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Seconda edizione di Collio Evolution
La seconda edizione di Collio Evolution, del Consorzio Tutela Vini Collio, ha scelto il Pinot Grigio per raccontare una denominazione che va oltre il singolo vitigno. Nel Collio, Ponca, collina e microclima moderato definiscono un bianco sapido ed elegante, da governare con rese contenute e vendemmie attente
La vinificazione prevalente è in bianco, con affinamento sulle fecce fini; accanto allo stile classico resta la versione ramata, più materica e tannica, radice storica della produzione locale. La ricerca Nomisma “Collio Experience – La parola all’HoReCa”, condotta su 100 operatori, conferma un posizionamento solido: 96% di conoscenza e 81% di presenza in carta o assortimento. Restano margini di crescita, soprattutto sul fronte della conoscenza del territorio.
Come sintetizza Luca Raccaro, Presidente del Consorzio:
La ricerca ci restituisce una Denominazione solida e riconosciuta, con un legame molto forte tra collina e qualità percepita. Allo stesso tempo ci dice che c’è ancora spazio per farci conoscere meglio e che gli operatori ci chiedono soprattutto di portarli qui, sul territorio.
È proprio questa identità territoriale a spiegare la versatilità gastronomica del Pinot Grigio del Collio, punto di partenza per ragionare sui suoi abbinamenti.

Il Pinot Grigio si completa con l’abbinamento
Il Pinot Grigio ha come forza principale una capacità quasi universale di incontrare il cibo. Non è necessariamente il vino più raffinato, ma è forse quello che riesce più facilmente a trovare un equilibrio con il piatto: un vino che non impone, non domina e raramente crea attrito con il palato.
Eleganza senza rigidità
Si potrebbe dire che il Pinot Grigio abbia un’eleganza accessibile, smussata, vellutata, che sa essere accogliente anche quando il vino assume volumi maggiori e diventa più ingombrante. È questa impronta a spiegarne, almeno in parte, il successo presso un pubblico ampio: non degenera mai in acidità aggressiva né in sapidità eccessiva, e quindi non si fa prevaricare dalle durezze del cibo.
Questa morbidezza di fondo è anche il suo limite potenziale. La stessa avvolgenza che lo rende facile da abbinare può renderlo meno incisivo, meno “tagliente” rispetto a un bianco più acido o minerale. Il Pinot Grigio, insomma, raramente mette in imbarazzo, ma altrettanto raramente impone una direzione netta: è un vino che accompagna più che guidare.
Nella sua versione vinificata in bianco, il Pinot Grigio può essere considerato un vino polivalente: non perché sia adatti a tutta la cucina in assoluto, ma perché la sua versatilità a tavola è davvero ampia. La sua texture morbida e la sua impronta delicatamente sapida e fresca, gli permettono di adattarsi a molti contesti gastronomici. È un vino che avvolge più che punteggiare; questa caratteristica lo rende particolarmente adatto a un approccio conviviale.
Origine nordica, espressione italiana
C’è poi una chiave di lettura legata all’origine del vitigno. Il Pinot Grigio ha una matrice nordica e trova nell’Alsazia uno dei suoi luoghi di espressione più autorevoli, fino ai Grand Cru. Portato a latitudini più basse, e quindi in contesti climatici generalmente più caldi, perde una parte del suo slancio acido e della sua tensione ma in compenso, la sua natura avvolgente diventa ancora più evidente. Questa è anche la chiave di lettura italiana del Pinot Grigio: meno nervo, ma maggiore immediatezza, soprattutto nelle annate recenti. Una trasformazione che può essere letta come una semplificazione, ma anche come un adattamento a un modello di consumo diverso, più orientato alla piacevolezza immediata e alla versatilità gastronomica.

Il ruolo della Ponca nel Collio
Nel Collio, però, questa morbidezza trova un contrappeso. La Ponca che caratterizza il territorio, ha il potere di donare sapidità ai vini, una sapidità di fondo che riequilibra l’avvolgenza del Pinot Grigio – non cancella la natura gentile del vitigno ma le conferisce maggiore spina dorsale, tensione e identità.
La versione ramata, o macerata sulle bucce, è forse il terreno più intrigante per una riflessione critica. Qui il Pinot Grigio rivela più chiaramente la sua natura di Pinot, non solo nell’eleganza ma anche in quella capacità, quando la macerazione è ben gestita, di richiamare il Pinot Nero. Nelle annate con una maturazione fenolica più sviluppata (e quindi con una maggiore presenza di antociani) il Pinot Grigio ramato può assumere connotati differenti: colore più carico, profumi che ricordano il Pinot Nero, una struttura più complessa. Il vero valore enogastronomico del ramato sta nel lieve apporto tannico che la macerazione sulle bucce introduce; se ben dosato, amplia la versatilità del vino permettendo di avvicinarsi anche a preparazioni più complesse.
Dalla degustazione alla cieca, uno spunto di riflessione
Resta aperta una questione: questa versatilità è una forza o un limite? Da un lato, rende il Pinot Grigio un vino estremamente utile in tavola, capace di adattarsi a contesti diversi senza creare attrito. Dall’altro, rischia di renderlo meno riconoscibile, meno identitario, meno capace di imporre una propria firma. Dalle degustazioni fatte durante la manifestazione è emerso (all’unanimità mi permetto di affermare) che le espressioni di Pinot Grigio più apprezzabili fossero quelle più giovani; rispetto alle annate vintage, in cui la stabilità del prodotto non rende giustizia – complice anche una stilistica di vinificazione diversa – ad evidenza di una ridotta capacità d’invecchiamento.
Vi segnalo qualche assaggio a mio avviso interessante








