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Azienda vinicola Ceste e i Piwi

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Tempo di Lettura: 5 minuti

L’Azienda vinicola Ceste presenta i suoi vini Piwi: tradizione e innovazione in Piemonte 

Pierguido Ceste, Presidente di PIWI Piemonte, presenta il progetto di vini da vitigni PIWI, che si affianca alla tradizionale gamma dell’azienda di Govone. Nell’iconica, nonché culturalmente raffinata, cornice del Circolo dei Lettori di Torino, l’Azienda vinicola Ceste di Govone (Cn) ha presentato le sue quattro etichette da vitigni PIWI: Beefour, Ratio, Après e NaNeuit, tutte dell’annata 2024. La cantina Ceste è stata la prima in Piemonte a dedicare 3,5 ettari a queste varietà resistenti alle malattie fungine, capaci di ridurre l’uso di fitofarmaci e idonee ad affrontare le sfide del cambiamento climatico. Pierguido ceste si pone l’obiettivo, nei prossimi anni, di dedicare alle varietà PIWI il 20% dei 35 ettari aziendali di vigneti.

Il DNA innovativo dell’azienda Ceste

Nel corso degli ultimi decenni dell’800, Giuseppe Ceste e suo figlio Guido mettono in piedi le fondamenta dell’omonima azienda vinicola di Govone. Alla fine degli anni ’60, Franco Ceste, il padre dell’attuale titolare Pierguido, allargò la base aziendale, costruì la nuova cantina e portò i vini al di fuori dei confini nazionali. Pierguido Ceste e il figlio Nicolò hanno incrementano ulteriormente la produzione e dato un’ulteriore spinta innovativa, affiancando negli anni ’90 ai vitigni autoctoni e storici del territorio: nebbiolo, barbera, arneis coltivati su un suolo soprattutto calcareo marnoso, le varietà internazionali: merlot, cabernet sauvignon, syrah, pinot nero e sauvignon blanc. 

Nel 2010 Pierguido inizia a lavorare con i vitigni Piwi, dando il via ad una collaborazione, che prosegue ancora oggi, proficua con la Scuola Enologica di Alba, partner strategico in questo percorso di ricerca. L’Istituto di ricerca della capitale delle Langhe ha fornito il supporto tecnico e scientifico, particolarmente prezioso per le necessarie microvinificazioni, che ha permesso all’azienda di Govone di testare, selezionare e infine produrre queste quattro etichette Piwi.

I vitigni PIWI

I vitigni PIWI, l’acronimo sostituisce la parola tedesca “Pilzwiderstandsfähige” ossia resistenti ai funghi, sono varietà di vite frutto di decenni di lavoro, incroci e reincroci, partiti all’inizio del 1900, tra la vitis vinifera e altre generi di vite, principalmente labrusca e silvestris , purché portatrici di genetiche resistenze alle malattie fungine quali peronospora e oidio. Questi incroci sono finalizzati a ottenere viti che richiedano meno trattamenti fitosanitari, permettendo di risparmiare acqua, energia e carburanti, contribuendo a una viticoltura più sostenibile. I PIWI sono una ponderata scelta ecologica e sostenibile, come sottolinea Pierguido Ceste: 

I vitigni Piwi permettono soprattutto una viticoltura più sostenibile, con meno trattamenti chimici, minore impatto ambientale e maggiore adattabilità a condizioni meteorologiche estreme; e, in questo senso, sono il futuro della viticoltura e dell’enologia.

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Pierguido Ceste, Presidente Piwi Piemonte

I vitigni PIWI non sono OGM ma incroci ottenuti per impollinazione, selezione dei semi e delle piante, e sono in grado di produrre vini di qualità, con caratteristiche organolettiche competitive rispetto a quelle dei vitigni tradizionali.

In Piemonte, i vitigni PIWI autorizzati sono i seguenti: Soreli, Sauvignon Rytos, Fleurtai, a bacca bianca, e il Cabernet Volos, a bacca rossa.

Il Soreli ha ottima resistenza alla peronospora e oidio, maturazione precoce, buona produzione e accumulo zuccherino. Il profilo aromatico rammenta quello del progenitore Friulano: tropicale, ananas e frutto della passione. Si presta alla produzione di vini di buona struttura, da consumarsi dopo brevi periodi di affinamento.

Il Sauvignon Rytos presenta elevata resistenza alla peronospora, media a oidio e botrite, maturazione media, buona produzione e accumulo zuccherino. I composti aromatici rammentano i sentori tropicali associati ad una spiccata mineralità. Usato per prodotti destinati alla piacevolezza e al consumo in tempi ridotti. 

