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Nel grande bacino del Mar Nero, La Moldova (o Moldavia) detiene dei primati che non tutti conoscono
A raccontarci il vino e le aziende di questo piccolo paese è Aliona Donca che abbiamo incontrato a Roma in occasione della presentazione di alcune aziende.
Aliona Donca, sommelier e esperta di comunicazione nel settore enogastronomico, è ideatrice di Moldovavini, un progetto dedicato alla scoperta e alla selezione dei vini autoctoni della Moldavia in Italia. La sua storia è profondamente legata al vino e per questo ce l’ha raccontata in diretta, spiegando anche come questi vini possono intercettare il gusto italiano ed entrare a far parte di un mercato sempre più eterogeneo.

Puoi introdurre la tua attività e come ti sei avvicinata al mondo del vino?
Il mio avvicinamento al vino risale all’infanzia. In Moldova, soprattutto nelle zone rurali, quasi ogni famiglia coltivava la propria vigna e produceva vino in casa. Anche i miei genitori lo facevano, quindi sono cresciuta tra le vigne.
Sono nata in Moldova durante il periodo sovietico e il nostro Paese, insieme alla Georgia, era considerato uno dei grandi produttori di vino dell’Unione Sovietica. I vini moldavi erano molto apprezzati e lo spumante di Cricova, per esempio, non poteva mancare sulle tavole durante il Capodanno, i compleanni e le occasioni importanti.
Trasferendomi in Italia ho scoperto una straordinaria cultura vitivinicola ed enologica, ricca di territori, tradizioni e vini di alto livello. Allo stesso tempo, mi ha sorpreso rendermi conto che il vino moldavo era quasi sconosciuto. Molte persone non sapevano nemmeno che in Moldova si producesse vino.
Così ho portato alcune bottiglie da condividere con amici italiani. La loro curiosità e il loro entusiasmo nell’assaggiare vini ottenuti da vitigni autoctoni come la Fetească Neagră, la Rară Neagră o la Fetească Albă mi hanno fatto capire che esisteva uno spazio per raccontare questa realtà. Da lì è nata l’idea di far conoscere al pubblico italiano un patrimonio enologico ancora poco esplorato, ma ricco di storia, identità e autenticità.
Parlaci della “geografia” di questi vini
I vitigni come Fetească Neagră, Fetească Albă, Fetească Regală e Rară Neagră non appartengono esclusivamente alla Moldova. Queste varietà sono nate e si sono sviluppate in un’area molto più ampia, che comprende l’attuale Moldova, la Romania e, in parte, l’Ucraina, territori che condividono una lunga storia vitivinicola.
La Fetească Neagră, considerata una delle più antiche varietà dell’Europa orientale, è oggi coltivata soprattutto in Moldova e Romania, dove esprime caratteristiche diverse a seconda del territorio e dell’interpretazione dei produttori. Lo stesso vale per la Fetească Albă e la Fetească Regală, diffuse su entrambi i lati del fiume Prut, che oggi segna il confine tra Moldova e Romania.

