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ViVa, vini di Valtellina
ViVa, manifestazione alla sua prima edizione tenutasi a Sondrio dal 6 all’8 settembre 2025, ha voluto presentare ai wine lovers, operatori di settore e stampa, il suo progetto immersivo. Così il Consorzio Vini, la Strada del Vino e la Fondazione Provinea hanno lo hanno ideato per valorizzare la viticoltura di montagna, i suoi protagonisti, il paesaggio straordinario della sua valle dove il Nebbiolo, localmente chiamato Chiavennasca, è assoluto protagonista.
Molto più di un semplice acronimo
ViVa è nella mente dei suoi ideatori e promotori, molto più di un semplice acronimo. Riflettendo sembra volere comunicare a chi legge oltre alle lettere che la compongono, la vitalità del suo territorio e della sua comunità che lo vive quotidianamente, la sua tradizione che si rinnova. ViVa ci fa anche pensare anche a una sorta di inno al Nebbiolo, alla sua viticoltura di montagna.
L’evento, ospitato nella città di Sondrio, ha registrato una buona affluenza di pubblico nel corso dei 3 giorni di manifestazione con circa 1500 persone di cui quasi un 80% fuori provincia, con presenze non soltanto italiane ma provenienti dalla vicina Svizzera, e poi da Germania, Francia e Svezia, confermando così Sondrio città del vino con un’importante vocazione turistica in continua crescita.
I protagonisti attivi sono stati Mamete Prevostini, per la quarta volta Presidente del Consorzio Vini, Davide Fasolini, Presidente a sua volta della Strada del Vino di Valtellina, oltre a Luca Faccinelli, succeduto a Cristina Scarpellini alla guida come Presidente della Fondazione Provinea, in collaborazione con Andrea Gandosini, Direttore del Consorzio Vini.
Mamete Prevostini, Presidente del Consorzio afferma a caldo: “Siamo molto soddisfatti di questa prima edizione, che ha ottenuto ottimi riscontri da parte di pubblico, wine lovers e operatori di settore soprattutto per la qualità delle esperienze proposte e come confermato dai dati raccolti” proseguendo poi “È un evento a cui il Consorzio pensava e sognava da anni: era per noi fondamentale poter mostrare l’uva quasi matura sui tralci della vigna, per questo la scelta della data a settembre, momento unico della stagione. Il nostro obiettivo – pienamente raggiunto – era di creare un’iniziativa di alto profilo”. Concludendo “Un ringraziamento sincero alle nostre cantine che ci hanno creduto sin dall’inizio, dimostrando che questo territorio, è pronto ad affrontare sfide future, con l’ambizione di vedere i nostri vini sempre più protagonisti nel panorama vitivinicolo nazionale e internazionale”.

La nostra esperienza
Per noi che non conoscevamo questa città abbiamo trovato interessante l’avere distribuito in 4 sedi diverse le 38 cantine aderenti all’iniziativa. Così è stato possibile entrare nei palazzi e spazi espositivi da Palazzo Pretorio, trovandoci 8 cantine a Musa, Museo Valtellinese di Storia e Arte, con altre 6, da Palazzo Sertoli con il suo giardino dove è stato possibile assaggiare piatti di ristoratori locali, con altre 8 nel piano inferiore, sino al Centro le Volte con altre 16. Tra di loro tanti nomi noti, diverse altre che hanno negli anni acquisito notorietà ad altre più recenti, alcuni di essi mai sentiti. Comunque tutti classificati DOCG e DOC.
Abbiamo assaggiato nel corso del lunedì 25 vini diversi spaziando dal Rosso di Valtellina ai Valtellina Superiore con le sue zone storiche Grumello, Inferno, Maroggia, Sassella, Valgella, qualche Sforzato, passando nelle annate dal 2022 al 2021, dal 2020 al 2019, tutti calici di un’eleganza straordinaria. La mattina dopo una presentazione del contesto territoriale, climatico, da parte dei vice Presidenti Danilo Drocco e Marco Fay, abbiamo sorvolato i terrazzamenti in elicottero. Un’esperienza meravigliosa volta a farci capire il contesto unico dei terrazzamenti sorretto da oltre 2.500 km di muretti a secco.
