Marco Serra_velletri_copertina_Vigneti con fiore di carciofo

Azienda agricola Marco Serra

Marco serra_velletri_evidenza_la sboccatura

Tempo di Lettura: 7 minuti

Marco Serra, il Lazio che avanza e si fa sentire

Nella campagna veliterna (Velletri) a ridosso del vulcano laziale e protetta da boschi e vegetazione rigogliosa, incontriamo Marco Serra, vignaiolo e titolare dell’omonima cantina, Marco Serra Azienda Agricola Biologica, sei ettari e mezzo di proprietà su cinque lotti diversi. I terreni sono di matrice vulcanica e tufacea, intorno alla cantina si vedono ancora le stratificazioni delle eruzioni e all’orizzonte sta silente il monte Artemisio, che fa da sfondo a tante realtà vitivinicole nei dintorni. 

Marco è un vulcano come la terra che accoglie lui e tutta la sua energia rivolta a fare vino con quella che definiamo una vera ossessione. “La passione è sempre esagerazione – dice il titolare – non va d’accordo con la razionalità”. 

Un po’ di storia 

Partiamo da un presupposto: il vulcano qui ha un’importanza lapidaria, da cui dipendono tutti i produttori della zona. La prima grande fase eruttiva ha attraversato quattro cicli fondamentali e la stratificazione del terreno dipende da fenomeni avvenuti migliaia di anni fa (600 mila). Sono così affiorate le rocce di basalto, la pietra nera usata dai romani. Il secondo ciclo fu veramente importante e portò pozzolane rosse, nere e tufo, che è tutto quello che troviamo nel territorio. 

“L’uso della pozzolana è la vera rivoluzione fatta dai Romani, la base forte su cui è stato costruito l’Impero – racconta Marco durante il tour in vigna – perché questa roccia è la base del calcestruzzo, insieme al calcare che qui non manca”. 

Ma le sorprese per i curiosi non sono finite, perché sui Monti Prenestini sono state ritrovate le marne calcaree identiche a quelle che sono nelle Langhe, chiamate marne di Sant’Agata, dove nasce il Barolo, per intenderci. Insomma, quello del Lazio è un territorio che potremmo davvero definire vocato.  

Un altro dei fenomeni più evidenti da queste parti è il gigantismo che dipende dalla piovosità legata all’influenza del mare. La vegetazione è rigogliosa e di un verde brillante, gli alberi crescono velocemente e gli elementi naturali sembrano prendere un’accelerazione inaspettata.

Nei vigneti, all’inizio dei filari, al posto delle rose troviamo i carciofi in fiore, dal colore violaceo intenso. Si coltivano ancora oggi e ce ne sono stati sempre tanti, anche in epoche passate. Marco li usa al posto delle più romantiche rose (molti sapranno già che le rose si piantavano come sentinelle per il vigneto, avvisando i viticoltori della presenza di parassiti e malattie nocivi per la vite).  Camminando si vedono i banchi di pozzolana, alberi di fichi, l’olivo, sfumature della terra che variano a toni più scuri a seconda delle componenti minerali. Una piccola porzione di macchia mediterranea concentrata tutta qui.

Marco Serra_testo_fiori di carciofo

I filari sono sorretti da pali di legno, non invasivi e naturalmente biodegradabili. Nella più diffusa consuetudine si usano quelli di cemento ma Marco, attento alla biodiversità e alla cura dell’ambiente, preferisce non adottarli perché sono altamente inquinanti.   

L’azienda Marco Serra

In queste zone, le aziende vinicole sono storicamente piccole, frammentate e baciate da un clima eccezionale. “Mettiamo insieme il terreno, la protezione del Monte Artemisio che ripara dai venti del nord, una piovosità importante sempre legata all’influenza del mare, e avremo un ambiente ottimale dove coltivare l’uva”, ripete Marco, che ama sottolineare quanto la natura lo abbia aiutato. 

Questo terreno multiforme ha condotto, storicamente, alla creazione di piccole vigne, i cosiddetti tenimenti e l’azienda di Marco Serra conta cinque appezzamenti, nessuno uguale all’altro. 

