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Una storia di famiglia, di radici profonde e di una tradizione che, nel cuore della Valle dei Laghi, continua a rinnovarsi nel segno dell’eccellenza
Ci sono storie imprenditoriali che trascendono la dimensione produttiva per diventare espressione autentica di una famiglia, di un territorio e della sua identità. Quella dei Pisoni è una di queste. Una vicenda che prende avvio nel 1852, nello straordinario scenario della Valle dei Laghi, incastonata tra le Dolomiti trentine e i venti del Lago di Garda. Qui, da oltre centosettant’anni, la passione per la spumantizzazione e l’arte della distillazione attraversa le generazioni, custodendo un patrimonio di conoscenze profondamente legato alla propria vocazione artigianale.
Oggi è la quarta generazione a guidare l’azienda, perpetuando un’appartenenza che va ben oltre l’attività produttiva e trova nella famiglia il proprio punto di forza. E anch’io, durante i due giorni di permanenza i primi di ottobre, mi sono sentita accolta come parte di essa, accompagnata da tutta la famiglia, con partecipazione corale e autentica, alla scoperta dell’azienda, del territorio e di quelle radici familiari profonde e tenaci, saldamente ancorate alla propria terra come quelle delle loro viti.
Un ritratto di famiglia attraverso i confini della Storia
Le origini dei Pisoni affondano ben oltre il 1852, fino al Cinquecento, quando le cronache ricordano Carlo Antonio Pisoni quale fornitore di vini e acquaviti alla corte del Principe Vescovo di Trento, il cardinale Cristoforo Madruzzo. Ma è con il primo conflitto mondiale che questa saga familiare assume contorni quasi romanzeschi.
Siamo nel 1914, il Trentino appartiene ancora all’Impero austro-ungarico e, quando Francesco Giuseppe ordina la mobilitazione generale, la famiglia di Baldessare Pisoni, scomparso appena un anno prima, viene travolta dagli eventi. Tutti e otto i figli maschi sono chiamati alle armi sotto le insegne imperiali: Luigi, Giuseppe, Francesco, Biagio, Eugenio, Vittorio, Oreste e Giulio. Persino Derna e Tripoli, i due cavalli di famiglia, vengono requisiti dall’esercito.

Nella casa patriarcale di Lasino rimangono soltanto due donne
La madre Angela Poli, familiarmente Angelina, e la figlia Maria. A loro spetta il difficile compito di preservare quanto costruito dalle generazioni precedenti. Mentre gli uomini combattono su fronti lontani, Maria impara a governare il bestiame, condurre il cavallo rimasto, coordinare i lavoranti e sovrintendere alle incombenze della campagna. Si susseguono vendemmie, semine, raccolti e lavorazioni delle vinacce. La produzione dell’acquavite non si interrompe, neppure quando la guerra sembra non voler finire mai.
Quattro lunghi anni di lavoro, attesa e ostinata resistenza quotidiana, nei quali sono proprio le donne a garantire la continuità dell’impresa familiare. Quando, nel novembre del 1918, finalmente tacciono le armi, a Lasino fanno ritorno soltanto sette fratelli. Eugenio è disperso in Galizia. Per anni la famiglia continuerà ad attenderlo, aggrappandosi alla speranza che sia sopravvissuto e si trovi prigioniero in Russia. Una speranza destinata a rimanere senza conforto.
Dalla tragedia della guerra prende tuttavia forma un nuovo capitolo. Sono Oreste e Giulio, rientrati dal fronte e forti delle conoscenze acquisite presso la Scuola Agraria di San Michele all’Adige, a raccogliere l’eredità agricola familiare, dedicandosi al recupero dei vigneti, della cantina e della piccola distilleria. Nel 1927 le rispettive famiglie si trasferiscono definitivamente ai Masi di Lasino, l’odierna Pergolese, ponendo le basi per il successivo sviluppo aziendale.

Neppure la crisi del 1929 e gli sconvolgimenti della Seconda guerra mondiale riusciranno a interrompere questo percorso. Di quest’ultimo conflitto rimane una testimonianza singolare: un rifugio antiaereo scavato nella roccia accanto alla distilleria per proteggere la famiglia dai bombardamenti. Un luogo nato dalla paura che, molti anni dopo, sarebbe stato trasformato in una cantina di affinamento, dove oggi riposano le bottiglie di Trentodoc.
Una metamorfosi dal valore quasi simbolico
Là dove un tempo si cercava riparo dalla guerra, oggi il silenzio e il lento trascorrere degli anni accompagnano la maturazione e il riparo delle bollicine. È attraverso queste vicende che si comprende il significato più profondo dell’identità Pisoni: una storia di uomini che se ne vanno e, soprattutto, di donne che restano e hanno saputo custodire il futuro della famiglia anche quando la Storia sembrava volerlo cancellare.
La famiglia oggi
Una visione corale dell’impresa, nella quale competenze differenti convergono verso un progetto condiviso di qualità ed eccellenza del territorio. Elio Pisoni, laureato in Economia e Commercio, è Amministratore Delegato e segue lo sviluppo dei mercati internazionali; Giuliano, ingegnere dei materiali, è il Mastro Distillatore; Andrea, specializzato in Scienze e Tecnologie Alimentari, è l’enologo e responsabile del comparto spumantistico; Francesco, laureato in Psicologia Cognitiva Applicata, coordina l’area commerciale.
Quattro professionalità complementari, unite dalla consapevolezza che il valore più prezioso di un’azienda familiare risiede nella capacità di trasmettere il proprio sapere. Lo sguardo è già rivolto alla quinta generazione, chiamata un giorno a raccogliere un’eredità fatta non soltanto di vigneti, alambicchi e bottiglie, ma soprattutto di valori, sensibilità, creatività e memoria.








