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Azienda relativamente giovane in un mondo di “mostri sacri”, che parla biologico e produce vini eleganti, accattivanti e contemporanei
In pieno inverno, quando la nebbia è ovunque, l’aria brumosa dona al paesaggio un marchio, la vera essenza delle Langhe. Giungiamo a La Morra e visitiamo Agricola Brandini, e quello che ci colpisce guardando la vigna, tra le altre cose, è la potatura che è cambiata, complice un meteo impazzito. La tradizione piemontese era potare prima di Natale, prima delle grandi nevicate. Se oggi si pota troppo presto si rischia di andare incontro al gelo a marzo, oppure alle nevicate di fine aprile quando le gemme si aprono e a quel punto si rischia di perdere tutto.
L’unico modo è spingere la potatura fino a fine febbraio quando la vigna è pronta a germogliare. Giovanna insieme alla sorella Serena è titolare di Agricola Brandini La Morra, in località Brandini nel cuore delle Langhe. Prende il posto del papà che ha iniziato questa virtuosa storia vinicola anni fa, nel 2007, prima vendemmia 2010. Le due ragazze insieme gestiscono 20 ettari, sono loro le enologhe dell’azienda con la consulenza di un agronomo, e producono 200mila bottiglie l’anno, con export del 70% e il resto rimane in Italia. Gli appezzamenti sono in parte qui e in parte in Alta Langa, dove hanno impiantato qualche anno dopo e la prima annata è la 2014.
Il Biologico, la loro strategia
Ce la racconta Giovanna Bagnasco una delle titolari. Non è solo il caldo estivo a mutare vecchie maniere, ma sono le quattro stagioni che in Piemonte erano puntuali ad essere saltate. Oggi c’è bisogno di seguire la vigna molto di più, con interventi che prevengano le situazioni climatiche. E questa è una parte fondamentale perché dalla nascita con l’acquisizione del primo vigneto, Brandini appunto, la conversione a regime biologico è stata immediata, con qualche spin off verso il biodinamico.
Il biologico è la base, togliere gli agenti chimici invadenti è stato naturale per Brandini. Sul biodinamico la questione è più complessa, ma non è detto che i due mondi non possano incontrarsi.

“Noi usiamo delle alghe. Quando in estate le vigne vanno in stress idrico, le foglie sono piegate in basso per la mancanza di acqua. Il Nebbiolo è una pianta vigorosa con pianta fogliare alta e le foglie disperdono molta acqua. Usiamo questo trattamento a base di alghe che all’interno hanno un microorganismo e sono in grado di fare la fotosintesi al buio. Trattando le foglie con questo prodotto capace di chiudere i pori, evitiamo la dispersione di acqua. La foglia non chiede più alla pianta e questa non va in stress, andando a concentrarsi sul frutto”.
Mettere in conto l’annata difficile è ormai scontato, anche se non sei in biologico l’annata meno buona arriva sempre. “Dopo 15 anni, abbiamo un occhio critico e sappiamo che cosa fare. Siamo fra i primi ad avere adottato il biologico, molte cantine sono state trascinate dal nostro esempio e anche le associazioni di categoria organizzano dei seminari per discuterne”.
Dalla vigna in cantina
Le vigne di Agricola Brandini si sviluppano nel Comune di La Morra, il cuore dell’azienda, due cru di Barolo sono a Serralunga d’Alba, a Diano d’Alba il Dolcetto, e in Alta Langa a Lequio Berria si fa lo spumante.
Sono nati e cresciuti in Alta Langa, il papà ha sempre lavorato nel settore enogastronomico e nel 2007, visitando questa azienda che conferiva le uve o faceva vino sfuso, si è appassionata al settore vinicolo. “Questa parte de La Morra era sempre considerata di serie b, con forti altitudini fino a 450 metri ed esposizioni non troppo a sud. Prima le vigne più belle erano quelle dove la neve si scioglieva prima adesso la tendenza è decisamente invertita”.
In cantina portano uve il più possibile sane, con maturazione perfetta, per intervenire meno. La fermentazione è in acciaio e avviene con lieviti naturali. La filosofia è “arrivare ad estrazioni molto delicate, puntiamo su eleganza, aromaticità e finezza rispetto a strutture austere e rustiche. Per questo teniamo le temperature basse con macerazioni corte e rimontaggi continui”.
La bottaia comprende tutte botti tra i 5 e 15 anni, i primi passaggi sono per il Barbera, poi si usano per il Barolo.
“Manteniamo la permanenza in legno per 18 mesi, molto meno rispetto al passato. Prima faceva molto freddo, l’uva era verde, aveva bisogno del legno per smussare i tannini e le acidità. Non aveva esplosioni aromatiche e la permanenza sulle bucce durava anche 90 giorni, in botte rimaneva fino a 5 anni per arrotondare le durezze”.