Nel 2002 inizia la sua “carriera” di vignaiolo, riprendendo una tradizione famigliare attestata anche da vecchi documenti, dove i suoi antenati nell’800 erano già riconosciuti “vignaroli”. Dopo aver conferito per anni le uve alla cantina sociale, decide di imbottigliare il suo prodotto e nel 2010 ristruttura la cantina dotandola di mezzi all’altezza di vinificare. 

Le varietà contano Malvasia di Candia e Bellone, per i rossi i nuovi impianti iniziati nel 2015 di Montepulciano, Sangiovese e poi Merlot. Le vigne hanno tra i 10 e i 30 anni. 

Le vasche utilizzate sono in acciaio, troviamo qualche contenitore di vetroresina e totale assenza di legno. “Non esiste il contenitore perfetto ma la vetroresina è resistente, leggera e non si rovina con l’acido solforico. Non è conduttore termico o elettrostatico, come l’acciaio”. Alcune vasche di cemento interrate, fatte dal padre di Marco, sono ancora presenti, utilizzate talvolta all’occorrenza.

La spumantistica 

Tre le varietà per gli spumanti, malvasia di Candia, Bellone e Sangiovese (per il rosato).

Del 2020 la prima annata, spumantizzata nel 2021, commercializzata nel 2022. “Siamo piccoli e facciamo la sboccatura man mano che vendiamo le bottiglie. Le ultime arrivano anche a 24 mesi sui lieviti”. Il procedimento è seguito tutto dal produttore. Le bottiglie dimorano in grandi cassette all’interno della cantina, il remuage non è meccanizzato, avviene manualmente con la forza e la tenacia di Marco che non perde mai d’occhio le sue “creature”. Tre varietà per una spumantistica che nel Lazio vanta davvero pochissimi nomi ed è di questi giorni l’apertura della prima bottiglia di Bellone spumantizzato, mentre gli altri due, di Malvasia e Sangiovese sono già in commercio. Tra successi e delusioni, l’evoluzione del vino è sempre una scommessa e non sono mancati i momenti in cui si è dovuto buttare tutto il lotto.

Quella di Marco Serra può essere chiamata una vera e propria ossessione, nata da giovane quando con il papà per la prima volta vide su “Linea Verde” la sboccatura, qualcosa che allora, in assenza di rete e Internet, non era possibile conoscere se non attraverso qualche trasmissione televisiva di nicchia o per diretta conoscenza dei produttori. Si mise in testa allora di fare lo spumante e oggi pare non fermarlo nessuno. 

La sboccatura 

Nella sua vena pioneristica e istrionica, Marco propone a chi lo va a trovare il rito della sboccatura, prende la bottiglia, la gira e la guarda come un figlio ancora da svezzare. Il colore rosa risplende al sole, la vivacità delle bolle è in fermento e alla stappatura si esprime in tutta la sua bellezza. Al sorso il vino spumante è piacevole, le note tipiche del Sangiovese si esaltano con una mineralità che rimane al sorso, fragrante e accesa. Ci piace molto e soprattutto ci rapisce la passione vera con cui Marco fa le cose. 

marco serra_velletri_sboccatura_testo

Dopo la sboccatura ci mostra anche il processo di tappatura, che fa sempre tutto da solo. Ha un macchinario per tappare, poi inserisce la gabbietta e infila l’involucro che va a modellare con le mani. La moglie che sta accanto a lui silenziosa e curiosa, gli porta l’etichetta, la applica e il gioco è fatto. 

Quello che sembra un mondo lontano, rarefatto e segreto, qui è routine quotidiana, senza mistificazioni, senza artifici. È Marco Serra nel bicchiere, la sua gioia, la sua fatica e l’immenso amore per la sua terra. 

Velester, il passito che non ti aspetti

Altro prodotto che non ci aspettiamo è il passito, eppure qui c’è. Dedichiamo qualche parola in più, per rendere omaggio al coraggio di questo produttore che non si pone limiti.

