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From Bean to Ice: il nuovo gelato firmato Guido Castagna
Nel cuore di Torino, nella raffinata boutique del cioccolato di Guido Castagna, prende vita una nuova esperienza sensoriale che unisce l’eccellenza del cacao alla freschezza del gelato artigianale: nasce From Bean to Ice, il nuovo gelato firmato da uno dei più grandi maître chocolatier italiani.
Questa creazione rappresenta l’evoluzione naturale del celebre metodo Bean to Bar, che da anni contraddistingue la filosofia di Castagna: una filiera corta, trasparente e sostenibile, che parte dalla selezione delle migliori fave di cacao fino alla trasformazione finale in gelato.
Ogni assaggio di From Bean to Ice è un viaggio nel gusto, dove il cioccolato non è solo ingrediente, ma anima pulsante della ricetta. La consistenza cremosa, il profumo intenso e il gusto puro del cacao lavorato artigianalmente regalano un’esperienza unica, capace di stupire anche i palati più esigenti. Un gelato che non è solo dessert, ma racconto: della materia prima, della passione, e di una tradizione torinese che si rinnova ogni giorno sotto la guida di Guido Castagna.
La linea dei gelati, a scelta nei vasetti da 200 gr e 400 gr, appartengono a quella gamma di gusti tipicamente sabaudi e iconici per il Maestro cioccolatiere che già utilizza per le sue lavorazioni “invernali”:
Giuinott
Proprio come il suo gianduiotto, con l’aggiunta di una delicata pasta di mandorla, a base di acqua.
Samba
Dal dialetto piemontese “Sambaion” – lo zabaione ( e ci auguriamo che il Maestro stia già pensando ad abbinarlo già con un panettone natalizio…), con l’ingrediente principale, chiaramente, il Marsala, ma di uno nello specifico che è quello delle Cantine Intorcia: dopo varie prove, è sembrato quello che si adattasse meglio alla ricetta. A rendere il prodotto una sorta di “mangia e bevi”, è stata aggiunta una ganache al cioccolato che definisce il tutto in una sofficità di gusti dentro un gioco di consistenze che si fa in fretta a consumare, insomma…
Fiore
Gelato al fior di latte, quello bello “pannoso”, con il latte proveniente da Cascina Agricola Bramante (proprio in zona Giaveno, sede del laboratorio di Guido Castagna).
Cacao
Composto da un 100% massa di fave di cacao, a base d’acqua, amalgamato insieme ad altri ingredienti naturali adatto a renderlo impeccabile e vellutato al palato.

Dopo le degustazioni, abbiamo avuto il piacere di intervistare il Maestro:
Sei uno dei pochi maestri cioccolatieri a torino e in Piemonte che ha deciso di mettere la propria esperienza nella lavorazione del cioccolato anche nel gelato: qual è stato il progetto di partenza?
É stato un progetto che voleva essere innovativo ma non volevamo fare concorrenza alle gelaterie o banalmente cadere nella domanda che si fa d’estate. Il progetto bean to ice è l’evoluzione del bean to bar poiché noi produciamo tutto a partire dalla fava di cacao. E, se il progetto proseguirà con soddisfazione, con molta probabilità i vasetti di gelato saranno sempre in vendita anche d’inverno.
La ricetta del tuo noto giuinott è stata inserita anche nel barattolo di gelato: lo hai lasciato così o hai abbinato qualche nota estiva?
Abbiamo fatto due prodotti in massima purezza: Cacao che è un gelato fatto con acqua e fava di cacao del Chuao e Giuinott che non poteva essere da meno base acqua fava Chuao e nocciola piemonte I.G.P..
Per quale aspetto possiamo dire che il tuo gelato è artigianale?
Purtroppo, allo stato attuale, utilizzare l’aggettivo artigianale per il gelato, è molto difficile: tanti “gelatai” comprano dei semilavorati, li mettono in macchina, producono quindi il gelato e sono iscritti all’albo artigiani, riconoscendosi tali; senza però, talvolta, poter dire che è un gelato di qualità.
La mia idea di artigianato nella mia attività di “neo gelataio” e di cioccolatiere, non è legato ai numeri e neanche ai macchinari: per me una persona è artigiana se rispetta la ricetta originaria del prodotto finale. Si perde, tuttavia, un po’ di artigianalità – soprattutto nel cioccolato – quando bisogna raggiungere standard qualitativi intesi come fluidità, viscosità, che non lo sono più da un punto di vista organolettico ma strutturale, da un punto di vista fisico e lavorativo, e quindi si va a standardizzare il prodotto per far sì che la macchina funzioni. Sono io che devo adattare la ricetta al macchinario ed è lì che si perde un po’ il concetto di artigianalità. Sarebbe utile, per la mia categoria, immaginare una serie di norme che definiscano e disciplinano chi è artigiano davvero, sia nella cioccolateria che nella gelateria.








