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Marjan Simčič: una storia di confine dal 1860

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Tempo di Lettura: 5 minuti

Confini, guerre e territori: cosa c’è dietro i loro vini d’autore

È una storia che parte da lontano quella dell’azienda Simcic. Si perché siamo nel 1860 quando Jožef Simčič acquista una fattoria a Medana, inizia a coltivare la vite e a vinificare. Da quel momento, di generazione in generazione, la passione per il vino è aumentata, unita a una devozione e a una dedizione al lavoro senza eguali. Dopo Jožef la gestione passò ad Anton, poi a Teodor, a Salko, fino ad arrivare al 1988, quando la cantina arriva nelle mani di Marjan, che insieme a Valerjia, sua compagna di lavoro e di vita, ne prendi le redini e la fa diventare la cantina d’eccellenza che oggi conosciamo.

Simčič nasce in quella zona di confine tra Slovenia e Italia, nel cuore della Goriška Brda, in un’area geografica collinare che si estende tra il fiume Isonzo e lo Judrio, dove non sai mai se parlare sloveno o italiano, o se le persone si sentono più slovene o italiane. Ci sono dei confini talmente sottili che a volte si cancellano con un dito, e il vino è diventato uno degli strumenti migliori per erodere questo filo che pende un giorno da una parte, un giorno dall’altra della linea geografica.

Quante regioni vinicole possono dirsi parte di due stati differenti? 

Il Collio, o Brda in sloveno, è una di queste rare eccezioni. Qui la viticoltura ha origini antiche, e i ricordi risalgono all’antica Roma, quando si iniziò a coltivare questi terreni su pendii soleggiati, e un sottosuolo quasi unico nel suo genere. È l’inizio di un viaggio meraviglioso, fatto di vini pregiati e personaggi che hanno fatto la storia della viticoltura.

Ma quello che è uno dei suoi punti di forza, la posizione, purtroppo nei secoli si è rivelato anche motivo di conflitti e scontri geopolitici, a cominciare dal Medioevo, quando i signori locali si guerreggiavano per aver il controllo dei vari feudi. Si va avanti negli anni, e Simčič inizia a far parte della storia del Collio nella seconda metà dell’Ottocento. Il figlio del capostipite Jožef, Anton, eredita l’azienda di famiglia e, in seguito, i suoi figli, che svolgono vari ruoli: Nando, che gestisce il negozio, Pavel, che rileva la locanda e Teodor, che si dedica alla vinificazione. Dopo il secondo conflitto mondiale, però, il governo nazionalizza parte dei loro terreni, la locanda e il negozio. Così Nando e Pavel emigrano, lasciando a Teodor e suo figlio Salko il compito di continuare l’eredità famigliare.

Le dispute geopolitiche nel frattempo continuano. Nel 1918 il Collio, o Cuei in dialetto friulano, è di proprietà della monarchia asburgica, mentre dal ‘21 ritorna a far parte ufficialmente nel Regno d’Italia. Poi, durante gli anni della dittatura fascista, gli abitanti si vedono imporre un cambio di nome dovuto alle regole del partito. Non saranno più accettati idiomi o dialetti: si utilizza solo la lingua italiana, e la loro terra si chiamerà d’ora in poi Collio. Anni difficili per la popolazione, che non poteva neanche parlare una parola di sloveno. 

Passa il ventennio, termina anche la Seconda Guerra Mondiale, e nel 1947 parte della regione passa sotto il controllo della Jugoslavia di Tito. Inizia un periodo difficilissimo per la viticoltura, dove l’unico obiettivo è aumentare il più possibile la superficie dei vigneti, a discapito della qualità. Sembra non importare più a nessuno la storia e l’eredità della tradizione vinicola di un tempo.

E Simčič?

Si arriva al 1988, quando Salko lascia la gestione della cantina al suo primogenito Marjan. È la svolta. Con lui arriva una nuova cantina, costruita nel 1997, più tecnologica e moderna, e ancor più adatta alla produzione di vini di qualità superiore. In più crea il nuovo logo dell’azienda e ringiovanisce le etichette, dandogli un respiro più moderno e contemporaneo.

