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L’identità bianca del Collio
Tra le colline moreniche del Collio, terra di confine tra Italia e Slovenia, c’è un vitigno che più di ogni altro racconta l’anima friulana: il friulano. Un’uva che ha attraversato i secoli, ha cambiato nome per motivi giuridici, ma non ha mai perso il legame profondo con la sua terra d’origine. Oggi, all’interno del Consorzio Tutela Vini Collio, il friulano rappresenta circa il 15% della produzione totale, ed è divenuto così uno dei pilastri dell’identità enologica del territorio, con una tipicità unica che lo rende immediatamente riconoscibile nel bicchiere.
Una storia che parla friulano
Il vitigno che oggi conosciamo come friulano era in passato noto con il nome tocai friulano, fino a quando, a seguito di un lungo contenzioso giudiziario, una sentenza dell’Unione Europea del 2007 ne vietò l’utilizzo per evitare confusione con il tokaji ungherese, pur avendo caratteristiche totalmente differenti. Nonostante la perdita ufficiale del nome storico, i produttori friulani non hanno perso la determinazione nel valorizzarlo: il vitigno ha continuato a essere vinificato con la stessa dedizione, semplicemente sotto il nome attuale. Questa uva a bacca bianca ha origine antiche, probabilmente già presente in Friuli nel ‘600, come rivelato da documenti scritti. Alcuni ritengono che sia stato portato in questa zona dall’Ungheria, mentre altri studi recenti farebbero risalire la sua genealogia alla Francia, in particolare con il vitigno sauvignonasse, ormai praticamente scomparso. La storia ha poi detto che è in Friuli che ha trovato la sua vera collocazione, diventato nel tempo il vino da osteria per eccellenza, servito in caraffa, perfetto per accompagnare i piatti della tradizione locale.

Il suo profilo è riconoscibile, gastronomico, territoriale
Il friulano è il fedele narratore delle caratteristiche della terra in cui cresce, e si distingue per il suo carattere schietto, asciutto, capace di evolvere con eleganza. Nel calice si presenta con un colore giallo paglierino brillante, con riflessi verdognoli da giovane. Al naso emergono profumi di mandorla fresca, fiori di campo, erbe aromatiche (salvia, maggiorana), e spesso un tocco minerale e iodato tipico dei suoli argillosi e marnosi del Collio (la famosa ponca). Al palato è avvolgente, di buona struttura, quasi setato, con una tipica nota ammandorlata nel finale che lo rende inconfondibile. È un vino che unisce freschezza e sapidità, con un’alcolicità ben integrata e un’eccellente predisposizione all’abbinamento gastronomico.
Il friulano e il Consorzio del Collio: un simbolo della denominazione
Il Consorzio Tutela Vini Collio, fondato nel 1964, è una delle realtà più attive e longeve d’Italia nel promuovere i vini di qualità. Al suo interno il friulano riveste un ruolo strategico: è uno dei vitigni più rappresentativi e diffusi, spesso vinificato in purezza, ma anche parte fondamentale dei blend tipici del territorio.
I produttori associati al Consorzio lavorano il vitigno in modo coerente con il contesto pedoclimatico e culturale. La filosofia comune è quella della valorizzazione della tipicità, con uno sguardo attento sia all’innovazione enologica che alla sostenibilità ambientale. Negli ultimi anni si assiste anche a un ritorno alle fermentazioni spontanee, all’utilizzo di grandi botti di rovere, o di anfore e cemento, per esaltare la sua verticalità e longevità.
Versatilità in tavola e nel tempo
Dal punto di vista gastronomico è un bianco da abbinamento, non da semplice aperitivo. Si sposa magnificamente con la cucina del territorio: dal prosciutto di San Daniele, al frico, il baccalà mantecato, gli asparagi, le frittate alle erbe, fino alle carni bianche. Inoltre la sua acidità equilibrata e la spalla aromatica lo rendono ottimo anche con piatti più strutturati, come i risotti ai funghi o le minestre di stagione. Ma si può definire anche un vino da attesa. Infatti, dopo 4–5 anni di affinamento, può sviluppare eleganti note di miele, cera d’api, fieno secco, ampliando la sua gamma sensoriale in direzione di una finezza quasi borgognona.
Il futuro del friulano è identità
In un panorama internazionale sempre più omologato rappresenta una scelta di differenziazione e autenticità. Non cede alle mode, non è un vitigno “facile”, ma è profondamente legato alla terra che lo esprime. Nel Collio trova la sua culla d’elezione, grazie a un terroir unico e a vignaioli capaci di leggerne le potenzialità con uno stile sobrio, elegante, mai ruffiano.
A conferma dell’importanza crescente del vitigno, e del Collio, la classifica del Decanter World Wine Awards 2025 – 22ª edizione di uno dei concorsi enologici più prestigiosi al mondo, con quasi 20 mila vini in gara da 57 Paesi, degustati da 248 esperti internazionali. Delle 30 medaglie Platinum assegnate all’Italia, una è arrivata proprio dal Friuli Venezia Giulia, con il Friulano Doc Collio “Valeris” 2023 dell’azienda Muzic di San Floriano, le cui note di degustazione decantano: “uno splendore eccezionale, che evoca erbe di finocchio e dragoncello, fiori di gelsomino e mela rossa matura, il tutto si trasmette in un palato raffinato. Salivante e vibrante, con una consistenza vellutata, un’acidità finemente perlata e una notevole persistenza minerale”.