Il Fleurtai ha elevata resistenza alla peronospora e media all’oidio; maturazione precoce, produzione più che media, buona capacità di accumulo zuccherino. Il quadro aromatico presenta note di fiori bianchi, pera e mandorla tipiche del progenitore Friulano. Si percepiscono anche le spezie. Dedicato ai vini da consumarsi freschi e giovani.

Il Cabernet Volos ha elevata resistenza a peronospora e media all’oidio, maturazione media, produzione medio-elevata. Ottima capacità di accumulo zuccherino, così come l’acidità. Aroma intenso e complesso, fruttato, che ricorda da vicino il genitore Cabernet. Colore intenso e tannini presenti, per vini che si prestano all’invecchiamento.

I PIWI dell’Azienda Ceste 

BeeFour 2024

È un frizzante metodo Ancestrale, da vitigno Soreli, con 11% di alcol. Uva pressata sofficemente, chiarifica statica a freddo, fermentazione a 15° in vasche di acciaio con temperatura controllata. Il vino viene imbottigliato con 4 g/L di zuccheri residui di fermentazione per sviluppare l’anidride carbonica necessaria per sviluppare la nota frizzante di 2,5 atmosfere. Si presenta giallo paglierino di media intensità, con una velatura caratteristica del metodo di produzione. Aromi di fiori bianchi, fruttati di mela, pera e albicocca e agrume nel finale. Sorso di buona freschezza e di beva piacevole. Vino estivo, ideale come aperitivo, con il sushi e il pesce crudo.

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BeeFour 2024

Ratio 2024

Vino bianco da vitigni Soreli, Sauvignon Rytos e Fleurtai 11,5% alcol. Pressatura soffice, chiarifica statica a freddo, fermentazione a 15° in vasche di acciaio con temperatura controllata. Batonnage su fecce fini per 2 mesi. Giallo paglierino di media intensità, limpido. Profilo olfattivo delicato con note di fiori bianchi, mela golden, pesca a polpa bianca, erbe fresche e un leggero sfondo agrumato. All’assaggio è fresco e scorrevole per poi mostrare un buon corpo e una piacevole sapidità: sul lungo finale ripropone le note di frutta a polpa bianca. Da abbinare alle insalate, ai piatti vegetariani, ai primi piatti di pesce e alle carni bianche.

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Ratio 2024

NaNeuit 2024

Siamo di fronte ad un Orange Wine che unisce corpo e piacevolezza ad un volume alcolico di 12,5%. Da vitigni Soreli, Sauvignon Rytos e Fleurtai. La fermentazione è spontanea con controllo della temperatura a circa 17-20 °C. Macerazione in acciaio per una settimana. Svinatura e fine della fermentazione in barrique usate. Fermentazione malolattica svolta. Affinamento in barrique per 3-6 mesi. Non filtrato. Colore giallo ambrato, leggermente velato. Bouquet olfattivo ampio di fiori secchi, paglia, albicocca disidratata, frutta candita. Qualche nota ossidativa tipica del processo di produzione degli Orange Wine che ricorda la mandorla. In bocca è abbastanza strutturato, dal sapore intenso e persistente, di medio corpo: Sorso avvolgente. Evidenzia anche una una piacevole tannicità e sul finale tornano l’albicocca disidratata e la frutta candita.

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NaNeuit 2024

Après 2024

Vino bianco semi secco ottenuto da Soreli e Sauvignon Rytos. Si caratterizza per il residuo zuccherino naturale dato dall’aggiunta di mosto conservato prima dell’imbottigliamento. Le uve subiscono una pressatura soffice, la chiarifica statica a freddo e una fermentazione a 15°C in vasche di acciaio. Viene poi affinato sui lieviti per 5 mesi in acciaio. Giallo paglierino, con profumi di fiori bianchi, frutta tropicale e pesca bianca. È equilibrato, con una buona acidità che lo rende adatto per l’aperitivo e per gli abbinamenti con piatti leggeri.

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Après 2024

Continua sperimentazione

I PIWI degustati spiccano per la freschezza, la piacevole beva e la capacità di colpire immediatamente il consumatore. Rispetto ai vitigni tradizionali risultano più semplici, meno strutturati e profondi. Ma il processo di sperimentazione è ancora in corso e il tempo viaggia a favore dei PIWI.

 

 

credit photo: Marta Benigna

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