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Conosciamo l’azienda
Perla del Garda è l’azienda vitivinicola condotta da Giovanna Prandini a Loreto del Garda, in provincia di Brescia e si estende dal Lago di Garda all’entroterra, sulla collina morenica che arriva fino al mantovano. I terreni vitati partono da circa 110 e arrivano a 250 metri sul livello del mare. I genitori avevano piantato già 23 ettari, nascendo come azienda agricola che ancora oggi copre il settore del latte. Con la crisi dei prezzi degli anni ’80 riportarono la vigna sulle colline troppo sassose per coltivare il foraggio e che venivano lasciate a riposo. Tra le varietà quelle tipiche del territorio come Turbiana, e poi Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc che sono state portate dagli austriaci duecento anni prima, nel solco di quello che è una storia e non una moda.
L’etichetta Perla del Garda
Al 2006 risalgono le prime etichette di Perla del Garda, e la conversione da conferitori di uve a produttori avviene propriamente con Giovanna, laureata alla Bocconi, formatasi come appassionata sommelier e specializzata al Wset di Londra. “Ho avuto la fortuna e sfortuna di non avere una generazione di vignaioli alle spalle, ho dovuto fare tuto da sola, sbagliando, senza nessuno che mi dicesse che cosa dovessi fare”.
Uno dei suoi vanti è aver creduto fin dall’inizio, frutto di un intuito eccezionale, nella longevità dei suoi vini, mettendo da parte per quasi ogni annata alcune bottiglie da riassaggiare. “A mia mamma che guardava preoccupata tutte quelle cataste, dicevo, al massimo ce le beviamo! Al che si agitava, ma è stata anche una nostra fortuna poter assaggiare venti anni di Lugana”. Per questo siamo qui oggi.
Il concetto di tempo nel vino
Quella di Giovanna Prandini è “una riserva speciale che ha aperto un varco in una cultura del territorio che non ha mai avuto l’idea di conservare le annate nel tempo”. Hanno voluto dimostrare che il Lugana, a dispetto del suo merito di essere un gran vino giovane, può anche affrontare gli anni con lunghe attese, e continuare ad esprimere sentori e profumi integri e immediati.
Quello che ci preme sottolineare prendendo spunto dallo slogan del vino che sfida il tempo, è questo. Per i lettori appassionati più o meno esperti, che cosa vuol dire tempo nel vino, e perché aspettare? Un valore che dall’uomo è passato a un prodotto dell’uomo, come una sorta di emanazione che trascenda il fine per cui il vino stesso viene creato.
Perché l’uomo, nella sua infinita perversione, non fa che tramandare, oltre a sé stesso, anche a tutto ciò che crea il senso di insofferente ricerca verso qualcosa che non c’è mai nel presente? Mai come oggi, e partiamo bene dai miti greci, la ricerca dell’immortalità è diventata un’ossessione.
Ma come diceva bene Borges nel suo Aleph, la vita immortale è un luogo dove tutto perde di senso, obiettivi, sforzo, impegno, disciplina. Così come Odisseo disse no alla maga Circe che gli offrì l’immortalità, verrebbe da dire di no a un vino che vuole a tutti i costi sfidare il tempo. A che pro? Davvero questo anelito profondo regala qualcosa di più a un prodotto umano che nel magnifico presente può esprimere tutta la sua forza e il suo carattere?
Produrre un bene che deve essere goduto tra dieci anni, che senso ha?
A chi può dimostrarsi scettico e ancora poco convinto, diciamo che il vino non è certamente immortale e nessuno se lo augura, ma che il peso degli anni sulle curve della bottiglia e nelle pieghe dei tannini o dei precursori aromatici può in un certo qual modo accompagnarlo verso limiti entro cui l’uomo, per sua natura, sguazza felice. Il senso di sfida che è in ogni nostra azione ce lo dimostra, quel voler superare ogni volta un nuovo limite, perché il vino come l’uomo è un eterno bambino che scalpita entro le sue vesti e vuol dimostrare a tutti di che pasta è fatto. Non è più una questione di valore o percezione di esso, ma solo di un atto consolidato da quando l’uomo esiste, andare oltre i propri limiti.
Il Lugana che sfida il tempo ci sembra pertanto non solo uno slogan ma un invidiabile passo in avanti in una denominazione dove la storicità deve essere ancora, in un certo senso, scritta, e Giovanna pone una base importante grazie alla sua disinvolta schiettezza, rispetto a una tradizione che per fortuna non l’ha preceduta.

