Vermouth, un viaggio europeo tra storia e futuro

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A Torino un incontro internazionale per costruire l’itinerario europeo tra Italia, Francia e Spagna

Torino torna a parlare la lingua del Vermouth, e lo fa in uno dei luoghi più emblematici della sua storia: il Caffè Fiorio. Qui, il 17 aprile, si è tenuto l’incontro “Storie, Strade e Culture del Vermouth”, tappa significativa di un progetto che ambisce a superare i confini locali per trasformarsi in un vero e proprio itinerario europeo. L’iniziativa si inserisce nel percorso di Iter Vitis, rete culturale del Consiglio d’Europa, che negli ultimi anni ha ampliato il proprio raggio d’azione includendo non solo il vino, ma anche quei prodotti, come il Vermouth, che ne rappresentano una naturale evoluzione culturale e produttiva. Non è un caso che proprio da Torino, città in cui nel 1786 nacque il primo Vermouth moderno, si stia costruendo una visione capace di unire territori, tradizioni e linguaggi diversi.

Torino, i Caffè Storici e la nascita di un rito

Raccontare il Vermouth senza parlare dei Caffè Storici torinesi significherebbe privarlo della sua dimensione più autentica. Luoghi come Fiorio, ma anche Pepino, Caffè Elena, Pfatisch o Stratta, non sono stati semplici scenari di consumo, ma veri e propri laboratori culturali. È tra questi tavolini, tra Risorgimento e modernità, che il Vermouth ha costruito la propria identità: un prodotto che nasce sì da una ricetta – vino, alcol, zucchero e botaniche, su tutte l’artemisia – ma che trova senso nella socialità, nella conversazione, nel tempo lento dell’aperitivo. Non a caso, durante l’incontro, è stato ribadito come proprio dai Caffè Storici possa partire una nuova fase di valorizzazione turistica e culturale del Vermouth.

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La rotta del Vermouth da Torino all’Europa

Il cuore del progetto è la costruzione della cosiddetta “Strada del Vermouth”, un itinerario che, seguendo la logica già consolidata degli itinerari culturali europei, mette in relazione luoghi, produttori e comunità. Dopo il riconoscimento ottenuto nel 2025 come miglior progetto di cooperazione internazionale, Iter Vitis punta ora a consolidare un asse che unisce tre poli fondamentali: Torino, Chambéry e Reus.

Tre città diverse, ma unite da una storia comune. Chambéry, in Savoia, rappresenta l’evoluzione alpina del Vermouth. Una tradizione che affonda le radici già nei secoli scorsi e che ha trovato nuova linfa grazie a realtà come la Maison Dolin, azienda nata nel 1821 grazie a Joseph Chavasse, che codificò la ricetta utilizzando le erbe alpine locali, ma ispirandosi agli “aperitivi” torinesi .

Reus, in Catalogna, è invece il cuore pulsante del Vermut spagnolo, le cui radici risalgono alla seconda metà dell’Ottocento, quando questo vino aromatizzato giunse dal Piemonte attraverso i commerci del Mediterraneo. Qui il rito del “fer el Vermut” (il nostro “andiamo a fare un aperitivo”) è ancora oggi un’istituzione, momento identitario profondamente radicato nella vita quotidiana.

L’incontro torinese ha messo proprio questo al centro: non solo la storia, ma la costruzione di una rete contemporanea, capace di trasformare il Vermouth in un ambasciatore culturale europeo.

Francia: eleganza alpina e identità territoriale

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La presenza del presidente della Maison DolinPierre-Olivier Rousseaux, ha offerto uno sguardo privilegiato sul Vermouth francese. A Chambéry, il Vermouth assume caratteristiche diverse rispetto a quello torinese: più secco, più floreale, fortemente legato alle botaniche alpine.

Sotto la sua guida, la storica distilleria di Chavasse ha saputo reinterpretare questa tradizione, intercettando il rinnovato interesse internazionale per la mixology e per i prodotti autentici. Il legame storico tra Torino e la Savoia, un tempo unite sotto il Regno di Piemonte-Sardegna, si riflette ancora oggi in un dialogo produttivo e culturale che rappresenta uno dei pilastri della futura rotta europea.

Spagna: il Vermut come rito urbano

Se la Francia racconta un’eleganza discreta, la Spagna, e in particolare la Catalogna, restituisce un’immagine più popolare e conviviale del Vermouth. Grazie al lavoro di associazioni come l’Agència Promoció Ciutat Reus e al successo del Museo dedicato, il Vermut catalano è diventato negli ultimi anni un vero fenomeno culturale, capace di coniugare tradizione e contemporaneità.

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A Reus, il Vermouth non è solo un prodotto, ma un rito urbano: si beve a mezzogiorno, nei bar, nei mercati, durante festival dedicati. Un modello che guarda con interesse a Torino, ma che al tempo stesso offre spunti nuovi in termini di comunicazione e fruizione turistica.

Un progetto culturale prima ancora che enologico

Ciò che emerge con chiarezza è che la Strada del Vermouth non è semplicemente un itinerario enogastronomico. È un progetto culturale complesso, che intreccia storia, paesaggio, botanica e relazioni sociali. Un progetto che coinvolge istituzioni, università (come a Torino con il Master in Turismo Culturale) e operatori del settore.

In questo senso, il Vermouth si conferma un prodotto “ponte”: nasce dal vino, ma parla un linguaggio più accessibile, più immediato, capace di intercettare nuovo pubblico e nuove forme di turismo.

L’incontro del 17 aprile ha avuto il merito di riportare Torino al centro di questa narrazione. Non solo come luogo di origine, ma come laboratorio contemporaneo di idee. Da qui partiranno le future tappe del progetto, che nei prossimi mesi toccheranno la Francia, a Canet-en-Roussillon e Thuir, e, ovviamente, a Reus in Spagna, consolidando una rete che guarda sempre più all’Europa.

In fondo, è proprio questa la forza del Vermouth: essere allo stesso tempo profondamente locale e sorprendentemente internazionale. Un prodotto che, ieri come oggi, continua a raccontare storie di strade, culture e incontri.

 

 

credit photo: @salonevermouth

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