Tempo di Lettura: 5 minuti
DoloViniMiti e il convegno sulla viticoltura eroica
L’ultima edizione dell’evento si è aperto con una tavola rotonda tra Nicola Zanotelli, cembrano Doc, e diversi ospiti provenienti da territori estremi: da Nicolas Bovard di Cave du Mont Blanc in Valle d’Aosta a Isabella Pelizzatti Perego di Arpepe in Valtellina, da Hannes Baumgartner di Strasserhof in Valle Isarco a Giacomo Forlini Cappellini delle Cinque Terre in Liguria di Levante, tutti testimoni di cosa significhi la viticoltura estrema di montagna e del mare. Era presente anche Walter Webber delegato Cervim del Trentino Alto Adige.
Viticoltori della Valle di Cembra
Le pendenze superiori al 30%, i vigneti posizionati sopra i 500 metri di altitudine e una viticoltura su terrazzamenti e gradoni, portano i viticoltori della Valle di Cembra, cantine ospitanti, ad avere di diritto i criteri di viticoltura eroica definiti dal Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura in Montagna.
Infatti in quella parte del Trentino orientale il 96% del territorio vitato ha una pendenza superiore al 30% per l’85% dei vigneti, la quota altimetrica è superiore ai 500 metri per il 71% di essi, mentre la viticoltura su terrazzamenti e gradoni è al 45%. Li vengono prodotti dei Trentodoc, perlopiù da Chardonnay, oltre a Müller thurgau, Riesling, Pinot grigio, tra i vini bianchi fermi, Pinot nero, Lagrein e Schiava, invece tra i rossi. I Viticoltori della Val di Cembra fanno già parte dei Paesaggi Rurali di Interesse Storico, noto come Pris, per poi ambire al titolo di Giahs (Globally Important Agricultural Heritage Systems) che viene assegnato dalla FAO nella ricerca di individuare, a livello mondiale, alcuni paesaggi particolarmente ricchi in biodiversità, derivanti dall’adattamento di una comunità antropica con l’ambiente circostante, per il mantenimento di paesaggi di particolare interesse estetico, storico-culturale, grazie alla continuità di tecniche agricole tradizionali.
Andrea Amedei
Di Decanter Radio Due, moderatore degli interventi della tavola rotonda, l’ha introdotto asserendo: “Sono vini che amo particolarmente perché esprimono la viticoltura eroica, con al tempo stesso valori di resistenza, quella quotidiana fatta di piccoli, grandi gesti di fatica, senza alcun compromesso. Testimoniano un amore viscerale del viticoltore per quello che è il territorio coltivato, la tradizione della propria famiglia, dei propri luoghi. Sono vini che esprimono il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, dove l’uomo riesce a superare delle difficoltà, a creare delle proprie opere d’arte, riconoscibili al palato. Sono contesti dove l’etica e l’estetica coincidono”.
Specificando poi che la viticoltura eroica in pianura richiede 400 ore ad ettaro. Quella di montagna invece passa dalle 800 a 1500 a ettaro come nel caso della Valtellina, rappresentata al convegno da Isabella Pelizzati Perego di Arpepe, di cui segue un intervento.

Nicolas Bovard
Presidente della Cave Mont Blanc di Morgex, in provincia di Aosta, nonché Presidente del Consorzio Vini Valle d’Aosta, esordisce così: “Arrivo dalla parte più alta della mia regione, a 10 kilometri dal Monte Bianco. Lì è una viticoltura che parte da 900 metri d’altitudine sino a 1200, di cui il grosso dei 30 ettari parte da 900 a 1100, coltivati con un’unica varietà, il Prié blanc che si adatta alle condizioni estreme, peraltro mitigate negli ultimi tempi dal cambiamento climatico”. Alla domanda di Amedei sul vitigno Nicolas risponde “La varietà alla base dei Blanc de Morgex et de la Salle, ha un ciclo vegetativo molto breve di 100 giorni, alle quote a cui lo coltiviamo ha un’ottima base acida ideale per i nostri Metodo Classico e per le due espressioni di vini bianchi fermi. Nella nostra cantina cooperativa, dove abbiamo in totale 18 ettari, vi è sistema di impianto detto a pergola valdostana, alto in genere 60 cm dal suolo, dato che così l’uva matura meglio, costringendo così a raccogliere i grappoli praticamente sdraiati”!