Da uve Malvasia di Candia appassite in pianta, “ce lo siamo praticamente inventato, perché in queste zone non si produce. Con il caldo che è aumentato e un vigneto che si presta all’appassimento, abbiamo iniziato a fare le prove. La Malvasia è davvero un prodotto che si adatta e si declina in varie forme”. 

Prima annata il 2020, per uso interno, appena 30 litri. Le bottiglie che vediamo sono del 2022. All’assaggio la nota glicerica viene subito spiazzata da una mineralità sottile e piacevole. Si sente lo scalpitare della giovinezza e ha ottimi presupposti per l’invecchiamento. 

I vini di Marco Serra 

Qiavilli, Lazio spumante bianco Igt, uve Malvasia di Candia. Inconfondibili note di frutta a polpa bianca e bergamotto. Al palato si aprono scenari di agrume con persistenza minerale che accompagna il sorso. 

Nisa, Lazio spumante rosato Igt, da uve Sangiovese. Perlage fine e colore rosa tenue, con note olfattive punteggiate da piccoli frutti rossi. Delicatamente floreale, in bocca restituisce un equilibrio tra la parte morbida e la mineralità tipica del territorio, con una spalla acida che è propria del Sangiovese.

Phoebi bianco, Lazio bianco Igt, da uve Malvasia di Candia, ha un colore giallo brillante, i sentori variano dalla mela verde ai fiori di campo, una lieve sfumatura erbacea arricchisce la seconda olfazione. Al sorso regala un finale lievemente amaricante. Eleganti le note minerali. 

Turma, Lazio Bellone Igt, da uve Bellone, ultimo arrivato in azienda, imbottigliato da poco e dalla struttura già molto gradevole. Fiori e frutta bianca al naso, per un palato avvolgente grazie a una avvincente mineralità. Sicuramente da seguire nel suo affinamento in bottiglia. 

Phoebi rosso, Lazio rosso Igt, da uve Merlot, affinamento in acciaio. Colore rosso rubino, sentori di frutti rossi e erbe di campo, al palato appaiono rimandi fruttati di ribes, con tannino vellutato. 

Velester, Lazio passito bianco Igt, sempre da uve Malvasia di Candia, presenta un colore giallo intenso, con sfumature ambrate, al naso la nota glicerica di uva passa, in bocca sentori di fichi secchi, dattero, per poi evolversi in albicocca matura e lievi sentori di miele. Ricordi agrumati e minerali sul finale.  

I nomi latini dei vini derivano da un timbro su pietra di epoca romana, ritrovato dal papà di Marco nei vigneti, che riporta il nome Qiavilli Phoebi. 

Da sapere 

Nel Lazio fare rete e creare un sistema di collaborazione tra le varie realtà produttive è sempre stato molto difficile. Motivi storici o culturali che siano, le ragioni hanno prevalso su una necessità che invece si fa sempre più incombente, unirsi per essere più forti.  Per questo nasce Rete V.I.P. che sta crescendo e si sta facendo conoscere, anche attraverso un’opera capillare di comunicazione e organizzazione di eventi che raccontino le varie realtà del territorio.

L’azienda Marco Serra fa parte della Rete V.I.P., il progetto di Filiera Produttiva dei Castelli Romani RETE V.I.P. (Vino, Innovazione e Pane) – finanziato dalla Regione Lazio per valorizzare il patrimonio enogastronomico e culturale dei Castelli Romani. 

La rete favorisce la collaborazione tra le 24 aziende produttive, dislocate tra i comuni aderenti all’iniziativa di Genzano, Lanuvio, Velletri, Albano Laziale, Nemi e Ariccia, per accrescere la competitività e la sostenibilità delle produzioni locali, con un focus preponderante sui produttori vitivinicoli e sui panificatori. L’obiettivo è promuovere un sistema di filiera integrato che esalti le specificità del territorio. Questa iniziativa punta a generare un impatto economico e sociale positivo, migliorando l’occupazione, il reddito delle imprese e la qualità della vita dei cittadini, grazie anche al supporto delle istituzioni locali e regionali. Un ringraziamento a Saula Giusto, manager di Rete V.I.P. che ha organizzato la visita in azienda. 

 

 

Susanna Schivardi 

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