Era il tempo del Barolo da bere dopo vent’anni. Ora l’uva raccolta è più incisiva a livello aromatico, basta l’acciaio, utile per fare vini complessi ma “approcciabili, vini più immediati, per i giovani che comprano adesso e vogliono consumare il giorno stesso. Questo è il tempo dei vini contemporanei e freschi, ricchi di aromaticità”.
Scopriamo l’Alta Langa di Brandini
Terra di origine della famiglia, terra molto diversa da Barolo, con altitudini che arrivano fino a 650 metri. È la zona che divide il Piemonte dalla Liguria, molto povera, con terreni rocciosi, austeri, difficili per la viticoltura e la parte bella è del tutto selvaggia, ricca di foreste con piccoli inserti di vigne. “L’Alta Langa ha una storia che deriva dai Savoia, che portarono lo stile francese in Piemonte”.
A corte si cercava la linea Champagne, tante case andavano in Francia mandate dal re per imparare a fare lo spumante. Portano Pinot Nero e Chardonnay in Alta Langa, perché le zone così fredde e alte andavano benissimo per loro. “Iniziano la coltivazione e la tradizione spumantiera le famose sette sorelle di Canelli, nelle vecchie cattedrali dove sottoterra si invecchiano i vini. Da lì la Docg Alta Langa prende il suo via e la sua forma”. Questo vino è un atto di passione, perché non ci sono vigne da comprare ma solo da impiantare ex novo. Ha un minimo di disciplinare di trenta mesi sui lieviti, sempre Pinot Nero e Chardonnay e sempre millesimato.
“Partendo nel 2014, eravamo pochi produttori che facevano 250mila bottiglie, oggi siamo un centinaio di produttori consorziati, con 3 milioni e mezzo di bottiglie”.

Gli assaggi: tra il pranzo presso Coltivare, una stella Michelin, e gli assaggi in cantina
Barbera d’Alba Superiore, Rocche del Santo 2022
Sensazioni fruttate immediate, un vino denso e di corpo, colore rosso rubino brillante che invita al sorso. Gusto equilibrato, con cenni speziati, un ritorno minerale e la sapidità che sostiene un finale molto lungo. Buonissimo. (18 euro)
Langhe Bianco, Le Coccinelle 2022
Preparatevi a un’immersione piena in Langa, con intensità al naso, sentori complessi vestiti di freschezza, pennellate di frutto maturo, note vegetali di camomilla e lavanda che lasciano il passo a scie minerali, nocciola, lieve tostatura. Incontro tra Arneis e Viognier. (20 euro)
Barolo Cerretta 2016
Viaggio sensoriale immenso, appagante, ampio. Naso di arancia, scorza di agrume, speziatura gentile, freschezza di frutto, china, note scure, cuoio. Sorso elegantissimo, lungo, minerale, senza fine. Da ricordare. (90 euro)
Metodo Classico Alta Langa Brut Docg 2021
Sorso garbato, deciso, elegante. Minerale e fruttato, mantiene un gusto cremoso che richiama l’olfattiva di panificazione. Molto piacevole ed equilibrato. (22 euro)
Langhe Arneis, Le Margherite 2024
La frutta domina olfatto e sorso, gustosa nella sua veste di pesca e melone, il sorso è agile, ricco di note che diventano erbacee, minerali, strizzano l’occhio a una spiccata acidità. Molto piacevole e gastronomico. (16 euro)