Scopriamo i vini di Perla del Garda
Perla, Lugana Dop, 2025
100%Turbiana, l’esempio di un vino giovanissimo, pochissimi giorni di bottiglia, e sa esprimere una frutta croccante, fresca, gradevole. Appena uscito sul mercato, ancora in parte non in armonia, coerente con quello che il tempo potrà regalargli, la perdita dei primari e la conquista di aromi terziari più strutturati.
Madonna della Scoperta, Lugana Superiore Dop, 2024
Solo per completezza, indichiamo che il vitigno è sempre in purezza, una piccola parte fa legno per qualche mese, ma l’incidenza si sente in modo quasi impercettibile. Alcol molto contenuto. L’uva arriva da un’unica vigna dalla parte apicale della collina, prende sole tutto il giorno. La frutta ha maggiore spessore, susina matura, pesca bianca, insieme a scie floreali intense. Al gusto è pieno, l’acidità presente. Equilibrato.
Madonna della Scoperta, Lugana Superiore Dop 2017
Primo Tre Bicchieri e assenza di legno. Le note di frutta secca percepite sono solo varietali. Giovanna in questo vino è intervenuta il meno possibile e l’evoluzione in bottiglia ha espresso magnificamente tutte le sue caratteristiche. Naso fresco e ricco di frutto giallo. Maturo e profondo come vuole la natura del suolo della dorsale di collina. Una sorta di tannicità ricalca quello che veniva detto del Turbiana, ossia che fosse un rosso mascherato in bianco. Cosa che richiede particolari accortezze in cantina.
Lugana Spumante 2013
10 anni sui lieviti e solo acciaio. Sembra ancora un bambino. Le uve provengono dalla vigna più bassa e l’annata di base è stata molto buona il che ha convinto Giovanna a provare col millesimo. Questi due vini parlano dello stesso vitigno che sa esprimersi in modo diverso in base alla posizione. Qui le acidità si imprimono in modo più deciso, il sorso è vivace, slanciato, vorremmo definirlo immortale, sapendo che sarebbe solo un limite semantico in cui il vino potrebbe non sentirsi a proprio agio.
Madonna della Scoperta, Lugana Dop 2011
Per non deludere le aspettative del lettore aspirante alla vita eterna, apriamo le porte a questo vino. Per questa annata un esempio di affinamento 50% in legno e 50% in acciaio, malolattica svolta che si percepisce nel sorso cremoso. Il naso è complesso, stratificato, ampio, disteso, il sorso verticale, persistente, con un finale coinvolgente.
Le varietà e il passo indietro dal biologico
Oggi l’azienda Perla del Garda conta 48 ettari, di cui cinque in affitto in Valtenesi, in regime biologico e vigna vecchia, che Giovanna ha preso dalla famiglia Zuliani, più col cuore che con la mente. Qui si crede nel Groppello, prima di tutto, varietà molto rivisitata ultimamente da cui rossi e rosati profondi e identitari, poi Barbera, Marzemino e Sangiovese. Una forte tentazione a cui Giovanna ha dato retta perché vede un potenziale inespresso e rendergli omaggio, anche con poche migliaia di bottiglie, le restituisce l’idea di fare un vino non perché il mercato lo chiede ma perché come produttrice crede nel progetto.
Rientra in Lugana Dop, Garda Doc e Riviera del Garda sottozona Valtenesi, 13 ettari sono in biologico dopo aver raggiunto la conversione totale a cui però Giovanna ha rinunciato, per assicurare alla sua viticoltura continuità e certezze, di fronte ad alcune pratiche che probabilmente in annate difficili non avrebbero consentito raccolte e vendemmie regolari. Tutta la proprietà è certificata per la sostenibilità Equalitas e SQNPI (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata).

Il Lugana corteggia il tempo e anche il cibo
Non solo volontà di sfidare il tempo ma anche capacità di accompagnarsi al cibo. Il Lugana è espressione diretta del luogo dove nasce, rimane brand e nome che si comunica facilmente non solo perché evoca il lago di Garda, i tramonti, i sentieri, le esperienze legate alla tradizione. Anche perché il Lugana, in tutte le sue versioni che sono cinque, dallo spumante alla vendemmia Tardiva, sa corteggiare la gastronomia e fare da spalla a piatti anche complessi.
Come quelli che ci ha presentato lo chef Francesco Apreda presso il Ristorante Idylio a Roma. Perla 2025 si appaia benissimo con le entrée, variazioni dello chef molto appetitose e stuzzicanti, spaziando dall’agrumato al dolce, dall’agrodolce al salato/speziato. Dove il Lugana rende il suo meglio è con i piatti successivi, la delicatezza del Merluzzetto in verde, con pistacchi e mela, l’annata 2024 è una spalla discreta ma presente.

Lugana Superiore 2017 e Lugana Spumante 2013 si accordano ma in due a soli con i Capellini, vongole veraci alla brace e giuggiole, che a nostro modesto avviso si sposa bene con lo Lugana Spumante 2013. La freschezza stempera la profondità del piatto, un richiamo orientale nella salsa che insuperbisce gli ingredienti, creando una crema in sintonia con la bollicina invitante e molto fresca, e che riaccende le note di agrume.
Lo Scorfano ai tre anici e minestra maritata fa il paio con Madonna della Scoperta 2011, innegabilmente ancora vivace e giovanile può affrontare un piatto che con ardimento abbina l’amaro della parte vegetale alla succosità e grassezza del pesce.
Il tempo del vino è attesa e fiducia
Non tutte le annate di un’etichetta sono buone e meritevoli di rimanere in cantina ed essere aperte dopo qualche anno, l’attesa dipende dall’estro del produttore, perché nulla è richiesto se non dalla curiosità e aspettativa di quest’ultimo. Giovanna ha preso i suoi rischi, e non senza essere redarguita anche quando crede in vini che il suo enologo Cesare Ferrari guarda con raffinato sospetto.
La linea dell’azienda è quella della pazienza e anche della cura per varietà meno di grido, come il Rebo o il Groppello. Il vino è anche e soprattutto offerta e quello che il consumatore chiede è autenticità e verità nel prodotto; l’annata è un surplus di pregio che va raccontato e meditato ma soprattutto apprezzato. Come abbiamo visto, ottimi vini di annata non sono gioielli intoccabili ma si abbinano bene a cibi contemporanei e coraggiosi, la visione e il progetto di ciascun vignaiolo è frutto di sensibilità e intuito, senza regole fisse, senza binari già tracciati, come è nel caso di Giovanna Prandini. E, oltre a ricerca di qualità e impegno, è ciò che abbiamo apprezzato di più nel suo racconto.

credit photo: @PerladelGarda