Nicola Zanotelli
Seguiva l’intervento di Nicola Zanotelli, vignaiolo della Valle di Cembra: “È bello avere un pubblico così numeroso, oltre al fatto che mi emoziona raccontare la nostra valle anche a dei cembrani presenti insieme alla stampa intervenuta. Noi abbiamo 700 kilometri di muretti a secco, con terrazzamenti da 350 metri sino a 900 di altitudine, porfido nei suoli ed escursioni termiche tra il giorno e la notte. I vitigni che sono impiantati vanno da Müller thurgau a Chardonnay per le basi spumante, alla Schiava che molti anni fa dominava anche qui da noi per quantità. Negli ultimi anni abbiamo sperimentato tanto con altre varietà”. Proseguendo “Il Müller thurgau ha trovato da noi un habitat naturale che gli conferisce un’espressività diversa rispetto ad altre zone, per la sua freschezza, mineralità data dal porfido, e sapidità. Il contesto della nostra valle rende riconoscibili anche i nostri Trentodoc. Stiamo anche facendo squadra tra noi 20 produttori per dialogare tra di noi, fare gruppo per lo sviluppo del nostro futuro”.
Isabella Pelizzati Perego
Esordiva, “Ringrazio di avermi dato la possibilità di parlare della Valtellina. Con i miei due fratelli gestiamo la cantina. Ci troviamo al nord del lago di Como da cui arriva un vento soprannominato ‘breva’ che arrivando tutti i pomeriggi porta oltre a un clima mite, anche sanità nelle uve di Nebbiolo, da noi soprannominato Chiavennasca. I vigneti sono piantati solo nel versante della valle rivolto a sud, avendo quindi un elevato numero di ore di insolazione, paragonabile a quello del Sud e delle isole come Pantelleria, per fare un esempio. La viticoltura va dai 300 metri sino a 700 per la Docg, esclusivamente terrazzato in cui i muretti a secco sono stati costruiti rompendo la roccia affiorante, usando la terra franco sabbiosa che c’era. Da noi le ore ettaro sono 1500, soprattutto nei punti più impervi”. Riprendendo, “La nostra fortuna è che il vitigno si è adattato nel tempo, per screscere in montagna. Il suo ciclo vegetativo è molto lungo, anche ad alte quote. Penso che i terreni sabbiosi, molto sciolti, lo aiutano a esprimersi. Le ricerche fatte dalla professoressa Schneider del CNR con la Fondazione Foianini hanno chiarito alcune connessioni con altri vitigni della zona, ne hanno individuato dieci cloni. La superficie vitata della Valtellina di 850 ettari attuali, decisamente inferiore rispetto alle miglia del ‘900, porta i viticoltori a non farla ulteriormente diminuire”.
Hannes Baumgartner
Andrea ha poi introdotto un vignaiolo altoatesino della Valle Isarco presentandola come quella più a nord e più fredda della nostra penisola. Hannes Baumgartner titolare della tenuta Strasserhof a Novacella ci racconta: “Sono con la mia famiglia titolare di questa cantina nei pressi di Bressanone e produciamo esclusivamente vini bianchi. Le nostre varietà sono coltivate da 550 metri sino a 900 d’altitudine, su terrazzamenti, con impianti a spalliera e un clima un po’ più freddo di Bolzano. I terreni sono perlopiù, morenici, sabbiosi, ideali per la produzione di vini bianchi. I vitigni piantati sui 400 ettari della nostra valle vedono al primo posto il Kerner, seguito dal Sylvaner, più tradizionale, storico, originario della Franconia, poi dal Riesling. Tutte varietà che amano il fresco, arrivano da quel contesto, non avendo problemi nemmeno con la piovosità. Anche qui si trova del Müller thurgau, anche un po’ di Grüner veltliner, vitigno più diffuso in Austria”.
Giacomo Forlini Cappellini di Manarola
Nelle Cinque Terre della Liguria di Levante, ci racconta: “Ritengo che tutto quello che viene prodotto in questo estremo lembo della mia regione, abbia un sapore particolare. Qui l’uomo ha costruito nei secoli, sfidando la perpendicolarità, i terrazzamenti partendo dal mare. Dopo il periodo della fillossera nelle Cinque terre la varietà Bosco in particolare si è adattata nei secoli al territorio. Noi l’abbiamo all’80%, uniti ad Albarola e Vermentino, entrambi al 10%”. Continuando poi: “Oggi ci sono solo 53 ettari totali nelle Cinque Terre, di cui io ho ereditato un ettaro e due dai miei genitori. Mi piacerebbe recuperare, nelle vicinanze della mia cantina, qualche terrazzamento abbandonato, ma non è così semplice dato che siamo letteralmente invasi dal turismo. L’esposizione al mare delle mie vigne fa si che i miei vini abbiano un profilo che oserei definire isolano, per la variabilità delle temperature tra giorno e notte, per l’affaccio sul mare delle vigne”.
Tutti gli interventi del convegno ci hanno portato ad avere un quadro più chiaro della viticoltura eroica in diverse regioni e altitudini, dalla viva voce dei vignaioli partecipanti al convegno. Abbiamo udito da loro fatti, storie che sono un’attestazione della loro passione e del loro impegno per la viticoltura, ma soprattutto ci hanno espresso il loro amore viscerale per la natura.
credit photo @VallediCembra