I vini: identità e denominazioni
La Valtellina vanta due prestigiose Docg: dal Valtellina Superiore Docg, espressione delle cinque zone storiche di produzione (sopra citate), e Sforzato di Valtellina Docg, frutto dell’appassimento delle uve Nebbiolo che ne amplifica struttura e complessità. Completano l’offerta il Rosso di Valtellina Doc, più giovane e versatile, e l’Alpi Retiche Igt, che testimonia la vivacità sperimentale dei produttori locali.
Nello specifico, il Valtellina Superiore Docg è il vino prodotto dai vigneti meglio esposti tra il comune di Buglio in Monte e Tirano, secondo le dettagliate indicazioni del disciplinare di produzione, per la selezione di particolari zone terrazzate. Questo vino raccoglie profondità, una traccia austera e tannica, senza perdere finezza e sottigliezza tipiche. Un vino ricco, ma accorto, complesso, ma mai complicato. A tal proposito Mamete Prevostini definisce i suoi vini “complessi, non complicati, mai banali”!
Lo Sforzato di Valtellina Docg invece è vino simbolo della cultura vitivinicola locale. Soprannominato Sfursat è prodotto con l’appassimento e una sosta sino a tre mesi nei fruttai. Realizzato in versione secca a differenza di altri vini realizzati in modo simile, vuole essere un vino di interpretazione e di metodo, con legami forti con storia e tradizione, frutto dell’intesa tra territorio e tecnica. Sono in corso studi e ricerche a favore di uno stile aggiornato e sempre più condivisibile.
Il Rosso di Valtellina Doc è il vino più giovane che unisce all’espressione tipica del Nebbiolo, doti di particolare freschezza. Può essere definito il biglietto da visita del territorio che punta ad una maggiore immediatezza, semplicità, restando comunque un vino di valore e di grande piacevolezza.
Infine, Alpi Retiche Igt è un vino che risponde alla creatività, alla curiosità e alla voglia di diversificazione di gamma dei produttori e del territorio. Questa denominazione accoglie i vini (una quantità minima rispetto ai Valtellina classici) bianchi e rossi, rosati, anche frizzanti, passiti e da vendemmia tardiva, Spumante Metodo Classico anche nella tipologia Rosé, ottenuti da altri vitigni ammessi o da tecniche produttive differenti.
Geologia, biodiversità e microclima: la forza silenziosa del territorio

Approfittiamo di questo scritto per evidenziare che la roccia è il comune denominatore del sistema geologico valtellinese, ingrediente principale dei suoli e, di riflesso, dei vini. La matrice geologica è lo gneiss, una roccia metamorfica costituita da porfido, quarzo, feldispati. Ma l’originalità dei suoli vitati valtellinesi è legata certamente alla pratica del terrazzamento: tra i terrazzi è presente per buona parte un terreno di riporto ricco di sabbia, ghiaia e ciottoli, la cui essenzialità spinge la vite ad andare in profondità, ad entrare in relazione con la roccia alla ricerca di acqua e nutrimenti. Contemporaneamente, i muri a secco sono un micro-ecosistema con flussi di energia, circolazione di vita organica e inorganica, una ricca presenza di animali e specie vegetali, dove si creano condizioni microclimatiche particolari che cambiano in base all’esposizione, all’altimetria, al tipo di roccia. Si aggiunge la preziosa influenza dalle brezze dal fondo valle e dal vicino Lago di Como e, al contempo, delle montagne e dell’altitudine. Lì le Alpi mantengono basso il livello di umidità e favoriscono l’alternanza tra giornate calde e notti fresche. Un importante fattore è l’escursione termica – in particolare nel periodo pre-vendemmia – che garantisce maturazioni lente e regala ai vini un profilo di carattere, finezza e distintività aromatica.
In conclusione è stata un’esperienza profonda, per noi appassionati di viticoltura, emozionante, dove la Valtellina ci ha preso per mano raccontandoci la sua voce più intensa e più vera!
credit photo @ConsorzioVini