La Rară Neagră, conosciuta in Romania con il nome di Băbească Neagră, è presente principalmente nelle regioni orientali della Romania. Piccole coltivazioni si trovano anche in Ungheria, Israele e Nord America, a testimonianza del crescente interesse internazionale verso queste varietà.
Alcuni vitigni, invece, sono profondamente legati all’identità moldava. È il caso della Viorica, una varietà aromatica che negli ultimi anni sta riscuotendo sempre maggiore interesse grazie alla sua aroma distintiva e alla capacità di esprimere il carattere del territorio.
Dal punto di vista geografico, questi vini appartengono alla grande area vitivinicola del bacino del Mar Nero, una delle zone storicamente più importanti per la viticoltura europea. Il clima continentale moderato, l’influenza del Mar Nero e la varietà dei suoli consentono a queste uve di sviluppare profili aromatici molto espressivi, mantenendo al tempo stesso freschezza, equilibrio e una identità territoriale.
Come si collocano i vini della Moldova nel mercato internazionale?
Negli ultimi anni i vini della Moldova hanno conquistato una crescente attenzione sui mercati internazionali e ottenuto importanti riconoscimenti nei più prestigiosi concorsi enologici mondiali. Oggi esporta gran parte della propria produzione in oltre 70 Paesi e ha saputo costruire una reputazione basata sulla qualità, sull’ottimo rapporto qualità-prezzo e sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni.
Dopo la perdita del mercato russo, che per decenni ha rappresentato il principale sbocco commerciale, il settore vitivinicolo moldavo ha affrontato una profonda trasformazione. Le cantine hanno investito in tecnologia, sostenibilità e qualità, aprendosi con successo ai mercati europei, nordamericani e asiatici.
Oggi la Moldova punta soprattutto sulla propria identità. Vitigni autoctoni come Fetească Neagră, Fetească Albă, Fetească Regală, Rară Neagră e Viorica rappresentano un patrimonio unico, spesso valorizzato anche attraverso blend con varietà internazionali che si adattano molto bene al territorio. Sono vini che stanno attirando sempre più l’attenzione di importatori, sommelier e consumatori alla ricerca di nuove espressioni del vino europeo.

Credo che il vino moldavo stia vivendo una fase particolarmente importante della sua storia. Non è più una semplice curiosità enologica, ma una realtà emergente che sta conquistando il proprio spazio nel panorama internazionale grazie alla forte identità territoriale e alla capacità di raccontare una cultura vitivinicola millenaria.
Quali sono le caratteristiche che rendono immediatamente riconoscibile questi vini?
La prima caratteristica è il rapporto diretto tra il vitigno e il vino. Sono vini che riescono a evidenziare le caratteristiche dell’uva da cui nascono, lasciando parlare il vitigno e il territorio senza sovrastrutture. Sono vini espressivi, con profumi intensi, nitidi e immediatamente riconoscibili, ma allo stesso tempo eleganti e di grande bevibilità.
Nei bianchi, come la Fetească Albă, troviamo vini freschi e fruttati, caratterizzati da note floreali e da una piacevole acidità. La Viorica, invece, si distingue per il suo profilo aromatico, con sentori di frutta tropicale, agrumi e fiori bianchi.
Nei rossi, in particolare nella Fetească Neagră, emergono aromi di frutta rossa e nera matura, prugna, ciliegia e spezie dolci e sentori floreali La Rară Neagră esprime invece un profilo più elegante e raffinato, con note di piccoli frutti rossi e una struttura che privilegia la finezza rispetto alla potenza. Sono i vini con un bel potenziale di invecchiamento.

Un altro elemento distintivo è l’equilibrio tra freschezza, bevibilità e una piacevole sensazione gustativa. I vini combinano carattere e armonia, interessanti sia per gli appassionati e anche per chi non conosce queste varietà. Credo che sia proprio questa combinazione di autenticità, espressività ed equilibrio a renderli immediatamente riconoscibili e capaci di lasciare un ricordo preciso nel consumatore.
Sono vini che possono fare breccia sul mercato italiano?
Credo di sì, e in parte sta già accadendo. Il consumatore italiano è competente e vive in uno dei Paesi con la più grande tradizione vitivinicola al mondo, proprio per questo è anche curioso e aperto alla scoperta di nuove realtà quando trova qualità e autenticità.
La Fetească Neagră, in particolare, ha tutte le caratteristiche per suscitare interesse. È un vitigno che riesce a coniugare intensità aromatica, eleganza, morbidezza e freschezza, offrendo un’esperienza diversa rispetto ai vitigni più conosciuti senza risultare difficile da comprendere.
Penso che oggi esista una fascia crescente di consumatori, sommelier e professionisti del settore che non cerca soltanto un buon vino, ma anche una storia da raccontare. I vini moldavi portano con sé un patrimonio culturale, una tradizione millenaria e vitigni autoctoni che rappresentano ancora una novità per gran parte del pubblico. La sfida principale è la conoscenza. Molti italiani non sanno ancora che la Moldova è un Paese vitivinicolo. Per questo il lavoro di divulgazione, le degustazioni e il racconto del territorio sono fondamentali.

