal vivo. Il pubblico ha potuto esplorare le storiche cantine dove riposano le Vernacce più longeve della Sardegna, alcune delle quali invecchiano per oltre 40 anni. Accanto ai grandi vini Contini, protagonisti indiscussi dell’evento sono stati due simboli della cultura gastronomica oristanese: la bottarga di muggine e i mostaccioli.

Mostaccioli e Vernaccia: un legame autentico

Se la bottarga ha trovato il suo abbinamento perfetto nella Vernaccia di Oristano Doc, grazie a un incontro tra sapidità e complessità aromatica, il connubio con i mostaccioli ha rivelato un lato più intimo e dolce del vino oristanese.

I mostaccioli, dolci tradizionali dalla consistenza morbida e dai profumi di cannella e limone, sono da secoli parte della cultura contadina della zona. La Vernaccia, con il suo gusto secco ma avvolgente, è storicamente servita in accompagnamento a questi dolci, in particolare nelle occasioni festive. Il risultato è un abbinamento che unisce armoniosamente dolcezza, speziatura e struttura. 

Mostaccioli, origine e storia

Le radici risalgono all’antica Roma: i “mustacei” sono citati nel De Agricultura di Catone (II secolo a.C.) come focacce dolci fatte con farina, mosto, anice, cumino e alloro. In epoca medievale divennero “mustazzoli” o “mostazoli”, e furono citati anche da Bartolomeo Scappi nel Cinquecento e da cuochi successivi.

Ingredienti principali

Farina, miele o mosto cotto, spezie (cannella, chiodi di garofano, noce moscata), mandorle, cacao, a volte albumi o uova. La tradizione antica includeva anche cumino, anice, grassi e formaggi.

Varianti regionali

  • Campania (napoletani): forma romboidale, glassa al cioccolato, impasto con spezie aromatiche (“pisto”) e mandorle;
  • Calabria (‘Nzuddha o mastazzolu): impasto duro, miele caramellato, anice; spesso modellati in forme simboliche;
  • Puglia e Salento (mustazzoli): con vincotto o cotto di fichi, mandorle, cannella e scorze d’agrumi;
  • Sicilia: mustazzoli, farina, zucchero, mandorle, aroma di limone/cannella, talvolta glassati;
  • Molise e Abruzzo: Simili ai napoletani ma senza pisto, glassa più semplice, impasto riposato a lungo;
  • Abruzzo (Castelli): Morbidi e arricchiti da mandorle tostate, cacao, miele e caffè.

Si consumano tipicamente nel periodo natalizio, a partire dall’8 dicembre, “Immacolata”, fino all’Epifania. Gli abbinamenti possono essere svariati e abbracciare i gusti di molti: vini dolci o liquorosi: passiti, vin santo; tè e cocktail speziati con cannella o chiodi di garofano; ottimi anche con caffè espresso. Le versioni più rustiche si sposano bene con formaggi stagionati.

Bottarga

L’origine, le tipologie e i sapori

La bottarga è l’ovario di pesce – soprattutto cefalo (muggine) o tonno – salato ed essiccato. La sua produzione risale ai Fenici, ma il nome deriva dall’arabo buṭāriḵ, a sua volta dal greco tárikhos (“carne conservata”). Vi sono due tipologie distinte: bottarga di cefalo (muggine): di colore giallo‑arancio, con sapore più delicato; bottarga di tonno: più scura, gusto più deciso e intenso.

 


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Produzione e consumo

Prevede la salatura, pressatura e asciugatura naturale, spesso al sole o in ambienti ventilati, fino a ottenere una consistenza compatta. Gli usi più frequenti sono: grattugiata su un primo piatto (es. spaghetti alla bottarga) oppure tagliata a fettine sottili, con olio extravergine d’oliva e una grattugiata di limone. Come antipasto su crostini o carpacci.

Come abbinamenti consigliati: vini bianchi secchi, freschi e sapidi (es. Vermentino, Verdicchio) oppure vini rosati leggeri, o bollicine non eccessivamente aromatiche.

Cantine Aperte: un ponte tra vino e territorio

Due laboratori tematici principali che hanno arricchito l’esperienza: “L’oro di Cabras – Bottarga e Vernaccia”, con il sommelier Andrea Balleri e il maestro Pino Spanu, ha raccontato il profondo legame tra il mare e il vino. “Mostacciolo e Vernaccia”, con la pasticciera Silvia Maffei, ha portato i partecipanti alla scoperta delle ricette tramandate di generazione in generazione. Ad accompagnare il tutto, musica e convivialità con il DJ set di Riccardo Dorascenzi e il live dei Santa Fè Gipsy Style, che hanno reso unica l’atmosfera nella corte della cantina.

L’iniziativa, promossa dal Movimento Turismo del Vino, ha confermato ancora una volta la forza dell’enoturismo come veicolo culturale e promozionale. E per chi non è riuscito a partecipare, Cantina Contini 1898 è visitabile tutto l’anno, dal lunedì al sabato.


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