Il 2008 e la linea Opoka

Il momento decisivo però arriva nel 2008, quando esce in commercio la nuova linea Opoka Cru, frutto di ricerche approfondite portate avanti da Marjan sui vigneti, con l’obiettivo di analizzare le diverse caratteristiche dei terroir del suolo di Opoka e le condizioni microclimatiche ideali al fine di scoprire le zone migliori. Marjan nei primi anni 2000 fa analizzare con cura ogni parte del vigneto, scavando in profondità nel terreno, valutando le caratteristiche e analizzando i registri storici delle annate precedenti. Tutto con l’unico obiettivo di identificare quei cru con caratteristiche eccezionali, che potessero permettergli di creare i vini migliori.

Tutti questi vigneti trovano la loro location perfetta nel villaggio di Medana, un luogo intriso di significato storico già alla fine del Settecento, quando la “Classificazione dei vini nel Paese principesco di Gorizia e Gradisca” dell’imperatore Giuseppe II ne collocava il vigneto nella prima classe, a testimonianza dell’eccezionale qualità della sua posizione.

Qui la linea Opoka ha preso vita. Nei terreni con le “argille portate dal vento” tutti i cru sono espressione di vigneti singoli, con alcune viti addirittura centenarie, ad altitudini elevate e con rese molto basse, che regalano eleganza, vivacità, verticalità e straordinaria longevità, mantenendo il loro fascino anche con il trascorrere del tempo. Testimoni dell’eredità familiare di Jožef Simčič, segnati anche da un profondo rispetto per la natura e i suoi cicli naturali, anche se Marjan non si definisce un produttore naturale.

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Oggi l’azienda produce circa centomila bottiglie all’anno, grazie a 14 ettari di vigneti in Slovenia (Brda) e 10 in Italia (Collio), dove risiede il loro segreto: i vitigni autoctoni. Queste varietà sicuramente resistono di più agli sbalzi climatici (fondamentale visti i cambiamenti climatici degli ultimi anni) e si adattano perfettamente alle zone di origine. Altro elemento fondamentale è l’esposizione, che riveste un’importanza cruciale. Infatti questi vitigni, sebbene siano estremamente resilienti, devono essere piantati nella zona più idonea, a un’altitudine e esposizione corretta. In tutto questo l’attenzione in tutto il processo produttivo diventa imprescindibile, anche perché solo in questo modo è possibile dar vita a vini di alto livello. E Marjan segue perfettamente queste linee.

L’eredità di Jožef Simčič

Il risultato sono le sue cinque linee di etichette:

  • Brda Classic: raccontano l’essenza della regione di Brda, creati per il puro piacere, sono apprezzati da tutti. I vitigni sono quelli più giovani e alle altitudini più basse, con le varietà tipiche utilizzate da Marjan: rebula o ribolla, sauvignon vert, pinot grigio, chardonnay e cabernet sauvignon.
  • Cru Selection (Selekcija): viti tra i 20 e i 60 anni, uve selezionate da specifici vigneti, raccolte a mano e con rese molto basse: rebula, sauvignon blanc, pinot grigio ramato, chardonnay.
  • Opoka Cru: rappresentano le caratteristiche uniche dei micro terroir del terreno di opoka, da vigneti singoli ad altitudini molto elevate, e con rese basse a vantaggio di una qualità superiore, dovuta ad una maggiore struttura del vino, alla meticolosa selezione delle uve ed alla maggiore mineralità legata alla forte argillosità dei suoi terreni. Prodotti solo nelle annate migliori, in quantità limitate, da rebula, sauvignon blanc, sauvignon vert e chardonnay.
  • Leonardo Passito: unico vino dolce, è prodotto da uve ribolla autoctone, accuratamente selezionate e raccolte a mano, lasciate appassire per sette mesi.
  • Numerals: il nuovo progetto portato avanti insieme a Leonardo, il figlio di Marjan, sesta generazione di Simčič. Una versione bianco di ribolla e sauvignon vert da vigne di 80 e 90 anni, e una di rosso con cabernet franc, cabernet sauvignon e merlot, entrambe con produzione limitata e numerata.

 

“Crediamo che la nostra storia si versi in ogni bicchiere del nostro vino, che è fedele alle tradizioni e identico a come era prodotto da mio padre e mio nonno.” Marjan Simčič

 

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