Le tue cantine del cuore, quali sono e perché?
È una domanda difficile, perché in Moldova ci sono circa 200 cantine, dalle grandi aziende storiche ai piccoli produttori artigianali, e ognuna racconta una storia diversa.
Negli ultimi anni mi sono avvicinata sempre di più ai piccoli produttori perché spesso hanno un rapporto molto diretto con la vigna e seguono personalmente ogni fase della produzione. Per il momento sto seguendo più da vicino il percorso di alcune cantine come Domeniile Pripa, Divus Winery, Equinox e Sălcuța. Sono realtà diverse tra loro, ma accomunate dalla ricerca della qualità e dalla volontà di valorizzare il territorio e i vitigni autoctoni moldavi.
Ognuno di loro ha una propria filosofia, una visione del vino e un modo unico di interpretare i vitigni autoctoni. È proprio questa diversità che mi appassiona: assaggiando i loro vini si percepisce il carattere del produttore, il suo legame con il territorio e le scelte che compie in vigneto e in cantina.
In Moldova esiste anche un’associazione chiamata “Il vino dell’autore” (Vin de Autor), che riunisce alcuni dei produttori più piccoli e dinamici del Paese. È una realtà che apprezzo molto perché valorizza l’identità, la creatività e la personalità di ogni cantina, dimostrando quanto il vino possa essere una forma di espressione del territorio e di chi lo produce.
Più che una cantina del cuore, quindi, direi che ho un debole per quei produttori che riescono a mettere nel bicchiere la propria storia, la propria terra e la propria visione del vino.
Una breve panoramica sulle gallerie del vino e qualche curiosità
In Moldova si trovano alcune delle più celebri gallerie del vino al mondo, vere e proprie città sotterranee che rappresentano uno dei simboli più affascinanti del Paese. Le più conosciute sono Cricova e Mileștii Mici, entrambe ricavate da antiche miniere di pietra calcarea a una profondità di circa 80-100 metri. Grazie a una temperatura costante tra i 10 e i 12 °C e a un’umidità molto elevata durante tutto l’anno, queste gallerie offrono condizioni ideali per l’affinamento e la conservazione del vino.

Cricova si estende per oltre 120 chilometri di gallerie e ospita una delle più importanti collezioni di vini con 1.3 milioni di bottiglie. Al suo interno esistono vere e proprie strade sotterranee, ciascuna dedicata a un vitigno o a uno stile di vino. Le visite si svolgono in automobile o con piccoli trenini elettrici, proprio come in una città. Oltre alle cantine, si trovano sale per degustazioni, sale da banchetto e persino una sala cinematografica.
Tra le curiosità più affascinanti vi è la conservazione dell’ultimo esemplare conosciuto del vino “Ierusalim de Paști” (Gerusalemme di Pasqua), prodotto nel 1902, considerato uno dei tesori della collezione di Cricova.
Mileștii Mici detiene invece il Guinness World Record per la più grande collezione di vini al mondo, con circa 1,5 milioni di bottiglie custodite nelle sue gallerie. La rete sotterranea supera i 200 chilometri complessivi, dei quali circa 55 sono utilizzati per la conservazione del vino.
Una curiosità poco conosciuta è che a Mileștii Mici è possibile affittare una cella privata per custodire la propria collezione. Ogni spazio è protetto e identificato come una sorta di “casa del vino”: il proprietario conserva la chiave e può accedere alla propria collezione quando desidera.
Queste gallerie non sono soltanto luoghi di conservazione, ma importanti attrazioni turistiche che ogni anno richiamano visitatori da tutto il mondo. Al di là dei record e delle curiosità, ciò che colpisce davvero è il profondo legame tra la Moldova e il vino. Le gallerie rappresentano un simbolo della cultura, della storia e dell’identità di un Paese che da secoli in stretta relazione con la viticoltura.







